Sicurezza energetica e obiettivi climatici: entro il 2040 bisogna sostituire 80 milioni di km di reti

Le reti elettriche potrebbero essere il nuovo anello debole della transizione verso l’energia pulita. Il nuovo Studio presentato dall’IEA segnala che a livello globale, per garantire la sicurezza energetica e il rispetto degli obiettivi climatici, è necessario sostituire 80 milioni di km di reti entro il 2040, pari a tutte quelle attualmente in funzione

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Sicurezza energetica e obiettivi climatici: entro il 2040 bisogna sostituire 80 milioni di km di reti

Per affrontare il cambiamento climatico e garantire forniture affidabili di energia elettrica sono necessari massicci investimenti volti a migliorare ed espandere le reti elettriche mondiali. E’ quanto emerge dallo Studio presentato dall’IEA  Electricity Grids and Secure Energy Transitions, il primo di questo genere, che evidenzia che le reti, fornendo energia a tutti gli edifici, rappresentano la spina dorsale dei sistemi elettrici e la loro importanza è destinata a crescere con l’aumento dell’elettrificazione dei consumi e dell’elettricità in ambiti precedentemente dominati dai combustibili fossili (pensiamo per esempio alle auto elettriche o alle pompe di calore).

Investimenti nelle reti al passo con la crescita delle rinnovabili

Secondo il Rapporto le infrastrutture delle reti non sono al passo con la rapida crescita delle principali tecnologie energetiche pulite, come il solare, l’eolico, le auto elettriche e le pompe di calore e senza significativi investimenti da parte dei governi, si potrebbe minare la sicurezza energetica a livello globale e allontanare l’obiettivo di limitare il riscaldamento globale a 1,5 °C.

Per evitare questo scenario, il Rapporto avverte che entro il 2040 si dovranno aggiungere o sostituire 80 milioni di km di reti, quanto l’intera rete globale esistente, si dovranno inoltre apportare importanti modifiche al funzionamento e alla regolamentazione delle reti, e gli investimenti annuali nelle reti e nella loro digitalizzazione, che sono rimasti sostanzialmente stagnanti, devono raddoppiare fino a superare i 600 miliardi di dollari all’anno entro il 2030.

E’ altresì molto importante snellire l’iter di autorizzazione, considerando che secondo lo studio sono molti i progetti di energie rinnovabili in attesa del via libera per la connessione alla rete e 1.500 gigawatt di questi sono in fase avanzata di sviluppo (parliamo di cinque volte la capacità fotovoltaica ed eolica aggiunta a livello mondiale lo scorso anno). Secondo il rapporto il processo di pianificazione, autorizzazione e completamento di nuove infrastrutture di rete ad oggi richiede dai 5 ai 15 anni, contro gli 1-5 anni per i nuovi progetti di energie rinnovabili e meno di 2 anni per le nuove infrastrutture di ricarica per i veicoli elettrici.

Tra le azioni strategiche raccomandate, il rapporto segnala l’espansione e il rafforzamento delle interconnessioni di rete nei singoli Paesi e tra più regioni, in modo da rendere i sistemi elettrici più resilienti e capaci di integrare meglio la quota crescente di energia solare ed eolica. In quest’ottica si dovranno inoltre garantire ai Paesi in via di sviluppo le risorse necessarie per costruire e modernizzare le reti elettriche.

A rischio gli obiettivi climatici senza sufficienti investimenti

Lo scenario Grid Delay Case, che esamina cosa succederebbe se gli investimenti nelle reti non venissero incrementati abbastanza rapidamente e le riforme normative per le reti fossero lente, evidenzia che le emissioni di anidride carbonica (CO2) tra il 2030 e il 2050 sarebbero superiori di quasi 60 miliardi di tonnellate (l’equivalente delle emissioni totali di CO2 del settore energetico mondiale negli ultimi quattro anni), a causa di un rallentamento dell’introduzione delle energie rinnovabili che comporterebbe un maggiore consumo di combustibili fossili. Inoltre l’aumento della temperatura globale supererebbe di gran lunga l’obiettivo di 1,5 °C fissato dall’Accordo di Parigi, con il 40% di possibilità di superare i 2 °C.

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