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La proposta ENEA per un piano nazionale di intervento per la riqualificazione energetica del patrimonio edilizio pubblico

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Efficenza energetica del patrimonio edilizio pubblico

Il ruolo dell’efficienza energetica per la mitigazione delle emissioni serra

Secondo gli scenari costruiti dall’ENEA per il conseguimento degli obiettivi comunitari di riduzione delle emissioni di gas serra al 2020, con gli interventi per il miglioramento dell’efficienza energetica negli usi finali dell’energia si realizza oltre il 45% delle riduzioni totali, di cui più del 25% attraverso interventi nel settore residenziale e terziario (figura 1). L’obiettivo efficienza, nel medio periodo, può dunque dare un contributo alla mitigazione dei gas serra superiore a quello previsto con il ricorso alle  tecnologie per l’uso delle fonti rinnovabili (che incide per il 22,4%), mentre le tecnologie di generazione a bassa emissione di carbonio sono in Italia ancora lontane dal mercato e complessivamente contribuiscono per meno del 10% sul totale. Le altre misure di mitigazione di gas serra riguardano ancora l’efficienza, in questo caso dei sistemi di generazione elettrica, in grado di determinare una riduzione per oltre il 10%, e il risparmio energetico (effetto di un uso più razionale dell’energia) che determina una riduzione di emissioni dell’11,6%.




Queste considerazioni che riguardano la priorità degli interventi per il miglioramento dell’efficienza energetica si sommano all’esigenza di valorizzare il contributo percentuale delle fonti rinnovabili conseguendo, a parità di servizi resi, una diminuzione della domanda totale di energia.  Con il convegno del 26 febbraio scorso l’ENEA ha inteso sottolineare la rilevanza del tema “efficienza energetica” individuando nell’efficentamento del patrimonio edilizio della Pubblica Amministrazione, un primo obiettivo di portata nazionale su cui puntare per rispondere all’esigenza di avviare concretamente una politica nazionale in campo energetico e, nel contempo, creare le condizioni per un forte rilancio di settori produttivi che hanno una forte incidenza sull’economia nazionale. I criteri di intervento e i meccanismi che dovranno rendere possibile la realizzazione di questo piano sono oggetto di un approfondimento che vede l’ENEA impegnato con altri soggetti delle istituzioni e dei settori della produzione, dei servizi e della finanza.
Un primo studio - qui sinteticamente descritto - eseguito su un campione assunto come riferimento costituito da edifici direzionali pubblici e scuole, ha consentito di identificare in prima approssimazione tipologie e tecnologie di intervento e di quantificare, in relazione a questi, costi e ricadute dirette e indirette sul sistema economico nazionale. A questo fine l’analisi tecnico-economica, compiuta con il ricorso a modelli energetici, è stata integrata  con modelli economici di equilibrio generale, quali le matrici di contabilità sociale. In sintesi questo primo studio realizzato dall’ENEA mostra come mettere in atto un piano di interventi di riqualificazione energetica di edifici pubblici (in questo caso direzionali e scuole) con l’obiettivo di raggiungere gli standard di legge, oltre che comportare una rilevante riduzione della bolletta energetica, determina effetti economici importanti sia nella fase di cantiere degli interventi che nella fase a regime in termini di crescita della produzione attivata, di creazione di valore aggiunto, di occupazione, di incremento complessivo del PIL.

Il campione dello Studio: identificazione degli interventi, costi e benefici energetici


I dati del patrimonio pubblico presi come riferimento sono quelli, elaborati dal CRESME per conto dell’ENEA, sulla consistenza del parco immobiliare - relativo ad edilizia scolastica e uffici direzionali della Pubblica amministrazione - e sulla sua distribuzione sul territorio nazionale. Nel complesso le unità immobiliari censite dal CRESME sono 43.200 scuole e 13.580 uffici corrispondenti al 57% del totale delle Unità immobiliari pubbliche. Di tali edifici, rappresentati per ciascuna destinazione d’uso da un set di 6 diversi edifici tipo, differenziati per localizzazione climatica (Nord, Centro, Sud) e per caratteristiche energetiche (edifici costruiti ante 373/76 e post 373/76) è stato quindi calcolato il fabbisogno energetico nella situazione attuale e quello conseguibile a seguito di un intervento di efficientamento energetico tendente a conseguire gli standard previsti dai DLgs 192/05 e 311/06 valutando la conseguente riduzione dei costi energetici.  

Il fabbisogno energetico, relativo ai servizi di riscaldamento, illuminazione e condizionamento del campione dello studio è stato calcolato in 14,5 milioni di MWh termici e 6 milioni di MWh elettrici, con un relativo costo energetico in bolletta stimato in  circa 1,8 miliardi di euro.
Rispetto al parco immobiliare censito dal CRESME lo Studio preliminare dell’ENEA prende in esame un campione costituito tra scuole e uffici, da circa 15.000 unità immobiliari - corrispondenti al 35% circa degli edifici delle due tipologie considerate - selezionati tra quelli con le maggiori potenzialità di risparmio e tra quelli che necessitano comunque di interventi di tipo strutturale. In relazione a questo campione sono stati ipotizzati gli interventi di efficientamento, selezionati per le diverse destinazioni d’uso tra quelli effettivamente applicabili, realizzabili con un impatto contenuto e compatibili con una continuità d’uso degli edifici stessi.  Tali interventi riguardano l’involucro edilizio (isolamento pareti e sostituzione infissi, installazione di elementi schermanti), gli impianti di produzione di calore e di condizionamento (sostituzione con impianti di ultima generazione), il ricorso a fonti rinnovabili (attraverso dispositivi sia attivi che passivi), dispositivi per una gestione efficiente dei servizi di climatizzazione e illuminazione modulabili in funzione della domanda. Il costo complessivo di tali interventi è stato stimato in 8,2 Miliardi di euro (in figura 2 la distribuzione dei costi per tipologia di intervento).





Tali interventi, realizzati come si è detto su un campione di edifici corrispondente al 35% del parco immobiliare CRESME (scuole e uffici), determinano una riduzione  del fabbisogno energetico dell’insieme degli edifici censiti pari al 18% in termini di energia termica e al 23% in termini di energia elettrica; complessivamente del 20% in termini di Energia Primaria.  Di conseguenza il costo complessivo della bolletta energetica annua per i servizi di climatizzazione e illuminazione si riduce, per il totale degli edifici, da 1,79 miliardi a 1,37 miliardi di euro, determinando quindi un risparmio di 419 milioni di euro/anno pari al 23% della bolletta attuale.









Le ricadute dell’intervento sul sistema economico
La valutazione dell’impatto economico degli interventi di riqualificazione è stata effettuata attraverso una Matrice di Contabilità Sociale (SAM) italiana, elaborata su dati 2006 . Essa consente di esaminare quantitativamente i rapporti di scambio e di interdipendenza che si stabiliscono tra tutti gli agenti di un sistema economico, quindi di valutare come determinati cambiamenti all’interno di un settore possano incidere su alcune importanti variabili economiche, quali la produzione, l’occupazione e il valore aggiunto.

Il percorso di lavoro per la determinazione degli effetti richiede un primo passo in cui si procede alla stima della composizione del portafoglio di investimenti considerato. Nel caso degli interventi di riqualificazione qui considerati, sono stati individuati per ciascun comparto residenziale, i settori produttivi, ossia i settori che si stima possano generare spese dirette nella fase di realizzazione degli interventi. Successivamente, il costo degli interventi viene attribuito ai diversi settori produttori stimando la composizione del vettore di spesa. Il vettore così determinato è stato, infine, introdotto come shock esogeno nel modello dando luogo alla simulazione degli effetti di risposta del sistema economico.

Considerando gli effetti dell’intervento sulle principali variabili macroeconomiche nella fase di realizzazione dello stesso, con un livello di spiazzamento del 50% i risultati della simulazione indicano una positiva performance. Infatti a fronte di una spesa di 8,2 miliardi di euro, ci si può attendere una crescita della produzione attivata di 19 miliardi di euro, la creazione di valore aggiunto per 14 miliardi di euro ed un incremento complessivo del PIL nell’ordine dello 0,6 punti percentuali in un anno. I maggiori consumi e la crescita della produzione sarebbero inoltre in grado di attivare un incremento della domanda di lavoro di 147.834 unità.
 
La figura 4 mostra l'insieme degli impatti attesi dall'intervento sui principali aggregati istituzionali e produttivi.





A regime l’intervento porterà alla creazione di ulteriori effetti indotti in diversi comparti dell’economia. Questi possono essere stimati ancora una volta attraverso la costruzione di un vettore di spesa che tiene conto del valore attuale dei costi e dei benefici creati in fase di funzionamento degli edifici.

I benefici creati dall’intervento sono riconducibili principalmente al risparmio nel consumo energetico. Questi sono stati stimati, pari a 337 milioni di euro per le scuole e 91 milioni di euro per gli uffici, per un totale di 428 milioni di euro all’anno. Considerando una durata di 20 anni ed un tasso di sconto del 6%, il valore atteso dei benefici attesi complessivi, in termini di risparmio energetico è pari a 4,6 miliardi di euro. Non sono stati quantificati ulteriori benefici come il miglioramento della produttività del lavoro, il miglioramento della qualità ambientale del posto di lavoro, la maggiore sicurezza degli edifici, perché di difficile quantificazione.

Per quanto riguarda i costi di gestione, a parte il risparmio energetico, supponiamo che essi siano gli stessi nella situazione con il progetto e in quella controfattuale.  Tenuto conto di queste ipotesi, l’analisi finanziaria dell’intervento porta a risultati negativi (con un VAN pari a -3,4 miliardi di euro) poiché il beneficio creato dall’intervento non riesce a coprire il costo iniziale dell’investimento e i costi di gestione del progetto.
 
Consideriamo adesso il problema della stima degli effetti indiretti del risparmio energetico.
Anzitutto il risparmio energetico provocherà una diminuzione delle importazioni di fattori energetici primari, questo porterà ad un’espansione delle esportazioni nette e un effetto reddito sugli altri settori economici (compreso probabilmente quello energetico), che a sua volta determinerà un effetto finale sulla bilancia dei pagamenti.  Per simulare l’effetto indotto sui settori economici abbiamo assunto che il risparmio energetico si traduca in una diminuzione delle importazioni di energia primaria del settore energetico e quindi imputato tale risparmio, come shock, al settore stesso.

A fronte di un aumento delle esportazioni nette di 4,6 miliardi di euro, l’impatto nei settori produttivi ammonta a 23 miliardi di euro, e un valore aggiunto pari a 17 miliardi di euro.

L’impatto complessivo dell’intervento è dunque pari al valore attuale netto dell’intervento (pari a -3,4 miliardi di euro) più il valore netto dagli effetti moltiplicativi dell’intervento nel periodo di cantiere (pari a 14,3 miliardi di euro), più il valore attuale netto degli effetti moltiplicativi dell’intervento nel periodo di regime (pari a 17 miliardi di euro), con un effetto netto dunque pari a 27,9 miliardi di euro.

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