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Il riciclo del fotovoltaico: da rifiuto a risorsa

Il settore edile consuma molta energia e materie prime, per cui importante parlare di riciclo e riuso, che permettono di valorizzare i rifiuti e trasformarli in nuove materie, da reimmettere nei cicli produttivi. Una pratica virtuosa che non riguarda solo i prodotti da costruzione, ma anche gli impianti, tra cui il fotovoltaico.

A cura di: Arch. Gaia Mussi

Riciclo pannelli fotovoltaici

Riciclare e smaltire i rifiuti

L’edilizia, il cui risultato è l’urbanizzazione e la realizzazione di costruzioni ed infrastrutture, è sicuramente tra i settori più interessati al tema del riciclo e dell’impatto ambientale, anche per la quantità di energia e risorse utilizzate. Si tratta di un aspetto delicato che non tocca solo i materiali usati per la costruzione, ma anche tutte le tecnologie che gravitano intorno all’edificio.

 

Oggi produciamo un’elevatissima quantità di rifiuti e i governi di tutto il mondo devono fronteggiare il problema del loro smaltimento. I rifiuti sono i risultati delle attività umane e si producono quanto prodotti o materiali giungono alla fine del loro ciclo di vita. Questi prodotti di scarto, frutto di lavorazioni e trasformazioni urbane, devono essere smaltiti correttamente.

 

Qual è la soluzione? In realtà ce ne sono diverse, tra cui il riciclo e il riuso. Quando ricicliamo un rifiuto significa che lo valorizziamo e lo trasformiamo in qualcosa di ancora utilizzabile. Inoltre, riduciamo il consumo di energia e di emissioni che avremmo con uno smaltimento diretto in discarica e recuperiamo nuova materia da reimmettere nel ciclo produttivo.

 

Riciclo delle risorse utilizzate in edilizia

 

Nel settore edile possiamo distinguere diverse tipologie di riciclaggio, in base al momento in cui il rifiuto smette di essere tale.


Il riciclo primario avviene senza trasformazione né meccanica né chimica del rifiuto, che viene semplicemente riutilizzato per altri scopi, come avviene per il riutilizzo di coppi o mattoni in buono stato. Chiaramente il riuso è una tecnica virtuosa, in quanto non comporta alcun dispendio di energia o risorse.

 

Il riciclo secondario, invece, prevede una lavorazione principalmente meccanica del rifiuto. Tutti i prodotti edili, composti da diversi materiali, devono essere separati, ma le possibilità di riciclo sono molte. Il vetro, ad esempio, è completamente riciclabile anche più volte e può essere utilizzato per ricreare nuovo vetro. L’alluminio riciclato permette un elevatissimo risparmio di energia e viene molto utilizzato nel settore meccanico. Anche il riciclo dell’acciaio ha un impatto positivo, sia in termini energetici che di consumi di materie prime, i semilavorati vengono poi reimpiegati anche nel settore edile. Anche il legno può essere riciclato, riducendo le emissioni di anidride carbonica e il numero di alberi necessari per la produzione di questo materiale da costruzione. I materiali inerti possono essere usati per impastare nuove malte o per sottofondi, anche stradali. Il calcestruzzo può essere riciclato e riutilizzato per sottofondi o massetti, ma va valutata anche la componente economica, soprattutto legata al trasporto dei rifiuti fino al centro di riciclaggio. Infine, vi sono in commercio anche prodotti isolanti, realizzati con materiale riciclato, ad esempio la cellulosa.

 

Rifiuti materiali edili per il riciclo

E per quanto riguarda lo smaltimento degli impianti domestici?

Il discorso diviene più complesso, in quanto si devono fare differenziazioni rispetto i materiali e la natura degli apparecchi da smaltire. Tutti gli apparecchi elettrodomestici sono RAEE, quindi “Rifiuti da apparecchiature Elettriche ed Elettroniche”. La normativa prevede un preciso processo di smaltimento, che parte dalla raccolta differenziata e passa per la messa in sicurezza dei materiali, per terminare con il trattamento e il riciclaggio di questi prodotti. Gli impianti di trattamento devono essere certificati ed autorizzati per svolgere questa operazione.

 

Sono considerati RAEE anche i pannelli fotovoltaici, ormai ampiamente diffusi per la produzione di energia rinnovabile, ma che necessitano di una gestione corretta della fase di fine vita degli impianti.

Lo smaltimento dei pannelli fotovoltaici

Lo smaltimento dei pannelli fotovoltaici è un tema che spesso non viene affrontato a dovere e la dimostrazione sta nella mancanza di una legislazione in molti paesi del mondo. Fortunatamente, in Europa esistono regole che disciplinano lo smaltimento degli impianti fotovoltaici. La potenza installata continua a crescere e di conseguenza aumenteranno anche i rifiuti prodotti.

 

Possiamo considerare una vita media di un pannello intorno ai 30 anni, senza considerare eventuali guasti. Essendo il fotovoltaico un prodotto relativamente nuovo, ci troviamo oggi ad affrontare una prima fase di sviluppo dell’industria del riciclo del fotovoltaico, che potrebbe riuscire a trasformare questi rifiuti in una risorsa. È chiaro che un primo passo da fare è a monte della filiera: importante sarebbe utilizzare meno materiali per la realizzazione dei pannelli, grazie ad una progettazione consapevole della necessità di riciclare il prodotto al termine della sua vita. In un pannello fotovoltaico ci sono diversi materiali, nella maggior parte non pericolosi, come vetro, polimeri e alluminio. Le sostanze potenzialmente pericolose per la salute sono in piccola percentuale rispetto al totale e principalmente sono cadmio, selenio e gallio. Non è difficile comprendere che un corretto riciclaggio potrebbe diventare una ricca risorsa per la produzione di materie da reimmettere nelle filiere produttive, di pannelli fotovoltaici e non solo. Per fare ciò è necessario smontare il pannello e separare correttamente i materiali che lo compongono. Interessante sarebbe anche lo sviluppo di un mercato di pannelli usati, soprattutto in quei paesi in via di sviluppo in cui il potere d’acquisto è limitato.

 

Rifiuti e riciclo pannelli fotovoltaici

 

Secondo un rapporto presentato nel 2016 da IRENA (International Renewable Energy Agency) ammonta a 450 milioni di dollari il valore dei materiali che in teoria si potrebbero recuperare dal riciclo dei pannelli fotovoltaici. Un’opportunità per il mercato europeo, che già prevede una regolamentazione per il recupero e lo smaltimento dei rifiuti elettrici ed elettronici.


Attualmente nel nostro continente sono già oggi riciclati più del 90% dei pannelli, grazie al continuo studio di nuovi e più efficienti processi per lo smaltimento. L’Italia – in cui sono attivi appositi consorzi per il trattamento dei rifiuti elettronici ed elettrici – è al secondo posto, dopo la Germania, per la quantità di pannelli avviati al riciclo nel periodo incluso tra il 2010 e il 2015, che raggiunge circa le 2mila tonnellate. 

I costi per lo smaltimento dei pannelli fotovoltaici

La normativa sui RAEE del 2014 regola le responsabilità dei costi per lo smaltimento. Buone notizie per i proprietari di pannelli ad uso domestico, che devono semplicemente rivolgersi al produttore, responsabile dello smaltimento dei moduli solari. Se la potenza dell’impianto (installato prima del 2014) supera i 10 kWp, invece, i produttori saranno responsabili dello smaltimento solo se si sostituirà quello da smaltire con un nuovo sistema fotovoltaico. In alternativa sarà il proprietario a dover contattare un consorzio abilitato allo smaltimento. Problema che invece non si presenta per tutti gli impianti installati dopo il 2014, di qualsiasi potenza, in quanto la responsabilità ricade comunque sul produttore.

 

TEMA TECNICO:

Solare fotovoltaico

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