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A cura di:La Redazione Indice degli argomenti: Il decennio più caldo di sempre Lo scioglimento dei ghiacci e l’innalzamento dei mari Rischi e impatti L’Organizzazione Meteorologica Mondiale (WMO) ha pubblicato uno Studio che conferma che anche il 2020 – nonostante il fenomeno La Niña che ha raffrescato la temperatura delle acque superficiali dell’Oceano Pacifico influenzando i modelli meteorologici in molte parti del mondo – è stato un anno di caldo eccezionale. La Niña, che dovrebbe raggiungere il picco di intensità entro gennaio, continuando i propri effetti nella prima parte dell’anno, non ha contrastato il surriscaldamento record, paragonabile – ha sottolineato Petteri Taalas, Segretario dell’OMM – al precedente record del 2016 e superiore al 2019. L’aumento maggiore di temperature è stato osservato in tutta l’Asia settentrionale, in particolare nell’Artico siberiano, dove sono state superiori di oltre 5 °C rispetto alla media. Sulla base dei rapporti mensili del Servizio per il cambiamento climatico Copernicus dell’Unione Europea, della National Oceanic and Atmospheric Administration degli Stati Uniti e del Goddard Institute for Space Studies della NASA e della Japan Meteorological Agency, il mese di novembre è stato classificato come il più caldo o il secondo più caldo mai registrato. Si attende entro la fine del mese la pubblicazione da parte del WMO dei dati definitivi delle temperature del 2020, che tiene in considerazione 5 set di dati, che saranno inseriti in un rapporto finale sullo stato del clima previsto per marzo, che includerà le informazioni su alcuni impatti climatici. Il decennio più caldo di sempre Dagli anni ’80 ogni decennio è stato più caldo del precedente. E a causa dei livelli record di gas serra che intrappolano il calore nell’atmosfera, si prevede che questa tendenza persisterà. L’anidride carbonica rimane infatti nell’atmosfera per molti decenni contribuendo ad aumentare le temperature. Secondo il Global Annual to Decadal Climate Update del WMO, la temperatura media globale nel 2020 è stata di circa 1,2 °C sopra il livello pre-industriale (1850-1900) e c’è almeno una possibilità su cinque che superi temporaneamente il limite di 1,5 °C, previsto dall’Accordo di Parigi, entro il 2024. Petteri Taalas ha sottolineato: “Quest’anno è il quinto anniversario dell’accordo di Parigi sui cambiamenti climatici. Accogliamo con favore tutti i recenti impegni assunti dai governi per ridurre le emissioni di gas serra, perché attualmente non siamo sulla buona strada e sono necessari maggiori sforzi”. Alcuni eventi ad alto impatto, tra cui il caldo estremo, gli incendi e le inondazioni, così come la stagione record degli uragani atlantici, hanno colpito milioni di persone, aggravando le minacce alla salute umana e alla sicurezza e alla stabilità economica poste dalla pandemia COVID-19. Le previsioni annuali della temperatura globale per il 2021 suggeriscono che il prossimo anno entrerà ancora una volta nella serie degli anni più caldi della Terra, nonostante sia influenzato dal temporaneo raffreddamento di La Niña, i cui effetti sono tipicamente più forti nel secondo anno dell’evento. Lo scioglimento dei ghiacci e l’innalzamento dei mari Il calore degli oceani è a livelli record e più dell’80% di questi ha subito un’ondata di calore marino nel 2020, con ampie ripercussioni sugli ecosistemi, che già soffrono a causa dell’assorbimento di anidride carbonica (CO2) che provoca acque acide. L’oceano assorbe circa il 23% delle emissioni annuali di CO2 antropogenica dall’atmosfera, contribuendo così ad alleviare gli impatti del cambiamento climatico sul pianeta. I costi ecologici di questo processo per l’oceano sono elevati, poiché la CO2 reagisce con l’acqua di mare abbassando il suo pH, creando il processo dell’acidificazione degli oceani. Dalla metà degli anni ’80, l’Artico si è riscaldato ad una velocità almeno doppia rispetto alla media globale, con una preoccupante diminuzione dei ghiacci, che si ripercuote sul clima delle regioni a media latitudine. Dall’inizio del 1993 il tasso medio globale di innalzamento del livello del mare, dovuto a una maggiore perdita di massa di ghiaccio dalle calotte, è stato pari a 3,3 ± 0,3 mm/anno. Rischi e impatti Nel primo semestre del 2020 sono stati registrati circa 10 milioni di sfollamenti, dovuti in gran parte a rischi e disastri idrometeorologici, concentrati soprattutto nell’Asia meridionale e sudorientale e nel Corno d’Africa. Nel 2020 la pandemia COVID-19 ha peggiorato i problemi di mobilità umana, rallentando le operazioni di evacuazione, recupero e soccorso. E sono aumentate le persone che patiscono la fame: secondo gli ultimi dati della FAO, quasi 690 milioni di persone, ovvero il 9% della popolazione mondiale, nell’anno appena concluso hanno sofferto di malnutrizione e circa 750 milioni di persone hanno registrato gravi livelli di insicurezza alimentare nel 2019. Il numero di persone classificate in condizioni di crisi, emergenza e carestia è aumentato a quasi 135 milioni di persone in 55 paesi. Consiglia questa notizia ai tuoi amici Commenta questa notizia
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