APE, Attestato di Prestazione Energetica: cos’è, quando è obbligatorio, quanto costa e chi lo rilascia 24/09/2026
Indice degli argomenti Toggle Cos’è l’amianto (o asbesto)Le patologie sanitarie derivanti dall’esposizione all’amiantoStoria e impieghi dell’amiantoETERNIT (o fibrocemento): l’amianto come materiale da costruzione L’amiantifera di Balangero: storia di un primato italianoLa messa al bando: una storia normativaLo stato dell’arte: diffusione dell’amianto in ItaliaLa bonifica dell’amiantoAmianto: incentivi e contributi per la bonificaFAQs AmiantoChe cos’è l’amianto o asbesto?Perché l’amianto è stato utilizzato così diffusamente in edilizia?Quali sono le proprietà dell’amianto?Quando è stato vietato l’amianto in Italia?Quali sono i rischi per la salute legati all’esposizione all’amianto?Quali malattie sono associate all’esposizione alle fibre di amianto?Dove si trova più frequentemente l’amianto negli edifici?Come riconoscere la presenza di amianto in un edificio?Qual è la differenza tra amianto friabile e compatto?Cos’è l’eternit e perché contiene amianto?Quali sono le tecniche per la bonifica dell’amianto?Quali sono gli obblighi per la bonifica dell’amianto?Esistono incentivi per la rimozione dell’amianto? L’Italia è stata tra i primi Paesi in Europa a vietare l’impiego dell’amianto (o asbesto) con la messa al bando delle attività ad esso correlate (estrazione, produzione, vendita e consumo), attraverso la Legge 257 del 27 marzo 1992 “Norme relative alla cessazione dell’impiego dell’amianto”. Ciononostante, secondo i dati forniti dal CNR i quantitativi di materiali contenenti asbesto presenti sul territorio italiano si aggirano intorno ai 32 milioni di tonnellate, derivanti, in gran parte, dai 2,5 miliardi di metri quadri di coperture – lastre ondulate o piane in cemento – in fibrocemento o Eternit. L’Italia è stata infatti, fino agli anni ’90, tra i maggiori produttori mondiali di amianto e prima in Europa (esclusa l’ex Unione Sovietica), di cui la gran parte è stato estratto dalla cava di Balangero, la più grande amiantifera d’Europa, di cui si sono occupati Primo Levi e Italo Calvino. Ripercorriamo le tappe che hanno condotto l’asbesto ad entrare nell’olimpo dei materiali – all’apice del suo successo era presente in ogni settore produttivo in migliaia di prodotti – sviscerandone le cause storiche, tecniche ed economiche. E, le cause, che ne hanno decretato il fallimento. Cos’è l’amianto (o asbesto) L’amianto è stato largamente usato in tutto il mondo e in ogni settore produttivo, a causa del basso costo e delle sue eccellenti proprietà fisiche e meccaniche: straordinaria resistenza alla trazione, ignifugo, fonoassorbente e termoisolante, scarsa conduzione del calore, buona resistenza agli attacchi chimici. Amianto bianco, blu e bruno: crisotilo, crocidolite, amosite La parola “amianto” deriva dal greco “amiantos”, incorruttibile, per la sua resistenza agli agenti chimici corrosivi. Il sinonimo Asbesto, dal greco “asbestos”, inestinguibile, indica la sua proprietà di resistenza al fuoco: era usato sin da tempi antichi, per farne vesti adatte alla cremazione. Il termine designa un gruppo di minerali fibrosi silicatici (di tipo serpentini o anfiboli) presenti in natura. Questi includono il crisotilo minerale serpentino (o “amianto bianco”) e i cinque minerali anfibolo: actinolite, amosite (o “amianto marrone”), antofillite, crocidolite (o “amianto blu”) e tremolite. I minerali, classificati dalla normativa (Direttiva 2003/18/EC e Dlgs 81/2008) come amianto, sono 6: crisotilo (amianto bianco) amosite (amianto bruno), nome commerciale dei minerali grunerite e cummingtonite crocidolite (amianto blu), varietà fibrosa del minerale riebeckite tremolite, dal nome della Val Tremola in Svizzera antofillite actinolite La tipologia più diffusa in Italia è il crisotilo (copre da solo il 90% della produzione mondiale), un minerale serpentino con fibrille piuttosto lunghe e di sezione ridotta (0.2-0.5 nm). Le fibre di asbesto sono microscopiche, circa 40 volte più piccole di un capello. Ciò le rende facilmente inalabili, se disperse nell’aria. È ormai assoldato che l’inalazione delle sue fibre sia letale per gli esseri umani. Molti paesi hanno già intrapreso azioni a livello nazionale per vietare l’uso di tutte le forme di amianto e limitarne l’esposizione con l’intento di controllare, prevenire e infine eliminare le malattie asbesto-correlate, da cui muoiono almeno 107.000 persone ogni anno a livello globale (fonte: OMS) di cui, oltre 6 mila nel nostro Paese. Le patologie sanitarie derivanti dall’esposizione all’amianto Sebbene già Plinio il Vecchio aveva notato l’ammalarsi degli schiavi che lavoravano nelle miniere (nel I secolo d.C., scrive ad un amico di “non comprare schiavi che abbiano lavorato nelle miniere di amianto perché muoiono giovani”), fu solo nel 1898 che il dottor Montague Murray ne appurò scientificamente il problema (aveva notato profonde alterazioni polmonari di tipo sclerotico, in seguito ad un’autopsia su un uomo che aveva lavorato come cardatore in una fabbrica di asbesto). La prima nazione al mondo a riconoscere la natura cancerogena dell’asbesto, dimostrandone il rapporto diretto tra utilizzo e tumori e, a prevedere un risarcimento per i lavoratori danneggiati, fu la Germania nazista nel 1943. In Italia, preziosi sono stati gli studi del prof. Vigliani, diffusi mediante le pubblicazioni dell’ente Nazionale di Propaganda per la Prevenzione degli Infortuni. Egli presentò i primi 300 casi italiani di mesotelioma, indennizzati dall’INAIL tra il 1943 e il 1967 e successivamente deceduti. Secondo l’Organizzazione Mondiale della Salute (OMS) e l’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro (IARC), ogni tipo di amianto (actinolite, amosite, antofillite, crisotilo, crocidolite e tremolite) è classificato come cancerogeno di classe I. L’esposizione all’asbesto è la principale causa di mesotelioma pleurico e peritoneale, malattia altrimenti piuttosto rara. Sono stati osservati mesoteliomi dopo l’esposizione professionale a crocidolite, amosite, tremolite e crisotilo, nonché tra la popolazione che vive nei pressi di fabbriche e miniere. Le malattie asbesto-correlate riconosciute dalla normativa italiana (DPR n.336 del 13/4/1994), sono le seguenti: Asbestosi; Placche ed ispessimenti pleurici con o senza atelettasia rotonda; Mesotelioma della pleura; Mesotelioma pericardico; Mesotelioma peritoneale; Mesotelioma della tunica vaginale e del testicolo; Carcinoma polmonare. L’amianto è riconosciuto come causa del 50% dei casi di tumori occupazionali. La cancerogenicità di tale sostanza è principalmente correlata all’inalazione delle fibre. Purtroppo, il periodo di latenza tra l’esposizione iniziale e l’insorgenza di malattie asbesto-correlate è estremamente lungo (la media è 46 anni). Il percorso legislativo che ha portato alla proibizione dell’asbesto è stato piuttosto lungo, anche a causa delle difficoltà di accertamento degli effetti sulla salute che si manifestano a molti anni dall’esposizione. La Comunità europea già dal 1983 ha previsto, attraverso la Direttiva 83/477/CEE “per gli Stati Membri l’obbligo di predisporre un registro dei casi accertati di asbestosi e di mesotelioma”. L’Italia ha istituito il Registro Nazionale dei Mesoteliomi (ReNaM), recependo la norma comunitaria attraverso il Decreto Legislativo 277/91 che prevede all’art. 36 – “Registro tumori” che “presso l’ISPESL è istituito un registro dei casi accertati di asbestosi e di mesotelioma asbesto-correlati“. Una sorta di catasto delle malattie asbesto-correlate. Storia e impieghi dell’amianto Le proprietà dell’amianto sono note fin da tempi molto antichi. Sono state rinvenute delle mummie egizie (risalenti al 3.000 a.C.) avvolte in teli d’amianto per proteggere il corpo dal deterioramento. Plinio il Vecchio (23-79 a.C.) nella sua “Naturalis Historia” la definisce sostanza rara e preziosa, adoperata dai romani per confezionare i sudari dei defunti reali da cremare che, così avvolti evitavano la contaminazione delle ceneri che risultavano più pure e chiare. Marco Polo ne “Il Milione”, racconta che i cinesi filavano le fibre del minerale per ottenere delle stoffe resistenti al fuoco. La mummia di Cleopatra (II-secolo-d.C.) conservata al British Museum di Londra (fonte: National Geographic) L’asbesto è stato anche usato come ingrediente nella preparazione di farmaci: la prima ricetta di cui si ha notizia, risale al 1600. Il medico naturalista Boezio racconta dell’uso dell’asbesto nelle medicine dell’epoca: “Dall’asbesto si fa spesso un unguento miracoloso per le ulcerazioni delle gambe. Si prendono quattro once di asbesto, due once di piombo, due once di ruta e vengono bruciate, quindi ridotte in polvere vengono macerate in un recipiente di vetro con l’aceto ed ogni giorno, per una volta al giorno per un mese l’impasto viene agitato; dopo un mese si deve far bollire per un’ora e lo si lascia riposare finché non diventi chiaro; poi si mescola una dose di codesto aceto bianco con una ugual dose di olio di rosa finché l’unguento sia ben amalgamato: allora si unge tutto il capo del fanciullo per farlo rapidamente guarire. Per la scabbia e le vene varicose, le parti vengono unte al tramonto finché non sopravvenga la guarigione. Se questo minerale viene sciolto con acqua e zucchero e se ne somministra una piccola dose al mattino tutti i giorni alla donna quando ha perdite bianche, guarisce subito“. Esperimenti con l’asbesto: Ferrante Imparato (1550-1625) farmacista e naturalista italiano L’amianto è rimasto presente nei farmaci fino agli anni ‘70 per due tipi di preparati: una polvere contro la sudorazione dei piedi ed una pasta dentaria per le otturazioni. L’amianto era usato in ogni settore produttivo, per la preparazione di oltre tremila prodotti L’amianto, per via delle sue straordinarie proprietà fisiche e meccaniche, è stato utilizzato – fino alla messa al bando definitiva – in migliaia di prodotti (se ne contano circa tremila) in diversi settori commerciali, dall’edilizia all’industria navale: tegole per tetti, impianti termici e caminetti, tubazioni, materiali isolanti, tessuti e cordami, cosmetici, farmaci, filtri per sigarette, nonché guarnizioni e pastiglie per automobili. ETERNIT (o fibrocemento): l’amianto come materiale da costruzione L’amianto è un materiale fonoassorbente e termoisolante, economico, facile da produrre, e resistente sia al fuoco che agli agenti chimici corrosivi. In virtù di queste sue strabilianti qualità, era destinato ad essere applicato in misura massiccia, un po’ ovunque. Le prime sperimentali prove di utilizzo dell’amianto in edilizia, in combinazione con il cemento risalgono alla fine dell’800 in Austria. Brevettato nel 1901 da Ludwig Hatschek, l’Eternit è un composto di cemento e amianto che prende il nome dal latino aeternitas: eternità. Il che, considerando la sua letalità, a posteriori, appare quasi come una beffa. Nel 1912 un ingegnere italiano costruisce per primo una macchina per la produzione di tubi in cemento‐amianto, per l’uso negli impianti. Posizioni tipiche dei materiali contenenti amianti in un’abitazione I prodotti e le applicazioni più diffuse nel settore edilizio comprende: prodotti in cemento-amianto: lastre, tubazioni, serbatoi, canne fumarie materiali spruzzati come rivestimento ignifugo intonaci con impasti applicati a cazzuola pavimenti in vinil-amianto (asbesto mescolato a polimeri) pannelli fonoassorbenti, pareti e controsoffitti massetti cementizi gettati in opera stucchi e collanti per pavimenti e piastrelle Il più grande stabilimento di produzione dell’Eternit in Italia è stato attivo fino al 1986 a Casale Monferrato: una fabbrica imponente che dava lavoro a migliaia di persone. Qui le conseguenze dell’esposizione alla polvere di amianto sono pesantissime: oltre 3.000 morti su 37.000 abitanti. L’amiantifera di Balangero: storia di un primato italiano L’Italia è stata fino agli anni ‘90 tra i maggiori produttori mondiali di amianto e prima in Europa (esclusa l’ex Unione Sovietica). Dal dopoguerra sono state prodotte circa 3.800.000 tonnellate ed importate circa 1.900.000 tonnellate di amianto grezzo. La maggior parte di asbesto è stato estratto dalla cava di Balangero (TO), attiva dal 1907 al 1990, che vantava una produzione fino a 160.000 tonnellate annue, rappresentando la più grande miniera di amianto d’Europa e, tra le prime al mondo. Sito minerario di estrazione dell’amianto: Amiantifera di Balangero (Torino) Tanti gli intellettuali che si occuparono di denunciare le condizioni di precarietà lavorativa a cui erano condannati gli operai della miniera e dello stabilimento. Tra questi, Primo Levi e Italo Calvino. Primo Levi, neolaureato in chimica, venne assunto nel 1941 dall’Amiantifera di Balangero, sotto falso nome, per fare analisi sui campioni e verificare le possibilità di estrazione del Nichel dalla roccia di serpentino. Le memorie di quell’esperienza a tratti affascinante e misteriosa, è raccolta nel libro “Il sistema periodico. Nichel, 1975”: “In una collina tozza e brulla, tutta scheggioni e sterpi, si affondava una ciclopica voragine conica, un cratere artificiale, del diametro di 400 metri: era del tutto simile alle rappresentazioni schematiche dell’inferno, nelle tavole sinottiche della Divina Commedia. […] L’operazione procedeva in mezzo ad un fracasso da apocalissi, in una nube di polvere che si vedeva fin dalla pianura…quel lavoro da ciclopi era strappare alla roccia un misero 2% d’amianto che vi era intrappolato…”. Amiantifera di Balangero, Torino, anni ’40. La montagna è avvolta da una nube di polvere Egli documenta la condizione di insicurezza diffusa vissuta dai lavoratori, sia nella cava che nelle fabbriche destinate alla lavorazione del minerale. Non vi era alcuna percezione del pericolo in cui si era immersi: “C’era amianto dappertutto, come una neve cenerina: se si lasciava per qualche ora un libro su di un tavolo e poi lo si toglieva, se ne trovava il profilo in negativo; …” Stabilimento di Balangero, poco distante dalla cava, anni 40. Notare la totale assenza di misure di sicurezza (fonte: Vigliani, 1940) Anche Italo Calvino, che giunse a Balangero nel 1954, in seguito ad uno sciopero che perdurava da 40 giorni, come giovane redattore de “L’Unità”, denunciò i danni ambientali e le condizioni lavorative precarie del giacimento amiantifero torinese. Nel suo lungo reportage intitolato “la fabbrica della montagna”, egli descrisse la mastodontica cava con “quelle gradinate grigie, lucide ad anfiteatro tagliate nella montagna rossiccia di cespugli invernali; la montagna scendeva pezzo a pezzo nei frantoi della fabbrica e veniva risputata in enormi cumuli di scorie, a formare un nuovo, ancora informe sistema montuoso grigio opaco.” Un pezzo di montagna, che ha ormai perduto la sua originaria naturalezza, dove “non ce n’è di lepri nel bosco, non crescono funghi nella terra rossa dei ricci di castagno, non cresce frumento nei duri campi dei paesi intorno, c’è solo il grigio polverone d’asbesto della cava che dove arriva brucia, foglie e polmoni, c’è la cava, l’unica così in Europa, la loro vita e la loro morte.” La messa al bando: una storia normativa Sebbene a fine 2013, più di 50 paesi, inclusi tutti gli stati membri dell’Unione Europea, hanno vietato l’uso di tutte le forme di amianto, esistono ancora Paesi in cui l’asbesto può essere estratto e lavorato per essere esportato (i maggiori utilizzatori sono i paesi in via di sviluppo). L’Italia è stata tra i primi Paesi in Europa (dopo i paesi scandinavi), a vietare la produzione, vendita e consumo dei prodotti contenenti amianto: dal 1993 in Germania, dal 1996 in Francia e solo dal 2000 in Svizzera. Ciononostante, il problema delle malattie asbesto correlate è ancora piuttosto incombente. Questo perché fino agli anni 90 il Belpaese era il maggior estrattore, produttore e utilizzatore in Europa, se si esclude l’Unione Sovietica. E perché gli effetti sulla salute si manifestano a molti anni dall’esposizione. Con la Legge 27 marzo 1992 n. 257, l’Italia mette al bando tutti i prodotti contenenti amianto, vietandone “l’estrazione, l’importazione, l’esportazione, la commercializzazione e la produzione” secondo un programma di dismissione per il quale non sono ammesse deroghe ed il cui termine ultimo è scaduto nell’aprile 1994. Il successivo Decreto Ministeriale 06 settembre 1994, decreto attuativo della legge 27 marzo 1992, n.257, stabilisce normative e metodologie tecniche per la valutazione del rischio, il controllo, la manutenzione e la bonifica di materiali contenenti amianto presenti nelle strutture edilizie. Dal 1992 ad oggi, diverse sono le norme approvate per regolamentare questo minerale, diffuso in ogni settore produttivo: Legge 257/1992 (Norme sulla cessazione dell’uso dell’amianto) M. 6 Settembre 1994 (Decreto attuativo della legge 257/1992) M. 14/05/96 (All.4 – Amianto naturale pietre verdi) + (All.5 – Programmi accreditamento laboratori che analizzano l’amianto) Lgs 152/2006 (rifiuti e bonifiche siti contaminati) Lgs 81/2008 (Art. 251 – Misure di prevenzione e protezione) Decreto Legislativo n. 121 del 3 settembre 2020 (Attuazione della direttiva (UE) 2018/850, che modifica la direttiva 1999/31/CE relativa alle discariche di rifiuti) Nel 2015 l’Italia presenta il suo Piano Nazionale Amianto, con l’obiettivo di “Migliorare la tutela della salute e la qualità degli ambienti di vita e di lavoro in relazione al rischio rappresentato dall’esposizione ad amianto”. Per raggiungere gli obiettivi sono previste una serie di azioni: Mappatura completa della presenza di asbesto sul territorio nazionale Accelerazione dell’apertura dei cantieri di bonifica (per i siti considerati più critici) Individuazione dei siti di smaltimento Ricerca di base (trattamenti di bonifica come inertizzazione, vetrificazione) La normativa vigente, però, non prevede però alcun obbligo di rimozione dei materiali contenenti amianto dagli edifici. I proprietari sono tenuti al periodico controllo e manutenzione, onde accertarsi che lo stato di conservazione dei manufatti non possa essere fonte di pericolo per la salute degli occupanti e dell’ambiente. E, solo in caso di accertato pericolo, vi è l’obbligo di procedere alle operazioni di bonifica. Lo stato dell’arte: diffusione dell’amianto in Italia Le attività di censimento e mappatura dell’amianto previste nei piani regionali dalla Legge 257 del ’92 e, successivamente, stabilite e finanziate dal DM 18 marzo 2003, n. 101. Ai fini della mappatura è stata predisposta da INAIL, su apposita convenzione con il Ministero dell’Ambiente, una “Banca Dati Amianto”, di concerto con le Regioni, della mappatura completa della presenza di amianto sul territorio nazionale, il cosiddetto Piano Nazionale Amianto. Ai fini della mappatura regioni e le province autonome hanno obbligo di trasmettere al MITE i dati relativi alla presenza di amianto entro il 30 giugno di ogni anno. Casi di mesotelioma maligno in Italia dal 1993 al 2012 (V rapporto ReNaM, elaborazione Legambiente) Il censimento del territorio nazionale risulta però ancora parziale: è stato completato solo da 6 Regioni su 15 (Campania, Emilia Romagna, Marche(solo per edifici pubblici e imprese), Piemonte, Provincia Autonoma di Trento e Valle d’Aosta), mentre le restanti 9 regioni dichiarano che è in corso di completamento. Alla data di aprile 2018, risultano censite su tutto il territorio nazionale complessivamente oltre 370 mila strutture, per un totale di quasi 58 milioni di metri quadrati di coperture in cemento amianto, così suddivise per tipologia: 296 siti industriali 744 edifici pubblici 469 edifici privati 593 coperture in cemento-amianto 945 altri tipi di siti contaminati Secondo i dati forniti dal CNR i quantitativi di materiali contenenti amianto (MCA) presenti sul territorio italiano si aggirano intorno ai 32 milioni di tonnellate, derivanti, in gran parte, dai 2,5 miliardi di metri quadri di coperture: lastre ondulate o piane in cemento-amianto. Secondo l’ONA (Osservatorio Nazionale Amianto), l’asbesto è presente ancora in 2.400 scuole, 250 ospedali e 300.000 km di tubature (su 500 mila) della rete idrica nazionale. Non possiamo che augurarci di vedere presto una mappatura nazionale completa del rischio amianto, unico strumento davvero efficace per conoscere e poter intervenire prontamente nelle aree a maggior rischio di contaminazione. La bonifica dell’amianto Secondo i dati del CNR, i quantitativi di materiali contenenti amianto (MCA) presenti sul territorio italiano si aggirano intorno ai 32 milioni di tonnellate. La gran parte dei quali sono rappresentati dai 2,5 miliardi di metri quadri di coperture – lastre ondulate o piane – in fibrocemento o Eternit. I metodi di bonifica da materiali contenenti amianto (MCA), previsti dalla legge n.257 del 1992 e dal relativo decreto ministeriale 6 settembre 1994, comportano interventi specializzati, che molto spesso per l’alto costo richiesto non vengono effettuati con tempismo. Consistono in: rimozione incapsulamento confinamento Questi metodi sono applicabili all’amianto a matrice compatta o friabile, sebbene, per quest’ultimi l’incapsulamento è sconsigliato perché, aumentando il peso strutturale, ne aggrava la naturale tendenza al deterioramento. I rifiuti contenenti amianto, classificati sulla base della Legge 257/1992, possono essere smaltiti in discariche (secondo le modalità indicate dal DM 27 settembre 2010) o avviati a recupero (secondo le modalità indicate dal DM 248/2004). L’attività di bonifica è fondamentale per salvaguardare l’ambiente e la salute, per la riduzione dei gas serra e come atto di mitigazione dei cambiamenti climatici (che le recenti guerre non aiutano). Basti pensare al grave problema dei PFAS nel nord Italia (e non solo), e allo smaltimento dei rifiuti in generale (plastica, RAEE, rifiuti tessili) che il riciclo ancora non riesce a compensare (per le plastiche, siamo al 9% su scala globale). Amianto: incentivi e contributi per la bonifica I lavori per la rimozione e bonifica dell’amianto possono beneficiare di una serie di bonus edilizi e incentivi fiscali, come il Bonus ristrutturazioni al 50% e, se la rimozione di coperture in amianto o eternit è abbinata a un intervento di riqualificazione energetica (come una nuova copertura isolata termicamente), anche all’Ecobonus o al Conto Termico. La legge di Bilancio 2026 prevede, oltre a risarcimenti economici per le vittime dell’asbesto, la proroga al della detrazione al 50% (su prima casa), per gli interventi di ristrutturazione edilizia, indicati dall’articolo 16-bis del TUIR: Manutenzione ordinaria, straordinaria, di restauro e risanamento conservativo e di ristrutturazione edilizia. Ricostruzione o ripristino dell’immobile danneggiato, o eliminazione barriere architettoniche, cubatura edifici e contenimento inquinamento acustico; Riqualificazione energetica con particolare attenzione all’installazione di impianti basati su impiego delle fonti rinnovabili di energia; adozione misure antisismiche; bonifica amianto Oltre agli incentivi fiscali nazionali, esistono appositi contributi economici locali, stanziati da regioni, comuni e provincie, di cui possono beneficiare i cittadini che si fanno carico degli oneri delle attività di bonifica. Infine, c’è l’INAIL, che anche per il 2026, mette a disposizione delle imprese ubicate su tutto il territorio nazionale e iscritte alla Camera di commercio industria, artigianato ed agricoltura e gli Enti del terzo settore, ad esclusione delle micro e piccole imprese agricole operanti nel settore della produzione primaria dei prodotti agricoli, un contributo a fondo perduto del 65% delle spese ammissibili e fino a 130.000 €, per progetti dedicati alla bonifica da materiali contenenti amianto. FAQs Amianto Che cos’è l’amianto o asbesto? L’amianto è stato largamente usato in tutto il mondo e in ogni settore produttivo, a causa del basso costo e delle sue eccellenti proprietà fisiche e meccaniche: straordinaria resistenza alla trazione, ignifugo, fonoassorbente e termoisolante, scarsa conduzione del calore, buona resistenza agli attacchi chimici. Ma che la sua esposizione è considerata la principale causa di mesotelioma pleurico e peritoneale (secondo OMS e IARC, l’amianto è cancerogeno di classe I). La parola deriva dal greco “amiantos”, incorruttibile, per la sua resistenza agli agenti chimici corrosivi. Il sinonimo Asbesto, dal greco “asbestos”, inestinguibile, indica la sua proprietà di resistenza al fuoco: era usato sin da tempi antichi, per farne vesti adatte alla cremazione. Il termine designa un gruppo di minerali fibrosi silicatici (di tipo serpentini o anfiboli) presenti in natura. Questi includono il crisotilo minerale serpentino (o “amianto bianco”) e i cinque minerali anfibolo: actinolite, amosite (o “amianto marrone”), antofillite, crocidolite (o “amianto blu”) e tremolite. Perché l’amianto è stato utilizzato così diffusamente in edilizia? Le proprietà dell’amianto sono note fin da tempi molto antichi: gli antichi egizi nel 3000 a.C., usavano teli d’amianto per avvolgere le mummie e proteggerle dal deterioramento. I cinesi, secondo Marco Polo, filavano le fibre del minerale per ottenere delle stoffe resistenti al fuoco. L’amianto è un materiale fonoassorbente e termoisolante, economico, facile da produrre, e resistente sia al fuoco che agli agenti chimici corrosivi. In virtù di queste sue qualità, era destinato ad essere applicato in misura massiccia, un po’ ovunque. Per via delle sue straordinarie proprietà fisiche e meccaniche, è stato utilizzato – fino alla messa al bando definitiva – in migliaia di prodotti (se ne contano circa tremila) in diversi settori commerciali, dall’edilizia all’industria navale: tegole per tetti, caminetti, tubazioni, materiali isolanti, tessuti e cordami, cosmetici, farmaci, filtri per sigarette, nonché guarnizioni e pastiglie per automobili. Quali sono le proprietà dell’amianto? L’amianto è un materiale fonoassorbente e termoisolante, economico, facile da produrre, e resistente sia al fuoco che agli agenti chimici corrosivi. Quando è stato vietato l’amianto in Italia? L’Italia, nel 1992, è stata tra i primi Paesi in Europa (dopo i paesi scandinavi), a vietare la produzione, vendita e consumo dei prodotti contenenti amianto: dal 1993 in Germania, dal 1996 in Francia e solo dal 2000 in Svizzera. Ciononostante, il problema delle malattie asbesto correlate è ancora piuttosto incombente. Con la Legge 27 marzo 1992 n. 257, l’Italia mette al bando tutti i prodotti contenenti amianto, vietandone “l’estrazione, l’importazione, l’esportazione, la commercializzazione e la produzione” secondo un programma di dismissione per il quale non sono ammesse deroghe ed il cui termine ultimo è scaduto nell’aprile 1994. Quali sono i rischi per la salute legati all’esposizione all’amianto? L’esposizione all’asbesto è la principale causa di mesotelioma pleurico e peritoneale, malattia altrimenti piuttosto rara. Sono stati osservati mesoteliomi dopo l’esposizione professionale a crocidolite, amosite, tremolite e crisotilo, nonché tra la popolazione che vive nei pressi di fabbriche e miniere. Secondo l’Organizzazione Mondiale della Salute (OMS) e l’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro (IARC), ogni tipo (actinolite, amosite, antofillite, crisotilo, crocidolite e tremolite) è classificato come cancerogeno di classe I. La prima nazione al mondo a riconoscere la natura cancerogena dell’asbesto, dimostrandone il rapporto diretto tra utilizzo e tumori e, a prevedere un risarcimento per i lavoratori danneggiati, fu la Germania nazista nel 1943. In Italia, preziosi sono stati gli studi del prof. Vigliani, diffusi mediante le pubblicazioni dell’ente Nazionale di Propaganda per la Prevenzione degli Infortuni. Egli presentò i primi 300 casi italiani di mesotelioma, indennizzati dall’INAIL tra il 1943 e il 1967 e successivamente deceduti. Quali malattie sono associate all’esposizione alle fibre di amianto? L’esposizione all’asbesto è la principale causa di mesotelioma pleurico e peritoneale, malattia altrimenti piuttosto rara. Sono stati osservati mesoteliomi dopo l’esposizione professionale a crocidolite, amosite, tremolite e crisotilo, nonché tra la popolazione che vive nei pressi di fabbriche e miniere. Secondo l’Organizzazione Mondiale della Salute (OMS) e l’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro (IARC), ogni tipo (actinolite, amosite, antofillite, crisotilo, crocidolite e tremolite) è classificato come cancerogeno di classe I. Dove si trova più frequentemente l’amianto negli edifici? I prodotti e le applicazioni più diffuse nel settore edilizio comprende prodotti in cemento-amianto (lastre, tubazioni, serbatoi, canne fumarie), materiali spruzzati come rivestimento ignifugo, pavimenti in vinil-amianto, pannelli fonoassorbenti, intonaci con impasti applicati a cazzuola, massetti cementizi gettati in opera e stucchi e collanti per pavimenti e piastrelle. Come riconoscere la presenza di amianto in un edificio? I prodotti e le applicazioni più diffuse nel settore edilizio comprende prodotti in cemento-amianto (lastre, tubazioni, serbatoi, canne fumarie), materiali spruzzati come rivestimento ignifugo, pavimenti in vinil-amianto, pannelli fonoassorbenti, intonaci con impasti applicati a cazzuola, massetti cementizi gettati in opera e stucchi e collanti per pavimenti e piastrelle. Qual è la differenza tra amianto friabile e compatto? La differenza tra amianto friabile e compatto è nella sua natura. L’amianto a matrice compatta, sono quei materiali edili realizzati con una miscela di cemento e fibre di amianto (anche detto fibrocemento o Eternit®) o resinoidi. Le fibre sono fortemente legate in una matrice solida e stabile. Perciò, se il manufatto è integro e in buono stato di conservazione, non rappresenta un pericolo per la salute. Solo se danneggiato da anni di esposizione agli agenti atmosferici o per opera dell’uomo, può rilasciare fibre nell’aria e rappresentare un pericolo per la salute. L’amianto a matrice friabile sono quei prodotti dove le fibre sono libere o debolmente legate: i materiali possono essere facilmente sbriciolati o ridotti in polvere con la semplice pressione delle dita. Ne consegue che rappresentano un grave pericolo per la salute, essendo naturalmente predisposti allo sgretolamento con conseguente rilascio delle fibre (che possono quindi essere inalate). Tra questi sono da annoverare: materiali d’attrito, materiali isolanti (pannelli, coppelle, carte e cartoni, tessili, materiali spruzzati, stucchi, smalti, bitumi, colle, guarnizioni, altri materiali isolanti), contenitori a pressione, apparecchiature fuori uso, altri materiali incoerenti contenenti amianto. Cos’è l’eternit e perché contiene amianto? L’eternit è un prodotto edilizio a base di amianto. Le prime sperimentali prove di utilizzo dell’amianto in edilizia, in combinazione con il cemento risalgono alla fine dell’800 in Austria. Brevettato nel 1901 da Ludwig Hatschek, l’Eternit è un composto di cemento e amianto che prende il nome dal latino aeternitas: eternità. L’unione di cemento e amianto ha creato un prodotto leggero e resistente a fuoco e usura, fonoassorbente e termoisolante, oltre che economico. Il più grande stabilimento di produzione dell’Eternit in Italia è stato attivo fino al 1986 a Casale Monferrato: una fabbrica imponente che dava lavoro a migliaia di persone. Quali sono le tecniche per la bonifica dell’amianto? I metodi di bonifica da materiali contenenti amianto (MCA), previsti dalla legge n.257 del 1992 e dal relativo decreto ministeriale 6 settembre 1994, comportano interventi specializzati, che molto spesso per l’alto costo richiesto non vengono effettuati con tempismo. Consistono in: rimozione incapsulamento confinamento Questi metodi sono applicabili trasversalmente sia ad ogni tipo di amianto, a matrice compatta o friabile, sebbene, per quest’ultimi l’incapsulamento è sconsigliato perché, aumentando il peso strutturale, ne aggrava la naturale tendenza al deterioramento. Quali sono gli obblighi per la bonifica dell’amianto? La normativa italiana non prevede alcun obbligo circa la rimozione dei materiali contenenti amianto dagli edifici. I proprietari sono tenuti al periodico controllo e manutenzione, onde accertarsi che lo stato di conservazione dei manufatti non possa essere fonte di pericolo per la salute degli occupanti e dell’ambiente. E, solo in caso di accertato pericolo, vi è l’obbligo di procedere alle operazioni di bonifica. Esistono incentivi per la rimozione dell’amianto? I lavori per la rimozione e bonifica dell’amianto possono beneficiare del bonus ristrutturazione al 50%. Inoltre, se la rimozione di coperture in amianto o eternit è abbinata a un intervento di efficienza energetica, come la realizzazione di un nuovo isolamento termico (coibentazione), una nuova copertura isolata ed efficiente, può beneficiare del Conto Termico (contributo che copre fino al 65% delle spese ammissibili). Oltre agli incentivi fiscali nazionali, esistono appositi contributi economici locali, stanziati da regioni, comuni e provincie, oltre ai contributi a fondo perduto INAIL, per le attività di bonifica. Per approfondire: AIMac, INAIL, Il mesotelioma, 2013 Cavariani F., D’Orsi F., Il responsabile del rischio amianto. Metodi di valutazione e di gestione del rischio, 2020 Clarelli S., La gestione tecnica del rischio amianto. Accertamento, valutazione, controllo, bonifica, smaltimento e consulenza, 2020 Divertito S., Amianto. Storia di un serial killer, Edizioni Ambiente, 2009 Decreto Legislativo n.121 del 3 settembre 2020 IARC, Arsenic, Metals, Fibres, and Dusts, 2012 Inail, Il registro nazionale dei mesoteliomi (ReNaM), VI rapporto, 2018 Inail, Classificazione e gestione dei rifiuti contenenti amianto, 2015 Legambiente, Liberi dall’amianto?, 2018 LEVI P., Il sistema periodico, 1975 Marinaccio A. et al., Analysis of latency time and its determinants in asbestos related malignant mesothelioma cases of the Italian register, 2007 Massera S., Sentinelli C., Amianto: dall’individuazione alla gestione del rischio, 2018 Ministero della Salute, Piano Nazionale Amianto, 2013 Ministero della Sanità, DM 6 settembre 1994 Ministero della Sanità, DM 14/05/1996 Norme in materia ambientale, D.Lgs. 152/2006 OMS, Chrysotile Asbestos, 2014 Prunetti A., Amianto. Una storia operaia, Alegre, 2014 Røe O.D., Stella G.M., Malignant pleural mesothelioma: history, controversy and future of a manmade epidemic, 2015 Testo unico sulla Sicurezza, Decreto legislativo 9 aprile 2008, n. 81 VIGLIANI E.C., Studio sulla asbestosi nelle manifatture di amianto, Ente nazionale prevenzione infortuni, Torino, 1940 https://www.osservatorioamianto.com www.assoamianto.it Articolo aggiornato – Prima pubblicazione 04/06/2021 Consiglia questo approfondimento ai tuoi amici Commenta questo approfondimento
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