Fotovoltaico in Africa: un boom all’insegna della generazione distribuita

Nel 2026 il fotovoltaico in Africa potrebbe raggiungere 17 GW di nuove installazioni, prevede Ember. A trainare il boom sono generazione distribuita, accumulo e reti locali. La crescita di installazioni e di interesse è confermata anche da un operatore fotovoltaico italiano, attivo da anni nel continente africano

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Fotovoltaico in Africa: un boom all’insegna della generazione distribuita

L’espansione del fotovoltaico in Africa va oltre il boom della capacità installata previsto da Ember, che stima 17 GW nel 2026, con un incremento del 45% rispetto all’anno precedente (12 GW).

L’analisi del think tank, intitolata “The take-off in African solar that official statistics can’t yet see” offre dati, ma anche una visione decisamente interessante: il continente africano può costruire un sistema elettrico diverso da quello occidentale, mettendo al centro generazione distribuita, tetti, accumulo e reti locali. Due sono i punti di maggiore interesse: il 75% della crescita del solare in Africa nel periodo 2023-2025 è probabilmente dovuto alla generazione solare distribuita “ed è in gran parte assente dalle statistiche ufficiali”, riporta Ember. Inoltre, va sottolineata la sempre più forte combinazione tra fotovoltaico e accumulo. l’Africa “importa già più batterie che pannelli solari”. Dal 2024 ha acquistato dalla Cina batterie di accumulo per un valore superiore a quello dei pannelli fotovoltaici.

Il boom del fotovoltaico si estende a tutto il continente

Quei 17 GW di capacità installata, che inquadrano il boom del fotovoltaico in Africa, si traducono in 100mila pannelli installati ogni giorno. Colpisce, inoltre, che questa espansione stia avvenendo ovunque. Nel 2026 ben 36 dei 54 Paesi africani dovrebbero segnare un record di installazioni e 19 registrare crescite superiori al 100%. Spiccano RDC (+544%), Zimbabwe (+282%), Egitto (+176%) e Zambia (+117%).

Il boom del fotovoltaico si estende a tutto il continente

La crescita del solare era un tempo dominata dal Sudafrica: nel 2026 la sua quota d’installazioni sarà inferiore al 20% del complessivo africano, per la prima volta dal 2019.

Il nuovo solare previsto per l’anno in corso potrebbe coprire, in termini quantitativi, l’intera crescita storica della domanda elettrica africana. I 17 GW produrrebbero circa 23 TWh/anno, pari al 2,3% della produzione elettrica africana, leggermente più della crescita media annua della domanda registrata nel decennio precedente (+2,2%). Ember evidenzia che:

“L’aumento della capacità solare probabilmente soddisferà gran parte della crescente domanda di elettricità in Africa, e l’enorme quantità di nuova offerta a basso costo potrebbe stimolare ulteriormente la crescita della domanda, generando enormi benefici per la popolazione”.

Il nuovo solare può coprire la crescita della domanda elettrica

La diffusione del fotovoltaico in Africa assume un rilievo ancora maggiore se si considera che la nuova generazione di energia solare potrà “soddisfare la crescita storica della domanda di energia elettrica in Africa”. Gli impianti del 2026 genereranno circa 23 TWh all’anno, pari al 2,3% della produzione di energia elettrica in Africa, al di sopra della crescita media annua della domanda del 2,2% registrata tra il 2014 e il 2024.

“Ci sono dieci Paesi in cui la nuova energia solare del 2026 contribuirà per oltre il 10% alla produzione annua di elettricità della rete”. Insieme, quei Paesi ospitano 190 milioni di persone (il 40% dei residenti dell’UE).

Solare e batterie: un’alternativa concreta al diesel

La crescita del fotovoltaico in Africa è sempre più associata a soluzioni di energy storage. Solare e batterie stanno diventando un’alternativa concreta ai generatori diesel.

n Africa solare e batterie stanno diventando un’alternativa concreta ai generatori diesel.

Oltre a essere un’opzione decisamente più sostenibile a livello ambientale, lo è anche dal punto di vista economico: un anno di pannelli importati dalla Cina costa circa 2,4 miliardi di dollari, mentre produrre la stessa energia elettrica con il diesel costerebbe una cifra analoga ogni tre mesi. Inoltre, l’Africa importa ormai dalla Cina batterie per un valore superiore a quello dei pannelli.

Le batterie sono una elemento importante quasi quanto il solare. Dal 2024 il loro valore d’importazione dalla Cina supera quello dei pannelli; in due anni le importazioni di questi ultimi sono raddoppiate, mentre quelle di batterie sono quadruplicate.

L’avvento di un modello a prevalente generazione distribuita potrebbe, in parte, “saltare” il modello tradizionale della grande rete elettrica centralizzata. Solare distribuito e accumulo, infatti, potrebbero consentire di produrre l’elettricità vicino al luogo di consumo, sui tetti o attraverso sistemi locali di dimensioni più contenute rispetto a una centrale elettrica, riducendo la necessità di costruire enormi infrastrutture centralizzate.

Il divario dei dati e il nodo della produzione locale

L’analisi di Ember colpisce anche per il divario statistico rispetto ai dati delle agenzie energetiche. Per il 2025 il think tank stima 12 GW di nuove installazioni, contro 6,2 GW della IEA e 4,6 GW dell’IRENA. Solo 36 Paesi su 54 dispongono di dati ufficiali sulla capacità solare e appena tre — Sudafrica, Tunisia e Tanzania — pubblicano dati mensili o trimestrali. La rendicontazione nazionale “è pressoché inesistente in molti Paesi”, mette in luce l’analisi. Da qui il motivo del titolo che evidenzia la crescita esponenziale dell’energia solare in Africa, che le statistiche ufficiali non riescono ancora a rilevare.

Un altro elemento contraddittorio è legato alla produzione di fotovoltaico in Africa, che dovrebbe quadruplicare fino a circa 3,5 GW nel 2026, ma è orientata soprattutto all’esportazione, in particolare verso gli Stati Uniti. Intanto, il 94% dei pannelli installati in Africa continua a provenire dalla Cina.

Le nuove dinamiche commerciali potrebbero cambiare la situazione. Secondo l’analisi, le tariffe statunitensi e le modifiche agli incentivi cinesi alle esportazioni potrebbero rendere meno conveniente esportare dall’Africa verso gli USA e, al contempo, rendere relativamente più competitivi i pannelli africani sul mercato continentale, favorendo nel tempo una maggiore autosufficienza.

Il punto di vista di chi opera nel fotovoltaico in Africa

L’interesse verso il fotovoltaico in Africa è confermato anche da chi opera sul posto. È il caso di OffgridSun, realtà italiana specializzata nella progettazione e nella fornitura di tecnologie fotovoltaiche avanzate per garantire energia anche in aree remote. “Il numero di installazioni e anche la varietà delle installazioni è cresciuta molto”, afferma il co-fondatore e Ceo, Nicola Baggio. La crescita significativa si è registrata sia nel numero sia nella varietà delle installazioni. Se in passato il mercato era limitato a grandi cantieri o a impianti finanziati da organizzazioni non governative e donatori internazionali, attualmente si è sviluppato un mercato puramente commerciale, rivolto a utenze residenziali e aziende che installano pannelli sui tetti senza ricorrere a sussidi pubblici.

Questa crescita, spiega Baggio, è guidata dalla costante riduzione del prezzo dei moduli fotovoltaici, che ha reso gli impianti economicamente convenienti per i privati, e dal contemporaneo calo dei prezzi delle batterie, che consente di abbinare regolarmente l’accumulo al fotovoltaico per far fronte ai frequenti blackout e alle instabilità di frequenza della rete elettrica locale.

Contraddizioni, sfide e potenzialità di sviluppo

Ci sono ancora contraddizioni e sfide da affrontare. “Diversi Paesi africani hanno legiferato per avere meccanismi di scambio sul posto che sarebbero davvero utili, poi però sono rimasti lettera morta”, segnala Baggio. Nonostante siano state promulgate leggi ad hoc, gli operatori della rete ufficiale dei Paesi, che sono anche monopolisti del mercato elettrico, non le attuano, impedendo così agli impianti di piccola dimensione di connettersi ufficialmente alla rete con meccanismi di scambio sul posto.

“Gli operatori elettrici nazionali, che operano in regime di monopolio, non attuano i regolamenti e impediscono la connessione ufficiale degli impianti di piccola dimensione. Questa ostruzione spinge i privati a installare impianti sui tetti in totale autonomia, privandoli di qualsiasi tracciabilità ufficiale”.

Lo stesso Ceo di OffgridSun evidenzia un elemento positivo: la crescita delle competenze professionali locali. Sempre più persone intravedono nel fotovoltaico e nelle rinnovabili la possibilità di sviluppare una professionalità e di rispondere alle crescenti richieste provenienti dai Paesi del continente africano, sostenendo le potenzialità di sviluppo della transizione energetica africana.

 

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