Piano Sociale per il Clima: 9,3 miliardi per attenuare l’impatto dell’ETS2 su famiglie e microimprese 31/08/2026
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Immagine generata con IA Indice degli argomenti Toggle Le risorse: 9,35 miliardi su quattro frontiEdilizia: riqualificazione dell’ERP, microimprese ed elettrificazione dei consumiTrasporti: offerta di mobilità pubblica e “conto di mobilità”Sostegno al reddito: il Bonus sociale Energia PlusAssistenza tecnica: piattaforme, sportelli e monitoraggioIl percorso di consultazione e le revisioni finaliLo stato dell’iter e i nodi ancora apertiFAQ Piano Sociale per il ClimaChe cos’è il Piano Sociale per il Clima?Quante risorse mette in campo e chi le finanzia?Chi sono i beneficiari?Che cos’è il Bonus sociale Energia Plus?Cosa prevede il Piano per l’edilizia?A che punto è l’iter? Il Piano Sociale per il Clima – PSC nasce dal Regolamento (UE) 2023/955, che istituisce il Fondo sociale per il clima (FSC) per il periodo 2026-2032. È il documento che consente all’Italia di accedere alle risorse europee del Fondo e, allo stesso tempo, il principale strumento nazionale pensato per tutelare le fasce più esposte agli effetti economici e sociali della transizione. All’origine del Piano c’è l’estensione del sistema ETS all’edilizia e al trasporto stradale — il cosiddetto ETS2 — che dal 2028 introdurrà un prezzo del carbonio anche sul gas per il riscaldamento e sui carburanti, una leva efficace sul piano ambientale che potrebbe avere degli effetti potenzialmente regressivi: il maggior costo delle emissioni pesa in proporzione di più sui bilanci delle famiglie a reddito basso o medio-basso, spesso prive della liquidità necessaria per riqualificare l’abitazione o adottare tecnologie più efficienti. È su questo divario che il Piano interviene, individuando tre categorie di destinatari: famiglie vulnerabili, microimprese vulnerabili e utenti vulnerabili dei trasporti. Il perimetro finanziario riflette anche i vincoli posti dal quadro normativo. Sul piano nazionale, l’articolo 2, comma 2 del decreto-legge 19/2025 (convertito dalla legge 60/2025) destina non oltre il 50% delle risorse del Fondo agli interventi in favore di famiglie e microimprese vulnerabili. All’interno di questo perimetro opera il limite fissato dal Regolamento (UE) 2023/955: l’articolo 8, paragrafo 2, stabilisce che il sostegno diretto temporaneo al reddito non superi il 37,5% dei costi totali del Piano, vincolo che non si applica invece alle misure di investimento, come quelle per l’efficienza energetica. Le risorse: 9,35 miliardi su quattro fronti La dotazione complessiva ammonta a 9.346,77 milioni di euro, di cui 7.010,08 milioni a carico del Fondo europeo e 2.336,69 milioni di cofinanziamento nazionale (il 25% del totale). La ripartizione dei fondi tra le quattro componenti restituisce le priorità del Piano, con il settore trasporti in testa per volume di risorse e l’edilizia a seguire. Piano Sociale per il Clima: risorse per componente (valori in €/mln) Componente Totale Fondo UE Cofinanziamento nazionale Quota C1 – Settore edilizia 3.295,23 2.471,42 823,81 35% C2 – Settore trasporti 4.626,54 3.469,91 1.156,63 49% C3 – Sostegno al reddito 1.340,00 1.005,00 335,00 14% C4 – Assistenza tecnica 85,00 63,75 21,25 1% Totale 9.346,77 7.010,08 2.336,69 100% L’orizzonte temporale del Fondo copre il 2026-2032; le misure d’investimento entrano a regime in prevalenza dal 2027, mentre il sostegno al reddito è circoscritto al quadriennio 2028-2031, in corrispondenza della fase di avvio dell’ETS2. Edilizia: riqualificazione dell’ERP, microimprese ed elettrificazione dei consumi Il comparto edilizio è stato riorganizzato in un’unica direttrice di riqualificazione energetica, articolata su tre linee di intervento. La prima riguarda l’edilizia residenziale pubblica (ERP), con una dotazione di 1,95 miliardi di euro dal 2027 al 2032. Il finanziamento copre fino al 65% degli interventi sugli alloggi sociali di totale proprietà pubblica, prioritariamente nelle classi energetiche F e G, con l’obiettivo di riqualificare 15,6 milioni di metri quadrati — a un costo stimato di circa 190 euro/mq — e di ottenere un risparmio di oltre 82 mila tep all’anno di energia primaria non rinnovabile. Sono ammissibili anche progetti presentati da ESCo per l’intero fabbricato, con possibile copertura fino al 100% tramite altri contributi pubblici. Dagli interventi resta escluso il cappotto termico. La seconda linea è dedicata alle microimprese vulnerabili, con 1,25 miliardi di euro destinati all’efficientamento degli immobili di proprietà — incluso il fotovoltaico integrato con pompa di calore, sempre con esclusione del cappotto termico — e un finanziamento fino al 65%, nel rispetto della disciplina sugli aiuti di Stato. Il target è di circa 128 mila immobili riqualificati, prioritariamente in classe F e G. La terza linea è un investimento da 95,2 milioni per la promozione dell’elettrificazione dei consumi domestici: un contributo in conto capitale fino al 100% dei costi ammissibili per l’adeguamento della potenza contrattuale (ad esempio da 3 a 4,5 o 6 kW) e per gli interventi tecnici minimi connessi, a beneficio di una platea stimata in 865 mila famiglie che incontrano barriere economiche all’elettrificazione. Trasporti: offerta di mobilità pubblica e “conto di mobilità” Al settore trasporti va la quota più consistente del Piano, 4,63 miliardi di euro, organizzati su due leve complementari che agiscono su offerta e domanda. Sul versante dell’offerta, l’investimento dedicato ai servizi di mobilità pubblica e agli hub (circa 2,89 miliardi, dal 2028) potenzia mobilità pubblica, collettiva e condivisa nelle aree a maggiore povertà dei trasporti, attraverso sette sub-investimenti tematici che finanziano servizi, veicoli, infrastrutture intermodali e mobilità attiva. La governance è multilivello, coerente con il D.lgs. 422/1997: il MASE assicura il coordinamento nazionale, mentre le Regioni curano programmazione e attuazione territoriale. Sul versante della domanda, la misura “Il mio conto di mobilità” (circa 1,74 miliardi, dal 2027) istituisce un wallet individuale su tre fasce economiche — 400, 200 e 100 euro annui — modulate in base a un Indice di Vulnerabilità. Il conto è utilizzabile per l’accesso agevolato al trasporto pubblico locale e regionale, compresi i servizi a chiamata (DRT), e punta a ridurre la barriera economica al trasferimento modale dall’auto privata verso il trasporto collettivo. Sostegno al reddito: il Bonus sociale Energia Plus La componente di sostegno diretto si concentra su un’unica misura, il Bonus sociale Energia Plus, con 1,34 miliardi stanziati per il periodo 2028-2031. È un intervento temporaneo e a intensità decrescente, rivolto alle famiglie con ISEE fino a 25.000 euro e modulato per zona climatica secondo la classificazione del DPR 412/1993, così da tener conto dei diversi fabbisogni termici. L’erogazione, affidata ad ARERA, avviene direttamente in bolletta elettrica sotto forma di componente tariffaria negativa, con cadenza allineata alla fatturazione. La misura punta a tutelare circa 4 milioni di famiglie all’anno. Assistenza tecnica: piattaforme, sportelli e monitoraggio L’ultima componente, pari a 85 milioni (meno dell’1% del Fondo), sostiene la governance e l’attuazione del Piano. Comprende lo sviluppo di piattaforme informatiche — tra cui una mappa della vulnerabilità e una piattaforma di mobilità ecosolidale per l’accesso agli incentivi — una rete di sportelli provinciali per l’informazione e l’assistenza sull’efficienza energetica, le attività di comunicazione, la valutazione in itinere ed ex post e il sistema di monitoraggio, controllo e audit. In fase finale la dotazione di questa voce è stata ridotta, privilegiando strumenti e presìdi territoriali già esistenti. Il percorso di consultazione e le revisioni finali La costruzione del Piano è passata da un percorso partecipativo articolato in tre fasi tra febbraio e giugno 2025, coordinato dal MASE con il supporto di GSE e RSE. La prima fase, basata su un questionario online, ha raccolto 1.315 partecipanti, in larga maggioranza cittadini; la seconda ha coinvolto 111 soggetti in un incontro tematico e ha prodotto la raccolta di schede di misura; la terza, aperta dal 29 maggio al 15 giugno 2025, ha visto contribuire 74 stakeholder — tra cui WWF, Kyoto Club, ENI, ENEL, Elettricità Futura, Toyota, FS, ANAV e AssoESCo — su ciascuna delle dodici misure proposte. Gli esiti della consultazione, insieme al confronto con la Commissione europea e con gli organi politici, hanno orientato alcune revisioni: la razionalizzazione del numero delle misure per concentrare le risorse su interventi a più elevato impatto sociale, l’accorpamento delle linee del comparto edilizio, la revisione degli incentivi ai veicoli per evitare sovrapposizioni con il PNRR (Investimento 4.5 della Missione 2, Componente 2, alla luce della decisione ECOFIN del 20 giugno 2025) e la già citata riduzione dell’assistenza tecnica. Lo stato dell’iter e i nodi ancora aperti Il Consiglio dei ministri ha approvato il Piano il 4 agosto 2026; il MASE ha quindi pubblicato il testo e lo ha trasmesso alla Commissione europea, che lo ha preso in carico avviando la valutazione e il negoziato formale. All’approvazione della proposta nazionale in sede di Consiglio dei ministri segue ora il confronto con Bruxelles, fase in cui potranno essere richieste modifiche prima del via libera definitivo a livello europeo. Il contesto in cui il Piano si inserisce resta segnato da una povertà energetica in aumento: secondo l’Osservatorio Italiano sulla Povertà Energetica (OIPE), nel 2024 il fenomeno ha coinvolto circa 2,4 milioni di famiglie, con divari territoriali marcati a sfavore del Mezzogiorno e delle Isole. Sullo sfondo restano alcune questioni segnalate durante la consultazione, utili a misurare l’efficacia futura degli strumenti: la coerenza tra risorse stanziate e ampiezza effettiva delle platee di beneficiari, la definizione puntuale delle spese ammissibili per le misure di più recente introduzione e la richiesta, trasversale, di stabilità e continuità degli incentivi. FAQ Piano Sociale per il Clima Che cos’è il Piano Sociale per il Clima? È lo strumento programmatico, previsto dal Regolamento (UE) 2023/955, con cui l’Italia accede al Fondo sociale per il clima e attenua gli effetti economici e sociali dell’estensione del sistema ETS a edilizia e trasporto stradale (ETS2), a tutela delle fasce più vulnerabili. Quante risorse mette in campo e chi le finanzia? La dotazione complessiva è di circa 9,35 miliardi di euro per il periodo 2026-2032: 7,01 miliardi a carico del Fondo europeo e 2,34 miliardi di cofinanziamento nazionale (il 25% del totale). Chi sono i beneficiari? Tre categorie individuate su criteri oggettivi di fragilità economica e sociale: famiglie vulnerabili, microimprese vulnerabili e utenti vulnerabili dei trasporti. Che cos’è il Bonus sociale Energia Plus? È la misura di sostegno temporaneo al reddito rivolta alle famiglie con ISEE fino a 25.000 euro, modulata per zona climatica ed erogata da ARERA come sconto direttamente in bolletta. Interesserà circa 4 milioni di famiglie all’anno tra il 2028 e il 2031. Cosa prevede il Piano per l’edilizia? Riqualificazione energetica dell’edilizia residenziale pubblica (finanziamento fino al 65%, target 15,6 milioni di metri quadrati) e degli immobili delle microimprese vulnerabili (fino al 65%, target 128 mila immobili), oltre a un investimento per l’elettrificazione dei consumi domestici a beneficio di 865 mila famiglie. A che punto è l’iter? Il Piano è stato approvato dal Consiglio dei ministri il 4 agosto 2026 e trasmesso alla Commissione europea, che ne ha avviato la valutazione. Segue la fase di negoziato formale con Bruxelles, che precede il via libera definitivo a livello europeo. Consiglia questo approfondimento ai tuoi amici Commenta questo approfondimento
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