Temperature record in Europa: la sicurezza degli impianti fotovoltaici diventa prioritaria 17/09/2026
Pubblicato dalle Nazioni Unite lo Studio “The Global Methane Assessment“, realizzato da Climate and Clean Air Coalition (CCAC) in collaborazione con il Programma delle Nazioni Unite per l’Ambiente (UNEP), che analizza i benefici per l’ambiente e per la salute legati alla mitigazione del metano, un gas serra molto potente, responsabile di circa il 30% del riscaldamento dall’era preindustriale. La maggior parte delle emissioni di metano causate dall’uomo provengono da tre settori: i combustibili fossili, come la lavorazione del petrolio e del gas; le discariche e i rifiuti; e soprattutto l’agricoltura (che conta per il 40%), principalmente legata al bestiame. Inger Andersen, direttore esecutivo dell’UNEP ha sottolineato che tagliare questo gas “è la leva più forte che abbiamo per rallentare il cambiamento climatico nei prossimi 25 anni. I benefici per la società, le economie e l’ambiente sono numerosi e superano di gran lunga i costi”. Il Rapporto evidenzia che bisogna intervenire con urgenza visto che le emissioni di metano causate dall’uomo stanno aumentando più velocemente che in qualsiasi altro momento da quando sono iniziate le rilevazioni negli anni ’80. I dati della United States National Oceanic and Atmospheric Administration (NOAA) mostrano che la quantità di metano nell’atmosfera ha raggiunto livelli record lo scorso anno nonostante la pandemia che, come sappiamo, ha causato un forte rallentamento economico e la diminuzione delle emissioni di anidride carbonica (CO2). La buona notizia è che, a differenza della CO2, che rimane nell’atmosfera per secoli, il metano si decompone rapidamente, il che significa che un’azione mirata può avere effetti positivi sul surriscaldamento abbastanza velocemente. Secondo Rick Duke, consigliere senior di John Kerry, responsabile degli Stati Uniti per il cambiamento climatico, il metano rappresenta quasi un quinto delle emissioni globali di gas serra, ed è dunque necessario intervenire a livello globale e nelle singole Nazioni con azioni concrete. Lo Studio a questo proposito individua una serie di azioni, per lo più a basso costo, che ridurrebbero le emissioni di metano del 30% entro il 2030, principalmente nel settore dei combustibili fossili, aiutando a prevenire 255.000 morti premature e 775.000 visite ospedaliere legate all’asma ogni anno. Le misure attualmente disponibili potrebbero ridurre le emissioni di metano fino al 45% entro il 2030, aiutando a raggiungere l’obiettivo di 1,5° C fissato dall’Accordo di Parigi. Il “potenziale di mitigazione” cambia tra i paesi, secondo il rapporto. Il maggior potenziale in Europa e in India è nel settore dei rifiuti, in Cina è nella produzione di carbone e legato al bestiame, e in Africa proviene dal bestiame. “Ma le misure mirate da sole non sono sufficienti. Misure aggiuntive che non hanno come obiettivo specifico il metano, come il passaggio alle energie rinnovabili, l’efficienza energetica e la diminuzione dei rifiuti alimentari, possono ridurre le emissioni di metano di un ulteriore 15 per cento entro il 2030”. Consiglia questa notizia ai tuoi amici Commenta questa notizia
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