Giornata internazionale per la conservazione dello strato di ozono

Il 16 settembre 2026 la Giornata internazionale per la protezione dello strato di ozono si celebra con il tema “Global action for a cooler planet“, dedicato ai dieci anni dell’Emendamento di Kigali. Lo strato di ozono è in recupero, ma il baricentro del Protocollo di Montreal si è spostato sul raffrescamento: domanda in crescita, refrigeranti a basso GWP, efficienza degli impianti e strategie passive negli edifici. Ecco i dati aggiornati e le scadenze normative europee

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Giornata internazionale per la conservazione dello strato di ozono

Il 16 settembre si celebra la Giornata internazionale per la protezione dello strato di ozono. Il tema scelto per il 2026 “Global action for a cooler planet” è dedicato ai dieci anni dell’Emendamento di Kigali al Protocollo di Montreal e al percorso verso un raffrescamento sostenibile. L’Emendamento è stato adottato il 15 ottobre 2016 e proprio a Kigali, dal 2 al 6 novembre 2026, si terrà il trentottesimo Meeting delle Parti, appuntamento in cui il Segretariato Ozono punta a raggiungere la ratifica universale.

Il trattato nato per eliminare le sostanze lesive dell’ozono governa oggi anche i gas refrigeranti usati in climatizzazione, refrigerazione e pompe di calore, cioè una parte consistente della catena tecnologica con cui si raffrescano gli edifici.

Che cos’è la Giornata internazionale per la protezione dello strato di ozono

La data ricorda la firma, nel 1987, del Protocollo di Montreal sulle sostanze che riducono lo strato di ozono; l’Assemblea generale delle Nazioni Unite ha proclamato il 16 settembre come giornata internazionale con la risoluzione 49/114 del 1994. Il percorso era iniziato due anni prima della firma, con la Convenzione di Vienna per la protezione dello strato di ozono, adottata il 22 marzo 1985 da 28 Paesi, che ha costruito la cornice di cooperazione scientifica e politica.

Il Protocollo non agisce sulla sola produzione ma sul consumo, calcolato come somma delle quantità prodotte e importate, al netto di quelle esportate e di quelle distrutte con procedure verificate. A questa grandezza si applicano i calendari di riduzione fissati per le singole famiglie di sostanze elencate negli allegati (tra cui CFC, halon, tetracloruro di carbonio, metilcloroformio, bromuro di metile, HCFC), con percentuali riferite a un anno base specifico per ciascuna sostanza. Sono quasi cento le sostanze controllate. Restano poche esenzioni per usi essenziali privi di alternative accettabili, come gli inalatori predosati o alcuni sistemi antincendio a halon impiegati in aeromobili e sottomarini. Il 16 settembre 2009 Convenzione di Vienna e Protocollo di Montreal sono diventati i primi trattati nella storia delle Nazioni Unite a raggiungere la ratifica universale.

Perché lo strato di ozono è importante

Lo strato di ozono si concentra nella stratosfera, fra i 15 e i 35 chilometri di quota, e assorbe gran parte della radiazione ultravioletta UV-B. Senza quel filtro aumenterebbero i casi di tumore cutaneo e di cataratta, si ridurrebbe la produttività agricola e sarebbero compromessi gli ecosistemi terrestri e marini, con effetti sulla biodiversità.

L’ordine di grandezza dei benefici è documentato: secondo UNEP, entro il 2030 il Protocollo di Montreal eviterà circa due milioni di casi di tumore della pelle ogni anno.

Lo stato dello strato di ozono: cosa dicono i dati

Le proiezioni indicano che, se le politiche attuali restano in vigore, lo strato di ozono tornerà ai valori del 1980 intorno al 2066 sull’Antartide, entro il 2045 sull’Artico ed entro il 2040 nel resto del mondo, secondo l’ultima valutazione quadriennale del 2022.

I dati osservativi più recenti confermano la traiettoria. Rispetto al picco raggiunto intorno al 2000, le concentrazioni di sostanze lesive nella stratosfera antartica hanno già recuperato circa un terzo del percorso che le separa dai valori precedenti alla comparsa del buco.

Fonte: Scientific Assessment of Ozone Depletion 2022 (WMO/UNEP)
Area Ritorno atteso ai valori del 1980
Antartide intorno al 2066
Artico 2045
Resto del mondo 2040

Due aggiornamenti sono attesi proprio in questa fase: il WMO Ozone and UV Bulletin, pubblicato ogni anno in occasione della Giornata, e la nuova valutazione scientifica quadriennale 2026, che aggiornerà stime, metriche e proiezioni e alimenterà i lavori delle Parti.

Dal Protocollo di Montreal all’Emendamento di Kigali

L’eliminazione delle sostanze lesive dell’ozono ha prodotto un beneficio climatico non previsto dal mandato originario del trattato: CFC e HCFC sono anche gas serra con potenziale di riscaldamento globale elevato, e il loro phase-out ha quindi evitato emissioni che sarebbero rimaste fuori da qualsiasi accordo sul clima. È su questa continuità che si innesta l’Emendamento di Kigali. Gli HFC sono stati introdotti come sostituti dei CFC e degli HCFC: non danneggiano l’ozono, ma hanno un potenziale di riscaldamento globale elevato. L’Emendamento di Kigali, adottato nel 2016 ed entrato in vigore il 1° gennaio 2019, ne governa la riduzione progressiva con calendari differenziati per gruppi di Paesi.

Sul fronte delle adesioni il percorso è avanzato ma non concluso: il Madagascar è stato il 174° Paese a ratificare l’Emendamento, su 198 Parti del Protocollo. Sul piano climatico, un’attuazione piena dell’Emendamento potrebbe evitare fino a 0,5 °C di riscaldamento globale entro fine secolo, valore che raddoppia se abbinato a sistemi di raffrescamento efficienti. Nel messaggio per la Giornata 2026 il Segretario generale delle Nazioni Unite António Guterres lega il tema dell’anno alla dimensione sanitaria: con l’aumento delle temperature e il moltiplicarsi delle ondate di calore estremo, afferma, “l’accesso a un raffrescamento efficiente salva vite umane”. Da qui l’invito rivolto ai governi a ratificare e attuare l’Emendamento e ad accelerare il passaggio a soluzioni di raffrescamento sostenibili.

Perché il tema 2026 riguarda edifici e impianti

Il raffrescamento è oggi una delle voci di domanda elettrica in crescita più rapida. Secondo il Global Cooling Watch 2025 di UNEP, presentato alla COP30, la capacità globale di raffrescamento potrebbe passare da 22 TW del 2022 a 68 TW al 2050, con emissioni del settore in crescita da 4,1 a 7,2 gigatonnellate di CO2 equivalente.

Il rapporto indica però una traiettoria alternativa. Il Sustainable Cooling Pathway combina progettazione passiva, soluzioni a basso consumo e ibride, diffusione rapida di apparecchi ad alta efficienza e accelerazione del phase-down degli HFC: ne deriverebbe una riduzione del 64% delle emissioni attese al 2050, pari a 2,6 miliardi di tonnellate di CO2, con circa due terzi della mitigazione attribuibile proprio al raffrescamento passivo e a bassa energia; con una rete elettrica pienamente decarbonizzata la riduzione arriverebbe al 97%.

Sono numeri che rimandano anche al tema dell’involucro e della progettazione. Le misure passive possono abbassare le temperature interne tra 0,5 e 8 °C, con tempi di ritorno spesso compresi fra due e otto anni, e in alcuni casi eliminano la necessità di impianti meccanici; i sistemi ibridi che combinano ventilatori e condizionatori riducono i consumi del 30%; l’applicazione del percorso sostenibile ridurrebbe del 41% lo stock di apparecchiature di raffrescamento previsto al 2050. Il rapporto segnala anche che pochissimi Paesi rendono obbligatorio il raffrescamento passivo nei codici edilizi, pur trattandosi della leva più efficace fra quelle a disposizione dei governi.

Il contesto italiano

La transizione è già visibile nel patrimonio residenziale. Secondo ISTAT, nel 2024 il 56,0% delle famiglie italiane dispone di almeno un sistema di condizionamento, contro il 48,8% del 2021 e il 29,4% del 2013; il 40,4% possiede un sistema in grado sia di riscaldare sia di raffrescare. La crescita del segmento caldo/freddo indica una progressiva sovrapposizione tra mercato della climatizzazione estiva e diffusione delle pompe di calore, con effetti diretti sul dimensionamento degli impianti, sui picchi di potenza e sulla scelta dei refrigeranti.

Cosa cambia per progettisti, imprese e installatori

Refrigeranti: il Regolamento (UE) 2024/573

Il regolamento F-gas, in applicazione dall’11 marzo 2024, agisce su due leve: la riduzione progressiva delle quote di HFC immesse sul mercato europeo, fino all’azzeramento, e i divieti di immissione in commercio per categoria di apparecchiatura elencati nell’allegato IV. Per il comparto edilizio le scadenze più rilevanti sono queste.

Fonte: Regolamento (UE) 2024/573, allegato IV. Sono previste deroghe quando i requisiti di sicurezza nel sito di installazione non consentono l’uso di gas a GWP inferiore.
Decorrenza Apparecchiature Limite GWP
1 gennaio 2025 Single split con meno di 3 kg di F-gas divieto con GWP ≥ 750
1 gennaio 2027 Monoblocco e altre unità autonome di condizionamento e pompe di calore fino a 12 kW divieto con GWP ≥ 150
1 gennaio 2027 Split aria-acqua fino a 12 kW divieto con GWP ≥ 150
1 gennaio 2027 Chiller fissi oltre 12 kW divieto con GWP ≥ 750
1 gennaio 2029 Split aria-aria fino a 12 kW divieto con GWP ≥ 150
1 gennaio 2029 Split oltre 12 kW divieto con GWP ≥ 750
1 gennaio 2033 Split oltre 12 kW divieto con GWP ≥ 150
1 gennaio 2035 Split fino a 12 kW divieto di F-gas

Un dettaglio importante riguarda la soglia di 150: l’R-32, con GWP 675, resta ammissibile per gli split fino a 12 kW solo fino alle date indicate, mentre le alternative disponibili in questa fascia sono in prevalenza refrigeranti non fluorurati come l’R-290. La scelta ricade quindi su fluidi con classificazione di infiammabilità A2L o A3, con implicazioni su carica massima, volumi degli ambienti, ventilazione dei vani tecnici e qualifica del personale secondo la EN 378.

Sostanze lesive dell’ozono: il Regolamento (UE) 2024/590

Meno noto, ma altrettanto operativo, è l’obbligo introdotto dal regolamento sulle sostanze che riducono lo strato di ozono, che ha sostituito il Regolamento (CE) 1005/2009. Dal 1° gennaio 2025 i proprietari di edifici e i contraenti devono assicurare che, durante ristrutturazioni, riqualificazioni o demolizioni che comportino la rimozione di pannelli di schiuma contenenti sostanze lesive dell’ozono, le emissioni siano evitate per quanto possibile, con manipolazione finalizzata alla distruzione delle sostanze; il recupero deve essere effettuato esclusivamente da persone fisiche adeguatamente qualificate e, se la rimozione non è tecnicamente praticabile, va redatta documentazione che ne attesti l’impossibilità.

È una disposizione che interessa direttamente il retrofit del patrimonio esistente: pannelli isolanti in poliuretano espanso installati prima dei divieti possono contenere agenti espandenti a base di CFC o HCFC, con un “banco” di sostanze che resta stabile fino allo smantellamento. La gestione a fine vita diventa così una voce del capitolato e del piano di demolizione, non un adempimento successivo.

FAQ giornata internazionale per la protezione dello strato di ozono

Quando si celebra la Giornata internazionale per la protezione dello strato di ozono?

Il 16 settembre di ogni anno, data proclamata dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite nel 1994 per ricordare la firma del Protocollo di Montreal avvenuta nel 1987.

Qual è il tema del World Ozone Day 2026?

“Global action for a cooler planet”, dedicato ai dieci anni dall’adozione dell’Emendamento di Kigali e al ruolo del raffrescamento sostenibile.

Che differenza c’è tra Protocollo di Montreal ed Emendamento di Kigali?

Il Protocollo di Montreal, del 1987, elimina le sostanze che riducono lo strato di ozono. L’Emendamento di Kigali, adottato nel 2016 ed entrato in vigore nel 2019, estende il trattato agli HFC, che non danneggiano l’ozono ma hanno un elevato potenziale di riscaldamento globale.

Quando si chiuderà il buco dell’ozono?

Secondo la valutazione scientifica WMO/UNEP del 2022, il ritorno ai valori del 1980 è atteso intorno al 2066 sull’Antartide, entro il 2045 sull’Artico ed entro il 2040 nel resto del mondo, a condizione che le politiche attuali restino in vigore.

Quali refrigeranti si potranno usare nelle pompe di calore dopo il 2027?

Per le unità monoblocco e autonome fino a 12 kW e per gli split aria-acqua della stessa fascia il limite è un GWP inferiore a 150, soglia che orienta verso refrigeranti non fluorurati come l’R-290, con i conseguenti requisiti di sicurezza legati all’infiammabilità.

Quali obblighi ha chi ristruttura un edificio con pannelli isolanti datati?

Dal 1° gennaio 2025 proprietari e contraenti devono evitare per quanto possibile le emissioni di sostanze lesive dell’ozono contenute nelle schiume rimosse, garantendone la distruzione; il recupero va affidato a personale qualificato e, quando non è tecnicamente praticabile, occorre documentarlo.


Articolo aggiornato – Prima pubblicazione 2024

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