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L’edizione 2026 del Global Risks Report arriva in una fase storica caratterizzata da dinamiche geopolitiche preoccupanti, trasformazioni economiche e accelerazione tecnologica. Il documento, pubblicato dal World Economic Forum alla vigilia dell’Annual Meeting di Davos, mostra un sistema internazionale entrato in una nuova fase di competizione strutturale, nella quale la cooperazione multilaterale appare più complessa e meno scontata rispetto al passato. La percezione condivisa dagli oltre 1.300 leader ed esperti coinvolti nel Global Risks Perception Survey è quella di un futuro prossimo instabile: solo una quota marginale degli intervistati prevede uno scenario globale ordinato, mentre la maggioranza si aspetta un contesto turbolento già nel biennio 2026-2028, con un peggioramento ulteriore sull’orizzonte decennale. Il report assume il ruolo di strumento di lettura trasversale, utile non solo per la comunità politica e finanziaria, ma anche per settori industriali come energia, costruzioni e infrastrutture, sempre più esposti agli effetti combinati di instabilità macroeconomica, transizione energetica e cambiamento climatico. Un nuovo ordine competitivo e i rischi più percepiti nel breve periodo Il dato che più colpisce nell’edizione 2026 è il balzo in testa della geoeconomic confrontation tra i rischi globali percepiti per l’anno in corso. Il confronto economico tra Stati, che include sanzioni, politiche industriali aggressive, restrizioni commerciali e controllo delle catene di fornitura, viene indicato come il fattore con la maggiore probabilità di innescare shock sistemici nel breve termine. Accanto a questo rischio emergono con forza le tensioni geopolitiche tradizionali, con il conflitto armato tra Stati che si colloca tra le principali preoccupazioni per il 2026. Il report sottolinea come le rivalità prolungate e la frammentazione dell’ordine internazionale abbiano effetti diretti sulla stabilità economica globale, riducendo la capacità collettiva di risposta agli shock e rendendo più fragili le catene del valore strategiche, incluse quelle energetiche e tecnologiche. Sul fronte economico, il Global Risks Report 2026 segnala un rapido incremento della percezione di rischi legati a recessione, inflazione e instabilità finanziaria. Il ritorno dell’inflazione, unito a livelli di debito pubblico e privato elevati e a mercati finanziari esposti a potenziali correzioni, alimenta un clima di incertezza che incide sulle decisioni di investimento di medio-lungo periodo. In questo contesto, il rischio economico non è isolato, ma strettamente connesso ad altri fattori, a partire dalle tensioni sociali e dalla crescente disuguaglianza. Non meno rilevante è il capitolo dedicato a tecnologia e società. La disinformazione e la manipolazione delle informazioni si collocano ai vertici del ranking a due anni, mentre aumentano le preoccupazioni legate alla sicurezza informatica e agli impatti sociali dell’intelligenza artificiale. Il report evidenzia come l’ansia legata all’AI cresca soprattutto sul lungo periodo, in relazione a effetti su lavoro, governance e sicurezza, contribuendo ad amplificare la polarizzazione sociale. Come sottolinea Børge Brende, Presidente e CEO del World Economic Forum, «un nuovo ordine competitivo sta prendendo forma, in cui la cooperazione non scompare ma assume caratteristiche profondamente diverse rispetto al passato», richiedendo nuovi spazi di dialogo e comprensione reciproca. Ambiente ed energia: meno attenzione oggi, centralità domani Uno degli aspetti più delicati messi in luce dal Global Risks Report 2026 riguarda l’evoluzione della percezione dei rischi ambientali ed energetici. Nel breve periodo, eventi meteorologici estremi, inquinamento, perdita di biodiversità e cambiamenti dei sistemi terrestri arretrano nel ranking rispetto agli anni precedenti. Il report chiarisce che non si tratta solo di uno slittamento relativo, ma di una diminuzione del punteggio di severità assoluto attribuito a questi rischi. Questa dinamica riflette una sorta di spostamento dell’attenzione verso emergenze considerate più immediate, come i conflitti geopolitici, le pressioni economiche e le tensioni sociali. Tuttavia, il quadro cambia radicalmente quando l’analisi si sposta sull’orizzonte decennale. Nel lungo periodo, i rischi ambientali tornano a dominare la classifica per impatto potenziale, con eventi climatici estremi, perdita di biodiversità e alterazioni irreversibili dei sistemi naturali indicati come le principali minacce alla stabilità globale. La transizione verso sistemi a basse emissioni si sviluppa in un contesto sempre più condizionato da rivalità geopolitiche, sicurezza degli approvvigionamenti e volatilità dei mercati. Il report suggerisce implicitamente che ritardi o battute d’arresto nelle politiche climatiche, dovuti a priorità di breve periodo, rischiano di amplificare gli impatti ambientali ed economici nel medio-lungo termine, aumentando i costi di adattamento e mitigazione. Saadia Zahidi, Managing Director del World Economic Forum, evidenzia come il Global Risks Report debba essere letto come un sistema di allerta precoce: nessuno dei rischi individuati è inevitabile, ma la loro interconnessione riduce i margini di manovra se le risposte restano frammentate. In questa prospettiva, ambiente ed energia rappresentano un banco di prova per la capacità dei sistemi economici e politici di coniugare resilienza, competitività e sostenibilità. Consiglia questa notizia ai tuoi amici Commenta questa notizia
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