Direttiva EPBD, la Commissione mette sotto infrazione tutti i 27 Stati membri

Il 15 luglio 2026 la Commissione europea ha inviato lettere di messa in mora a tutti i 27 Stati membri, Italia compresa, per non aver recepito nei tempi la direttiva EPBD sulla prestazione energetica degli edifici. Un caso raro, che riguarda l’intero blocco e apre un doppio fronte con i piani nazionali di ristrutturazione. Ecco cosa contesta Bruxelles, quali sono i tempi e cosa cambia ora per l’Italia.

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Direttiva EPBD, la Commissione mette sotto infrazione tutti i 27 Stati membri

Ventisette su ventisette. Il 15 luglio 2026 la Commissione europea ha aperto una procedura d’infrazione nei confronti di ogni Stato membro dell’Unione per il mancato recepimento integrale della direttiva rifusa sulla prestazione energetica nell’edilizia, la direttiva (UE) 2024/1275 (EPBD), più nota come direttiva Case Green. Nessuna eccezione, Italia inclusa. La direttiva era stata adottata nel 2024 con il via libera degli stessi governi nazionali, e proprio questo rende la vicenda più delicata: il ritardo non nasce da un’opposizione formale, ma dalla difficoltà di tradurre le nuove regole in norme interne entro la scadenza fissata.

Lettere di messa in mora: cosa contesta Bruxelles e con quali tempi

Gli Stati membri avrebbero dovuto notificare il recepimento della direttiva entro il 29 maggio 2026, con l’eccezione dell’articolo 17(15) sul divieto di incentivi finanziari per l’installazione di caldaie alimentate da combustibili fossili, da recepire già entro il 1° gennaio 2025. Quella notifica, per la parte principale del testo, non è arrivata da nessun Paese.
Nel motivare la decisione, la Commissione ricorda il peso del settore: gli edifici sono il primo consumatore di energia in Europa, e il recepimento dell’EPBD è determinante per innalzare l’attuale tasso annuo di riqualificazione energetica, oggi fermo all’1%, ridurre le bollette di cittadini e imprese e la dipendenza dell’UE dai combustibili fossili importati, oltre a raggiungere un parco edilizio a zero emissioni e completamente decarbonizzato entro il 2050.

La direttiva, nella sua versione rifusa, introduce standard minimi di prestazione energetica per gli edifici non residenziali, traiettorie di ristrutturazione progressiva per quelli residenziali, requisiti su mobilità sostenibile ed energia solare negli edifici, oltre agli sportelli unici di consulenza sulla riqualificazione e a disposizioni sul finanziamento pubblico e privato.

La lettera di messa in mora è il primo passo della fase precontenziosa. Da qui in avanti la sequenza è definita: gli Stati hanno due mesi per rispondere, completare il recepimento e notificarlo; in assenza di una risposta soddisfacente, la Commissione può emettere un parere motivato. Se anche questo secondo richiamo restasse senza esito, il caso potrebbe arrivare alla Corte di Giustizia dell’Unione europea, con il rischio di sanzioni economiche.

Recepimento e piani nazionali: i due fronti aperti sull’EPBD

La procedura di luglio non è un episodio isolato. Sull’EPBD si sono aperti due fronti distinti, che è bene non confondere perché rispondono a obblighi e scadenze differenti.

La procedura di marzo sui piani nazionali di ristrutturazione

Un primo richiamo era già arrivato a marzo 2026. In quel caso la Commissione aveva contestato a 19 Stati membri, tra cui l’Italia (INFR(2026)2024), la mancata presentazione della bozza del Piano nazionale di ristrutturazione edilizia (NBRP) entro il termine del 31 dicembre 2025. Un adempimento parziale e circoscritto, dunque, che riguardava la programmazione strategica e non l’intero corpo della direttiva.

La tabella seguente aiuta a distinguere i due procedimenti. 

Procedura Oggetto della contestazione Scadenza mancata Stati coinvolti Avvio
Marzo 2026 Mancata consegna della bozza di Piano nazionale di ristrutturazione edilizia (NBRP) 31 dicembre 2025 19 Stati membri (Italia inclusa) 11 marzo 2026
Luglio 2026 Mancato recepimento integrale della direttiva EPBD (UE) 2024/1275 29 maggio 2026 27 Stati membri 15 luglio 2026

La prima valutazione dei piani: gli obiettivi al 2050

Accanto ai richiami, il percorso sui piani nazionali procede. Il 14 luglio, alla vigilia delle infrazioni, la Commissione ha pubblicato la prima valutazione delle bozze complete degli NBRP, con un giudizio nel complesso positivo. Le bozze, presentate da 15 Stati membri e dalla Regione Vallonia del Belgio tra dicembre 2025 e maggio 2026, proiettano una riduzione del consumo di energia primaria compresa tra il 24% e il 73% al 2050 rispetto ai livelli attuali; circa la metà dei piani punta a un taglio delle emissioni di gas serra superiore al 90% entro la stessa data, e molti prevedono che le rinnovabili coprano tra il 40% e il 90% dei consumi energetici degli edifici entro il 2030. La versione definitiva dei piani è attesa entro il 31 dicembre 2026.

Ne emerge un quadro a due velocità. Sul piano della programmazione strategica gli Stati si stanno muovendo, con obiettivi ambiziosi già messi nero su bianco. Sul piano del recepimento normativo, invece, il ritardo è generalizzato. Per l’Italia permane un nodo politico oltre che tecnico: il Governo ha più volte definito non raggiungibili, allo stato attuale, gli obiettivi previsti per gli edifici residenziali esistenti, chiedendo margini di flessibilità. I prossimi due mesi diranno se la messa in mora si tradurrà in un rapido allineamento normativo o nell’apertura della fase successiva della procedura.

FAQ – Direttiva EPBD e procedura d’infrazione

Che cos’è la direttiva Case Green?

È la direttiva (UE) 2024/1275, versione rifusa dell’EPBD sulla prestazione energetica nell’edilizia. Fissa un quadro comune per ridurre i consumi degli edifici in tutta l’Unione: standard minimi di prestazione per il non residenziale, traiettorie di ristrutturazione progressiva per il residenziale, obblighi su energia solare e mobilità sostenibile, sportelli unici di consulenza e misure sul finanziamento della riqualificazione. L’obiettivo finale è un parco edilizio a zero emissioni entro il 2050.

Perché la Commissione ha aperto la procedura d’infrazione contro tutti i 27 Stati?

Perché nessuno Stato membro ha notificato entro il 29 maggio 2026 il recepimento integrale della direttiva nel proprio ordinamento nazionale. Le lettere di messa in mora inviate il 15 luglio 2026 avviano la fase precontenziosa per il mancato recepimento.

Cosa rischia l’Italia adesso?

L’Italia, come gli altri Stati, ha due mesi per rispondere, completare il recepimento e notificarlo alla Commissione. In assenza di una risposta soddisfacente, Bruxelles può emettere un parere motivato e, in ultima istanza, deferire il caso alla Corte di Giustizia dell’Unione europea, con il rischio di sanzioni economiche.

Qual è la differenza tra la procedura di marzo e quella di luglio?

La procedura di marzo 2026 riguardava 19 Stati e contestava la mancata consegna, entro il 31 dicembre 2025, della bozza di Piano nazionale di ristrutturazione edilizia (NBRP). Quella di luglio 2026 riguarda tutti i 27 Stati e contesta il mancato recepimento integrale dell’intera direttiva EPBD entro il 29 maggio 2026.

Che cosa sono i Piani nazionali di ristrutturazione edilizia (NBRP)?

Sono i documenti con cui ogni Stato definisce la propria strategia di decarbonizzazione del patrimonio edilizio, con obiettivi, politiche, investimenti e incentivi. La prima valutazione delle bozze, pubblicata il 14 luglio 2026, stima riduzioni del consumo di energia primaria comprese tra il 24% e il 73% al 2050. La versione definitiva dei piani è attesa entro il 31 dicembre 2026.

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Tema Tecnico

Efficienza energetica, Normativa

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