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A cura di: Erika Bonelli Indice degli argomenti Toggle Un fenomeno in crescita, dall’Europa all’ItaliaCosa contiene il fumo e perché è pericolosoI soggetti più espostiCome ridurre l’esposizione e il ruolo dell’edificioLa prevenzione come investimento Il fumo degli incendi boschivi è un rischio per la salute spesso sottovalutato, che si estende ben oltre l’area raggiunta dalle fiamme. È l’avvertimento diffuso il 31 luglio 2026 dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), Ufficio regionale per l’Europa, mentre vasti incendi interessano diverse aree d’Europa e del Nord America. I gas e le particelle liberati dalla combustione possono percorrere centinaia di chilometri, oltrepassando confini nazionali e persino continenti, e compromettere la qualità dell’aria di comunità distanti dal fronte del fuoco per giorni o settimane. Secondo l’OMS, il cambiamento climatico, le ondate di calore prolungate, la siccità e le mutate pratiche di gestione del territorio stanno aumentando frequenza e intensità dei roghi. Molti incendi hanno origine umana, ma temperature più elevate e vegetazione più secca creano le condizioni perché il fuoco si inneschi e si propaghi più rapidamente. Un fenomeno in crescita, dall’Europa all’Italia Sul fronte europeo, ISPRA segnala che nella seconda decade di luglio le aree percorse dal fuoco sono cresciute a un ritmo di circa 225 km² al giorno, con Spagna, Francia e Italia tra i Paesi più interessati. L’incendio più esteso riguarda la provincia spagnola di Ávila, a nord-ovest di Madrid, con oltre 440 km² bruciati; in Francia il rogo della Gironda ha superato i 400 km² e continua a minacciare le aree limitrofe a Bordeaux. In Italia, dal 1° gennaio al 28 luglio 2026 i satelliti hanno rilevato poco più di 1.070 grandi incendi, per una superficie complessiva di circa 741 km², un’estensione paragonabile all’intera provincia di Lodi. Quasi il 14% dell’area bruciata era coperta da ecosistemi forestali, mentre prati permanenti e aree agricole rappresentano rispettivamente il 61% e il 16% del totale. Il Mezzogiorno resta l’area più colpita: Sicilia, Calabria e Puglia concentrano il 73% della superficie percorsa dal fuoco a livello nazionale. I dati provengono dal sistema di monitoraggio sviluppato da ISPRA, basato su osservazioni multispettrali dei satelliti Copernicus Sentinel-2 e sulla banca dati EFFIS. Cosa contiene il fumo e perché è pericoloso Il fumo degli incendi è una miscela complessa di gas e particelle fini che si sprigiona quando bruciano vegetazione, edifici e altri materiali. Quando le fiamme raggiungono aree urbane o industriali, alla combustione si aggiungono ulteriori inquinanti tossici. La principale preoccupazione riguarda il particolato fine, il PM2.5, che penetra in profondità nei polmoni ed entra nel flusso sanguigno. L’esposizione può causare tosse, irritazione di occhi e gola, mal di testa, respiro sibilante e affanno, aggravando asma e altre patologie croniche. Gli incendi hanno anche un impatto psicologico, contribuendo a stress, ansia e traumi durante e dopo l’emergenza. I soggetti più esposti I neonati e i bambini piccoli, con polmoni ancora in via di sviluppo, e le persone anziane sono naturalmente tra i più vulnerabili, insieme alle donne in gravidanza, alle persone con disabilità e a chi vive in abitazioni difficili da proteggere dal fumo. Anche soccorritori e lavoratori all’aperto affrontano rischi maggiori a causa dell’esposizione prolungata. Come ridurre l’esposizione e il ruolo dell’edificio L’OMS invita a monitorare gli avvisi sulla qualità dell’aria e a seguire le indicazioni delle autorità locali anche quando l’incendio è lontano. “Se si sente odore di fumo, questo è presente nell’aria che respiriamo e occorre proteggersi riducendo l’esposizione, soprattutto se si appartiene a un gruppo a rischio“, spiega Dorota Jarosinska del Centro europeo dell’OMS per l’ambiente, il cambiamento climatico e la salute. La direzione del fuoco può mutare all’improvviso con il vento, ragione per cui è necessario restare aggiornati. In presenza di fumo intenso l’indicazione è rimanere in casa con porte e finestre chiuse, salvo diverse disposizioni di evacuazione. Alcune misure utili per difendersi: tenere chiusi serramenti e schermature, verificando la tenuta all’aria dell’involucro; impostare gli impianti di ventilazione e climatizzazione in modalità ricircolo, evitando l’immissione diretta di aria esterna; mantenere efficienti i sistemi di filtrazione; ridurre le fonti interne di inquinamento, come fumo di sigaretta, stufe a gas o a legna e fritture; indossare una mascherina ben aderente (FFP2 o N95) se è indispensabile uscire. Chi soffre di patologie cardiache o respiratorie, le donne in gravidanza e chiunque avverta difficoltà respiratorie dovrebbe rivolgersi tempestivamente a un medico. La prevenzione come investimento L’entità dei roghi di questa estate riporta al centro dell’attenzione il tema della prevenzione. Secondo il report del WWF Italia “È stata la mano dell’uomo. Cambiare strategia per prevenire gli incendi estremi“, pubblicato in questi giorni, nel nostro Paese sono già circa 70.000 gli ettari percorsi dal fuoco, con un aumento del 133% rispetto alla media degli ultimi vent’anni; quasi un terzo dei roghi ha interessato aree protette. In Europa il bilancio è più pesante: circa 435.000 ettari bruciati, con Spagna (219.000 ettari) e Francia (91.000 ettari) in prima linea, decine di vittime e oltre 300.000 persone temporaneamente allontanate dalle proprie abitazioni. Il WWF osserva che l’intervento in emergenza resta necessario, ma con fronti di fiamma estesi per chilometri e roghi sempre più intensi e simultanei non è più sufficiente. L’associazione chiede un cambio di paradigma nelle politiche pubbliche, con la prevenzione come principale voce di investimento: gestione forestale sostenibile, pianificazione territoriale, tutela degli ecosistemi, monitoraggio del territorio, coinvolgimento delle comunità locali e piena operatività dei Piani Antincendio Boschivo. “La vera sfida è impedire che gli incendi diventino incontrollabili, intervenendo prima che si sviluppino“, afferma Edoardo Nevola, responsabile Foreste del WWF Italia. Gli incendi possono coincidere con le ondate di calore, fenomeni distinti ma capaci di amplificarsi a vicenda. Per l’OMS proteggere le comunità richiede più della sola azione antincendio: servono sistemi di allerta precoce, informazione sanitaria tempestiva, accesso alle cure e spazi con aria pulita e climatizzati per le persone più fragili. L’Organizzazione sta collaborando con i Paesi della Regione europea per rafforzare la preparazione a incendi e ondate di calore, mentre le stagioni degli incendi diventano più lunghe, frequenti e severe. Consiglia questa notizia ai tuoi amici Commenta questa notizia
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