Il paesaggio come sistema vivente: a Bergamo il Landscape Festival

Collaborare con la natura invece di piegarla alle esigenze del progetto è la prospettiva che sta ridefinendo il ruolo del paesaggio, considerato sempre meno uno sfondo da plasmare e sempre più un sistema vivo con cui instaurare una relazione. Arketipos ha portato questo tema al centro della XVI edizione di Landscape Festival – I Maestri del Paesaggio, organizzata con il Comune di Bergamo e dedicata al “Nuovo Rinascimento”, per mettere in dialogo natura, cultura e comunità.

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Green Square

La manifestazione si è svolta dal 4 al 20 settembre con un programma di incontri, seminari, masterclass e installazioni che ha richiamato progettisti, paesaggisti, studiosi e professionisti di diversa provenienza. L’edizione 2026 ha chiuso con una partecipazione cresciuta del 20% e con un aumento del 30% del pubblico straniero. L’International Seminar è stato l’appuntamento con la presenza estera più alta: circa nove partecipanti su dieci arrivavano da altri Paesi.

Il riferimento al Rinascimento non va letto come uno sguardo nostalgico, ma come un approccio operativo. Secondo Vittorio Rodeschini, presidente di Arketipos, in quella stagione storica arte, scienza, tecnica e pensiero concorsero insieme a dare forma a un nuovo modello di società. Oggi il progetto del paesaggio richiede lo stesso sforzo di integrazione, cioè la capacità di «mettere in relazione competenze, discipline, persone».

Il tema segna anche un’evoluzione rispetto al “New Urban Ecosystem” dell’edizione 2025, che si era concentrato su servizi ecosistemici, biodiversità, resilienza climatica e valore ecologico del verde. Quest’anno la riflessione ha incluso la componente culturale: oltre a rispondere ai cambiamenti ambientali, il paesaggio esprime il legame tra un territorio e chi lo abita.

Antico Lavatoio

Progettare processi, non oggetti finiti

I progettisti internazionali intervenuti a Bergamo hanno descritto il paesaggio come un sistema in continua trasformazione, dove dinamiche naturali e azione umana fanno parte dello stesso processo.

Martí Franch Batllori lo ha definito una «infrastruttura vivente», un luogo di scambio tra ecosistemi e costruzioni culturali. Il compito del progettista, di conseguenza, non è consegnare un’opera conclusa ma saper «coreografare processi» come crescita, erosione, manutenzione e fruizione.

Artur Serra Costa ha affrontato lo stesso tema da un’altra prospettiva, suggerendo interventi misurati che partano dall’osservazione dell’esistente e che sappiano riconoscere anche quando è meglio astenersi, lasciando ai luoghi la possibilità di evolvere da soli.

Charlie Harpur ha illustrato il caso di Knepp Castle Estate, dove il rewilding ha trasformato il modo di rapportarsi ai processi naturali: al posto di una gestione basata sul controllo, il lavoro si fonda su osservazione, tutela della biodiversità e collaborazione.

Jo Wakelin ha invece presentato ventuno anni di sperimentazioni condotte in Nuova Zelanda in un clima arido e freddo, senza ricorrere all’irrigazione. Una ricerca che rimette in discussione l’idea stessa di bellezza, associandola alla capacità delle specie vegetali di crescere rigogliose nelle condizioni del proprio habitat.

Ecologia e cultura, un unico progetto

Dal confronto è emerso come la dimensione ambientale non possa essere separata da quella culturale. Ceylan Belek Ombregt e Ryan Carter, di Martha Schwartz Partners, hanno sottolineato che, in presenza di condizioni ambientali instabili, il paesaggio deve accompagnare anche un «adattamento culturale». I dati e gli indicatori servono a misurare l’efficacia di un intervento, ma per coinvolgere le persone occorrono immaginazione ed esperienze multisensoriali, tanto che il paesaggio si configura come un «metabolismo culturale».

Per Emanuele Bortolotti la questione tocca anzitutto il rapporto tra essere umano e natura, che nel paesaggio può trovare una forma nuova, in cui il verde concorre al benessere ambientale e psicofisico. Su questa base si fonda la sua idea di «paesaggio diffuso», con una presenza naturale che si estende sull’intero territorio, negli spazi residuali delle città come nelle aree di maggiore ampiezza.

Macarena Calvo Tagle ha messo in relazione paesaggio, identità dei luoghi e bellezza, evidenziando il contributo degli ecosistemi alla salute, alle attività ricreative e alla qualità estetica. Chloe e Michael Humphreys, di The Landscape Studio, hanno insistito sull’importanza di ascoltare i luoghi, osservandone e comprendendone le caratteristiche per lavorare con esse senza sovrapporre un’immagine già definita.

La trasformazione nel tempo è stata anche il tema del Madoo Conservancy di New York, raccontato da Alejandro Saralegui e Kendell Cronstrom secondo un principio preciso: far evolvere il paesaggio anziché cristallizzarlo. Luciano Giubbilei, con il progetto The Field a Maiorca, ha mostrato invece un’evoluzione costruita attraverso il dialogo tra discipline, memoria, spazio, luce ed emozione.

Le esperienze presentate convergono su un punto comune: ecologia, cultura, bellezza, scienza e vita quotidiana vanno tenute insieme, superando l’idea di un paesaggio statico e di un progetto slegato dai processi naturali. Rodeschini individua proprio nel dialogo uno dei presupposti della progettazione contemporanea, alla quale partecipano con competenze diverse paesaggisti, botanici, agronomi, architetti, amministratori, università, imprese, giardinieri e cittadini.

International Meeting Aula Magna Sant'Agostino

Piazza Vecchia e il Rifugio Urbano: il verde nello spazio pubblico

Le riflessioni del festival si sono tradotte in interventi concreti nel centro cittadino. Dopo quindici anni, la “Green Square” di Piazza Vecchia ha assunto una nuova impostazione con “Così è, se vi appare”, progetto firmato da Cristina Mazzucchelli insieme a Niccolò Nencini, Marco Pragliola, Esprit Architettura e Pietro Cabrini.

L’installazione utilizza elementi vegetali e superfici specchianti per collegare il patrimonio monumentale con le attività commerciali e i dehors, con attenzione alla biodiversità e alla qualità dello spazio urbano. Pedrali, partner del progetto da dodici anni, ha fornito gli arredi dei dehors anche per questa nuova fase.

La scelta è stata quella di ridimensionare l’installazione per restituire centralità alla piazza. Rodeschini la riassume così: «Fare un passo indietro perché Piazza Vecchia potesse fare un passo avanti».

Segue la stessa logica Urban Haven # Rifugio Urbano, allestito all’Antico Lavatoio di via Mario Lupo dall’architetta Katuscia Ratto, sempre con il supporto di Pedrali. Il progetto combina luce, ombre, vegetazione e arredi per ricavare uno spazio pensato per la sosta e l’incontro.

Alta formazione e accordo con l’Università di Bergamo

Accanto agli interventi urbani, la XVI edizione ha proposto un ricco percorso formativo. Il 16 settembre la Garden Masterclass è stata affidata a James Hitchmough, professore emerito di Horticultural Ecology all’Università di Sheffield, che ha approfondito la progettazione e la gestione di sistemi vegetali in ambienti urbani critici, segnati da terreni poveri, scarsità d’acqua e risorse ridotte.

Il 17 settembre il Seminario internazionale ha esaminato il rapporto tra paesaggista e giardiniere a partire dai casi di The Field a Maiorca e Knepp Castle Estate. Lo stesso giorno si è tenuto il convegno AIAPP “La formazione e la professione del paesaggista”, dedicato a percorsi formativi ed esercizio della professione in Italia e in Europa, che ha rafforzato la collaborazione tra Arketipos e l’Associazione Italiana di Architettura del Paesaggio.

Il 18 e 19 settembre l’International Meeting of Landscape and Garden ha riunito progettisti attivi in contesti internazionali differenti.

Gli appuntamenti formativi si sono svolti nelle sedi dell’Università degli studi di Bergamo, con la quale Arketipos ha firmato un accordo quadro triennale. L’intesa punta a una collaborazione continuativa su progettazione culturale, formazione e ricerca sul paesaggio.

Per Rodeschini il valore della manifestazione va oltre le installazioni e il confronto internazionale che ogni anno porta in Italia i principali protagonisti della progettazione del paesaggio: risiede soprattutto nelle relazioni che si creano e che possono proseguire attraverso ricerca, formazione, progetti e collaborazioni. In questo sta, secondo il presidente di Arketipos, la direzione del “Nuovo Rinascimento”: «mettere in relazione competenze e discipline diverse per continuare a leggere e progettare il paesaggio come bene comune, sistema vivente e costruzione culturale».

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