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Il Presidente del Consiglio Matteo Renzi, in occasione della firma a New York presso la sede dell’ONU, dell’accordo sul clima stabilito alla Cop21 di Parigi lo scorso dicembre, ha ribadito l’attenzione del Governo a produrre più energia da fonti pulite, a voler investire di più su idrico ed eolico, grazie allo sviluppo della tecnologia che migliori performance e produttività delle pale, a sostenere l’efficienza energetica a partire dalle case popolari, a investire in mobilità elettrica. Sul fotovoltaico l’impegno è quello di creare e investire in tecnologia per migliorare la produttività delle strutture solari che già ci sono. Nel corso della Conferenza stampa Renzi ha dichiarato l’intenzione di voler portare al 50% la quota di energia da fonti rinnovabili entro la fine della legislatura, non con gli incentivi ma con un quadro regolatorio chiaro. Greenpeace, pur apprezzando l’impegno del Governo a discutere sulle prospettive di decarbonizzazione per il nostro paese, ha scritto una lettere al Premier per chiedere che alle tante parole seguano ora fatti concreti e azioni volte al sostegno di efficienza energetica ed energie rinnovabili. In particolare si chiede cosa il Governo intenda fare per raggiungere l’obiettivo del 50% di rinnovabili entro fine legislatura, rendendo l’Italia sempre più indipendente dai combustibili fossili. Si tratta di un progetto realizzabile come si può leggere dai dati del Rapporto Energy Revolution Italy realizzato nel 2013 da Althesys per Greenpeace, che ha esaminato i benefici tangibili dello sviluppo delle fonti rinnovabili per l’economia e l’occupazione. Basti pensare che nel 2013 le ricaduteeconomiche per l’Italia sono state pari a oltre 6 miliardi di euro, gli occupati totali nelsettore erano oltre 63 mila (di cui circa 50 mila legati all’occupazione diretta). Dai dati emersidal rapporto risulta chiaro che una politica basata sulla “rivoluzione energetica” in Italiafarebbe crescere i posti di lavoro complessivi a 100 mila unità nel 2030.Invece, ricorda Greenpeace che i provvedimenti decisi negli ultimi anni sono andati esattamente nella direzione opposta ed hanno ostacolato lo sviluppo del settore e causato difficoltà per i lavoratori. Tutto il mondo sta muovendosi in questa direzione, in una transizione verso le fonti rinnovabili, che deve essere sostenuta e accelerata anche nel nostro paese. Nel 2015, infatti, secondo l’Agenzia Internazionale per l’Energia, il 90% della nuova generazione di energia è venuta dalle rinnovabili, mentre i consumi di carbone, tra i paesi principali consumatori come la Cina, stanno diminuendo.Le emissioni di CO2 a livello mondiale sono rimaste costanti per il secondo anno consecutivo. Anche Legambiente appare soddisfatta delle dichiarazioni di Renzi che impegnano il Governo a portare al 50% le rinnovabili entro fine legislatura, ma chiede che ci sia ora il coraggio di realizzare provvedimenti mirati che confermino che il Governo sostenga una politica energetica low carbon ed efficiente.Legambiente, attraverso le dichiarazioni del Presidente Rossella Muroni commenta che l’obiettivo del 50% di produzione di energia da fonti rinnovabili non sia difficile da raggiungere e rilancia al Governo le sue tre proposte per incentivare le rinnovabili nel Paese e superare quelle barriere che oggi impediscono il pieno sviluppo delle energie pulite: intervenire con provvedimenti mirati sul biometano e sull’autoproduzione da fonti rinnovabili, e approvare il decreto di incentivo per le rinnovabili non fotovoltaiche. “Dal fotovoltaico, settore in cui il nostro Paese è leader (in testa alla lista della quota elettrica coperta dall’energia solare, con una percentuale dell’8%, secondo gli ultimi dati dell’Agenzia Internazionale dell’Energia) ma che è stato affossato dalle politiche del governo. Alla produzione di biometano, che ha un potenziale di produzione nazionale di 8 miliardi di metri cubi, ossia 4 volte tanto quello del metano estratto dalle piattaforme oggetto del referendum del 17 aprile, ma che non può essere immesso in rete per assenza di normativa”. Ricordiamo che alla firma dell’accordo di Parigi a New York, dovrebbe ora seguire la ratifica dell’accordo che impegnerà i Governi dei paesi coinvolti a mantenere di contenere il surriscaldamento del pianeta ben al di sotto dei 2 gradi e di mettere in atto tutti gli sforzi possibili per non superare 1.5 gradi, in modo da ridurre gli impatti dei cambiamenti climatici già in corso sulle comunità vulnerabili dei paesi poveri. Il ministro dell’Ambiente Gian Luca Galletti in occasione dell’appuntamento a Ney York per la firma dell’accordo di Parigi ha sottolineato che ora ogni Paese si deve impegnare con azioni all’interno del suo territorio, tenendo presente che gli Stati più poveri sono quelli che soffrono di più gli effetti dei cambiamenti climatici e per questo ci vuole una grande cooperazione. “E’ questa la forza dell’accordo: la consapevolezza che la sfida ai cambiamenti climatici o si vince tutti insieme o non si può vincere”. Consiglia questa notizia ai tuoi amici Commenta questa notizia
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