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La prima città galleggiante potrebbe diventare presto realtà: energeticamente autosufficiente, 100% rinnovabile e rispettosa dell’ambiente marino. Sorgerà a circa un km dalla riva all’interno di una meravigliosa laguna protetta della Polinesia Francese. Quello che potrebbe sembrare il set di un film di fantascienza, potrebbe diventare presto realtà. Ad inizio anno è stato siglato un memorandum d’intesa tra l’Istituto americano Seasteading e il governo francese per sancire la nascita della prima città galleggiante. Secondo gli esperti dell’istituto americano, le floating city sarebbero un’ottima soluzione per la salvaguardia degli oceani. Aumento della temperatura, sbiancamento dei coralli, perdita degli habitat naturali sono i problemi più grandi che i nostri mari stanno affrontando. Occorre una soluzione. E occorre trovarla presto. Joe Quirk, presidente del Seasteading Institute, in una sua recente intervista ha dichiarato: “Pensiamo alle città come una piaga della terra e pericolose per l’inquinamento gli oceani. Le città galleggianti sono diverse, potrebbero rigenerare l’ambiente acquatico. Ad esempio, un aumento delle temperature oceaniche causa gran parte dello sbiancamento dei coralli. Se riuscissimo ad abbassare un po’ la temperatura, potremmo dare modo ai corali di rigenerarsi. Le piattaforme su cui si basano le città galleggianti, potrebbero creare l’ombra necessaria a questo scopo. Mentre il sole si muove, si ottiene abbastanza luce sul fondo dell’oceano per innescare la fotosintesi, ma si abbassa il calore quel tanto che basta per avere un effetto riparatore sui coralli”. Città galleggianti, da fantascienza a realtà L’istituto americano specializzato in floating city ha indetto un concorso architettonico per dare forma alla prima città sul mare. L’idea è quella di dar luogo ad un’architettura che coniughi tecnologia, sensibilità nautica e rispetto per la cultura polinesiana. Le immagini render lasciano poco spazio all’interpretazione: viste dall’alto le città galleggianti sembrano isole naturali, tetti verdi e materiali di provenienza locale. Gli edifici saranno progettati per connettersi alla natura e abbracciare i magnifici panorami di Tahiti. Il 2020 è l’anno in cui è prevista la nascita del primo villaggio galleggiante, circa 15 isole da 25m2 ciascuna. Ogni isola sarà 100% rinnovabile e autosufficiente energeticamente: largo dunque a pannelli solari galleggianti e turbine eoliche ad asse verticale. Secondo gli ingegneri i pannelli fotovoltaici potrebbero garantire il 20% in più di energia perché il contatto con l’acqua migliorerà il raffreddamento e l’efficienza. “L’architettura polinesiana riguarda principalmente il tetto – afferma Simon Nummy, vincitore del concorso di architettura indetto per l’occasione – e abbiamo cercato di reinterpretarlo in un modo contemporaneo e sensibile, raccoglie l’acque piovana e massimizza in modo discreto le opportunità per il fotovoltaico e le turbine eoliche”. Altro obiettivo sensibile per una floating city è il riciclo delle acque reflue che per nessuna ragione al mondo devono finire in mare. Il cibo necessario a soddisfare le richieste degli abitanti potrebbe essere coltivato in sistemi di allevamento basati sull’agricoltura marina. Costi e opportunità future Secondo Quirk la prima città galleggiante potrebbe essere paragonata al primo Mac, ingombrante e costoso, ma con il passare del tempo il prezzo si ridurrà drasticamente. L’idea è quella di raddoppiare il numero di isole galleggianti in circa tre anni e triplicarle a distanza di sei anni. “Nel mondo tante nazioni costiere soffrono degli effetti derivanti dall’aumento del livello del mare – dichiara Quirk. Le floating city potrebbero essere un modo realistico per adattarsi a questo problema”. Un progetto innovativo, futuristico e sostenibile, in grado di sposare gli aspetti principali della cultura polinesiana e il rispetto per gli oceani. Non vediamo l’ora di vedere la prima città galleggiante prendere forma. Consiglia questa notizia ai tuoi amici Commenta questa notizia
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