Bonus edilizi, è caos sulla cessione del credito: le ultime della Cassazione su Eco e Sismabonus 85%

Dopo il polverone causato dalle recenti sentenze contro diverse Banche, tra cui Intesa e Poste italiane, “scoppia la bolla” della cessione del credito, stavolta per utilizzo fraudolento dell’ecosismabonus 85%. Ecco cosa ha detto la Corte di cassazione.

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Bonus edilizi, è caos sulla cessione del credito: le ultime della Cassazione su Eco e Sismabonus 85%

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La cessione del credito relativa ai bonus per le ristrutturazioni edilizie è finita sotto la lente di ingrandimento dopo le sentenze shock della Corte di cassazione delle ultime settimane che hanno colpito diversi Istituti bancari.

Stiamo parlando di Poste italiane, Intesa San Paolo, Banco Desio e della Brianza, Illimity Bank e altre ancora, che ad oggi hanno detto “stop” alle cessioni.

Le sentenze in questione riguardano le cessioni del Superbonus 110% ma la “bolla è scoppiata” anche in merito ad altre agevolazioni fiscali. Lo dimostrerebbe un’ulteriore sentenza della Cassazione depositata l’8 novembre 2022 sulla cessione del credito per il binomio eco-sismabonus all’85%.

Vediamo insieme cosa ha stabilito la sentenza e cosa cambia per coloro che hanno chiesto la maxi detrazione e la cessione del credito.

Cessione del credito ecosismabonus: cosa cambia dopo la sentenza n 42012 della Corte di cassazione

La decisione in esame, come anticipato, non entra nel merito del Superbonus, riguarda invece l’agevolazione prevista all’art. 14, commi 2-quater e 2-quater.1 del Decreto Legge n. 63/2013: l’ecosismabonus.

Cessione del credito ecosismabonus: cosa cambia dopo la sentenza n 42012 della Corte di cassazione

Questa agevolazione combinata permette al contribuente di detrarre l’80% o l’85% della spesa sostenuta per il passaggio di una o due classi di rischio sismico inferiore. Per questa agevolazione fiscale la legge consente di recuperare gran parte della spesa sostenuta fino al tetto massimo di 136.000 euro moltiplicato per il per il numero delle unità immobiliari di ciascun edificio.

Nel caso di specie che ha portato alla decisione della Corte, la difesa sosteneva che si potesse procedere alle opzioni alternative anche senza aver avviato i lavori.

Altro punto cardine il fattore temporale: per la difesa la norma non prevede scadenze perentorie per il termine degli interventi di ristrutturazione/adeguamento.

Al contrario la Corte conferma il principio della connessione necessaria tra interventi edilizi e richiesta dei bonus fiscali, respingendo in toto la tesi dell’assenza di un vincolo temporale per eseguire gli interventi.

Queste argomentazioni sono state, ad una ad una, smentite dai giudici della Cassazione che hanno evidenziato un uso in frode alla legge delle detrazioni statali legate all’ecosismabonus.

Nel dettaglio la Corte ha ritenuto che siano stati ceduti a terzi crediti d’imposta inesistenti con due obiettivi distinti:

  • da una parte creare liquidità monetaria illecita con il meccanismo di cessione a società o persone fisiche intermediarie e poi a Istituti bancari/intermediari finanziari;
  • dall’altra l’elusione fiscale per mezzo della compensazione non dovuta.

Inevitabile, quindi, il verdetto negativo per la difesa.

Le società coinvolte sono “fantasma”

Quanto appena esposto è aggravato dalla creazione di due vere e proprie “società fantasma”, una costituita nel 2019 e una nel 2020, con un elevato ammontare di fatture anomale, fonte dei crediti d’imposta di cui risultano beneficiarie.

Le società indagate sono tra loro riconducibili – è evidenziato nella sentenza – poiché sono esattamente sovrapponibili essendo il 50% del capitale pari a 100.000 euro e di proprietà dei due indagati al 50% delle quote ciascuno, con forza lavoro decisamente inferiore rispetto al fatturato dichiarato.

Titoli abilitativi assenti e mancata realizzazione dei lavori

A conferma della tesi dei giudici della Cassazione ci sarebbe poi l’assenza o il colpevole ritardo dell’inoltro dei titoli abilitativi da parte delle due società. Vi sarebbe poi una palese sproporzione tra le pratiche edilizie dichiarate (244) e i cantieri avviati (58).

In conclusione

Con la sentenza n. 42012 depositata l’8 novembre 2022 viene ribadito un principio generale che circoscrive la validità del meccanismo di cessione del credito. Per portare una spesa in detrazione nel Modello 730 si possono incrociare i pagamenti per lavori che saranno eseguiti in futuro, tuttavia i benefici fiscali si perdono se gli interventi non vengono conclusi come indicato nei titoli edilizi.

SAL e cessione del credito, cosa cambia dopo la sentenza della Cassazione

La decisione in esame ha un valore che va ben oltre il caso specifico in quanto può essere presa come punto di riferimento per tutti i bonus edilizi in vigore e per quelli confermati nel biennio 2023/2024. Stiamo parlando del limite del SAL (lo Stato di Avanzamento dei Lavori) prescritto nel caso del Superbonus 110%.

Bonus edilizi, SAL e cessione del credito, cosa cambia dopo la sentenza della Cassazione

La Cassazione ha ribadito che tale criterio – seppur in percentuale diversa dal Superbonus, cioè al 30% – è da ritenersi valido anche per ecobonus, sisma bonus e altri bonus edilizi, quindi la cessione del credito non è valida se l’intervento edilizio non è ancora stato eseguito.

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