Energia rinnovabile in comunità, al centro della prima CER agricola della Liguria

È stata inaugurata la prima comunità energetica rinnovabile agricola della Liguria. Promossa da CIA Liguria, punta a favorire la produzione e l’autoconsumo di energia rinnovabile in comunità, coinvolgendo agricoltori, cittadini, istituzioni territoriali e piccole imprese locali e valorizzando le serre esistenti con l’installazione di impianti fotovoltaici.

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Energia rinnovabile in comunità, al centro della prima CER agricola della Liguria

Favorire la produzione e l’autoconsumo di energia rinnovabile in comunità è l’obiettivo per cui è nata “Energetica Taggia, la nostra comunità energetica rinnovabile”. Si tratta della prima comunità energetica rinnovabile agricola della Liguria ed è un’iniziativa promossa da Cia Liguria. Un elemento distintivo del progetto è che non sottrae terreno all’agricoltura, ma sfrutta strutture già esistenti come le serre per installare impianti fotovoltaici. Una scelta che contribuisce anche a contrastare l’abbandono di molte strutture agricole, incentivandone il recupero e la valorizzazione.

L’obiettivo è condividere i benefici ambientali, economici e sociali della comunità energetica e, allo stesso tempo, offrire un contributo concreto alla transizione energetica. Come afferma Massimiliano Pirrello, direttore regionale di Cia Liguria, le CER «possono contribuire tantissimo, perché rappresentano un cambio di mentalità necessario». E aggiunge che “Energetica Taggia” non costituisce un caso isolato: «stiamo lavorando ad altri progetti in modo da coprire più parti del territorio».

Energia rinnovabile in comunità: il ruolo delle aziende agricole

Il progetto vede il comparto agricolo in prima linea, con le aziende protagoniste sia come consumatrici sia come produttrici di energia rinnovabile grazie all’installazione di impianti fotovoltaici sui tetti di magazzini e serre.

L’iniziativa nasce dalla collaborazione di un gruppo eterogeneo di soci fondatori, composto da cittadini del territorio e da importanti realtà imprenditoriali locali. Tra queste figura Zunino Cactus, azienda specializzata nella produzione di cactus e piante succulente, con circa quattro milioni di piante prodotte ogni anno, già dotata di un impianto fotovoltaico da 3.000 kWp installato sulle proprie serre.

Promotori sono Cia Agricoltori Liguria e Cia Agricoltori Imperia, che hanno fornito il supporto tecnico e organizzativo necessario per aggregare aziende e cittadini. Accanto a loro opera ESCo Agroenergetica, società di servizi energetici costituita da Cia e specializzata nel settore agricolo e agroindustriale, che ha seguito gli aspetti burocratici e ha messo a disposizione le competenze necessarie per il monitoraggio e la ripartizione dei consumi.

La gestione operativa della comunità energetica sarà affidata a “Energetica Taggia”, che curerà i rapporti con il GSE, l’accesso agli incentivi previsti dalla normativa e la distribuzione dei benefici economici tra i soci.

Benefici per soci e comunità

L’obiettivo, racconta la stessa Confederazione italiana agricoltori Liguria

“è quello di creare un modello di produzione e condivisione dell’energia capace di generare benefici ambientali, economici e sociali per i soci e per l’intera comunità locale. La diffusione di impianti alimentati da fonti rinnovabili consentirà infatti di ridurre i costi energetici per gli aderenti e di contribuire concretamente al contrasto della povertà energetica”.

Un altro elemento qualificante del progetto, sottolinea Pirrello, «è il fatto che non viene sottratto terreno all’agricoltura, ma anzi vengono utilizzate strutture già esistenti». Il modello della CER, basato sulla produzione da fotovoltaico e sull’autoconsumo condiviso di energia rinnovabile, restituisce valore a strutture come le serre che, «altrimenti in molti casi rischiano l’abbandono: molte strutture sono a rischio». Questo approccio «potrebbe essere un incentivo per recuperare tutta una parte di territorio che rischia».

Difficoltà e prospettive

Il direttore regionale non nasconde le difficoltà affrontate nella fase di avvio del progetto, a partire dall’allacciamento della comunità energetica alla rete elettrica. «Abbiamo avuto grossi ritardi, dovuti alla lentezza burocratica estrema. Si stimano tanto le energie rinnovabili, ma poi quando si vogliono sviluppare, nel momento in cui occorre attaccare effettivamente la spina alla corrente, lì si devono attendere molti mesi per la documentazione».

Le difficoltà, tuttavia, non hanno rallentato la volontà di promuovere nuove comunità energetiche. L’obiettivo è consolidare l’esperienza di “Energetica Taggia” e replicarla in altre aree della Liguria. «Stiamo lavorando ad altri progetti in modo da coprire più parti del territorio».

La prospettiva resta quella di favorire una produzione energetica sempre più pulita e indipendente, contribuendo alla transizione energetica. «Oggi non possiamo solo consumare energia, ma dobbiamo anche trovare il modo di produrla. Il cambiamento climatico è una realtà e i combustibili fossili ne sono una causa. Per questo l’energia pulita è assolutamente necessaria», conclude Pirrello.

I numeri del progetto nazionale

L’iniziativa di Taggia si inserisce nella strategia nazionale portata avanti da Cia Agricoltori che ha recentemente presentato il progetto nazionale “Rinnovabile è Agricoltura”, basato su una strategia integrata che intende combinare i vantaggi dell’agrivoltaico e delle CER, al coinvolgimento dei territori e del tessuto sociale, nei benefici generati.

L’esempio, illustrato nell’ambito del progetto Cia, mostra la sostenibilità economica dell’intero modello: si stima che, con un investimento complessivo di circa 120mila euro, un impianto agrivoltaico da 183 kWp può garantire all’agricoltore una nuova fonte di reddito pari a circa duemila euro al mese.

Il beneficio economico deriva: dal risparmio dovuto all’autoconsumo dell’energia elettrica aziendale, intorno ai 6mila euro l’anno; dalla vendita dell’energia prodotta, per 19 mila euro l’anno; e dalla condivisione di circa 100mila kWh l’anno all’interno della comunità energetica rinnovabile, per un valore di circa 5mila euro annui.

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