L’impatto della pandemia sullo sviluppo delle città intelligenti

La pandemia ha messo in luce i limiti delle città di oggi, ma anche le loro potenzialità, favorendo anche un’accelerazione della trasformazione digitale già in atto.

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L’impatto della pandemia sullo sviluppo delle città intelligenti

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La pandemia e i limiti delle nostre città

La pandemia di Covid-19 ha improvvisamente cambiato la vita di tutti. Senza addentrarsi nei risvolti sanitari, sociali ed economici di questa emergenza sanitaria, ci limiteremo ad una riflessione sull’impatto che la pandemia ha avuto sulle nostre città e su quello che potrebbe avere sullo sviluppo delle città intelligenti.

A causa dell’emergenza sanitaria milioni di persone hanno modificato le proprie abitudini e hanno iniziato a muoversi, comunicare, lavorare e vivere in un modo completamente diverso. Con il lockdown, infatti, si è passato la maggior parte (o la totalità) del proprio tempo in ambiente domestico.

la pandemia e la crescita dello smart working

Questo ha significato, soprattutto, un aumento esponenziale delle “attività digitali”, con il trasferimento della vita sociale e lavorativa in un mondo completamente virtuale. È diventato indispensabile condividere informazioni e comunicare in tempi molto rapidi, gestendo una quantità di dati sempre maggiori.

Inoltre, tutte le nostre città sono nate e cresciute in funzione della presenza e degli spostamenti fisici delle persone, con infrastrutture per i trasporti, spazi pubblici e sistemi di servizi, oggi messi in discussione. Significa ripensare gli spazi per la socialità, le connessioni tra i luoghi e i servizi al cittadino. Il dialogo da e verso le amministrazioni pubbliche è stato spesso complicato, molti servizi sono stati rallentati o in parte sospesi, non è sempre stato possibile recuperare beni di necessità e, in generale, c’è stata molta confusione.

Con il tempo, però, sono anche emerse nuove soluzioni, strumenti alternativi e idee finalizzate a soddisfare le esigenze delle persone in un momento così critico. Per questo si crede anche che, nei prossimi anni, ci sarà una forte spinta allo sviluppo delle città intelligenti, sempre più digitali e connesse.

Come cambiano le città ai tempi del covid

In conclusione, possiamo dire che la pandemia ha introdotto una forte consapevolezza sui limiti e sulle problematiche degli ambienti urbani di oggi, ma anche sulle caratteristiche che le smart cityu dovranno riuscire a possedere in un breve futuro. Le tematiche sono molte, dall’inquinamento e dalla sostenibilità, fino alla digitalizzazione di processi e servizi.

Pandemia e inquinamento: cosa è successo negli ultimi mesi

Nel corso di questo particolare anno, si è parlato molto anche di inquinamento atmosferico e delle conseguenze del fermo delle città, anche le più grandi. Nei mesi di chiusura nella scorsa primavera, infatti, la qualità dell’aria è migliorata e si è assistito ad un graduale “riappropriamento” della natura di spazi e luoghi.

Chiaramente non è pensabile che uno stop delle attività di due mesi possa essere sufficiente a risanare problematiche ormai innescate da decenni, ma sicuramente può richiamare l’attenzione sull’importanza di far crescere le nostre città in un direzione sempre più sostenibile.

Pandemia e inquinamento: cosa è successo negli ultimi mesi nelle città

Questo significa che le città del futuro dovranno puntare su efficienza energetica, sia in ambito industriale, che civile; mobilità sostenibile; fonti energetiche rinnovabili e gestione dei rifiuti secondo i principi dell’economia circolare.

In questa direzione vanno le recenti approvazioni di piani come il Green Deal Europeo o il Piano Nazionale Integrato per l’Energia e il Clima 2030, uno strumento che serve per cambiare la politica energetica e ambientale del nostro Paese e che pone importanti obiettivi energetici e climatici. Si punta, infatti, alla diminuzione delle emissioni di gas serra del 40% rispetto al 1990, all’aumento del 32% dell’energia rinnovabile e al miglioramento dell’efficienza energetica del 32,5% rispetto ad ora. Gli obiettivi sono ambiziosi e per questo è importante favorire progetti e misure che favoriscano il loro raggiungimento.

Efficienza energetica degli edifici, energia rinnovabile e mobilità sostenibile

Per raggiungere gli obiettivi posti e innalzare la qualità della vita delle nostre città, è importante predisporre fin da subito piani e misure adeguati. Gli esempi non mancano. L’introduzione del Superbonus 110% punta alla riqualificazione energetica del patrimonio edilizio in Italia, che ancora oggi rappresenta una delle principali cause di emissioni di CO2. In futuro gli edifici civili e i distretti industriali dovranno essere in grado di autoprodurre l’energia di cui hanno bisogno, favorendo un mix energetico basato sulle fonti rinnovabili.

Efficienza energetica degli edifici, energia rinnovabile e mobilità sostenibile nel post covid

Cambierà, quindi, anche la rete energetica nazionale, sempre più diffusa e predisposta a scambiare energia in modo innovativo. Si parla, infatti, di Smart Grid e di Prosumer, ovvero di una rete “aperta” e flessibile in cui i consumatori sono anche produttori, proprio grazie agli impianti di produzione di energia rinnovabile.

Per quanto riguarda la mobilità sostenibile, invece, si sta vivendo un momento particolarmente delicato, in quanto la pandemia ha comportato anche un graduale abbandono dei mezzi pubblici. In ogni caso, torneremo in futuro ad usare il trasporto pubblico e per questo assume particolare rilievo la tendenza di molte città a porre obiettivi ravvicinati (la maggior parte sul 2030, tra cui anche Milano) per la totale elettrificazione del sistema pubblico di trasporto.

Mobilità sostenibile nelle città post covid

Durante la pandemia, inoltre, si è assistito ad una forte spinta della mobilità dolce, con tantissimi spostamenti fatti in bici, e al settore dell’elettrico. Proprio la mobilità elettrica, infatti, ha segnato in Italia una crescita dei veicoli immatricolati superiore al 100% sull’anno precedente, in controtendenza con il mercato dell’automotive, che ha accusato la crisi dovuta all’emergenza sanitaria.

Il ruolo delle infrastrutture digitali

Una seconda protagonista di molti dibattiti dell’ultimo anno è stata la trasformazione digitale, un elemento chiave anche per lo sviluppo delle Smart City. In pochi mesi, infatti, si è stati costretti a fare parecchi e veloci passi avanti.

Probabilmente, se le città fossero state più Smart, sarebbe stato più semplice gestire la crisi. Quando si parla di Smartness, ovvero di intelligenza, si intende un insieme di soluzioni tecnologiche (ma non solo) che favoriscono la connessione e lo sviluppo digitale della città e dei suoi sistemi, grazie a tecnologie come l’Internet od Things, l’Intelligenza Artificiale, l’automazione e i Big Data.

Trasformazione digitale centri urbani

Tutto ciò, permette una miglior gestione degli spazi urbani, delle informazioni, facilita la raccolta e l’analisi dei dati, l’erogazione dei servizi ai cittadini e garantisce a priori una certa continuità delle attività e una buona preparazione a gestire eventuali crisi. Una città interamente connessa, infatti, offrirebbe diversi vantaggi in situazioni straordinarie. La raccolta di dati dal territorio e dai cittadini, innanzitutto, permetterebbe un’analisi completa di emergenze e crisi, valutandone gravità, rischi, impatti ed evoluzione, per poi pianificare azioni di risposta. Per rendere efficace un sistema di questo tipo è fondamentale che sia garantito un accesso uniforme alla tecnologia e alle infrastrutture, per un monitoraggio completo e costante del territorio.

Per assicurare il funzionamento di una città intelligente, però, è fondamentale che si sviluppino in modo adeguato le infrastrutture necessarie a questa “iper-connessione” dei centri urbani e di ogni loro parte. Oltretutto, la pandemia ha messo in luce diverse problematiche relative all’accesso al digitale, che hanno causato forti divari nella popolazione.

Anche la Governance dovrà essere più Smart

Un ultimo elemento su cui si è posta particolare attenzione è quello della Governance e della prontezza della struttura pubblica alla trasformazione digitale, accelerata dal Covid-19. La totale limitazione alle attività in presenza ha causato, nei mesi di lockdown, moltissime problematiche nell’erogazione dei servizi ai cittadini. La burocrazia, le infrastrutture inadeguate e la scarsa formazione degli operatori, infatti, hanno impedito una governance del territorio agile e soddisfacente, che sarebbe stata possibile solo grazie ad un corretto e completo ricorso alle sole risorse digitali. In futuro, saranno sicuramente implementati progetti e investimenti finalizzati a fornire sia gli strumenti, che le competenze adeguate al mondo pubblico. Inoltre, l’utilizzo massiccio degli strumenti digitali, permetterebbe anche di coinvolgere tutti i cittadini in modo più intenso e diretto, favorendo nuovi modelli di governance.

In conclusione, si può dire che alcuni ambiti tipici della Smart City saranno sicuramente protagonisti di importanti investimenti futuri e dell’interesse di molti. La speranza, chiaramente, rimane quella di poter vivere in città incentrate sull’uomo e sui suoi bisogni, ovvero in grado di offrire servizi efficienti, un’elevata qualità della vita, un accesso sempre più democratico alle risorse a disposizione, di combattere l’inquinamento e di rispondere prontamente alle crisi (che purtroppo non mancheranno anche in futuro).

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