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Cosa c’è da sapere sulle serre solari bioclimatiche

Cosa sono, quali caratteristiche devono avere, che benefici offrono le serre solari bioclimatiche, comprese le opportunità garantite dalle detrazioni fiscali

A cura di: Andrea Ballocchi

Serra solare bioclimatica: caratteristiche e vantaggi

Img by www.tavantiproject.it

 

Soddisfare le esigenze di riscaldare la casa in modo naturale facendo risparmio energetico è possibile. Una possibilità è offerta dalla serra solare bioclimatica, soluzione architettonica interessante in tema di efficienza energetica. Per comprendere cosa sia, quali caratteristiche abbia e che benefici offra la bioserra a chi la realizza abbiamo chiesto un parere a due esperti in materia: Carlo Alberto Campiotti, research manager ENEA, e Francesco Papa, ingegnere ed esperto A.IM.A. (Amministratori Immobiliari Associati).

 

Cos’è la serra bioclimatica

Si tratta di uno spazio chiuso, «separato dall’esterno mediante pareti vetrate, che accresce il contributo all’edificio della radiazione solare trasformata in energia termica e immagazzinata all’interno della serra. La copertura può essere vetrata o opaca secondo la latitudine e le esigenze termiche», spiega Francesco Papa. La serra va considerata un volume tecnico, in quanto l’involucro del volume riscaldato è delimitato dalla parete divisoria.

 

Le tipologie di serre solari bioclimatiche

Le serre solari bioclimatiche sono di tre tipi: a posizione incassata, semi-incassata e addossata.

L’importante è progettare il suo orientamento in modo da massimizzare i benefici del sole. «La serra deve essere orientata verso Sud, con una tolleranza di più o meno 30/40 gradi – risponde Papa – Sono assolutamente da evitare gli orientamenti Est ed Ovest che provocherebbero surriscaldamenti difficili da controllare ed eliminare. Una esposizione a Nord non pone,  ovviamente, problemi di surriscaldamento, ma riceve nei mesi invernali radiazioni solari in quantità molto modesta».


Idealmente, la serra bioclimatica va integrata sempre sulla facciata sud-est o sud-ovest, col lato sud di riferimento.

 

Inoltre va ventilata. Per evitare il surriscaldamento nelle stagioni intermedie e soprattutto d’estate, va eliminata l’aria calda che si forma all’interno della serra e sostituita con aria esterna.

 

Di conseguenza, la struttura della serra va pensata quanto più possibile apribile, consentendo un’accentuata variabilità di assetto: da molto chiuso in inverno a molto aperto in estate. «Sempre per ragioni di comfort la serra deve essere munita di schermature mobili (tende, veneziane, pannelli, vegetazione) per la protezione delle superfici trasparenti dai raggi solari nei periodi caldi – illustra l’esperto dell’Associazione – Affinché siano efficaci, è opportuno che siano collocate all’esterno delle superfici trasparenti e che siano di colore chiaro».

 

Perché conviene realizzarla

La serra solare, sia che venga utilizzata come ambiente frequentato o collettore energetico, è un ottimo sistema di utilizzazione del calore. È da considerare un sistema solare passivo. La serra bioclimatica combina le caratteristiche del guadagno diretto con quelle del muro ad accumulo. «Infatti, essendo direttamente riscaldata dai raggi del sole, funziona come un sistema a guadagno diretto, in cui l’ambiente adiacente a essa riceve il calore dal muro termo accumulatore – afferma Papa – La radiazione solare viene, cioè, assorbita dal muro di fondo della serra, convertita in calore, e una parte di esso viene poi trasferito all’edificio».

 

In pratica, le serre bioclimatiche sfruttano l’effetto serra, impiegando il calore solare accumulato da pareti, pavimento e soffitto dell’ambiente e di una massa ad alta inerzia termica. Combinano le caratteristiche del guadagno diretto con quelle del muro ad accumulo.

 

Costi e prezzi

La serra solare bioclimatica comporta una spesa che è possibile contenere se l’opera viene eseguita dallo stesso residente: «è fondamentale far predisporre un progetto tecnico che calcoli le condizioni possibili per la realizzazione. Una volta ottenute le specifiche necessarie per il manufatto, è possibile rivolgersi a uno specialista per farsi preparare le parti da installare, evitando così spese di manodopera. La serra bioclimatica non fa riferimento a una tecnologia legata non a specifici materiali, ma sul concetto di risparmio energetico ottenuto evitando l’uso di fonti fossili e facendo leva solo sullo sfruttamento del sole, mantenendo determinate condizioni di temperatura, umidità e luce». Volendo stimare costi e prezzi, spiega sempre Campiotti, si può andare dai 100 euro ai 400 euro al metro quadro, a seconda dei materiali impiegati. 

 

Normativa nazionale e regionale di riferimento

Per quanto riguarda le serre bioclimatiche e la normativa di riferimento, il quadro è complesso: «non c’è una normativa che le riunisce tutte; il quadro varia da regione a regione», afferma Carlo Alberto Campiotti dell’ENEA. «I riferimenti a livello nazionale sono esclusivamente quelli riportati dalla normativa UNI EN 15316:2018 che stabilisce tutti i calcoli da eseguire sulla prestazione energetica degli edifici rispetto all’energia richiesta, ai consumi e all’efficienza energetica per accedere al sistema degli incentivi».

 

A proposito di incentivi collegati alla possibilità di realizzare serre solari bioclimatiche, è opportuno fare alcune considerazioni. Spiega lo stesso research manager Enea, facendo riferimento alla Legge di bilancio 2018, se la serra è valutata come spazio non abitabile, ma impiegata per uso tecnico di impianti vari (volume tecnico) per la riqualificazione energetica dell'immobile finalizzata a favorire il risparmio energetico ci sono gli estremi per accedere alle detrazioni al 65% (ecobonus), teoricamente sia nei periodi freddi che in quelli caldi. Se invece la serra biodinamica è considerata ambiente esterno (realizzata su superficie aperta, esterna all'immobile, un balcone) per contribuire al risparmio di energia termica, teoricamente nei periodi freddi, è possibile accedere al 50% di detrazione.

 

L’interpretazione delle norme Ecobonus dipende molto dal progetto realizzato di un tecnico abilitato e da normative regionali. Per il 2019 ancora non ci sono certezze.

 

Criteri per il riconoscimento della funzione bioclimatica delle serre e delle logge

Il primo passo necessario è il progetto, firmato da un tecnico, che dimostri un risparmio energetico nella stagione invernale di almeno il 10% del fabbisogno di energia. Inoltre la serra non può occupare più del 15% della superficie dell’edificio. La serra deve comprendere aperture e coperture tali da evitare il surriscaldamento estivo, permettendo adeguata ventilazione.

 

Anche la tipologia di serra bioclimatica pensata è un ulteriore criterio: se è a contatto diretto con l’ambiente interno, addossata all’edificio o a una parete cieca i criteri cambiano.

 

In termini di classificazione, una serra aggiunta può appartenere al tipo a guadagno diretto, indiretto o isolato. Il primo caso si rende possibile quando la parete di separazione con lo spazio è trasparente; il secondo si ha quando la parete non è isolata e svolge quindi la stessa funzione di una parete ad accumulo, o di un particolare muro solare chiamato Muro di Trombe, se esistono aperture che consentono la circolazione. L’opzione a guadagno isolato si ha se la parete è isolata.

 

Autorizzazioni, permessi e pratiche amministrative per la realizzazione

Anche nel caso delle autorizzazioni necessarie per realizzare una serra bioclimatica la normativa è molto variabile. Le normative regionali sono differenti e a volte il Comune apporta modifiche. 

 

Si veda il caso della Regione Lombardia e del Comune di Milano. La prima, con la Deliberazione X/1216 specifica che le serre bioclimatiche rientrano nella casistica dei “volumi tecnici”, non computabili ai fini volumetrici, se vengono rispettati determinati criteri relativi, tra l’altro, alla superficie netta in pianta e siano in grado di ridurre di almeno il 10% il fabbisogno di energia primaria per la climatizzazione invernale o il riscaldamento.

 

Il regolamento edilizio del Comune milanese ha previsto per le serre una determinata profondità (non superiore a un metro e mezzo) e che siano apribili per almeno un terzo dello sviluppo dell’involucro ed essere dotate di elementi in grado di ridurre di almeno il 70% l’irradiazione solare massima durante il periodo estivo.

 

Altro esempio di “personalizzazione” è quello del Comune di Roma rispetto a quanto disposto dalla Regione Lazio. In questo caso l’ente comunale ha definito i requisiti necessari per la realizzazione dei sistemi bioclimatici passivi (serre solari captanti) attraverso la Delibera del Consiglio Comunale DCC 7/2011 del 14/02/2011, introducendo nuove condizioni per l’ottenimento del relativo titolo abilitativo alla costruzione della serra solare.  I vincoli aggiunti sono più restrittivi di quelli previsti dall’articolo 12 della Legge Regionale 6/2008, che permetteva serre solari con vincolo di destinazione e dimensioni non superiori al 30% della superficie utile dell’unità abitativa realizzata. «La DCC 7/2011 specifica che i sistemi bioclimatici passivi, come le serre captanti non sono computati nel calcolo dei volumi e delle superfici utili lorde (S.U.L.) ammissibili (sono locali tecnici che non modificano ne la volumetria ne i millesimi), ma obbliga al rispetto di determinate condizioni, come la dimostrazione, attraverso calcoli energetici che il progettista dovrà allegare al progetto, la loro funzione di riduzione del fabbisogno di energia primaria per la climatizzazione invernale di una quantità pari ad almeno il 10%, attraverso lo sfruttamento passivo e/o attivo dell’energia solare. Inoltre le dimensioni in pianta non devono essere superiori al 15% della superficie utile dell’unità immobiliare connessa o dell’unità edilizia oggetto dell’intervento».

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