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L’Italia punta sulle Comunità Energetiche Rinnovabili per accelerare gli obiettivi di decarbonizzazione entro il 2030 e il 2050. Produrre, condividere e autoconsumare energia pulita è oggi una possibilità concreta per Comuni, enti territoriali e cittadini grazie a una normativa che favorisce modelli di partecipazione aperta e democratica. Proprio per accompagnare le Pubbliche Amministrazioni in questo percorso, l’Ispettorato Generale per la Contabilità e la Finanza Pubblica della Ragioneria Generale dello Stato ha elaborato un dettagliato vademecum. Il documento approfondisce in particolare come costituire una CER Pubblica attraverso modelli di Partenariato Pubblico Privato, applicando le regole del nuovo Codice dei Contratti Pubblici e le linee guida Eurostat, con un’attenzione specifica alla corretta allocazione dei rischi, agli aspetti contabili e agli incentivi disponibili. Comprendere come si articola questo modello può fare la differenza per quei Comuni che vogliono diventare protagonisti attivi della transizione energetica locale. Le CER Pubbliche: un modello aperto, democratico e sostenibile Una Comunità Energetica Rinnovabile nasce come soggetto giuridico autonomo, con uno statuto che definisce regole di governance partecipativa, finalità mutualistiche e benefici ambientali ed economici per i membri e per il territorio. La normativa prevede che tutti i consumatori, comprese famiglie vulnerabili e imprese di piccole e medie dimensioni, possano aderire in modo aperto e volontario, a condizione di rispettare alcune regole di stabilità necessarie per garantire investimenti sicuri e continuità nel tempo. L’energia prodotta da fonti rinnovabili viene condivisa tra i membri della comunità, dando priorità all’autoconsumo istantaneo e consentendo la vendita di eventuali eccedenze. I Comuni possono giocare un ruolo determinante come promotori delle CER, mettendo a disposizione superfici pubbliche, impianti esistenti o nuove infrastrutture, ma anche come garanti di un corretto equilibrio tra finalità sociali e sostenibilità economica. Le linee guida ribadiscono che la CER non può perseguire finalità lucrative, ma può generare valore condiviso attraverso incentivi, contributi e risparmi in bolletta per le famiglie. Diventa quindi essenziale scegliere la forma giuridica più adatta, come una cooperativa a mutualità prevalente o un’impresa sociale, per favorire l’ingresso di cittadini, associazioni e PMI in un percorso di economia circolare dell’energia. Partenariato Pubblico Privato: come funziona e quali opportunità offre Il cuore del modello proposto dalla Ragioneria Generale dello Stato è la possibilità di avviare CER Pubbliche attraverso contratti di concessione in regime di Partenariato Pubblico Privato. Questa forma contrattuale permette di coniugare le risorse e le competenze del settore privato con il ruolo di indirizzo e garanzia dell’Amministrazione Pubblica. Un Comune può mettere a disposizione superfici o asset pubblici come scuole, palestre, edifici comunali, affidandone la gestione a un operatore privato scelto tramite gara competitiva. Quest’ultimo realizza e mantiene gli impianti, assume i rischi di costruzione, disponibilità e domanda, mentre la CER beneficia dell’energia prodotta per condividerla con i propri membri. Le linee guida pongono grande attenzione all’allocazione dei rischi secondo le regole Eurostat, perché una corretta ripartizione può determinare la classificazione contabile dell’operazione come on o off balance per l’ente pubblico. Non meno importante è l’accesso agli incentivi previsti a livello nazionale: la Tariffa Incentivante Premio (TIP) per l’energia condivisa, i contributi GSE e i finanziamenti in conto capitale del PNRR per i Comuni sotto i 50.000 abitanti rappresentano risorse strategiche per sostenere economicamente le iniziative locali. Organizzare la CER con un piano economico-finanziario chiaro, una matrice dei rischi ben definita e uno statuto coerente con la normativa è la chiave per rendere l’operazione sostenibile e replicabile. I Comuni che scelgono di avviare una CER Pubblica in PPP hanno così a disposizione un modello virtuoso che trasforma la transizione energetica in un’opportunità concreta di sviluppo sostenibile per la comunità. Consiglia questa notizia ai tuoi amici Commenta questa notizia
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