Pompe di calore e sistemi ibridi: quale soluzione scegliere nelle ristrutturazioni

Norme, incentivi, costi energetici e caratteristiche dell’edificio orientano la scelta tra pompe di calore e sistemi ibridi. Dimensionamento e progettazione sono decisivi per efficienza e convenienza.

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Pompe di calore e sistemi ibridi: quale soluzione scegliere nelle ristrutturazioni
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Pompe di calore e sistemi ibridi sono destinati ad assumere un ruolo sempre più importante nella riqualificazione del patrimonio edilizio esistente. Il recepimento della Direttiva RED III e il nuovo Decreto Requisiti Minimi introducono infatti quote obbligatorie di copertura dei consumi mediante fonti rinnovabili, differenziate in funzione della tipologia di intervento. In questo scenario, diventa fondamentale individuare la soluzione impiantistica più adatta alle caratteristiche dell’edificio, alle esigenze dell’utenza e agli obiettivi di efficienza energetica per il raggiungimento dei quali la sola caldaia a condensazione non basta più.

Pompe di calore e sistemi ibridi: come orientare la scelta

Tra gli elementi da valutare rientra innanzitutto il Conto Termico 3.0, che incentiva entrambe le tecnologie. Il meccanismo sostiene infatti la sostituzione degli impianti di climatizzazione esistenti con pompe di calore elettriche o a gas, sistemi ibridi oppure impianti bivalenti.

Pompe di calore e sistemi ibridi: come orientare la scelta

La scelta dipende quindi soprattutto dalle caratteristiche dell’edificio, dalle disponibilità economiche, dagli spazi per l’installazione e dalle valutazioni progettuali.

In termini generali, la pompa di calore rappresenta la soluzione più versatile, grazie alla possibilità di garantire sia il riscaldamento sia il raffrescamento. Tuttavia, esistono contesti nei quali il sistema ibrido (pompa di calore bivalente o “add on”) può rappresentare un’opzione particolarmente efficace.

«Se dobbiamo intervenire su un edificio nella fascia climatica F (zone montane), un sistema ibrido è in molti casi la prima opzione da considerare» afferma Marco Dall’Ombra, esperto indipendente, attivo nell’ambito di associazioni industriali e nel confronto pubblico sui temi dell’energia.

Un’applicazione particolarmente interessante, se si analizzano le diverse tipologie di edificio a prescindere dalla loro collocazione territoriale, è quella dei condomini:

«Affiancare alla caldaia esistente (purché con meno di 5 anni di vita) una pompa di calore o sostituirla con una pompa di calore bivalente (pompa di calore elettrica e caldaia a condensazione a gas), consente sempre di rispettare la quota minima energia termica rinnovabile richiesta».

Il dimensionamento dell’impianto

Esistono diversi livelli d’intervento, per ciascuno dei quali le norme indicano la quota minima da raggiungere. La soluzione ibrida lascia al progettista la più ampia libertà di scelta che «definirà la potenza della pompa di calore sulla base del suo funzionamento continuo, condizione che ne esalta l’efficienza e contiene la potenza elettrica richiesta. Se gli spazi disponibili lo consentiranno, ne aumenterà la potenza così da ridurre i periodi di accensione della caldaia a gas».

L’approccio descritto consente, soprattutto negli edifici oggetto di riqualificazione energetica, di dimensionare la pompa di calore per coprire il fabbisogno ordinario durante tutto l’arco della giornata, lasciando alla caldaia il solo compito di soddisfare i picchi di carico.

Il risultato è un impianto più equilibrato: si riducono l’investimento iniziale, la potenza elettrica da impegnare e gli spazi necessari per l’installazione della pompa di calore.

Il ruolo del progettista e il valore del Reeg

Un progettista impiantistico, è un professionista completo che analizza l’intervento sia dal punto di vista energetico che economico. Una maggiore efficienza energetica produce risparmio economico a condizione che esista una precisa relazione tra efficienza della pompa di calore (SCOP), prezzo dell’energia elettrica e del gas.

« Il progettista dovrebbe sensibilizzare l’amministratore di condominio affinché si sinceri di avere un contratto di fornitura di energia elettrica e gas, tale per cui il rapporto tra i rispettivi prezzi (Reeg)  sia compreso tra 2,0 e 2,5».

Il tema è richiamato anche nell’Electrification Action Plan, che indica, quali valori ottimali del Reeg, 2,5 per gli utenti residenziali e 2 per quelli industriali/commerciali.

Per convertire il costo del gas da €/m3 a €/kWh è sufficiente, con buona approssimazione, dividerlo per dieci. Un prezzo di 1€/m³ corrisponde quindi a circa 10 €cent/kWh. Quindi, per avere un Reeg compreso tra 2,0 e 2,5, l’energia elettrica non dovrà costare più di 20-25 €cent/kWh».

Con un Reeg pari a 2,0 e uno SCOP di 3,4 il risparmio economico, tra una pompa di calore elettrica e una caldaia a gas è pari a circa il 40%. In un sistema ibrido, quanto più sarà l’energia fornita dalla caldaia, tanto minore sarà il risparmio. Ecco perché, perché progettista e amministratore devono sedersi allo stesso tavolo, per offrire il migliore risultato possibile ai loro comuni clienti.

Incentivi e prospettive di mercato

Tutte le soluzioni ibride presenti sul mercato (factory made, pompa di calore bivalente e “add-on”) possono accedere ad almeno uno dei principali schemi di incentivazione attivi, Ecobonus e Conto Termico, al pari di tutte le altre tecnologie incluse. “Completare con successo la transizione energetica ed ambientale che è in corso in Europa, non può prescindere dalla possibilità di utilizzare una pluralità di tecnologie e prodotti.” afferma Dall’Ombra. “Scegliere quale applicare, in quale contesto, con quale obiettivo è l’atteggiamento da perseguire”.

Abbiamo visto come Reeg e SCOP, combinati tra loro, siano in grado di “produrre risparmio” ma oggi non sono ancora in grado di produrne a sufficienza, nell’arco della vita utile dell’apparecchiatura, per ripagare l’investimento iniziale. Per questa ragione, servono ancora degli incentivi che sostengano la diffusione di queste tecnologie più efficienti ma più costose di quelle interamente basate sulle fonti fossili.

Il Conto Termico «è certamente l’incentivo più moderno e completo che abbiamo a disposizione, con una struttura allineata ai regolamenti europei, va a remunerare le tecnologie in funzione dell’efficienza in termini di energia primaria. Riceve di più quella che ne fa risparmiare di più», afferma Dall’Ombra.

L’Ecobonus è meno selettivo però rappresenta la continuità nel tempo, tanto che c’è chi pensa che “esista da sempre”. La sua efficacia è messa in pericolo dalla decisione governativa di ridurre il valore dell’incentivo dal 50% attuale al 36%, a partire dal 1 gennaio 2027. «Sarebbe un grave errore perché, mai come in questo momento di continue tensioni energetiche, sostenere la riduzione dei consumi di energia e l’impiego di fonti rinnovabili negli edifici è la cosa giusta da fare».

Gli obiettivi europei e le prospettive future

L’Electrification Action Plan punta ad accelerare la diffusione delle pompe di calore, portando le installazioni annuali a livello europeo, da 2,4 milioni nel 2025 a 4 milioni entro il 2030. Parallelamente, mira a raddoppiare la quota di elettrificazione dei consumi, dal 23% al 46% al 2040. Obiettivi che potrebbero imprimere un’ulteriore accelerazione alla diffusione delle pompe di calore e dei sistemi ibridi, anche se molto dipenderà dalle politiche nazionali.

«Nel documento della Commissione Europea, la due parole più citate sono “Paesi membri”. Questo significa che la responsabilità delle scelte operative è dei singoli Stati. Di recente il Governo italiano si è battuto con successo per ottenere maggiore flessibilità di spesa in ambito energetico. Auspico che le risorse disponibili siano indirizzate ad aumentare la dotazione pluriennale per gli incentivi.” Per ciò che attiene ai mercati dell’energia “Spero che Governo e Autorità, si aprano ad un confronto con i principali stakeholders, su come promuovere il Reeg nelle offerte dei fornitori di energia del mercato libero», conclude Dall’Ombra.

FAQ Pompe di calore e sistemi ibridi

Cosa si intende per sistemi ibridi?

Un sistema ibrido è un impianto di riscaldamento che combina una pompa di calore con un generatore a combustione (come una caldaia a condensazione a gas o a biomassa).

Il Conto Termico incentiva tre tipologie principali di questi sistemi: factory made, bivalenti, add on.

Per factory made si intendono soluzioni uniche in cui caldaia a condensazione e pompa di calore sono assemblati in fabbrica.

I sistemi bivalenti sono costituiti da una pompa di calore e una caldaia a condensazione (o biomassa) acquistate separatamente e anche di produttori diversi, installate assieme a una centralina che dà priorità alla pompa di calore.

Le Pompe di calore add-on sono configurazioni che prevedono l’aggiunta di una pompa di calore alla caldaia a condensazione esistente, ma installata da meno di 5 anni.

Cosa prescrive il Decreto di recepimento della RED III in merito alle quote obbligatorie di energia rinnovabile per quanto riguarda gli edifici (non pubblici)?

Il D.Lgs. 5/2026, che recepisce la Direttiva (UE) 2023/2413, nota come RED III, stabilisce che, nel caso di nuove costruzioni, demolizioni e ricostruzioni, almeno il 60% dei consumi destinati alla climatizzazione invernale ed estiva e alla produzione di acqua calda sanitaria debba essere coperto mediante fonti rinnovabili.

Per le ristrutturazioni importanti di primo livello, la quota obbligatoria di copertura mediante fonti energetiche rinnovabili è pari al 40%.

Per gli edifici esistenti interessati da interventi di ristrutturazione di minore entità, è invece previsto un obbligo di copertura da fonti rinnovabili pari al 15% dei consumi destinati alla climatizzazione.

Cosa intende proporre l’Electrification Action Plan sulle pompe di calore e sui prezzi dell’energia elettrica e del gas?

Oltre a fissare un obiettivo indicativo di elettrificazione pari al 46% entro il 2040, inteso come quota dell’elettricità sul consumo finale di energia, il Piano d’azione europeo per l’elettrificazione valuta l’introduzione di un meccanismo di mercato dedicato al riscaldamento pulito.

L’obiettivo è incentivare i produttori ad aumentare la quota di mercato delle pompe di calore, orientare produttori e installatori verso soluzioni più sostenibili per il riscaldamento e il raffrescamento, stimolare la concorrenza e ridurre, entro il 2027, il divario nei costi iniziali rispetto alle tecnologie tradizionali.

Il Piano punta inoltre ad aumentare il ritmo di installazione delle pompe di calore, portandolo dai 2,4 milioni di unità del 2025 a circa 4 milioni l’anno entro il 2030.

Tra gli impegni più significativi figura anche il miglioramento del rapporto tra il prezzo dell’elettricità e quello del gas, con l’obiettivo di ridurlo, entro il 2030, a un valore massimo di 2,5 per le famiglie e di 2 per l’industria.

 

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