La strada per la, necessaria, decarbonizzazione dei sistemi di riscaldamento

In Italia il 67% dei consumi sono legati al riscaldamento dei nostri edifici e sono ancora 17,5 milioni le abitazioni riscaldate a gas metano. Eppure le soluzioni alternative esistono. Come si può passare dai combustibili fossili alle fonti rinnovabili? Il nuovo studio realizzato da Elemens per Legambiente e Kyoto Club sulla decarbonizzazione dei sistemi di riscaldamento

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Nel corso di un webinar sono stati presentati i risultati del nuovo studio sulla decarbonizzazione dei sistemi di riscaldamento nel nostro paese, realizzato da Elemens per Legambiente e Kyoto Club.

Per quanto riguarda i consumi di energia nel residenziale, la voce del riscaldamento è responsabile del 67%, pari a 893.196 TJ, il restante è destinato ad acqua calda, sistemi di raffrescamento, illuminazione e apparecchiature elettriche.

Riscaldamento degli edifici e impatto sull’inquinamento

Come sappiamo i sistemi di riscaldamento sono tra i principali responsabili dell’inquinamento delle nostre città, soprattutto per quanto riguarda le emissioni di PM2,5, PM10 e monossido di carbonio, con effetti particolarmente dannosi nelle grandi città e in maniera ancora più significativa in Pianura Padana, a causa della sua conformazione orografica.

I dati di Ispra ci dicono che il riscaldamento di tutti gli edifici è responsabile del 17,7% delle emissioni di CO2 e il settore residenziale ha un ruolo da protagonista, come dimostrato per esempio in Lombardia: nella regione infatti, durante il  primo lockdown, nonostante il blocco di tutte le attività, le emissioni di PM10 sono calate solo del 17% a causa di un aumento di uso degli impianti domestici (dati ARPA).

Nel complesso il settore residenziale nel 2018 è stato responsabile del 64% delle emissioni di PM2,5, del 53% di PM10 e del 60% di CO2.

Per quanto riguarda i combustibili utilizzati, sono 17,5 milioni su 25,5 le abitazioni italiane che usano il metano, seguono le biomasse in 3,6 milioni di abitazioni, il riscaldamento elettrico e il gasolio in 1,3 milioni e il GPL in 1,2 milioni di case.

Nonostante questi dati, sono ancora molti i sussidi riconosciuti agli impianti alimentati dalle fossili (parliamo di 25 miliardi di euro distribuiti alle varie tecnologie nell’ambito del riscaldamento), che invece dovrebbero favorire esclusivamente le energie rinnovabili.

I diversi relatori, coordinati da Edoardo Zanchini vicepresidente di Legambiente  (Tommaso Barbetti di Elemens; Gianni Girotto, Presidente commissione industria del Senato, Rossella Muroni Vicepresidente commissione ambiente della Camera dei Deputati, Pierfrancesco Maran, Assessore all’urbanistica, Comune di Milano, Riccardo Bani, Presidente Arse, Gianni Silvestrini, Direttore scientifico Kyoto Club e Livio De Santoli, Presidente Coordinamento Free), si son trovati concordi nel criticare la scelta di sostenere con il Superbonus 110% anche l’acquisto di caldaie alimentate a gas o l’incentivo che riduce il prezzo del gasolio e GPL in aree non metanizzate, limitando di fatto lo sviluppo delle rinnovabili in queste zone o, ancora, l’aliquota IVA agevolata, pari al 10%, sui consumi gas per il riscaldamento degli edifici civili, applicata ai primi 480 metri cubi di gas consumato.

Le proposte per decarbonizzare il riscaldamento degli edifici

Eppure, ci ricordano Legambiente e Kyoto Club, le soluzioni per aiutare la transizione dai combustibili fossili alle fonti rinnovabili esistono, ma ci sono ancora troppe pressioni economiche e politiche a sostegno delle tecnologie alimentate da gas e gasolio.

Le due associazioni chiedono che le caldaie a gas siano escluse dal Superbonus 110% e che entro il 2025 sia vietata in tutto il Bel Paese l’installazione di nuovi impianti alimentati da fossili, come già fatto in altri paesi e città. L’Olanda ha per esempio annunciato l’uscita completa dal gas entro il 2050 e nel Regno Unito dal 2025 sarà vietato l’uso del gas per il riscaldamento nei nuovi edifici. In Italia c’è l’esempio virtuoso di Milano: il nuovo regolamento approvato dalla Giunta prevede il divieto delle caldaie a gasolio da ottobre 2022, il Comune ha stanziato risorse a fondo perduto per incentivare l’acquisto di impianti alimentati da rinnovabili.

La tecnologia delle pompe di calore è ancora poco sfruttata, i dati ci dicono che non raggiungono l’1% per il riscaldamento degli edifici (il 58% viene dal gas), ma ha un potenziale enorme e i limiti per la loro implementazione nel parco edilizio – ha spiegato il Senatore Gianni Girotto – sono sempre meno: “fino a poco tempo fa lavoravano solo a bassa temperatura, mentre oggi esistono quelle ad alta temperatura che non richiedono la sostituzione dei caloriferi”.

La principale voce di numero di interventi che hanno beneficiato in questi anni dell’ecobonus del 50-65% per i lavori di riqualificazione riguarda l’installazione di caldaie a condensazione (quasi 100 mila), seguita dalle pompe di calore (69 mila). L’augurio delle associazioni è che le pompe di calore possano diventare predominanti. L’installazione di pannelli solari termici è ancora marginale, con circa 5 mila interventi.

Per velocizzare la diffusione di sistemi di riscaldamento a zero emissioni, Legambiente e Kyoto Club propongono di inserire l’obbligo della dismissione e sostituzione degli impianti inquinanti con “soluzioni ad alta efficienza e basso impatto ambientale, come il solare termico, le pompe di calore (soprattutto geotermiche) e le caldaie a biomassa legnosa, introducendo misure di supporto per queste tecnologie”.

Scarica lo Studio Una strategia per la decarbonizzazione dei sistemi di riscaldamento degli edifici in Italia

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