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A cura di: Tommaso Tetro Indice degli argomenti: Il nuovo ministero Tra Europa e voglia di Atlantismo Il governo ‘ambientalista’ Politiche economiche in chiave ‘verde’ Il G20 e la Cop26 Siamo entrati nell’era della transizione ecologica. Il nuovo governo di Mario Draghi, la istituzionalizza. E promette di essere incentrato sull’ambientalismo. Arriva infatti un ministero ad hoc: fatto in sostanza dal ministero dell’Ambiente con dentro le competenze in capo all’energia. A gestire il ‘bazooka verde’, l’ex presidente della Banca centrale europea chiama il fisico Roberto Cingolani; che si ritroverà a disposizione un bel po’ di munizioni, come i 67 miliardi di euro che arriveranno per la transizione ecologica dalle risorse dei Fondi europei del Next Generation EU. Il nuovo ministero Il ministero dell’Ambiente e della Transizione ecologica è qualcosa di reale. Il Comitato che dovrà presiedere proprio Cingolani, ex di Leonardo, sarà trasversale a praticamente tutti i settori politici e economici. Sarà una lente attraverso cui guardare a tutte le azioni future per il Paese. Un po’ Ambiente e un po’ Sviluppo economico, dovrebbe diventare quel ‘mai nato’ ministero dello Sviluppo sostenibile, con un occhio di riguardo all’economia: perché sarà fondamentale cambiare modello, e soprattutto sarà essenziale farlo riuscendo a decarbonizzare il sistema industriale, rendendo libera da emissioni di CO2 la filiera produttiva del nostro Paese. Gli appunti per il futuro Il fisico Cingolani – che ora occupa il piano nobile del ministero – ha lasciato però una traccia delle sue idee, che probabilmente faranno anche da Linee guida entro le quali muoversi. Li ha chiamati ‘appunti’ per il futuro: si va da un nuovo modello per le città all’accelerazione sulle energie rinnovabili, dall’immediata applicazione degli accordi sul clima di Parigi alla lotta all’inquinamento dell’aria. Ma anche la necessità di valutare il costo degli effetti collaterali dell’innovazione e il valore dell’intelligenza globale. Si concentra sul ritmo del progresso che – avverte – non si fermerà: “La vera domanda è se sapremo stare al passo con questi sviluppi: diventa sempre più difficile, per la società, metabolizzare gli shock di un futuro che incalza, mentre la stabilità del nostro ecosistema è compromessa dalle risorse sempre più ingenti richieste dallo sviluppo”. Pensa a analizzare gli effetti del passaggio alle energie rinnovabili tenendo presente “il problema della disuguaglianza energetica, strettamente connesso a quello del riscaldamento globale”. La questione delle città: la loro “crescita pone una serie di sfide che sono di natura ambientale e sociale, e rappresentano allo stesso tempo una causa e una conseguenza degli squilibri del nostro ecosistema”. E non dimentica gli accordi internazionali sul clima: sull’accordo di Parigi “siamo già in ritardo: se non dovessimo rispettare” i suoi “dettami, impiegando decenni prima di ridurre le emissioni, l’espansione termica dei mari e il loro innalzamento potrebbero continuare per millenni”. Ma anche l’inquinamento, o come la chiama lui “l’insostenibile pesantezza dell’aria”. La soluzione è “rivedere il nostro modello di consumi energetici, non solamente per contenere l’aumento delle temperature e i cambiamenti climatici, ma anche per migliorare la qualità dell’aria che respiriamo, allungando la nostra longevità e la sostenibilità del nostro ecosistema”. Tra Europa e voglia di Atlantismo Il governo Draghi nasce sull’europeismo ed estende le sue braccia alla voglia di Atlantismo. Il cuore del discorso è il Green deal, ormai uno stendardo che sventola sulla commissione Ue targata Ursula von der Leyen. E, in questo delicato frangente storico, diventa un pilastro quel 37% dei 209 miliardi di Recovery fund che, dopo aver riscritto il Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr), arriveranno per andare a confluire in misure che necessariamente dovranno avere un’impronta ambientale. Il premier Draghi, in un contesto del genere (che conosce bene) non può che fare la mossa giusta. E infatti un ministero, così come si sta delineando, risponde alla domanda che da tempo viene avanzata dalla società. E’ quello di cui oggi c’è bisogno. Con la guida del Comitato dedicato potrà imprimere un’unica risposta, declinata in modo diverso a seconda delle occasioni, alle emergenze del Pianeta: cambiamenti climatici, ripresa post Covid-19, salvaguardia della biodiversità, lotta alle diseguaglianze, riconversione industriale, migrazioni ambientali, creazioni di nuovi posti di lavoro, formazione dei lavoratori verso occupazioni green, sviluppo di tecnologie, innovazione in continua evoluzione, cooperazione internazionale, recupero del divario digitale, servizi pubblici efficenti e di qualità per innalzare il livello di benessere. Il governo ‘ambientalista’ “Il riscaldamento del Pianeta – dice Draghi nel suo discorso per la fiducia in Parlamento, mettendo in relazione l’ambiente con l’emergenza sanitaria – ha effetti diretti sulle nostre vite e sulla nostra salute, dall’inquinamento, alla fragilità idrogeologica, all’innalzamento del livello dei mari che potrebbe rendere ampie zone di alcune città litoranee non più abitabili. Lo spazio che alcune megalopoli hanno sottratto alla natura potrebbe essere stata una delle cause della trasmissione del virus dagli animali all’uomo”. Ha citato Papa Francesco: “Le tragedie naturali sono la risposta della terra al nostro maltrattamento. E io penso che se chiedessi al Signore che cosa pensa, non credo mi direbbe che è una cosa buona: siamo stati noi a rovinare l’opera del Signore”. Poi continua lungo questo scia: “Proteggere il futuro dell’ambiente, conciliandolo con il progresso e il benessere sociale, richiede un approccio nuovo: digitalizzazione, agricoltura, salute, energia, aerospazio, cloud computing, scuole ed educazione, protezione dei territori , biodiversità, riscaldamento globale ed effetto serra, sono diverse facce di una sfida poliedrica che vede al centro l’ecosistema in cui si svilupperanno tutte le azioni umane”. Politiche economiche in chiave ‘verde’ “Il cambiamento climatico, come la pandemia, penalizza alcuni settori produttivi senza che vi sia un’espansione in altri settori che possa compensare – osserva il premier – dobbiamo quindi essere noi ad assicurare questa espansione e lo dobbiamo fare subito. La risposta della politica economica al cambiamento climatico e alla pandemia dovrà essere una combinazione di politiche strutturali che facilitino l’innovazione, di politiche finanziarie che facilitino l’accesso delle imprese capaci di crescere al capitale e al credito e di politiche monetarie e fiscali espansive che agevolino gli investimenti e creino domanda per le nuove attività sostenibili che sono state create. Vogliamo lasciare un buon pianeta, non solo una buona moneta”. Il G20 e la Cop26 “Dal dicembre scorso e fino alla fine del 2021, l’Italia esercita per la prima volta la Presidenza del G20 – conclude Draghi – il programma, che coinvolgerà l’intera compagine governativa, ruota intorno a tre pilastri: People, Planet, Prosperity. L’Italia avrà la responsabilità di guidare il Gruppo verso l’uscita dalla pandemia, e di rilanciare una crescita verde e sostenibile a beneficio di tutti. Si tratterà di ricostruire e di ricostruire meglio. Insieme al Regno Unito – con cui quest’anno abbiamo le Presidenze parallele del G7 e del G20 – punteremo sulla sostenibilità e la transizione verde nella prospettiva della prossima Conferenza delle Parti sul cambiamento climatico (Cop26), con una particolare attenzione a coinvolgere attivamente le giovani generazioni, attraverso l’evento “Youth4Climate”. Consiglia questa notizia ai tuoi amici Commenta questa notizia
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