Il ruolo crescente del biometano per la competitività, la resilienza e la sicurezza energetica dell’Italia

Solarig

La Giornata Mondiale dell’Ambiente ci invita ogni anno a riflettere sul rapporto tra sviluppo economico, tutela delle risorse naturali e benessere delle comunità. Oggi, tuttavia, questa riflessione assume un significato ancora più ampio.

Le tensioni geopolitiche degli ultimi anni, la volatilità dei mercati energetici e la crescente pressione competitiva a livello globale hanno reso evidente una realtà che spesso abbiamo dato per scontata: la transizione energetica non è soltanto una necessità ambientale. È una leva di competitività industriale, innovazione e sicurezza economica. La sfida europea consiste proprio nel coniugare decarbonizzazione e crescita, trasformando gli obiettivi climatici in un’opportunità di sviluppo per le imprese, le filiere produttive e i territori.

Il ruolo crescente del biometano per la competitività, la resilienza e la sicurezza energetica dell’Italia

In questo contesto, le energie rinnovabili hanno dimostrato di poter svolgere un ruolo decisivo. In Italia, il fotovoltaico si è confermato il principale motore della crescita delle fonti rinnovabili, superando nel 2024 i 6 GW di nuova capacità installata e consolidando un percorso di sviluppo che fino a pochi anni fa sembrava difficilmente raggiungibile. Questo risultato testimonia come la transizione energetica sia già oggi una realtà industriale concreta e come gli investimenti nelle tecnologie pulite possano generare benefici ambientali, economici e occupazionali.

Solarig conosce bene questo percorso. Opera in Italia da oltre quindici anni con un portfolio di circa 2 GW tra fotovoltaico e storage in sviluppo nel Paese. Un’esperienza che ha permesso all’azienda di osservare da vicino l’evoluzione del settore e, soprattutto, di comprendere come le sfide della decarbonizzazione stiano rapidamente cambiando natura.

Dagli elettroni alle molecole

Proprio il successo delle rinnovabili elettriche ci porta oggi a confrontarci con una nuova domanda: come completare la transizione energetica? Se da un lato abbiamo imparato a decarbonizzare una quota crescente della produzione elettrica, dall’altro rimangono ampi segmenti dell’economia che difficilmente potranno essere elettrificati nel breve periodo.

Pensiamo all’industria pesante, alla siderurgia, alla ceramica, alla carta, alla logistica e al trasporto pesante. Settori fondamentali per il tessuto produttivo italiano che continuano a dipendere in misura significativa dal gas naturale e che necessitano di soluzioni immediatamente disponibili per ridurre il proprio impatto ambientale senza compromettere la competitività.

L’Italia, del resto, presenta ancora una delle più elevate dipendenze dal gas fossile tra i grandi Paesi europei. Nonostante la crescita delle energie rinnovabili, il gas naturale continua a rappresentare circa il 44% della generazione elettrica italiana, confermandosi la principale fonte di produzione del Paese, secondo le elaborazioni di Ember sui dati del sistema elettrico nazionale.

Biometano: elemento strategico del mix energetico italiano

Se il fotovoltaico rappresenta una delle risposte più efficaci per la decarbonizzazione degli elettroni, il biometano può svolgere una funzione analoga per le molecole. Si tratta di un gas rinnovabile già disponibile, pienamente compatibile con le infrastrutture esistenti e immediatamente utilizzabile nei consumi energetici attuali, senza richiedere profonde modifiche alle reti o agli impianti industriali.

Ma il suo valore va ben oltre la semplice sostituzione di una fonte fossile.

In questo senso, il biometano non rappresenta soltanto una soluzione energetica. Rappresenta una vera e propria politica industriale territoriale, capace di generare benefici lungo tutta la filiera: dall’agricoltura all’industria, dalla gestione sostenibile dei residui alla produzione di energia, fino alla creazione di occupazione e investimenti nelle aree rurali.

Secondo le stime del settore, il potenziale del biometano potrebbe arrivare a coprire fino al 15% del fabbisogno nazionale di gas, contribuendo in maniera significativa alla riduzione delle importazioni energetiche e al rafforzamento della sicurezza degli approvvigionamenti. Una prospettiva particolarmente rilevante in un Paese che continua a dipendere in misura consistente dalle importazioni di combustibili fossili.

Una priorità per l’autonomia energetica europea

Non sorprende quindi che l’Europa abbia individuato nel biometano una delle leve fondamentali per raggiungere gli obiettivi del piano REPowerEU e accelerare il percorso verso una maggiore indipendenza energetica. La produzione europea continua a crescere e gli investimenti previsti nel settore hanno ormai superato i 28 miliardi di euro entro il 2030, con circa 900 nuovi impianti attesi nei prossimi cinque anni.

Anche l’Italia si sta affermando come uno dei principali mercati europei per lo sviluppo del biometano, grazie alla presenza di una solida base agricola, di infrastrutture già esistenti e di competenze industriali consolidate. Oggi il Paese conta oltre 130 impianti operativi e punta a raggiungere una produzione di 5,7 miliardi di metri cubi annui entro il 2030, una quantità di energia sufficiente a coprire il fabbisogno di oltre quattro milioni di famiglie equivalenti.

La forza del biometano risiede soprattutto nella sua capacità di creare valore lungo l’intera filiera. Attraverso la valorizzazione dei residui agricoli e zootecnici, questa tecnologia consente di trasformare un problema ambientale in una risorsa energetica, favorendo una gestione più efficiente dei reflui, la produzione di fertilizzanti organici e la riduzione delle emissioni diffuse. Al tempo stesso, contribuisce a generare nuove opportunità economiche nelle aree rurali, rafforzando la competitività delle aziende agricole e sostenendo l’occupazione locale.

È questa la visione che guida Biorig, la divisione di Solarig dedicata ai gas rinnovabili. Dopo anni di esperienza nello sviluppo delle energie rinnovabili elettriche, l’azienda crede che sia il momento di contribuire anche alla crescita delle molecole rinnovabili, accompagnando l’evoluzione di un sistema energetico sempre più integrato, resiliente e sostenibile.

Innovazione, investimenti e regole stabili

Perché questo percorso possa accelerare, sarà però necessario continuare a investire in una prospettiva di lungo periodo. Gli operatori sono pronti a fare la propria parte, ma occorrono procedure autorizzative più efficienti, infrastrutture adeguate e un quadro normativo stabile che consenta di trasformare il potenziale esistente in progetti concreti.

La sfida dei prossimi anni non sarà scegliere tra fotovoltaico, eolico, accumuli o biometano. Sarà costruire un sistema energetico capace di valorizzare tutte queste soluzioni in modo complementare, mettendo a fattor comune innovazione tecnologica, competitività industriale e sostenibilità ambientale.

In occasione della Giornata Mondiale dell’Ambiente, la sfida non è più scegliere tra crescita economica e sostenibilità. La vera sfida è costruire un modello di sviluppo capace di generare entrambe.

Per riuscirci, l’Italia dovrà continuare a investire nell’innovazione energetica in tutte le sue forme. Dopo aver accelerato la decarbonizzazione degli elettroni attraverso le rinnovabili elettriche, è arrivato il momento di valorizzare anche le molecole rinnovabili.

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