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Indice degli argomenti: La strada verso le emissioni net 0 Cosa succederà alle emissioni residue? Come sappiamo l‘accordo di Parigi sui cambiamenti climatici, prevede di mantenere la temperatura globale a 1,5°C al di sopra dei livelli dell’era preindustriale (attualmente siamo a 1,1°C). Nonostante l’impegno espresso da molti paesi per ridurre in maniera drastica le proprie emissioni di carbonio, responsabili del cambiamento climatico, senza un intervento massiccio, le temperature continueranno ad aumentare ben oltre 1,5, minacciando la sopravvivenza del pianeta. Il 2010-2019 è stato il decennio più caldo del mondo. Considerando le attuali emissioni di anidride carbonica, si prevede che la temperatura globale aumenterà di 3-5 gradi Celsius entro la fine del secolo. Per evitare una catastrofe il mondo dovrà ridurre la produzione di combustibili fossili di circa il 6% all’anno tra il 2020 e il 2030. I Paesi stanno invece pianificando un aumento medio annuo del 2 per cento. La strada verso le emissioni net 0 La neutralità di carbonio significa che le nuove emissioni saranno bilanciate assorbendone una quantità equivalente dall’atmosfera. Gli sforzi dei paesi per raggiungere emissioni pari a 0 devono essere integrati da misure di adattamento e di resilienza e da finanziamenti per il clima a sostegno dei Paesi in via di sviluppo. Le tecnologie per raggiungere le emissioni 0 esistono e sono sempre più convenienti. L’alimentazione delle economie con energia pulita, sostituendo il carbone inquinante – e le centrali a gas e a petrolio – con fonti di energia rinnovabile, spesso meno costosa dei combustibili fossili, come i parchi eolici o solari, ridurrebbe drasticamente le emissioni di carbonio. Incrementare il trasporto elettrico alimentato da energia rinnovabile aiuterebbe a ridurre drasticamente le emissioni e l’inquinamento atmosferico nelle principali città del mondo. Sono molti i paesi, Italia compresa, in cui sono stati inseriti incentivi per l’acquisto di auto ibride o elettriche. Altre emissioni nocive provengono dall’agricoltura, il bestiame produce infatti livelli significativi di metano e potrebbero essere drasticamente ridotti se mangiassimo meno carne e più cibi di origine vegetale. Molti paesi si stanno impegnano nella giusta direzione: all’inizio del 2021, gli Stati che rappresentano oltre il 65% delle emissioni globali di anidride carbonica e più del 70% dell’economia mondiale, avranno assunto impegni ambiziosi verso la neutralità del carbonio. L’Unione Europea, il Giappone e la Repubblica di Corea, insieme ad altri 110 paesi, hanno fissato un obiettivo carbon neutral al 2050, la Cina al 2060. Perché non si tratti di semplici dichiarazioni politiche, tali impegni devono essere sostenuti da un’azione rapida e ambiziosa, attraverso per esempio dettagliati piani generali nazionali per l’azione per il clima (NDC) che definiscono obiettivi e azioni per ridurre le emissioni entro i prossimi 5-10 anni. Cosa succederà alle emissioni residue? La riduzione delle emissioni è estremamente importante, per arrivare allo zero netto, dobbiamo anche trovare il modo di rimuovere il carbonio dall’atmosfera. Anche in questo caso esistono soluzioni presenti in natura, come le foreste, le mangrovie, il suolo e le alghe marine sottorranee, tutte altamente efficienti nell’assorbire il carbonio. La ripresa post covid-19 rappresenta una vera opportunità per la transizione verso lo zero netto entro il 2050, attraverso per esempio gli investimenti nelle energie rinnovabili, negli edifici intelligenti, nei trasporti verdi e pubblici. Purtroppo non tutti i paesi stanno lavorando abbastanza per limitare le emissioni: i principali emettitori, come i Paesi del G20, che generano l’80% delle emissioni di carbonio, in particolare, devono aumentare significativamente l’attuale livello di ambizione e di azione, diminuendo gli incentivi alle fonti inquinanti. E naturalmente sono necessari sforzi molto più significativi per costruire la resilienza nei Paesi vulnerabili che sopportano gli impatti peggiori del cambiamento climatico. I Paesi sviluppati devono mantenere il proprio impegno a fornire 100 miliardi di dollari all’anno per la mitigazione, l’adattamento e la resilienza nei Paesi in via di sviluppo. Consiglia questa notizia ai tuoi amici Commenta questa notizia
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