Nei paesi del G20 ancora troppi incentivi ai settori inquinanti

Un’azione ambiziosa per il clima è fondamentale per un futuro sostenibile, equo e resiliente dei paesi del G20: l'”ecologizzazione” delle risposte di recupero della pandemia COVID-19 rappresenta un’opportunità unica per i paesi di accelerare la transizioni verso sistemi a basso tenore di carbonio e di raggiungere gli obiettivi dell’accordo di Parigi – ridurre la vulnerabilità, limitare il riscaldamento globale e portare le nostre economie in linea con lo sviluppo sostenibile. Ma nei vari piani di recupero è ancora troppo alto il sostegno ai combustibili fossili

Nei paesi del G20 ancora troppi incentivi ai settori inquinanti

Il Climate Transparency Report è un importante rapporto che ogni anno analizza l’impegno dei paesi del G20 per il clima e la loro transizione verso un’economia netta a zero emissioni.

Il report della rete di 14 organizzazioni e istituti di ricerca su temi energetici e ambientali, si basa su 100 indicatori rispetto all’obiettivo fissato dalla COP21 di Parigi di mantenere l’innalzamento della temperatura a 1,5°C rispetto ai livelli preindustriali. La valutazione dei dati annuali quest’anno è integrata da un’analisi dell’impatto della crisi COVID-19 e degli sforzi dei paesi in materia di clima per una ripresa verde, resiliente e sostenibile.

A causa della crisi economica legata al Covid, il PIL del G20 dovrebbe diminuire di circa il 4% nel 2020, con effetti molto pesanti a livello di povertà, disuguaglianza e disoccupazione, le stime dicono che potrebbe esserci un aumento di 25 milioni di disoccupati, 100 milioni di nuovi poveri e l’insicurezza alimentare potrebbe raddoppia.

Gli impatti della pandemia COVID-19 sono stati amplificati da ulteriori vulnerabilità tra cui l’aumento dei fenomeni metereologici estremi, inondazioni, ondate di calore e incendi, nonché turbolenze politiche ed economiche.

I paesi del G20 stanno rispondendo alla crisi con una serie di pacchetti e misure straordinarie, ma c’è un estremo divario di risorse tra i vari Stati, a favore delle economie più avanzate. Il cambiamento climatico è una delle sfide più importanti del XXI secolo ma, per raggiungere l’obiettivo fissato dall’Accordo di Parigi, le emissioni di CO2 devono diminuire del 45% entro il 2030 e raggiungere lo 0 entro il 2050 e questo richiede un maggiore impegno da parte dei paesi avanzati, che naturalmente sono i maggiori responsabili delle emissioni.

Si prevede che le emissioni di CO2 dei paesi del G20 diminuiranno del 7,5% nel 2020, ma si tratta di un calo temporaneo  legato alla pandemia e non sufficiente a garantire il rispetto dell’Accordo di Parigi. La buona notizia è che molti paesi stanno fissando precisi obiettivi verso le emissioni 0: oltre all’UE e Regno Unito, anche Canada, Cina, Sudafrica, Corea del Sud e Giappone, hanno fissato target di net zero per il 2050, la Cina ha dichiarato il proprio impegno per il 2060.

Eppure il Rapporto evidenzia che la maggior parte dei pacchetti di recupero COVID-19 dei paesi del G20 si muove nella direzione opposta, con il 30% circa degli incentivi destinati a settori altamente inquinanti, a sostegno di industrie ad alta intensità di emissioni e dannose per l’ambiente.

In particolare il Report rileva che 10 paesi stanno incentivando il settore del carbone e 10 quello del gas, nove il petrolifero, 14 paesi hanno salvato le proprie compagnie aeree nazionali senza alcuna condizione, 7 sostengono in maniera incondizionata l’industria automobilistica.

Di contro 17 paesi del G20, (esclusi Messico, Russia, e Arabia Saudita) stanno sostenendo le imprese green, in particolare nei settori delle rinnovabili, accumulo e trasporto a basse emissioni.

Il rapporto ci dice che siamo ancora in tempo per cambiare la rotta e attuare politiche di ripresa post covid all’insegna della sostenibilità climatica, creando nuovi posti di lavoro, sostenendo la crescita economica e aumentando la resilienza.

In particolare i governi del G20 per accelerare la transizione energetica devono indirizzare gli investimenti verso le infrastrutture sostenibili, energie rinnovabili, sistemi di accumulo e industria a zero emissioni di carbonio.

Inoltre devono aumentare gli investimenti in ricerca e sviluppo e a sostegno della formazione nell’energia a zero emissioni di carbonio, nelle tecnologie industriali e nell’agricoltura resiliente al clima.

I segnali positivi per la ripresa green

Le emissioni di CO2 legate all’energia del G20 sono diminuite dello 0,1% nel 2019, dopo l’aumento dell’1,9% nel 2018 e del tasso di crescita medio dell’1,4% tra il 2005 e il 2017. Questo grazie a una serie di fattori: la diminuzione del consumo di carbone del 2%, il calo delle emissioni di CO2 del settore energetico del 2.4%.Le energie rinnovabili sono cresciute al 27% della produzione di energia elettrica rispetto a al 25% del 2018 (nel 2020 ci si attendo una crescita al 28%); le missioni di CO2 legate all’energia nel settore dell’agricoltura sono diminuite dello 0,5%.

Le politiche a sostegno della transizione verso economie a zero emissioni di carbonio:

  • Eliminazione graduale del carbone: Canada, Francia, Germania, Italia e il Regno Unito hanno fissato degli obiettivi per l’eliminazione graduale del carbone. Brasile, UE, e la Cina intendono ridurne il consumo.
  • Limitare gli incentivi per i combustibili fossili: al momento solo Brasile, Francia e Germania hanno fissato restrizioni per il petrolio e il gas.
  • Obiettivi in materia di energie rinnovabili: 16 membri del G20 hanno definito politiche per aumentare la produzione di energia da fonti rinnovabili (le uniche eccezioni sono Australia, Canada, Messico e USA). Negli ultimi cinque anni, le emissioni sono diminuite del 10% e la le energie rinnovabili nella produzione di energia elettrica sono cresciute del 20%.
  • Efficientamento del settore edile: 18 membri del G20 (tranne Argentina e Russia) hanno definito politiche per la realizzazione di edifici a 0 emissioni. Francia, Italia e Germania hanno programmi compatibili con l’obiettivo dell’1,5°C. 13 membri del G20 hanno fissato politiche per la riqualificazione efficiente degli edifici esistenti.
  • I livelli di prezzo del carbonio non sono ancora compatibili con l’aumento della temperatura di 1,5°
  • Rendere più green il settore finanziario.

Tutti i paesi devono prevedere politiche climatiche più ambiziose: i combustibili fossili nel 2019 hanno rappresentato l’81,5% dell’approvvigionamento di energia primaria, l’aumento dei consumi di petrolio (+1%) e di gas (+3%) ha infatti compensato il diminuzione del consumo di carbone. Molti paesi del G20 non hanno fissato obiettivi e politiche efficaci in settori chiave: nel 2019, le emissioni di CO2 del settore dei trasporti sono cresciute dell’1,5%, le emissioni di CO2 del settore edilizio sono cresciute dello 0,9% nel
2019 (in calo rispetto all’aumento del 3,2% del 2018 ma in aumento rispetto al trend di lungo termine del +0,1% tra il 2015-2017). Le emissioni di CO2 del settore industriale sono cresciute dell’1,2%.

Le azioni urgenti verso le emissioni 0

I sussidi per i combustibili fossili dovrebbero essere eliminati gradualmente entro il 2025:  nonostante gli impegni politici assunti, i paesi del G20 hanno fornito 130 miliardi di dollari di sussidi ai combustibili fossili nel 2019, in crescita  rispetto ai 117 miliardi di dollari del 2018.

Investimenti nei trasporti: Solo Canada, Francia, Giappone e Regno Unito hanno fissato obiettivi per l’eliminazione graduale delle auto a combustibile fossile (l’obiettivo del Regno Unito è compatibile con 1,5°C) e nessun paese del G20 ha in atto politiche per sviluppare valide alternative sostenibili al trasposto merci su strada.

La decarbonizzazione dell’industria richiede maggiore efficienza e innovazione. A parte l’Italia, il Giappone, la Germania e l’India, la maggior parte dei paesi del G20 non dispone di politiche di efficienza energetica estese per l’industria. Sei paesi del G20 hanno ora strategie nazionali per l’idrogeno.

Nessun paese del G20 ha obiettivi per il raggiungimento di una deforestazione zero entro il 2020 (1,5°C compatibile). Gli investimenti nelle soluzioni basate sulla natura creano nuove possibilità di lavoro, soprattutto nelle comunità più povere. Le opportunità su cui investire includono il ripristino del paesaggio, la protezione delle foreste, il rimboschimento e la prevenzione degli incendi, nonché pratiche agricole sostenibili.

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