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Indice degli argomenti: Cosa serve alle foreste italiane per una maggiore gestione sostenibile Cosa sono le comunità forestali e quante se ne contano in Italia? Nel nuovo PNRR quale peso e ruolo dovrebbero avere le foreste nella transizione ecologica? Quanto sono importanti le foreste italiane per la transizione ecologica lo svelano alcuni dati: secondo il Rapporto Annuale del PEFC Italia continuano a crescere in Italia i boschi e le foreste gestite in maniera sostenibile. Nonostante la pandemia e la crisi conseguente, nel 2020 si è registrata una superficie certificata di 889.032,60 ettari, con una crescita di ottomila ettari rispetto al 2019. Ma le foreste italiane avrebbero bisogno di essere maggiormente valorizzate. Serve una gestione forestale sostenibile, che coniughi l’attenzione all’ambiente, ma anche all’economia. L’80% del fabbisogno italiano di legno viene soddisfatto da materie prime importate, con un aggravio di 3 miliardi di euro. Gabriele Calliari, presidente di Federforeste «Il paradosso che vive il nostro Paese è che, pur essendo uno dei primi tre importatori al mondo di legname, ha perso in gran parte il suo ruolo di primo lavoratore. Siamo possessori di una miniera che stanno sfruttando gli altri». A dirlo è Gabriele Calliari, presidente di Federforeste. Nata come “Federazione Nazionale dei Consorzi Forestali e delle Collettività Locali”, è sorta giusto 40 anni fa per coordinare, tutelare e valorizzare l’opera delle comunità forestali, ovvero consorzi forestali e Aziende Speciali nella gestione razionale dei beni agro-silvo-pastorali di proprietà dei Comuni e di altri Enti. “La Federazione ha promosso e promuove anche la costituzione di nuovi Consorzi Forestali tra proprietà boschive private e pubbliche, per recuperare alla gestione razionale anche quei boschi privati afflitti dal tipico fenomeno di patologia fondiaria, rappresentato dalla frammentazione, polverizzazione e dispersione della proprietà presente specialmente in montagna”. Gabriele Calliari, non è solo presidente della federazione ma è un imprenditore agricolo, vive però in un’area a vocazione boschiva, nell’alta Val di Non, in Trentino Alto Adige. Quindi sa cosa significa conciliare agricoltura e foresta, quest’ultima però non come un dogma da conservare a prescindere, ma come bene da valorizzare. «Serve ricostruire la consapevolezza della necessità di una sinergia tra bosco e campo agricolo, evitando conflittualità. Questo ci ha spinto a dare delle risposte, in forma di proposta, attraverso la voce di Federforeste, che rispecchia anche il pensiero di Coldiretti dal punto di vista forestale. Nel guidare questa federazione ho cercato e cerco di interpretare i bisogni del mondo forestale, partendo dal punto di vista di chi lo vive. Solo vivendo il bosco lo si riesce a comprendere, percependo natura e istanze di tutela, ma anche di valorizzazione sostenibile». Presidente Calliari, cosa serve alle foreste italiane per una maggiore gestione sostenibile? «Occorre ricostruire una corretta consapevolezza di quello che è il ruolo dei boschi e della montagna, a partire dalle giovani generazioni, che deve certamente passare dal ruolo cruciale della foresta dal punto di vista ecologico. Questa consapevolezza deve comprendere una maggiore valorizzazione della risorsa forestale anche dal punto di vista economico e occupazionale». Calliari ricopre anche la carica di vice presidente del Gruppo di Lavoro Foreste e Sughero del Copa Cogeca: «i miei colleghi dei Paesi del Nord Europa mi raccontano che da loro il prelievo ligneo forestale raggiunge il 65-70% della ripresa del bosco. In Italia, invece, siamo al 25%. Questo accade perché c’è la convinzione che tagliare alberi di un bosco significa predarlo. Non è vero: se il taglio è frutto di una pianificazione attenta e correttamente eseguita, su piante che hanno assolto il proprio ciclo o lo stanno terminando, il bosco diventa una risorsa rinnovabile. Specie se c’è un rinnovo, con piante giovani, che possono contribuire maggiormente alla necessità di ridurre le emissioni climalteranti. C’è bisogno di un cambio di paradigma e di mentalità». Cosa pensa dell’aumento della superficie forestale in Italia? Voglio dare una risposta controcorrente: non è una buona cosa. O meglio, è positivo il fatto che l’Italia possa contare su una superficie verde ampia, ma sarebbe meglio se questa risorsa fosse gestita in modo attento, e non lasciata a uno sviluppo allo stato brado, senza alcuna valorizzazione. Noi esseri umani abbiamo il dovere di custodire le foreste che ci custodiscono – facendo mio un pensiero tipico dell’etica ambientale della Congregazione camaldolese, per la quale l’Ambiente e in specifico la Foresta non è solo da custodire ma da condividere. Federforeste è la federazione delle comunità forestali. Cosa sono e quante se ne contano in Italia? Le comunità forestali sono realtà che fanno capo a terreni in proprietà collettiva. In Italia se ne contano qualche migliaio: il loro numero non è preciso in quanto non sono mai state censite in modo dettagliato. Corrispondono a 2 milioni e 500mila ettari dei quasi 12 milioni di superficie forestale. Sono entità che uniscono idealmente realtà pubbliche e private, ma spesso non sono nemmeno conosciute dagli stessi cittadini che vivono nei territori di competenza. Non solo: in Italia ci sono circa 1,5 milioni di ettari di foreste difficilmente riconducibili a qualche ente o persona. Si tratta di “terra di nessuno”, spesso abbandonata e senza alcuna cura. Queste terre, diffuse in tutta Italia, sarebbe meglio potessero essere affidate a consorzi forestali in grado di valorizzarle. Altrimenti il rischio è che siano lasciate all’incuria o, molto peggio, cadano nelle mani delle mafie, che se ne appropriano indebitamente. Nel nuovo PNRR quale peso e ruolo dovrebbero avere le foreste nella transizione ecologica? Le foreste dovrebbero essere lette in una chiave diversa da quella troppo spesso usata, cercando di cogliere il loro valore ecologico ed economico. Per questo serve ripristinare la filiera del legno, a partire dalla prima lavorazione che per lo più abbiamo perso in Italia, restituendo dignità al legno italiano. Un esempio: dopo la tempesta Vaia (che abbatté 42 milioni di alberi) il miglior legname anziché essere lavorato e recuperato in Italia è stato per lo più svenduto ed esportato all’estero, per la maggior parte in Cina. Le foreste italiane possono contribuire a centrare gli obiettivi di neutralità climatica al 2050 e alla necessità di ridurre ulteriormente le emissioni. Ma vanno salvaguardate, assicurando un ricambio generazionale (piante giovani al posto di piante al termine del ciclo di vita) considerevole, e gestendole in maniera accorta e assicurando un equilibrio tra pascolo, agricoltura e gestione delle risorse forestali. Consiglia questo approfondimento ai tuoi amici Commenta questo approfondimento
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