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Impianto termico o di climatizzazione (invernale/estiva): tipologie, caratteristiche e componenti 28/05/2026
A cura di: Tommaso Tetro I 47,5 miliardi prodotti dall’economia del mare ne hanno attivati altri 89,4. Nel 2019 per ogni euro prodotto dalla blue economy ne venivano immessi nel sistema economico nazionale altri 1,9. La somma è facile: i 47, 5 si sono trasformati in 136,9 miliardi di ricchezza prodotta e iniettata nel circuito dell’economia nazionale. Questo il dato principale che emerge IX Rapporto Nazionale sull’Economia del Mare – promosso da Informare (azienda speciale per l’internalizzazione, la formazione e l’economia del mare), elaborato dal Centro studi Guglielmo Tagliacarne e Unioncamere – presentato al Salone nautico di Genova. L’economia del mare – viene spiegato – con tutte le filiere che la compongono, è cresciuta nel 2019 a un ritmo più sostenuto dell’economia nazionale complessiva presentando un più 12,4%. In un Paese con oltre 8mila chilometri di coste l’importanza del sistema mare è fuori discussione. Per Gaetano Esposito, direttore del Centro studi Guglielmo Tagliacarne, la lettura dei numeri è chiara: a ulteriore conferma della vocazione marittima del nostro Paese, la filiera della blue economy ha un ruolo centrale nello sviluppo economico del Paese; tanto che, per averne un’idea, il suo valore diretto è superiore di una volta e mezzo quello dell’agricoltura. Senza contare che un importante contributo viene dal Mezzogiorno, che produce un terzo dell’intero valore nazionale dell’economia. In base alla classifica delle regioni con la maggiore incidenza del valore aggiunto prodotto dal comparto sull’economia italiana, primeggia la Liguria con l’11,9%; seguono la Sardegna con il 5,6% e la Sicilia con il 5,4%. In generale, i moltiplicatori risultano più elevati al Nord (2,1 Nord Est, 2,3 Nord Ovest), più bassi al Centro (2,9) e al Sud (81,5). Rivolgendo lo sguardo sull’occupazione si svelano, poi, altre importanti realtà. In Italia la blue economy conta 893.553 addetti che rappresentano il 3,5% del totale. Al 2020 le imprese del settore risultano 208.606, cioè il 3,4% del totale nazionale, e di queste, 44.814 sono imprese al femminile, un trend in crescita ormai dal 2014. L’inevitabile frenata del 2020 – causa Covid – sta già per essere scalzata via dai positivi segnali dei primi mesi del 2021, segnali che si dovrebbero sicuramente consolidare se, come auspica il presidente di Confindustria nautica Saverio Cecchi ci sarà “un fronte unito e saldo di tutto il comparto in nome di uno spirito di squadra necessario ad affrontare le difficoltà e le nuove sfide”. E’ infatti questa la direzione decisa, che si ritrova nella convocazione a breve di un tavolo con Assonautica (Associazione nazionale per la nautica da diporto), Assonat (Associazione nazionale approdi e porti turistici) e Assomarinas (Associazione italiana porti turistici). Per il direttore di Assonautica Giovanni Acampora “attualmente l’Italia sta attraversando una fase di recupero straordinaria, superiore agli altri Paesi europei. Secondo le ultime stime dell’Istat, la crescita acquisita per il 2021 è pari al 4,7%, con l’Italia capolista in Europa assieme alla Francia, sebbene ancora sotto il livello pre-Covid come avviene anche nelle principali economie dell’eurozona”. Un primato che non ha ceduto neanche sotto i colpi dell’emergenza sanitaria e ha annunciato che le vendite all’estero hanno già superato il primo semestre del 2019. Circostanza che conferma l’eccellenza del made in Italy e del suo ruolo di assoluto protagonista in ambito di design, creatività e innovazione. Consiglia questa notizia ai tuoi amici Commenta questa notizia
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