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A cura di: Tommaso Tetro Arrivano a oltre 22 miliardi di euro i sussidi inquinanti che, per sovvenzionare determinate attività dannose all’ambiente, pesano sulle casse dello Stato. E, per il ministro dell’Ambiente e della sicurezza energetica Gilberto Pichetto Fratin è giunto il momento di eliminarli. Dalla relazione di aggiornamento del ‘Catalogo dei sussidi ambientalmente dannosi e dei sussidi ambientalmente favorevoli 2022‘ – che è stata trasmessa al Parlamento con tanto di lettera di accompagnamento dello stesso ministro – si evince che il totale dei sussidi sfiora i 52,5 miliardi. “Auspico che le informazioni contenute nel Catalogo – scrive Pichetto al presidente della Camera Lorenzo Fontana – possano contribuire allo sviluppo di politiche ambientali ed economiche sostenibili, in linea con gli obiettivi nazionali della Strategia per lo sviluppo sostenibile, con il Pnrr, il Piano nazionale per l’energia e il clima, il Piano per la transizione ecologica, la riforma fiscale, e il pacchetto ‘Fit for 55’ dell’Ue”. I Sussidi ambientalmente dannosi (Sad) arrivano per la precisione a 22,4 miliardi di euro nel 2021. La stima dei Sussidi ambientalmente favorevoli (Saf) è a 18,6 miliardi nel 2021. I Sussidi di incerta classificazione sono a 11,5 miliardi. In tutto i sussidi identificati, per 52,5 miliardi, sono 168 per il 2021. Di questi i Sad sono 58, di cui 42 alle fonti fossili, 77 i Saf, e 33 gli incerti. In chiave di lotta ai cambiamenti climatici – e quindi in relazione al raggiungimento degli obiettivi fissati dall’Accordo di Parigi – tra i Sad risultano i sussidi che vanno alle fonti fossili, stimati in circa 14,5 miliardi nel 2021 (su 22,4 miliardi). “L’eliminazione progressiva, certa e senza impatti negativi, dei Sussidi ambientalmente dannosi – dice Pichetto citando anche ‘la decarbonizzazione dell’economia’ come ‘momento di opportunità’ tecnologica e occupazionale – è dunque necessaria e urgente non solo per la tutela dell’ambiente e della nostra qualità della vita ma anche per sostenere lo sviluppo di nuove filiere industriali, uscendo da pratiche inquinanti”. In questa quinta edizione – che prevede anche l’inserimento di un’analisi sui sussidi in base ai principi dell’economia circolare e offre un primo riscontro sulle misure introdotte nel periodo dell’emergenza Covid-19 e della guerra in Ucraina – viene aggiornata la distribuzione in cinque categorie: energia, trasporti, agricoltura e pesca, Iva agevolata, altri sussidi. Rispetto al 2020 sono stati eliminati 14 sussidi, di cui 11 favorevoli per un totale di 400 milioni in meno. Il governo di Mario Draghi ha poi cancellato 5 Sad per un totale di 105,9 milioni non stanziati a partire dal 2022. Le cinque sovvenzioni della categoria ‘energia’ del catalogo riguardano la riduzione dell’accisa per i carburanti utilizzati nel trasporto ferroviario di persone e merci, l’esenzione dall’accisa sui prodotti energetici impiegati per la produzione di magnesio da acqua di mare, la riduzione delle accise sui prodotti energetici per le navi che fanno esclusivamente movimentazione all’interno del porto di transhipment, i fondi per ricerca e sviluppo per gli idrocarburi (petrolio e gas), i fondi per ricerca e sviluppo per il carbone. Ma per esempio catalogate come Sad ci sono anche misure per 8,2 miliardi nel settore ‘Iva agevolata’; cosa sulla quale – viene fatto notare – il ministero delle Finanze ritiene che non vadano conteggiate come sussidi. Quali sono i sussidi più dannosi per l’ambiente Tra i sussidi ambientalmente dannosi più pesanti per le finanze pubbliche ci sono la differenza di accisa tra diesel e benzina (3,4 miliardi), l’Iva agevolata per l’acquisto di case nuove (2,6 miliardi), l’Iva agevolata per le case non di lusso (2,3 miliardi)le quote gratuite Ets (2,4 miliardi, in rialzo per l’aumento del prezzo della CO2), l’Iva al 10% per l’elettricità per uso domestico (1,8 miliardi), il credito d’imposta per i beni strumentali nelle aziende del Mezzogiorno (1,7 miliardi), lo sconto sul gasolio per l’autotrasporto (1,4 miliardi), le agevolazioni sulle auto aziendali (1,2 miliardi). Secondo il ministro – che fa presente come dalla prossima analisi si prenderanno in considerazione le proposte per l’eliminazione dei sussidi dannosi e la promozione di quelli favorevoli – “la direzione è segnata” per una “riforma” ad hoc, messa a punto seguendo “i principi di gradualità e compensazione” in modo da “consentire ai settori produttivi di sviluppare nuove soluzioni” ed evitare di perdere terreno sul fronte della competitività. Consiglia questa notizia ai tuoi amici Commenta questa notizia
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