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Indice degli argomenti Toggle Energia e clima: i dubbi della Corte dei Conti UEObiettivi 2020: raggiunti, sì, ma come?Obiettivi e dubbi su metodi e sulla scarsa trasparenzaLe raccomandazioni della Corte dei Conti UE Siamo sicuri che gli obiettivi su energia e clima per il 2030 saranno raggiunti? La Corte dei Conti europea non ne è così certa. Nella relazione speciale 18/2023 pubblicata pochi giorni fa dal revisore esterno dell’Unione Europea, si legge infatti: “Gli auditor dell’UE si chiedono se la scommessa dell’UE di tagliare le emissioni di gas a effetto serra del 55 % rispetto ai livelli del 1990 entro il 2030 potrà essere vinta, dato che ben pochi segnali indicano che le azioni intraprese per conseguire gli obiettivi per il 2030 saranno sufficienti”. Detto dal revisore esterno dell’Unione Europeo che ha il compito di “valutare l’economicità, l’efficacia, l’efficienza, la legittimità e la regolarità degli interventi dell’UE” rappresenta un elemento di seria preoccupazione. Raggiunti gli obiettivi 2020 – e anche su questo la Corte dei Conti pone diverse osservazioni – è sui traguardi ambiziosi da raggiungere entro sette anni in termini di riduzione delle emissioni di gas a effetto serra, di incremento dell’uso di energia da fonti rinnovabili e di promozione dell’efficienza energetica, che si pongono dubbi. Fin dal titolo della relazione si parla di “scarsi segnali” perché il traguardo venga raggiunto. La relazione analizza vari elementi, dalla considerazione della Commissione UE sull’effettivo conseguimento degli obiettivi 2020 alla praticabilità dei traguardi del 2030. Punto per punto, ne esce una disamina che pone molte ombre. Su tutte, va segnalata “l’assenza di segnali che siano messi a disposizione sufficienti finanziamenti per raggiungere gli obiettivi più ambiziosi stabiliti per il 2030, in particolare da parte del settore privato che dovrebbe contribuire in misura significativa”. Giusto per comprendere meglio: scrive la Corte dei Conti che nel 2021 la Commissione ha stimato che il conseguimento dell’obiettivo di riduzione delle emissioni di gas a effetto serra del 55% entro il 2030 richiederebbe investimenti aggiuntivi nel solo sistema energetico per circa 392 miliardi di euro all’anno rispetto alla media del periodo 2011-2020. “Gli esperti hanno stimato che, per azzerare le emissioni nette entro il 2050 nell’UE-27, sarebbe necessario un investimento totale (attuale e aggiuntivo) di circa mille miliardi di euro all’anno nel periodo 2021-2050”. Energia e clima: i dubbi della Corte dei Conti UE Nella relazione su energia e clima della Corte dei Conti sono diversi gli elementi che destano perplessità. A cominciare dalla tenuta finanziaria di determinati interventi. Sul clima, per esempio, l’Unione Europea si è impegnata a destinare all’azione per il clima almeno il 20% della propria dotazione di bilancio per il 2014-2020. Nel documento si legge che: Nel giugno 2021, la Commissione ha comunicato che l’UE aveva speso il 20,1% della dotazione per il periodo 2014-2020, pari a 216 miliardi di euro, per la lotta ai cambiamenti climatici, conseguendo così l’obiettivo di riduzione delle emissioni di gas a effetto serra stabilito al 20%. Nella relazione speciale 09/2022 sulla spesa per il clima, la Corte ha riscontrato che la Commissione aveva sovrastimato la spesa per il clima di almeno 72 miliardi di euro, il che significa che per l’azione per il clima era stato speso circa il 13% del bilancio dell’UE per il periodo 2014-2020. E ancora: per il 2021-2027, l’UE si è prefissa un obiettivo di spesa generale per l’azione per il clima pari al 30 % del bilancio, vale a dire un totale di 610 miliardi di euro per l’intero periodo o 87 miliardi di euro all’anno. “Tale spesa nel quadro del bilancio dell’UE è inferiore al 10% degli investimenti totali stimati necessari per raggiungere gli obiettivi per il 2030”. una quota rilevante degli investimenti dovrà provenire dai fonti private e nazionali. Obiettivi 2020: raggiunti, sì, ma come? Già a partire dal raggiungimento degli obiettivi 2020, la Corte dei Conti sottolinea alcune criticità a partire dalle comunicazioni sulla performance climatica ed energetica dell’UE e degli Stati membri, giudicate poco trasparenti, “per cui è difficile trarre insegnamenti dall’esperienza passata”. La Commissione “ha considerato l’impatto della pandemia sul conseguimento degli obiettivi dell’UE per il 2020 nelle sue relazioni”, ma non ne ha valutato l’esatto contributo ai fini del conseguimento di tali obiettivi. L’esempio della Germania è chiaro: qui, le emissioni di gas sono diminuite dell’8,9 % dal 2019 al 2020. In base alle stime del consiglio tedesco sulle questioni climatiche, la riduzione del 63% delle emissioni “può essere imputato al fattore straordinario della COVID-19, senza il quale le emissioni sarebbero scese solo del 3,3%”. Anche nel caso della riduzione del consumo energetico registrato nel 2020 in UE, il motivo vero che ha permesso di centrare gli obiettivi di efficienza energetica è da attribuire agli effetti collaterali della pandemia (chiusure aziende e lockdown). Lo segnala la stessa Corte dei Conti: “senza la pandemia di COVID-19, è molto probabile che l’UE-27 non avrebbe raggiunto l’obiettivo di efficienza energetica per il 2020”. In ogni caso, ben sette Stati non hanno raggiunto gli obiettivi. Inoltre, la Commissione non ha valutato in che misura le fluttuazioni inattese del PIL hanno inciso sul raggiungimento degli obiettivi UE per il 2020 da parte degli Stati membri. A ciò si aggiunge il fatto che vi sia “scarsa trasparenza” sul modo in cui le flessibilità hanno consentito agli Stati membri di conseguire gli obiettivi in maniera efficiente sotto il profilo dei costi. “Alcuni obiettivi nazionali erano vincolanti, altri non lo erano”. La differenza è sostanziale, come rileva la relazione: “dall’esperienza maturata con gli obiettivi per il 2020 emerge che l’obiettivo sull’efficienza energetica, che non era stato scomposto in obiettivi nazionali vincolanti, è stato il più difficile da raggiungere”. L’obiettivo sulla quota di energie rinnovabili è stato tradotto in obiettivi nazionali vincolanti: è stato raggiunto, addirittura in anticipo da nove Paesi (tra cui l’Italia), ma sei membri non l’hanno centrato, tra questi la Francia. Ora, per gli obiettivi al 2030, quelli nazionali vincolanti “permangono solo per le emissioni di gas a effetto serra”. Sia gli obiettivi nazionali per il 2030 relativi all’efficienza energetica che quelli relativi alla quota di energia da fonti rinnovabili sono indicativi per gli Stati membri. Il problema è la flessibilità impiegata per centrare gli obiettivi. È una sorta di “zona d’ombra”, dove – segnala la stessa Corte dei Conti UE – la mancanza di trasparenza è una costante. Questa scarsa trasparenza sul modo in cui gli Stati membri raggiungono gli obiettivi nazionali vincolanti ricorrendo alle flessibilità “rende difficile per i cittadini e i portatori di interessi stabilire se le flessibilità consentano di raggiungere la finalità prefissata di migliorare l’efficienza complessiva sotto il profilo dei costi del conseguimento degli obiettivi”. Obiettivi e dubbi su metodi e sulla scarsa trasparenza La Commissione e gli Stati membri dispongono di scarse informazioni sui costi e sugli effetti delle azioni per conseguire i target. Per conseguire gli obiettivi in maniera efficiente sotto il profilo dei costi occorre disporre di una visione d’insieme dei costi e degli effetti, in termini di riduzione delle emissioni, delle politiche attuate. In questo caso, giusto per portare un esempio, gli auditor della Corte hanno analizzato la banca dati nell’ottobre 2022 e hanno riscontrato, per prima cosa, che gli Stati membri hanno comunicato dati relativi a 2053 politiche e misure, di cui ne erano state attuate 1391 (pari al 68%). Quello che balza all’occhio è che i dati sui costi erano forniti solo per sei politiche e misure. Inoltre, i dati sugli effetti in termini di riduzione di emissioni di gas a effetto serra erano disponibili solo per un terzo (34%) delle 1391 politiche e misure attuate. Quello che si nota, scorrendo il rapporto, è la poca trasparenza offerta dagli stessi Stati membri. Questo influirà anche sul raggiungimento degli obiettivi al 2030. Già nell’esame di cinque Piani nazionali Energia e Clima (PNIEC) si notano lacune, in termini di comunicazione, su obiettivi e su finanziamenti. Si arriva così alla nota della Corte dei Conti in cui segnala che, finora, ci sono scarsi segnali che gli obiettivi più ambiziosi dell’UE per il 2030 si tradurranno in sufficienti azioni nella pratica. E scrive a proposito: La Commissione ha osservato che gli PNEC non erano sufficientemente ambiziosi per raggiungere l’obiettivo di efficienza energetica per il 2030 e non fornivano dettagli sufficienti per consentire di valutare se essi rappresentavano un fondamento solido per conseguire gli obiettivi per il 2030 Inoltre, la Corte ha riscontrato che gli PNEC presentavano solo informazioni vaghe sulla carenza di investimenti e sulle fonti di finanziamento per colmarla (cfr. paragrafi 74-75). Nella relazione speciale 22/2021 sulla finanza sostenibile, la Corte conclude che l’UE deve adoperarsi maggiormente per reindirizzare la finanza pubblica e privata verso investimenti sostenibili. Le raccomandazioni della Corte dei Conti UE Al termine la relazione pone tre raccomandazioni per centrare gli obiettivi su clima ed energia: serve assicurare una maggiore trasparenza sulla performance dell’UE e degli Stati membri in materia di azione per il clima e l’energia; occorre contabilizzare tutte le emissioni di gas a effetto serra prodotte dall’UE; è necessario sostenere l’impegno degli Stati membri nel raggiungimento degli obiettivi per il 2030. Non manca di segnalare, in questo senso, che, “guardando gli obiettivi per il 2030, desta particolare preoccupazione il fatto che alle stime a livello dell’UE del 2016 sul fabbisogno finanziario non abbiano fatto seguito valutazioni analoghe a livello nazionale nei piani nazionali per l’energia e il clima, unitamente a un’analisi delle fonti di finanziamento volte a colmare la carenza di risorse finanziare”. A questo proposito prosegue rilevando che: “non si sa quindi se verranno messi a disposizione finanziamenti sufficienti a conseguire gli obiettivi per il 2030, in particolare da parte del settore privato. La Commissione ha altresì segnalato che gli Stati membri non sono collettivamente abbastanza ambiziosi per quanto riguarda il conseguimento dell’obiettivo di efficienza energetica per il 2030, che si era già dimostrato quello più difficile da raggiungere entro il 2020”. Consiglia questa notizia ai tuoi amici Commenta questa notizia
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