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A cura di: Adele di Carlo La cosiddetta Direttiva case green, fin dal giorno del suo primo dibattito, ha scatenato opinioni contrastanti nei diversi Paesi membri. Stavolta, però, la Commissione Industria, Ricerca ed Energia (ITRE) del Parlamento europeo sembrerebbe aver raggiunto una quadra. L’ultima versione della Direttiva EPBD, rispetto alle precedenti, risulta meno rigida e contiene un’apertura verso il green gas. Questo vuol dire che per le caldaie a gas potrebbe non essere detta l’ultima parola. Le aziende del settore hanno accolto favorevolmente il testo, apprezzando l’ammorbidimento dalla Commissione. A febbraio ci sarà il prossimo step, cioè l’approvazione dell’Assemblea plenaria del Parlamento Ue. Alberto Montanini, presidente di Assotermica, ha accolto con entusiasmo l’apertura dell’Ue verso il green gas e l’approccio pluri-tecnologico: l’accordo raggiunto in Parlamento europeo è motivo di soddisfazione per il nostro comparto. L’apertura ad un approccio multi-tecnologico – che prevede la coesistenza di una pluralità di tecnologie efficienti – rende più agevole rispetto a prima il percorso verso l’edilizia e l’impiantistica green. Le sue parole rilasciate in un’intervista sul Sole24Ore. ”Direttiva case green” e green gas: le novità del testo Dopo mesi di discussioni e accesi dibattiti, soprattutto da parte di Germania e Italia, il Parlamento europeo ha approvato il testo definitivo della Direttiva comunemente chiamata “case green”. Adesso il contenuto della Direttiva è sostanzialmente diviso in due “blocchi”: da una parte le indicazioni in merito al rinnovamento del patrimonio edilizio e degli impianti dall’altra si punta alla “pluralità tecnologia”, con scadenze e strumenti pragmatici per raggiungere gli obiettivi prefissati La nuova Direttiva EPBD prevede alcune novità rispetto a quanto anticipato in precedenza. La Commissione ha introdotto un aggiustamento con un approccio multi-tecnologico, includendo – tra le altre – anche le tecnologie “green gas ready”. Verso un obiettivo nazionale cumulativo Nell’ottica di garantire maggiore flessibilità agli Stati membri, la Direttiva attribuisce un “obiettivo nazionale cumulativo”, e non più vincolante per singolo edificio (come si era detto nei mesi scorsi). Ciò significa che ogni Paese membro sarà più libero della modulazione degli obblighi in base al proprio parco edilizio, stabilendo priorità e strategie operative. Bando spostato al 2024 Altra novità emersa è che l’orizzonte del phase-out dei combustibili fossili dai sistemi di riscaldamento è stato posticipato al 2040, 5 anni dopo la previsione originaria della Direttiva (2035). La ragione del cambio data sembrerebbe essere la maggiore disponibilità nelle reti di distribuzione dei vettori rinnovabili, come biometano o idrogeno verde. Cambia lo scenario energetico e tecnologico: in tal modo apparecchi ibridi, come pompa di calore e caldaie a condensazione omologate per miscele green gas, avranno un ruolo centrale nel processo di transizione energetica. Discorso analogo per l’abbinamento tra caldaie a gas e sistemi solari, entro il 2024 la diffusione sarà sicuramente superiore. L’orizzonte del phase-out dei combustibili fossili dai sistemi di riscaldamento è stato spostato al 2040, anno in cui presumibilmente vettori rinnovabili, come biometano o idrogeno verde (oltre a syngas, bio-GPL ed altri), potranno essere disponibili su scala più ampia rispetto al presente nelle reti di distribuzione. In questo cambiamento di scenario energetico e tecnologico, anche gli apparecchi ibridi (pompa di calore di potenza ridotta in accoppiamento “factory made” con una caldaia a condensazione omologata per miscele di green gas) e le pompe di calore a gas potranno giocare un ruolo centrale, grazie alla loro integrabilità nel contesto tipico del parco edilizio italiano. Un’altra tecnologia importante, da questo punto di vista, è rappresentata dall’abbinamento di caldaie a gas e sistemi solari termici. Consiglia questa notizia ai tuoi amici Commenta questa notizia
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