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A cura di: Tommaso Tautonico Indice degli argomenti Toggle Gli investimenti nel clima vanno raddoppiatiUna crescita disomogenea: investimenti sbilanciati? Mentre il Green Deal europeo sta prendendo piede, gli investimenti per modernizzare il settore dell’energia, dei trasporti e degli edifici devono raddoppiare affinché l’UE possa raggiungere gli obiettivi climatici del 2030. Lo dichiara il Rapporto “European Climate Investment Deficit report. An investment pathway for Europe’s future” pubblicato dall’Institute for Climate Economics, I4CE. Per mitigare il cambiamento climatico e garantire che gli europei possano accedere a un’energia pulita, economica e sicura, l’UE si è posta diversi obiettivi ambiziosi da raggiungere entro il 2030. Per rispettarli è necessario investire oggi per trarne beneficio nei prossimi anni. Investimenti in efficienza energetica, rinnovabili e veicoli elettrici possono contribuire ad un futuro ambientale ed economico migliore per tutti. Ristrutturare casa riduce la domanda di energia per i prossimi decenni e rende l’economia più resiliente alle crisi dei combustibili fossili. La costruzione di un nuovo impianto eolico aumenta la percentuale di elettricità rinnovabile a basso costo a cui l’industria europea può accedere per costruire la propria sostenibilità competitiva. La diffusione dell’energia eolica e solare riduce i prezzi dell’elettricità e quindi aiuta a contenere l’inflazione. L’implementazione delle pompe di calore rafforza la sicurezza energetica dell’UE riducendo la sua dipendenza dal gas russo. La sostituzione dei veicoli con motore con veicoli elettrici riduce l’inquinamento atmosferico e migliora la salute pubblica. Gli investimenti nel clima vanno raddoppiati Il rapporto tiene traccia degli investimenti pubblici e privati nei 27 Paesi UE effettuati in 22 settori (tra cui l’energia eolica, la ristrutturazione degli edifici e le auto elettriche) fondamentali per la trasformazione dei sistemi energetici, edilizi e di trasporto. Gli investimenti in questi settori, evidenzia il rapporto, sono cresciuti del 9% tra il 2021 e il 2022, raggiungendo i 407 miliardi di euro nel 2022, il 2,6% del PIL. Confrontando questi investimenti con quelli necessari per raggiungere gli obiettivi UE 2030, emerge che a fronte di un fabbisogno medio annuo complessivo di almeno 813 miliardi di euro, ovvero il 5,1% del PIL dell’UE, il deficit europeo è di 406 miliardi di euro all’anno. Questo significa che gli attuali livelli di investimenti pubblici e privati coprono la metà della quota necessaria. Per raggiungere i target al 2030, questi investimenti devono raddoppiare. Una crescita disomogenea: investimenti sbilanciati? Questo deficit, sottolinea il rapporto, è dovuto ad una crescita disomogenea degli investimenti nei vari ambiti. Esaminando tutti i 22 settori la ricerca sottolinea che solo in due, energia idroelettrica e stoccaggio energetico in batterie, gli investimenti nel 2022 erano superiori alle esigenze. Tutti gli altri 20 settori soffrono di un deficit di investimenti di proporzioni variabili. Ad esempio, quelli nell’energia eolica rappresentano solo il 17% del fabbisogno totale di investimenti annuali. Al contrario, gli investimenti in pannelli solari rappresentano il 78% del fabbisogno totale di investimento annuale. In termini assoluti, continua il rapporto, il deficit di investimenti climatici in alcuni settori critici sarebbe relativamente facile da colmare. Ad esempio, per colmare il deficit di investimenti nei punti di ricarica per veicoli elettrici servirebbero solo 4 miliardi di euro in più all’anno. Data la sua importanza, conclude il rapporto, la Commissione europea deve valutare e affrontare meglio il deficit di investimenti climatici. Il rischio è di vanificare le promesse economiche, sociali e ambientali del Green Deal. Affrontare il deficit richiede un approccio globale che coinvolga normative esistenti e future, sistemi di tariffazione del carbonio e programmi di finanza pubblica. Considerata l’entità del deficit e la prevista riduzione dei finanziamenti europei per il clima negli anni a venire, è probabile che siano necessari ulteriori finanziamenti pubblici europei per colmare il gap. Consiglia questa notizia ai tuoi amici Commenta questa notizia
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