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A cura di: Stefania Manfrin Il nuovo China Energy Transition Review 2025 pubblicato da Ember, think tank indipendente specializzato in analisi sul settore elettrico, a partire dai dati del mercato cinese, racconta una trasformazione che riguarda l’intero equilibrio energetico globale. La crescita inarrestabile di eolico, fotovoltaico, accumulo e reti, unita a un’elettrificazione diffusa in industria, edifici e trasporti, sta già incidendo sulla domanda di combustibili fossili a livello internazionale. La traiettoria cinese, sostenuta da investimenti record e da una capacità manifatturiera senza paragoni, sta accelerando la decarbonizzazione e creando condizioni economiche e tecnologiche che altri Paesi stanno rapidamente adottando. La corsa cinese tra rinnovabili, accumulo e reti Nel 2024 eolico e fotovoltaico hanno garantito l’84% della crescita della domanda elettrica cinese, mentre nella prima metà del 2025 la produzione da rinnovabili ha superato l’aumento dei consumi, determinando una riduzione del 2% della generazione fossile. La capacità installata di eolico e solare ha più che raddoppiato in tre anni, superando il carbone e consolidando la leadership di Pechino nelle nuove tecnologie. Nel solo primo semestre del 2025 sono stati aggiunti 213 GW di fotovoltaico e 52 GW di eolico, una crescita senza precedenti che sottolinea la velocità della transizione. La rivoluzione è sostenuta da investimenti record: 625 miliardi di dollari nel 2024, pari al 31% del totale mondiale, con una spinta determinante anche sulle reti elettriche, che hanno registrato il massimo storico di 608 miliardi di RMB. L’accumulo è tra gli elementi dominanti: nel 2024 la Cina ha installato 37 GW e 91 GWh di batterie, più della somma di Stati Uniti ed Europa, e nella prima metà del 2025 la capacità è cresciuta del 69% rispetto all’anno precedente. Non è solo una questione di volumi ma anche di innovazione: oggi le aziende cinesi depositano circa il 75% dei brevetti mondiali nel settore dell’energia pulita, contro il 5% del 2000. Come sottolinea il report, «attraverso scala, innovazione e pianificazione di lungo periodo, la Cina dimostra che decarbonizzazione, crescita industriale e qualità della vita possono andare di pari passo». Dall’elettrificazione interna agli effetti a livello globale Il cambiamento non si limita alla produzione elettrica. La quota di elettricità nei consumi finali ha raggiunto il 32% nel 2023, contro il 24% stabile di Unione Europea e Stati Uniti. Negli edifici l’elettricità copre il 39% della domanda e nell’industria ha superato il carbone diventando la principale fonte di energia. Le pompe di calore e la mobilità elettrica stanno ridisegnando la domanda di energia, riducendo progressivamente il peso del petrolio e del carbone. Dal 2015 al 2023 i consumi fossili finali in edifici, industria e trasporti sono scesi dell’1,7%, mentre l’elettricità è cresciuta del 65%. La leadership manifatturiera cinese ha avuto un effetto dirompente sui costi delle tecnologie. I moduli fotovoltaici e le turbine eoliche prodotti in Cina sono alla base di una discesa globale dei prezzi che rende oggi il 91% dei nuovi impianti rinnovabili più economico della fonte fossile più conveniente. Le batterie hanno raggiunto valori attorno ai 60 dollari per kWh, aprendo la strada a una mobilità elettrica competitiva con i veicoli a combustione e accelerando l’adozione di sistemi di accumulo anche su larga scala. Le conseguenze di questa traiettoria sono globali. La Cina ha rappresentato i due terzi della crescita mondiale dei consumi fossili tra il 2012 e il 2022. Se ora il Paese è prossimo al picco e all’inizio di un declino della domanda di carbone, petrolio e gas, la prospettiva di un calo globale delle fonti fossili non è più un orizzonte remoto. Nei mercati emergenti, la disponibilità di tecnologie accessibili sta permettendo di saltare intere fasi di sviluppo: il 25% di essi ha già superato gli Stati Uniti in elettrificazione dei consumi finali, mentre il 63% li ha superati in quota di generazione solare. La transizione cinese, insomma, non è un fatto isolato ma un processo sistemico. Sta riducendo la dipendenza dalle importazioni fossili, aprendo mercati per le tecnologie pulite, abbattendo i costi e offrendo un modello di riferimento per chi vuole conciliare crescita economica e sostenibilità. Consiglia questa notizia ai tuoi amici Commenta questa notizia
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