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A cura di: Stefania Manfrin Indice degli argomenti Toggle Un gap che rischia di allargarsiStrategie per accelerare la decarbonizzazione L’Italia ha ridotto le emissioni del 28,7% rispetto al 1990 e del 37,6% rispetto al 2005, ma negli ultimi 20 anni abbiamo registrato una crescita del PIL nominale molto più bassa della media europea (+46% contro +63%), “dunque la riduzione dell’intensità emissiva è dovuta più alla crescita ridotta e alla crisi di alcuni comparti industriali energivori che all’efficienza energetica e produttiva“. I dati più recenti, inoltre, non sono particolarmente incoraggianti. Nel 2024 il calo è stato pari a 11 milioni di tonnellate di CO₂ equivalente, un risultato in linea con il passato ma insufficiente a garantire il raggiungimento degli obiettivi fissati per il 2030. La fotografia scattata dalla quarta edizione dello Zero Carbon Policy Agenda 2025, elaborato dall’Energy&Strategy della School of Management del Politecnico di Milano, mette in evidenza un’Italia che procede a passo troppo lento nella decarbonizzazione, mentre l’Europa corre. Nonostante gli oltre 100 miliardi di euro investiti nei dieci pilastri della transizione –rinnovabili, efficienza energetica, infrastrutture di rete, mobilità sostenibile, comunità energetiche, economia circolare, mercati del carbonio, CCUS, nucleare e misure trasversali – l’efficacia complessiva delle misure si è ridotta di circa il 25% rispetto all’anno precedente. Questo significa che per ogni miliardo speso il beneficio climatico è inferiore. Il dato più allarmante emerge da un indicatore specifico utilizzato da E&S: nel 2024, la decarbonizzazione è diventata più costosa e meno efficace del 25% rispetto all’anno precedente. Il valore è salito da 4,69 miliardi €/MtCO2eq nel 2023 a 5,88 miliardi €/MtCO2eq nel 2024, il che significa che per ogni miliardo di euro investito la riduzione effettiva di emissioni è diminuita «Cento miliardi di euro sono un impegno finanziario enorme – spiega Davide Chiaroni, vicedirettore di Energy&Strategy e responsabile del Report – tuttavia è evidente il rallentamento, soprattutto in settori chiave come l’economia circolare e la mobilità elettrica». Un gap che rischia di allargarsi Secondo le stime del Rapporto, nessuno dei target di policy fissati per il 2030 appare realmente raggiungibile e solo poco più della metà del divario potrà essere colmato seguendo il percorso delineato dall’attuale PNIEC. Il rischio concreto è quello di trasferire al 2050 un carico ancora maggiore, rendendo la corsa verso la neutralità climatica drammatica e costosa. Il PNRR, che aveva alimentato una prima fase di crescita, mostra segni di esaurimento. Dei 79,6 miliardi destinati a interventi di decarbonizzazione, solo 27 risultano effettivamente erogati, con un avanzamento medio per pilastro fermo al 21%. Se sul fronte delle riforme i progressi sono più evidenti – 28 target completati su 34 – resta il nodo dell’effettiva capacità di tradurre investimenti e obiettivi in riduzioni tangibili delle emissioni. Le risorse erogate sul totale destinato ai 7 pilastri e il confronto con il PNRR complessivo «In base alle proiezioni, i target fissati a fine decennio non sono raggiungibili, ma il gap si può ancora ridurre significativamente – spiega Vittorio Chiesa, direttore dell’E&S -, permettendo al Paese di rimanere agganciato alla traiettoria europea». Strategie per accelerare la decarbonizzazione Il Rapporto propone una Policy Agenda ampia e strutturata che individua le aree su cui concentrare gli sforzi. Nel campo delle rinnovabili emerge la necessità di semplificare i processi autorizzativi e garantire una distribuzione equilibrata della capacità installata, affiancando misure di supporto per cittadini e imprese. Le comunità energetiche vengono indicate come un pilastro strategico, con azioni mirate a favorirne la diffusione anche nelle aree periferiche e a coinvolgere le PMI nella costruzione di modelli collaborativi di produzione e consumo. Per quanto riguarda l’efficienza energetica, il documento suggerisce di superare le criticità emerse con i bonus edilizi introducendo parametri di valutazione trasparenti, strumenti di credito agevolato e un ruolo più forte degli energy manager nella pubblica amministrazione. Sul fronte della mobilità, il potenziamento del trasporto pubblico e l’integrazione tra mezzi elettrici, ciclabilità e intermodalità appaiono indispensabili, con un’attenzione che vada oltre le grandi città per includere anche i territori rurali. Accanto a questi ambiti, la Policy Agenda affronta temi centrali come il rafforzamento delle infrastrutture per la cattura e lo stoccaggio della CO₂, l’evoluzione dei mercati del carbonio, l’introduzione di contratti per differenza per i settori industriali più difficili da decarbonizzare e una normativa specifica per la gestione del fine vita di impianti fotovoltaici e batterie. Tre le direttrici comuni a tutte le proposte: maggiore trasparenza e semplificazione dei processi, introduzione di parametri chiari e misurabili di efficacia, e il coinvolgimento attivo di cittadini, imprese e territori. Vittorio Chiesa, direttore di Energy&Strategy, avverte: «Il Report intende fornire strumenti concreti e operativi per correggere la rotta, permettendo al Paese di rimanere agganciato alla traiettoria europea e di non perdere terreno in termini di sviluppo industriale, sicurezza energetica e competitività internazionale». Consiglia questa notizia ai tuoi amici Commenta questa notizia
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