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Indice degli argomenti Toggle Il contesto europeo del fotovoltaicoL’analisi del gap di costoLe politiche necessarieScenari e possibili traiettorieI benefici macroeconomiciFAQ sviluppo industria europea del fotovoltaicoChe cos’è il gap di costo tra moduli europei e cinesi?L’Europa può davvero produrre moduli competitivi?Quanti posti di lavoro si possono creare?Cosa rischia l’Europa se non agisce?Qual è l’obiettivo al 2030? Il fotovoltaico è oggi la tecnologia energetica in più rapida crescita al mondo, ma la sua catena di fornitura resta fortemente dipendente dalla Cina, che copre oltre l’80% della produzione globale di componenti. Per l’Europa, questa concentrazione rappresenta un rischio industriale, economico e geopolitico. Lo studio “Reshoring Solar Module Manufacturing to Europe”, realizzato da SolarPower Europe insieme al Fraunhofer Institute for Solar Energy Systems (ISE), analizza in dettaglio il divario di costo che separa i moduli prodotti in Europa da quelli importati e individua le leve politiche necessarie a rilanciare la manifattura solare europea. L’obiettivo è ambizioso ma realistico: raggiungere 30 GW di capacità produttiva annua entro il 2030, garantendo nuovi posti di lavoro, gettito fiscale e una filiera più resiliente. Il contesto europeo del fotovoltaico La domanda di energia solare nell’Unione Europea, secondo le proiezioni, si collocherà tra 60 e 104 GWp l’anno al 2030. Una cifra importante, che però oggi è coperta quasi interamente da importazioni. Nel 2025 le installazioni hanno mostrato i primi segnali di rallentamento, e l’Europa dispone di meno di 10 GWp annui di capacità produttiva lungo la catena del valore, tra celle, wafer e moduli. Se non verranno introdotte misure straordinarie, la maggior parte del mercato continuerà a essere soddisfatta da importazioni, riducendo ulteriormente la competitività industriale europea. L’analisi del gap di costo Il report specifica le differenze di prezzo tra moduli europei e cinesi. Produrre un modulo in Europa con celle realizzate localmente costa circa 10,3 centesimi di euro per watt di picco in più rispetto alla Cina. Il divario nasce da costi più elevati in ogni voce: +40% per le attrezzature, +110% per edifici e impianti, +280% per la manodopera e +50% per i materiali. Un impianto utility scale con moduli europei costa 60,8 centesimi per watt contro i 50 di un sistema cinese, con un LCOE superiore del 14,5%. “Con le politiche giuste – sottolinea Walburga Hemetsberger, CEO di SolarPower Europe – l’Europa può sviluppare in modo competitivo 30 GW di capacità produttiva di moduli solari entro il 2030, creando migliaia di posti di lavoro e costruendo una filiera innovativa e resiliente che mantenga il valore economico qui, in casa nostra”. Lo studio avverte che la finestra è molto stretta: occorrono da due a tre anni per realizzare fabbriche su scala industriale, quindi gli investitori devono poter contare già nei prossimi 12-24 mesi su un quadro regolatorio stabile. Le politiche necessarie Il divario di costo può essere ridotto sotto il 10% se l’Unione Europea e gli Stati membri mettono in campo un mix integrato di strumenti. Lo studio evidenzia l’efficacia degli incentivi basati sulla produzione, che legano il sostegno al volume di celle e moduli realizzati, come avviene già negli Stati Uniti con l’Inflation Reduction Act e in India con i PLI schemes. Accanto a questi, sono determinanti schemi CAPEX e OPEX che alleggeriscano i costi iniziali e quelli operativi per le imprese e per gli sviluppatori di progetti. Scenari e possibili traiettorie Il report delinea tre scenari NZIA-compliant in grado di soddisfare i criteri minimi di resilienza e sostenibilità. Nel primo, l’intera produzione, dal polisilicio al modulo, è europea: lo scenario più oneroso ma con i maggiori ritorni economici. Nel secondo, parte della produzione – wafer e polisilicio – resta in Asia, mentre celle e moduli sono realizzati nell’UE: il costo si riduce, ma con benefici economici inferiori. Nel terzo, le componenti chiave sono prodotte nel Sud-est asiatico: uno scenario che rispetta i criteri Net-Zero Industry Act (NZIA) di resilienza ma non sostiene la manifattura europea, risultando più competitivo sul prezzo. La differenza è evidente: un sistema interamente europeo può costare fino a 12,8 centesimi in più per watt rispetto a un sistema conforme ma senza componenti UE. Per questo gli autori propongono misure aggiuntive come l’introduzione di un Made-in-EU bonus e criteri di sostenibilità avanzati. I benefici macroeconomici Ogni GW di capacità produttiva europea può generare fino a 2.700 nuovi posti di lavoro e garantire tra 12,6 e 66,4 milioni di euro l’anno in entrate fiscali e sociali. Se la rilocalizzazione completa richiede più investimenti iniziali, i benefici in termini di occupazione, innovazione e ritorni fiscali sono nettamente superiori. Il saldo netto, pur restando oneroso, viene parzialmente compensato da ricadute positive sul PIL, sulla sicurezza energetica e sulla resilienza industriale. FAQ sviluppo industria europea del fotovoltaico Che cos’è il gap di costo tra moduli europei e cinesi? È la differenza di prezzo di produzione, oggi pari a circa 10,3 centesimi per watt di picco a sfavore dei moduli UE, dovuta a costi più alti di lavoro, materiali e impianti. L’Europa può davvero produrre moduli competitivi? Sì, con impianti industriali di almeno 3-5 GW annui e con politiche mirate, il gap può ridursi sotto il 10%, rendendo la produzione europea sostenibile. Quanti posti di lavoro si possono creare? Fino a 2.700 per ogni GW annuo di capacità manifatturiera, con un indotto che spazia dalla ricerca all’industria dei materiali. Cosa rischia l’Europa se non agisce? Il rischio è perdere le ultime competenze industriali e tecnologiche nel fotovoltaico e restare dipendente dalle importazioni asiatiche. Qual è l’obiettivo al 2030? Raggiungere 30 GW di capacità produttiva europea annua, pari a circa il 30-50% della domanda prevista. Consiglia questa notizia ai tuoi amici Commenta questa notizia
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