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Indice degli argomenti Toggle Le strategie di adattamento e mitigazione dei cambiamenti climaticiAdattamento climatico e resilienzaCittà, insediamenti e infrastruttureEcosistemi e biodiversitàSicurezza alimentareSaluteLa mitigazione dei cambiamenti climaticiLe tecniche di mitigazione dei cambiamenti climaticiLe strategie climatiche nei settori chiaveEnergiaTrasportiEdiliziaIndustriaAgricolturaLe soluzioni basate sulla natura (NBS)Prospettive e soluzioni globali Con questo articolo si conclude la trilogia sui cambiamenti climatici. Dopo aver trattato gli indicatori climatici chiave del clima globale (temperatura, anidride carbonica, calore e PH oceanico, livello medio del mare, bilancio di massa dei ghiacciai ed estensione del ghiaccio marino) e le cause/effetti dei cambiamenti climatici, oggi vediamo le misure di adattamento e mitigazione come forme di difesa e contrasto. Per uno sviluppo sostenibile è fondamentale un’azione climatica accelerata ed equa volta a mitigare gli impatti dei cambiamenti climatici e ad adattarsi ad essi. Il cambiamento climatico è la conseguenza di oltre un secolo di emissioni di gas serra derivanti dall’uso non sostenibile dell’energia, dai cambiamenti nell’uso del suolo, dagli stili di vita e dai modelli di consumo e produzione. Senza azioni di mitigazione urgenti, efficaci ed eque, il cambiamento climatico minaccia sempre di più la salute e i mezzi di sussistenza delle persone in tutto il mondo, la salute degli ecosistemi e la biodiversità. Altro che limitare il riscaldamento globale a 1,5 °C come previsto dall’Accordo di Parigi nel 2015. Secondo l’UNEP, se proseguiamo secondo i piani attuali, siamo proiettati verso un obiettivo di 2.5 °C, entro la fine del secolo. Il Gruppo intergovernativo sul cambiamento climatico (IPCC) sostiene che se non si ridurranno in modo significativo le emissioni di gas serra il mondo, entro la fine del secolo il riscaldamento globale aumenterà di circa 3 °C. Questo avrebbe delle conseguenze devastanti in tutto il mondo. È quindi urgente agire subito e compatti a livello globale, con investimenti e politiche coraggiose. Ognuno di noi può far qualcosa, a cominciare da ora. Le strategie di adattamento e mitigazione dei cambiamenti climatici Il cambiamento climatico è una delle più grandi sfide dell’attualità. Coinvolge molteplici dimensioni – scienza, economia, società, politica e questioni morali ed etiche – e, seppur avvertito a livello locale, è un problema globale che persisterà per migliaia di anni. L’anidride carbonica, il gas serra che intrappola il calore ed è la causa principale del surriscaldamento globale, rimane nell’atmosfera a lungo e il pianeta (in particolare l’oceano) impiega un po’ di tempo per reagire. Anche se smettessimo di emettere tutti i gas serra oggi, il riscaldamento globale e il cambiamento climatico continueranno a influenzare le generazioni future. Ma, se agiamo in fretta non tutto è perduto, siamo ancora in tempo per invertire la rotta. Prevenire, minimizzare e affrontare perdite e danni dei cambiamenti climatici (Richards, 2022) Per ridurre il rischio degli impatti climatici (perdite e danni dovuti al cambiamento climatico) si possono mettere in atto misure di adattamento e mitigazione. Sono due strategie correlate, che devono essere implementate assieme per poter essere davvero efficaci. Poiché siamo già coinvolti nel cambiamento climatico, rispondere a esso implica, infatti, un duplice approccio: Ridurre le emissioni e stabilizzare i livelli di gas serra che intrappolano il calore nell’atmosfera (“mitigazione“); Adattarsi al cambiamento climatico in atto (“adattamento“). Le misure di mitigazione vanno ad agire sulle cause del cambiamento climatico, mitigandone gli effetti attraverso la diminuzione dei gas serra, sia riducendo le fonti di questi gas (come la combustione di combustibili fossili per elettricità, riscaldamento o trasporti) sia potenziando i “pozzi” che accumulano e immagazzinano questi gas (come oceani, foreste e suolo). L’adattamento, viceversa, implica adattarsi al clima futuro, agli effetti dei cambiamenti climatici con l’obiettivo di ridurne i danni (eventi meteorologici estremi più intensi, l’innalzamento del livello del mare o l’insicurezza alimentare). E, ove possibile, sfruttare al massimo qualsiasi potenziale opportunità del cambiamento climatico (ad esempio, stagioni di crescita più lunghe o maggiori rese in alcune regioni). Con il cambiamento climatico, dovremo adattarci. E, più rapidamente cambia il clima, più sarà complicato. Le azioni per affrontare perdite e danni includono la gestione del rischio di catastrofi, i sistemi di allerta precoce, assicurazioni e indennizzi economici, le misure di protezione sociale, mezzi di sussistenza e sostegno, la risposta umanitaria. Lo sviluppo resiliente ai cambiamenti climatici implementa opzioni di mitigazione dei gas serra e adattamento per supportare lo sviluppo sostenibile, resiliente ai cambiamenti climatici. Adattamento climatico e resilienza Il mondo sta già sperimentando variazioni della temperatura media, cambiamenti stagionali e una frequenza crescente di eventi meteorologici estremi. Quanto più rapidi saranno i cambiamenti climatici e quanto più a lungo verranno rinviate le misure di adattamento e sviluppo resiliente, tanto più difficile e costoso sarà rispondere al cambiamento climatico. Adattamento climatico: i molteplici e interconnessi percorsi di sviluppo resilienti al clima (fonte: IPCC) L’insieme delle strategie e misure di adattamento che conducono ad uno sviluppo resiliente include un’ampia gamma di azioni che possono essere classificate come strutturali, istituzionali, ecologiche o comportamentali. Le azioni di adattamento possono assumere diverse forme, a seconda del contesto specifico (comunità, azienda, organizzazione, paese o regione): dalla costruzione di difese contro le inondazioni, all’istituzione di sistemi di allerta precoce per i cicloni, al passaggio a colture resistenti alla siccità, alla riprogettazione dei sistemi di comunicazione, alle politiche governative. Sebbene molte nazioni e comunità stiano già adottando misure per costruire società ed economie resilienti, sono necessari maggiori sforzi e ambizioni per gestire i rischi in modo economicamente conveniente. Siccità e inondazioni (pluviali, fluviali e costiere) sono i pericoli più comuni del cambiamento climatico. L’acqua può essere un fattore abilitante o un ostacolo al successo dell’adattamento e dello sviluppo sostenibile. Fondamentale per le questioni di equità è che rimanga un bene pubblico. Le conoscenze indigene e locali sono le fondamenta per la resilienza del sistema socio-ecologico: i popoli indigeni hanno dovuto affrontare sfide di adattamento per secoli e hanno sviluppato tecniche di resilienza in ambienti mutevoli che possono arricchire e rafforzare le strategie di adattamento. Ad esempio, pratiche di utilizzo delle risorse e strategie di gestione degli ecosistemi che conservano e migliorano la biodiversità (esiste anche nel costruire: la cosiddetta Architettura Vernacolare, come i Trulli e i Trabucchi). Valorizzare i sistemi di conoscenza indigena è una componente chiave della giustizia climatica. Purtroppo, la presenza di ostacoli sistemici come risorse limitate, mancanza di leadership politica e coinvolgimento del settore privato e dei cittadini, oltre a uno scarso senso di urgenza, ne limitano l’attuazione e, il mancato adattamento, aggrava le disuguaglianze esistenti. Le popolazioni indigene e i gruppi svantaggiati, come le famiglie a basso reddito e le minoranze etniche, sono particolarmente colpiti dai cambiamenti climatici, che spesso li priva di cibo e mezzi di sussistenza. Città, insediamenti e infrastrutture Città, insediamenti e infrastrutture sono il palcoscenico ideale per mettere in atto le strategie di adattamento e resilienza. La concentrazione e l’interconnessione di un gran numero di persone, infrastrutture e risorse all’interno e tra le città e nelle aree rurali determinano rischi climatici di grave impatto. La continua e rapida crescita della popolazione urbana, unita alla carenza di alloggi e infrastrutture dignitose, accessibili e sostenibili rappresentano un’opportunità globale per integrare strategie di adattamento inclusive nello sviluppo urbano. Le disuguaglianze possono essere eliminate dando priorità all’edilizia popolare a prezzi calmierati e alla riqualificazione delle aree degradate. Gran parte della popolazione mondiale, delle attività economiche e delle infrastrutture critiche sono concentrate vicino al mare, con quasi l’11% della popolazione mondiale, ovvero 896 milioni di persone, che vive già su coste basse, direttamente esposte ai rischi costieri (il livello medio del mare in aumento è causa di erosione costiera, inondazioni). Le città e gli insediamenti costieri sono quindi in prima linea nell’azione per adattarsi ai cambiamenti climatici e tracciare percorsi di sviluppo resilienti al clima. È necessario un mix di interventi per gestire i rischi costieri e costruire la resilienza nel tempo. Interventi infrastrutturali, naturalistici, istituzionali e socioculturali, tra cui misure di riduzione della vulnerabilità, prevenzione (disincentivando lo sviluppo in aree ad alto rischio), protezione, adattamento, avanzamento (edificazioni verso l’alto e verso il mare) e ritiro (ovvero, spostamento di persone verso terra e sviluppo). La riduzione dell’accelerazione dell’innalzamento del livello del mare sarà possibile solo con una rapida e profonda mitigazione dei cambiamenti climatici. Le soluzioni basate sulla natura (Natural-based Solutions o NBS) e le politiche sociali mostrano come alcuni limiti delle infrastrutture grigie (consumo di suolo e cementificazione, alla base del cosiddetto run-off causa di alluvioni urbane o dell’effetto “isola di calore”) possano essere “risolti”: hanno un notevole potenziale nelle strategie di adattamento e resilienza climatica delle città e insediamenti. I cambiamenti osservati nella stagionalità (aumento delle temperature, scarsità di pioggia e neve, scioglimento dei ghiacciai) stanno influenzando anche la vita della montagna, con ripercussioni negative per il turismo invernale e le attività ricreative in montagna. Ecosistemi e biodiversità L’innalzamento del livello del mare aumenterà il rischio di erosione costiera, la perdita di habitat e peggiorerà la salinizzazione delle falde acquifere, compromettendo gli ecosistemi costieri e i mezzi di sussistenza delle comunità locali. Le ondate di calore marine determinano bruschi cambiamenti negli ecosistemi costieri che formano l’habitat (barriere coralline, foreste di alghe e praterie di fanerogame marine). La deforestazione, il prosciugamento e l’incendio di torbiere e foreste tropicali e lo scioglimento del permafrost artico hanno già trasformato alcune aree da pozzi di carbonio a fonti di carbonio. Sono previste estinzioni di numerose specie vegetali e animali montane, tra cui specie e sottospecie endemiche rare, a causa dei cambiamenti climatici. Secondo l’IPCC, fino all’84% delle specie endemiche montane è a rischio di estinzione. Negli ultimi decenni, la distribuzione spaziale di molte specie vegetali si è spostata verso quote più elevate, in linea con l’aumento delle temperature nella maggior parte delle regioni montane. Le misure di adattamento basate sugli ecosistemi possono ridurre i rischi climatici per le persone, inclusi quelli derivanti da inondazioni, siccità, incendi e ondate di calore. Inoltre possono essere economicamente vantaggiosi e offrire un’ampia gamma di benefici collaterali aggiuntivi in termini di ecosistema e protezione della biodiversità. L’adattamento basato sugli ecosistemi include la protezione e il ripristino di foreste, praterie, torbiere e altre zone umide, sistemi di carbonio blu (mangrovie, paludi salmastre e praterie di fanerogame marine) e pratiche agricole agroecologiche. Nei sistemi costieri, dove l’innalzamento del livello del mare minaccia la perdita di habitat, l’adattamento basato sugli ecosistemi è focalizzato nella difesa costiera dalle mareggiate, nella regolazione delle inondazioni terrestri, nella riduzione del calore urbano e nel ripristino dei regimi di incendi naturali. Queste misure possono aumentare la resilienza, la produttività e la sostenibilità dei sistemi naturali e alimentari. Ecosistemi resilienti, diversificati e autosufficienti con una sana biodiversità forniscono molteplici benefici alle persone, essenziali per l’adattamento e la mitigazione dei cambiamenti climatici, riducendo il rischio e aumentando la resilienza della società ai futuri cambiamenti climatici. Sicurezza alimentare Il cambiamento climatico sta influenzando la sicurezza alimentare attraverso pesanti ripercussioni sull’acqua (l’oro blu del futuro). I suoi impatti si fanno sentire in ogni settore di utilizzo dell’acqua, in particolare nell’agricoltura, che a livello globale consuma oltre l’80% dell’acqua totale. I cambiamenti climatici hanno avuto un impatto negativo sul ciclo dell’acqua anche nelle zone montuose, inclusa la variabilità dei tempi di scioglimento dei ghiacciai e del deflusso dei corsi d’acqua derivanti dallo scioglimento delle nevi. La riduzione delle riserve idriche è globale. Attualmente, circa metà della popolazione mondiale soffre di grave scarsità d’acqua per almeno un mese all’anno a causa di fattori climatici. L’insicurezza idrica colpisce in modo sproporzionato i poveri, le donne, i bambini, le popolazioni indigene e gli anziani nei paesi a basso reddito e in specifiche aree geografiche marginali (come piccoli stati insulari e regioni montane). I cambiamenti climatici stanno influenzando negativamente l’agricoltura, la silvicoltura, la pesca e l’acquacoltura, ostacolando sempre più gli sforzi per soddisfare i bisogni umani. Il riscaldamento globale sta influenzando negativamente la qualità delle colture e dei pascoli e la stabilità dei raccolti. L’acidificazione e riscaldamento dei mari mettono a repentaglio la vita delle specie acquatiche. Gli eventi estremi legati al clima hanno colpito la produttività di tutti i settori agricolo e ittico, con conseguenze negative per la sicurezza alimentare e i mezzi di sussistenza (particolarmente gravi per le persone che vivono nell’Africa subsahariana, in Asia, nelle piccole isole, in America centrale e meridionale e nell’Artico). La frequenza delle perdite di produzione alimentare legate al clima nelle colture, nell’allevamento, nella pesca e nell’acquacoltura è aumentata negli ultimi decenni e la tendenza è destinata a crescere (negli ultimi 30 anni, si stima che a causa di eventi catastrofici siano andati persi raccolti e produzione zootecnica per un valore di 3,8 trilioni di dollari, pari a una perdita media di 123 miliardi di dollari all’anno, pari al 5% del PIL agricolo globale annuo). Frequenza delle perdite di produzione alimentare legate al clima: colture, allevamento, pesca, acquacoltura (Fonte IPCC). Il cambiamento climatico rimane la sfida più significativa per gli agricoltori. Piogge irregolari e imprevedibili, unite a siccità prolungate e a un aumento dei venti forti, stanno decimando la produzione agricola in molte regioni. Combattere il cambiamento climatico è possibile con l’agroecologia: gestione della fertilità del suolo, alla conservazione dell’acqua nei mesi secchi e alle misure agroforestali. Per ridurre gli impatti climatici, esistono diverse opzioni per l’adattamento idrico e alimentare: la raccolta e riuso dell’acqua piovana, la conservazione dell’umidità del suolo, il miglioramento delle colture, l’adattamento basato sulla comunità, la diversificazione agricola, l’agroforestazione e l’ecogestione adattiva nella pesca. Gli approcci basati sugli ecosistemi supportano la sicurezza alimentare, la nutrizione e i mezzi di sussistenza quando vengono utilizzati processi di governance inclusivi ed equi. Le opzioni di adattamento che promuovono l’intensificazione della produzione sono state ampiamente adottate in agricoltura, ma con potenziali effetti negativi. L’agricoltura intensiva persegue obiettivi di sicurezza alimentare e di sostentamento a breve termine, ma comporta compromessi in termini di equità, biodiversità e servizi ecosistemici (l’uso intensivo dell’irrigazione può prosciugare le falde acquifere). Salute Il cambiamento climatico ha già avuto un impatto negativo sulla salute fisica e mentale delle persone a livello globale. Malattie legate al clima, morti premature, malnutrizione in tutte le sue forme e minacce alla salute mentale e al benessere sono in aumento. Temperature estreme e ondate di calore, si sono intensificate nelle città, dove hanno anche aggravato l’inquinamento atmosferico. Gli impatti sociali osservati dei cambiamenti climatici, come la mortalità dovuta a inondazioni, siccità e tempeste, sono molto maggiori nelle regioni vulnerabili. Rischi che incidono sulla salute a causa di eventi meteorologici estremi riguardano tutti e si prevede che i rischi aumenteranno con l’ulteriore riscaldamento globale Con un adattamento proattivo, tempestivo ed efficace, molti rischi per la salute e il benessere umano potrebbero essere ridotti e alcuni potenzialmente evitati. Investimenti mirati nei sistemi sanitari e in altri sistemi, inclusi approcci multisettoriali e integrati, per proteggersi dai principali rischi per la salute possono aumentare efficacemente la resilienza e ridurre la vulnerabilità ai rischi per la salute legati al clima. Considerare gli impatti e i rischi dei cambiamenti climatici nella progettazione e pianificazione di insediamenti e infrastrutture urbani e rurali è fondamentale per la resilienza e il miglioramento del benessere umano. Uno sviluppo resiliente al clima ha il potenziale di generare sostanziali benefici collaterali per la salute e il benessere e per ridurre i rischi di migrazioni e conflitti. Sostanziali benefici collaterali derivanti dall’azione per il clima possono derivare dagli investimenti in sistemi sanitari, infrastrutture, acqua e servizi igienico-sanitari, energia pulita, diete sane e accessibili, alloggi a basse emissioni di carbonio, trasporti pubblici, miglioramento della qualità dell’aria e protezione sociale. Questi benefici si aggiungono agli impatti sulla salute evitati associati ai cambiamenti climatici. A livello globale, i sistemi sanitari sono generalmente carenti di risorse e la loro capacità di rispondere ai cambiamenti climatici è debole. Un percorso chiave verso la resilienza climatica nel settore sanitario è l’accesso universale all’assistenza sanitaria di base, inclusa l’assistenza per la salute mentale. Strategie che perseguono la riduzione delle emissioni di gas serra e il miglioramento dell’efficienza energetica offrono significativi potenziali benefici collaterali per la salute attraverso la riduzione delle emissioni di inquinamento atmosferico. Una pianificazione urbana che combina trasporti pubblici puliti e accessibili, veicoli puliti condivisi e modalità di trasporto attive può migliorare la qualità dell’aria e contribuire a società sane ed eque e a un maggiore benessere per tutti. Stimolare la mobilità attiva (camminare e andare in bicicletta) può apportare benefici alla salute fisica e mentale. Gli spazi verdi e blu urbani contribuiscono all’adattamento e alla mitigazione dei cambiamenti climatici e migliorano la salute e il benessere fisico e mentale. La mitigazione dei cambiamenti climatici Per uno sviluppo sostenibile è fondamentale un’azione climatica rapida ed equa, volta a mitigare gli impatti dei cambiamenti climatici e ad adattarsi ad essi. Il cambiamento climatico indotto dall’uomo è la conseguenza di oltre un secolo di emissioni nette di gas serra derivanti da un uso non sostenibile dell’energia, dall’uso e dai cambiamenti nell’uso del suolo, dagli stili di vita e dai modelli di consumo e produzione (vedi: fast fashion, acqua in bottiglia, rifiuti RAEE e plastica). Senza azioni di mitigazione urgenti, efficaci ed eque, il cambiamento climatico minaccia sempre di più la salute e i mezzi di sussistenza delle persone in tutto il mondo, la salute degli ecosistemi e la biodiversità. Diverse opzioni di mitigazione, in particolare le energie rinnovabili, l’elettrificazione dei sistemi urbani, le infrastrutture verdi urbane, l’efficienza energetica, la gestione della domanda, il miglioramento della gestione delle foreste e delle colture/praterie e la riduzione degli sprechi e delle perdite alimentari, sono tecnicamente praticabili. Opzioni basate sul territorio, come la riforestazione e la conservazione delle foreste, la prevenzione della deforestazione, il ripristino e la conservazione degli ecosistemi naturali e della biodiversità, il miglioramento della gestione forestale sostenibile, l’agroforestazione, la gestione del carbonio nel suolo e opzioni che riducono le emissioni di metano (CH4) e azoto (N2O) in agricoltura derivanti dall’allevamento e dal suolo, possono avere molteplici sinergie con gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile. Ma è necessario porre attenzione. Sebbene molte opzioni di mitigazione presentino benefici ambientali (come il miglioramento della qualità dell’aria e la riduzione dei rifiuti), altre hanno anche impatti ambientali negativi (come la riduzione della biodiversità, nel caso delle monocolture intensive: ad esempio, quelle dedicate alla produzione di biomasse e biocombustibili o per uso alimentare come la nocciola). Molteplici sono le strategie di mitigazione attuabili nei diversi settori (industria, energia, edilizia, trasporti, agricoltura). Vediamole tutte, introducendo prima le principali tecniche esistenti come riportate dalla letteratura. Le tecniche di mitigazione dei cambiamenti climatici La mitigazione dei cambiamenti climatici è evoluta nel tempo in quanto a tecniche e metodi, includendo tecnologie molto avanzate di recente sviluppo che sono ancora in fase di sperimentazione. Panoramica dei metodi di rimozione del carbonio, dei processi e dei tipi di stoccaggio (fonte: IPCC AR6 WGIII) Attualmente si distinguono tre principali tecniche di mitigazione dei cambiamenti climatici: decarbonizzazione a emissioni negative geoingegneria I metodi di mitigazione convenzionali impiegano tecnologie e tecniche di decarbonizzazione che riducono le emissioni di CO2, come le energie rinnovabili, elettrificazione o passaggio a un altro combustibile (non fossile) e l’aumento dell’efficienza (riduzione dei consumi). Una seconda strada consiste in una nuova serie di tecnologie e metodi di più recente introduzione. Impiegate per catturare e sequestrare la CO2 dall’atmosfera, queste tecniche sono definite tecnologie a emissioni negative o metodi di rimozione dell’anidride carbonica. Questi includono la cattura e lo stoccaggio del carbonio da bioenergia, il biochar, l’invecchiamento accelerato, la cattura e lo stoccaggio diretto del carbonio nell’aria, la fertilizzazione degli oceani, il miglioramento dell’alcalinità degli oceani, il sequestro del carbonio nel suolo, l’afforestazione e la riforestazione, la costruzione e il ripristino delle zone umide, nonché metodi alternativi di utilizzo e stoccaggio delle emissioni negative come la carbonatazione minerale e l’utilizzo di biomassa nell’edilizia. Infine, un terzo percorso ruota attorno al principio di alterare il bilancio radiativo terrestre attraverso la gestione della radiazione solare e terrestre. Tali tecniche sono definite tecnologie di geoingegneria con forzatura radiativa e il loro obiettivo principale è la stabilizzazione o la riduzione della temperatura. A differenza delle tecnologie a emissioni negative, questo obiettivo viene raggiunto senza alterare le concentrazioni di gas serra nell’atmosfera. Le principali tecniche di geoingegneria con forzatura radiativa includono l’iniezione di aerosol stratosferico, l’illuminazione del cielo marino, l’assottigliamento dei cirri, gli specchi spaziali, l’illuminazione superficiale e varie tecniche di gestione delle radiazioni. Sono tecniche ancora teoriche o in fase di sperimentazione (l’implementazione su larga scala è incerta e rischiosa). Le strategie climatiche nei settori chiave Limitare il riscaldamento globale richiede di spostare gli investimenti energetici dai combustibili fossili verso tecnologie a basse emissioni di carbonio. Numerosi studi mostrano che le riduzioni drastiche delle emissioni necessarie per limitare il riscaldamento globale a 2°C si ottengono attraverso una maggiore elettrificazione di edifici, trasporti e industria, oltre a riduzioni della domanda di energia, e un aumento della copertura forestale di circa 322 milioni di ettari nel 2050. Il rapporto IPCC analizza i singoli settori e sistemi (energia, trasporti, edilizia, industria, agricoltura) della società, valutandone gli aspetti di mitigazione e rimozione dell’anidride carbonica, dal punto di vista dei costi e del potenziale. Vediamoli tutti. Energia Il sistema energetico globale è la principale fonte di emissioni di CO2. La domanda di energia e le emissioni del settore energetico sono in aumento. Dal 2015 al 2019, il consumo finale globale di energia è cresciuto del 6,6%, le emissioni di CO₂ del sistema energetico globale sono aumentate del 4,6% e le emissioni totali di gas serra derivanti dall’approvvigionamento energetico sono aumentate del 2,7%. Ridurre le emissioni del settore energetico è quindi essenziale per limitare il riscaldamento globale. I sistemi energetici includono sia gli elementi fisici che quelli sociali. L’infrastruttura fisica comprende tutte le infrastrutture e le attrezzature utilizzate per estrarre, trasformare, trasportare, trasmettere e convertire l’energia per fornire servizi energetici. Le società umane utilizzano l’energia per i trasporti, per riscaldare, raffreddare e illuminare le proprie case, per cucinare il cibo e per produrre beni e servizi. Sebbene i combustibili fossili non hanno subito una riduzione dell’uso, le fonti rinnovabili come solare fotovoltaico (+170%) ed eolico (+70%), dal 2015 al 2019 hanno registrato gli aumenti più considerevoli. Il fotovoltaico è cresciuto del 170% (a 680 TWh), l’energia eolica è cresciuta del 70% (a 1420 TWh), l’energia idroelettrica è cresciuta del 10% e ha rappresentato il 16% (4290 TWh) della produzione totale. In totale, le energie rinnovabili hanno prodotto il 37% dell’elettricità globale nel 2019. Azioni di mitigazione, tra cui il risparmio energetico e di acqua, la limitazione del consumo di carne e gli investimenti nell’efficienza energetica e nella produzione di energia rinnovabile. La principale strategia è vocata al risparmio energetico: consumare meno energia e usarla in modo più efficiente. La crescente dipendenza climatica dei futuri sistemi elettrici a fonti rinnovabili amplifica i possibili impatti del cambiamento climatico. Eventi meteorologici estremi e tempeste minacciano il sistema elettrico in diversi modi, influenzandone la resilienza, l’affidabilità e l’adeguatezza. Tuttavia, i potenziali di energia idroelettrica, eolica e solare non dovrebbero risentirne. Gli impatti del cambiamento climatico sul potenziale delle bioenergie sono invece più incerti a causa della non prevedibile risposta delle colture ai cambiamenti climatici e alla futura disponibilità idrica. Trasporti La mitigazione del clima necessita di cambiamenti radicali nel settore dei trasporti. Nel 2019, le emissioni dirette di gas serra del settore dei trasporti sono state pari a 8,7 GtCO2 (in aumento rispetto alle 5,0 GtCO2 del 1990) e hanno rappresentato il 23% delle emissioni globali di CO2 legate all’energia. I veicoli su strada hanno rappresentato il 70% delle emissioni dirette dei trasporti, mentre il resto provenivano da ferrovie, trasporti marittimi e aerei. In termini assoluti, il settore dei trasporti è responsabile di circa il 15% delle emissioni totali di gas serra. Le città possono ridurre il consumo di carburante legato ai trasporti attraverso un uso più compatto del territorio e infrastrutture meno dipendenti dalle automobili. Infrastrutture adeguate, tra cui percorsi pedonali e ciclabili protetti, possono migliorare la qualità dell’aria e la salute delle persone. I veicoli elettrici a batteria (BEV) hanno emissioni di gas serra inferiori durante il ciclo di vita rispetto ai veicoli con motore a combustione interna quando utilizzano elettricità a basse emissioni di carrinnovabibonio (proveniente da fonti energetiche rinnovabili). I trasporti pesanti a lungo raggio (come camion, aerei e marittimi), più difficili da elettrificare, in ausilio alla batteria elettrica possono integrare combustibili a base di idrogeno e biocarburanti. Elettromobilità nei veicoli di trasporto terrestri, i nuovi carburanti per navi e aerei e la riduzione della domanda e l’efficienza, sono le strategie chiave per la mitigazione dei cambiamenti climatici nel settore dei trasporti. Edilizia Nel 2019, le emissioni globali di gas serra degli edifici ammontavano a 12 GtCO2-eq, pari al 21% delle emissioni globali di gas serra. Di queste, il 57% (6,8 GtCO2-eq) erano emissioni indirette derivanti dalla produzione esterna di elettricità e calore, il 24% (2,9 GtCO2-eq) erano emissioni dirette prodotte in loco e il 18% (2,2 GtCO2-eq) erano emissioni incorporate derivanti dalla produzione di cemento e acciaio utilizzati negli edifici. Le emissioni incorporate derivanti dalla produzione di materiali (il legno è preferibile ad acciaio o cemento: insieme, i settori dell’acciaio e del cemento sono responsabili direttamente del 14% delle emissioni globali) sono una componente importante delle emissioni del settore edilizio. Occorre incentivare la mitigazione del parco edilizio globale, che è perlopiù vecchio e inefficiente. Le normative energetiche edilizie e l’APE rappresentano il principale strumento normativo per ridurre le emissioni degli edifici nuovi ed esistenti. Lo sviluppo di sensibilità riguardo la progettazione sostenibile, ristrutturazione e riqualificazione energetica ha portato ad un aumento del numero di edifici a zero energia o zero emissioni di carbonio in quasi tutte le zone climatiche. La recente direttiva Case Green dell’Europa va in quella direzione. Misure come ventilazione naturale, pareti bianche e soluzioni basate sulla natura (ad esempio, tetti verdi) ridurranno la domanda di raffreddamento. Requisiti come la progettazione bioclimatica, efficienza energetica e l’uso delle energie rinnovabili (considerando l’intero ciclo di vita dell’edificio). O ancora: illuminazione naturale, elettrodomestici, materiali isolanti, pompe di calore, sistemi di automazione e controllo digitale degli edifici e reti intelligenti per implementare fonti di energia rinnovabile. Adattare gli edifici al clima futuro, garantendo al contempo il benessere di tutti, richiede interventi. Il riscaldamento globale avrà un impatto sulle esigenze di raffreddamento e riscaldamento, ma anche sulle prestazioni, sulla durabilità e sulla sicurezza degli edifici, in particolare quelli storici e costieri, attraverso variazioni di temperatura, umidità, concentrazioni atmosferiche di CO2 e cloruro e l’innalzamento del livello del mare. Il rafforzamento delle strutture edilizie per aumentare la resilienza e ridurre l’esposizione al rischio di eventi estremi, come siccità, inondazioni torrenziali, uragani e tempeste, può essere parzialmente ottenuto migliorando gli standard edilizi e riqualificando gli edifici esistenti. Industria Il settore industriale comprende l’estrazione di minerali, la produzione manifatturiera, l’edilizia e la gestione dei rifiuti. Dal 2000, le emissioni del settore industriale sono cresciute più rapidamente rispetto a quelle di qualsiasi altro settore, trainate dall’aumento dell’estrazione e della produzione di materie prime. Le emissioni di gas serra attribuite al settore industriale derivano dalla combustione di combustibili, dalle emissioni di processo, dall’uso di prodotti e dai rifiuti, che complessivamente hanno rappresentato 14,1 GtCO2-eq, ovvero il 24% di tutte le emissioni (anno 2019), al secondo posto dopo il settore dell’approvvigionamento energetico. Emissioni nette di CO2 pari a zero nel settore industriale sono possibili, ma piuttosto impegnative. L’industria leggera e manifatturiera possono essere facilmente decarbonizzate passando a combustibili a basse emissioni di gas serra (ad esempio, biocarburanti e idrogeno) e all’elettricità (per l’impianto termico, come le pompe di calore). L’industria pesante, quella dei materiali ad alta intensità di calore e di emissioni di processo, che rappresenta il 65% dei gas serra industriali e oltre il 70% delle emissioni industriali di CO2 (rifiuti esclusi), è più difficile da decarbonizzare. La transizione dell’industria pesante verso le emissioni zero richiede l’integrazione dei tradizionali strumenti di efficienza energetica e di processo, sostituzione dei combustibili, elettrificazione e decarbonizzazione dell’energia con la gestione e l’efficienza della domanda di materiali per uso finale, economia circolare, materie prime prive di combustibili fossili e cattura, utilizzo e stoccaggio del carbonio. Ridurre la domanda di materiali, aumentare l’efficienza energetica dei processi industriali e dei materiali (prodotti, servizi e beni), integrando i principi dell’economia circolare con la chiusura del ciclo dei flussi di materiali ed energia (per un consumo più efficiente di energia, materiali e acqua, riducendo al minimo le emissioni di rifiuti nell’ambiente) ed elettrificazione (cambio di combustibile da un vettore energetico ad alta intensità di gas serra a uno a intensità inferiore o nulla). Il miglioramento dei tassi di riciclo consente una sostanziale riduzione del consumo energetico lungo l’intera filiera produttiva (estrazione dei materiali, produzione e assemblaggio). La plastica è il materiale la cui domanda è cresciuta più rapidamente dal 1970 (negli ultimi venti anni, la produzione di plastica globale è raddoppiata). L’attuale dipendenza da materie prime fossili, superiore al 99%, il bassissimo tasso di riciclo e le elevate emissioni derivanti dai processi petrolchimici rappresentano una sfida per la decarbonizzazione del settore. Agricoltura Il settore dell’agricoltura, della silvicoltura e di altri usi del suolo (AFOLU) comprende ecosistemi gestiti e fornisce al contempo cibo, legname e altre risorse rinnovabili, nonché la conservazione della biodiversità. Nel periodo 2010-2019, ha rappresentato il 13-21% delle emissioni globali totali di gas serra di origine antropica. Allo stesso tempo, gli ecosistemi terrestri naturali e gestiti hanno rappresentato un pozzo di carbonio, assorbendo circa un terzo delle emissioni di CO2 di origine antropica. La superficie forestale globale nel 2020 è stimata in 4,1 miliardi di ettari, pari al 31% della superficie totale, seppur negli ultimi 30 anni – dal 1990 al 2020 – è diminuita di circa 178 Mha (dati FAO). Il cambiamento dell’uso del suolo è un importante fattore di emissioni (l’agricoltura ne è il principale fautore, causando sia la deforestazione che il drenaggio delle zone umide). Oltre a essere un pozzo di carbonio e una fonte di emissioni di gas serra, il suolo svolge un ruolo importante nel clima attraverso gli effetti dell’albedo, l’evapotraspirazione e il carico di aerosol attraverso le emissioni di composti organici volatili o VOC (tra gli inquinanti indoor è causa della Sick Building Syndrome). La protezione, il miglioramento della gestione e il ripristino di foreste, torbiere, zone umide costiere, savane e praterie hanno il potenziale di ridurre le emissioni e sequestrare una media di 7,3 GtCO2-eq all’anno. L’agricoltura fornisce la seconda quota maggiore del potenziale di mitigazione, con 4,1 GtCO2-eq all’anno derivanti dalla gestione del carbonio nel suolo di terreni coltivati e pascoli, dall’agroforestazione, dall’uso di biochar, dal miglioramento della coltivazione del riso e dalla gestione del bestiame e dei nutrienti. Le emissioni di metano (CH4) del settore, la cui fonte principale sono le deiezioni dei ruminanti, continuano ad aumentare. Analogamente, le emissioni di azoto sono in aumento, dominate dall’agricoltura, in particolare a causa dell’applicazione di letame e dell’uso di fertilizzanti azotati. Occorrono cambiamenti nelle abitudini alimentari (meno carne), la riduzione degli allevamenti intensivi e il bando dei fertilizzanti a favore di una agricoltura biologica e naturale. La fornitura di biomassa per la bioenergia e altri prodotti a base biologica rappresenta una quota importante del potenziale di mitigazione totale associato al settore. Le strategie di rimozione dell’anidride carbonica dall’atmosfera che la immagazzinano in foreste, bacini geologici, terrestri o oceanici, o in prodotti, sono elemento chiave negli scenari che limitano il riscaldamento globale a 2 °C. Le soluzioni basate sulla natura (NBS) Il termine “Soluzioni Basate sulla Natura” (Nature-Based Solutions o NBS) è stato adottato e diffuso dai membri dell’IUCN durante la Conferenza Mondiale sulla Conservazione della Natura del 2016. Le NBS sono definite come “azioni per proteggere, gestire in modo sostenibile e ripristinare ecosistemi naturali e modificati, a beneficio delle persone e della natura allo stesso tempo”. Lo standard globale IUCN per le soluzioni basate sulla natura elenca criteri e indicatori, guidando gli utenti nella progettazione e nell’implementazione delle NbS in modo da consentire alla natura di fornire i suoi preziosi servizi ecosistemici. Sono biostrategie, speciali tecniche e metodi che, attraverso l’imitazione della natura e la replica di alcuni suoi aspetti peculiari, riescono a combinare gli effetti sia di mitigazione che di adattamento in relazione ai cambiamenti climatici. Le soluzioni basate sulla natura possono affrontare il cambiamento climatico in tre modi: Riducendo le emissioni di gas serra (legate alla deforestazione e all’uso del suolo); Catturando e immagazzinando l’anidride carbonica dall’atmosfera; Migliorando la resilienza degli ecosistemi e, quindi, delle società nell’adattamento ai rischi climatici (inondazioni, innalzamento del livello del mare, siccità e incendi boschivi). L’adattamento basato sugli ecosistemi sfrutta la biodiversità e i servizi ecosistemici per aiutare le persone ad adattarsi agli impatti negativi dei cambiamenti climatici, come il cambiamento dei modelli globali di temperatura e precipitazioni. Queste misure riguardano la conservazione, la gestione sostenibile e il ripristino di ecosistemi, come foreste, praterie, zone umide, mangrovie o barriere coralline, anche in combinazione con approcci ingegneristici (come la costruzione di bacini idrici o dighe o barriere artificiali) e sistemi di allerta precoce. Ecosistemi sani possono infatti fornire un importante contributo all’adattamento ai cambiamenti climatici: ad esempio, ecosistemi sani di mangrovie forniscono protezione assorbendo l’energia delle onde e delle mareggiate, adattandosi all’innalzamento del livello del mare e stabilizzando le coste dall’erosione. Le soluzioni basate sulla natura possono fornire fino al 30% della mitigazione climatica necessaria per raggiungere l’obiettivo di 1,5°C previsto dall’Accordo di Parigi. Le NbS possono contribuire a mitigare il cambiamento climatico riducendo le emissioni di gas serra (legate alla deforestazione e all’uso del suolo) e catturando l’anidride carbonica dall’atmosfera, attraverso la protezione degli ecosistemi naturali dalla perdita e dal degrado, il ripristino degli ecosistemi degradati e una gestione più sostenibile dei terreni agricoli e foreste. Le NBS possono migliorare anche la sostenibilità, la resilienza e la vivibilità delle città (dove vive la gran parte della popolazione mondiale, il 57%, circa 4,46 miliardi di persone). Gli alberi assorbono gli inquinanti, attutiscono il rumore e rinfrescano l’aria; le zone umide e i giardini pluviali riducono il rischio di inondazioni; le mangrovie e le paludi attenuano le tempeste e gli spazi verdi facilitano l’esercizio fisico, il nutrimento spirituale e l’interazione con la comunità. Ma, sebbene la natura fornisca soluzioni cruciali alla crisi climatica, le NBS da sole non possono colmare il divario tra le emissioni globali di carbonio e gli obiettivi climatici: è fondamentale che vengano implementate parallelamente a una transizione energetica globale. Prospettive e soluzioni globali Voglio concludere con un messaggio incoraggiante, cavalcando lo spirito dell’ultimo rapporto dell’Organizzazione Metereologica Mondiale: nonostante il preoccupante quadro attuale, l’obiettivo di contenere il riscaldamento globale entro 1,5°-2°C, è ancora raggiungibile. Ma, per farlo, occorre l’impegno di ognuno di noi, della società e del mondo intero. Anzitutto occorre limitare il consumo di combustibili fossili in tutti i settori economici. Nel settore dei trasporti, investire nella mobilità sostenibile, portare avanti le ricerche nel campo dell’auto elettrica e delle batterie ricaricabili sostenibili per la transizione energetica, delle energie rinnovabili e idrogeno verde. E, almeno sulle brevi tratte, preferire spostamenti a piedi o in bicicletta che ne giova anche la salute. Nel settore edilizio, investire nella riqualificazione energetica o retrofit del patrimonio immobiliare, con sistemi di prefabbricazione e Off-Site Construction, isolando l’involucro edilizio per ridurne le dispersioni termiche, insieme a impianti di climatizzazione ad alta efficienza, pompe di calore, pannelli radianti per riscaldare e raffrescare, infissi e serramenti dalle elevate prestazioni abbinati a schermature solari ed energie rinnovabili per ridurre i consumi energetici e le emissioni. Vivere, abitare e costruire in armonia con la natura e in modo sano: ad esempio, in alternativa all’acciaio e al cemento armato (estremamente inquinanti) sposare la bioedilizia, prediligendo sistemi costruttivi a secco e strutture in legno. E i bonus edilizi saranno fondamentali. Un uso consapevole delle risorse del pianeta, in primis l’acqua (preferendo ove possibile, l’acqua potabile del rubinetto a quella in bottiglia che rilascia plastica e microplastiche nell’ambiente), riducendo gli sprechi, migliorando la raccolta differenziata, il riuso dei prodotti e il riciclo delle materie prime dei rifiuti elettronici (RAEE), rispetto allo smaltimento in discariche o per incenerimento dei rifiuti e scegliendo le alternative ecologiche ai PFAS. Ridurre i consumi e la produzione dei rifiuti – soprattutto in plastica – e dell’abbigliamento a basso costo o fast fashion. Ma le attuali preoccupazioni sono focalizzate sulla guerra, la corsa globale agli armamenti, le guerre in Ucraina e Palestina, il riarmo della NATO, la minaccia nucleare. Consapevoli dell’impatto ambientale sociale ed economico delle guerre, la pace è essenziale per il pianeta, vitale per tutti. Per approfondire: Blunden et al., State of the Climate in 2023, BAMS, agosto 2024 CMC, La crisi climatica e come comunicarla, 2023 CNR, Cambiamento climatico 2021: Sintesi per tutti Davis et al., Net-zero emissions energy systems, 2018 EEA, Imagining a sustainable Europe in 2050, 2025 FAO, The Impact of Disasters on Agriculture and Food Security, 2023 Fawzy et al., Strategies for mitigation of climate change: a review, 2020 IEA, Net Zero by 2050, 2021 IEA, Net Zero Roadmap. A Global Pathway to Keep the 1.5 °C Goal in Reach, 2023 IPCC, AR6 Synthesis Report: Climate Change 2023 IPCC, Climate Change 2022: Mitigation of Climate Change IPCC, Climate Change 2022: Impacts, Adaptation and Vulnerability IPCC, Global Warming of 1.5 °C, 2018 IUCN, Global Standard for Nature-based Solutions, 2020 IUCN, Nature-based solutions to address global societal challenges, 2016 JRC, GHG emissions of all world Countries, 2024 Latini G et al., Lessico e Nuvole: le parole del cambiamento climatico, 2020 Legambiente, Rapporto Città Clima, 2024 OECD, A place-based approach to climate action and resilience, 2025 OECD, Strengthening adaptation-mitigation linkages for a low-carbon, climate-resilient future, 2021 Testa et al., Assessing Climate Change Mitigation & Adaptation Efforts in the Italian Industry, 2017 UNEP, Adaptation Gap Report 2023 UNEP, Building Materials And The Climate: Constructing A New Future, 2023 UNEP, Nature-based Solutions for climate change mitigation, 2021 WMO, State of the Global Climate 2024, marzo 2025 Consiglia questo approfondimento ai tuoi amici Commenta questo approfondimento
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