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Il Governo con l’approvazione del Disegno di Legge n. 1718 per la conversione del Decreto-Legge n. 175/2025 ha segnato un passaggio importante nel percorso normativo legato alla Transizione 5.0 e allo sviluppo degli impianti a fonti rinnovabili. FINCO – Federazione che rappresenta 40 Associazioni e 13.500 imprese industriali – ha accolto positivamente alcune modifiche introdotte dal Governo, pur evidenziando margini di miglioramento sul fronte delle aree idonee e della governance territoriale. Transizione 5.0: tutela degli investimenti e continuità normativa Uno degli elementi maggiormente apprezzati da FINCO riguarda l’introduzione di una norma di salvaguardia per i progetti di generazione rinnovabile già in fase di sviluppo. La previsione di una disciplina transitoria per l’Associazione rappresenta un segnale di equilibrio, in grado di tutelare gli operatori che hanno impostato investimenti e iter autorizzativi sulla base di un quadro normativo precedente. In un settore caratterizzato da cicli di investimento lunghi e capitali elevati, la possibilità di proseguire le iniziative avviate senza il rischio di vanificare risorse e pianificazione assume un peso determinante. Nel comunicato, il Vicepresidente Agostino Re Rebaudengo sottolinea come la certezza del diritto rappresenti un presupposto essenziale per il successo delle politiche di Transizione 5.0. La salvaguardia dei progetti in pipeline viene quindi interpretata non come un’eccezione, ma come una condizione necessaria per mantenere la fiducia degli investitori e garantire la continuità del contributo industriale agli obiettivi nazionali di decarbonizzazione. In un contesto segnato da instabilità geopolitica e volatilità dei mercati energetici, la stabilità delle regole diventa parte integrante della sicurezza energetica del Paese. Aree idonee per le rinnovabili: semplificazioni e nodi ancora aperti Accanto al tema della Transizione 5.0, il DL 175/2025 interviene sulla disciplina delle aree idonee per l’installazione degli impianti a fonti rinnovabili. FINCO valuta positivamente la rimozione del requisito dell’Autorizzazione Integrata Ambientale per l’ampliamento delle aree idonee in prossimità di stabilimenti e impianti industriali, la cosiddetta solar belt. La scelta viene interpretata come un incentivo all’utilizzo di contesti già infrastrutturati, in linea con l’esigenza di ridurre il consumo di suolo e di concentrare lo sviluppo degli impianti in ambiti produttivi esistenti. Il giudizio complessivo resta tuttavia articolato. Il Decreto fissa l’obiettivo di 80 GW di nuova potenza rinnovabile installata entro il 2030, un traguardo che richiede un ritmo annuo di installazioni (11,5 GW annui nei prossimi cinque anni) significativamente superiore a quello registrato negli ultimi anni. Secondo FINCO, senza una reale estensione delle aree effettivamente candidabili e senza un’impostazione interpretativa orientata alla semplificazione, il rischio è che i target rimangano difficili da raggiungere. Particolare attenzione viene posta all’estensione delle fasce di rispetto ai beni tutelati dal D.Lgs. 42/2004, che include anche i beni paesaggistici. L’associazione auspica l’avvio di un Tavolo tecnico capace di conciliare la tutela del patrimonio culturale con la necessità di sviluppare nuovi impianti, evitando restrizioni generalizzate che riducano in modo significativo il perimetro disponibile. In questa prospettiva, FINCO richiama anche il ruolo delle Regioni, invitandole a interpretare la classificazione delle aree idonee come uno strumento premiale volto ad accelerare i procedimenti autorizzativi, in coerenza con i principi affermati dalla Corte costituzionale (sentenza 184/2025). L’associazione ribadisce la necessità che ci siano regole chiare, uniformi e orientate allo sviluppo, affinché Transizione 5.0 e politiche territoriali procedano in modo coerente con gli obiettivi energetici e industriali del Paese. Consiglia questa notizia ai tuoi amici Commenta questa notizia
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