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Data center, AI ed energia: la competitività dell’Italia passa anche da qui

La crescita dell’intelligenza artificiale sta trasformando i data center in infrastrutture strategiche, ma il loro sviluppo dipenderà da molti fattori. Da quanto emerge dall’AI for Energy Report 2026 di E&S, data center, AI ed energia sono sempre più collegati, come opportunità di sviluppo, ma anche come sfida per la competitività globale. L’Italia saprà farsi trovare pronta?

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Data center, AI ed energia: la competitività dell'Italia passa anche da qui

La crescita dell’intelligenza artificiale sta trasformando i data center in infrastrutture sempre più strategiche. La capacità installata nel mondo dei centri dati è sostanzialmente raddoppiata in pochi anni, passando da 59 GW del 2020 a 114 GW del 2025. Questa corsa implica un significativo aumento del fabbisogno energetico. Tra il 2020 e il 2025, la domanda elettrica dei data center è aumentata di circa l’80%, raggiungendo 485 TWh. Solo nell’ultimo anno è cresciuta di 69 TWh, pari a circa il 17% rispetto ai 416 TWh del 2024. Questi dati, contenuti nell’AI for Energy Report 2026 di Energy&Strategy – School of Management del Politecnico di Milano, sono previsti in crescita nel 2030 e nel 2035, sia in termini di infrastrutture sia di richiesta energetica. La relazione tra data center, AI ed energia si fa, quindi, sempre più stretta.

Tuttavia il loro sviluppo dipenderà sempre più dalla disponibilità di energia, dalla capacità delle reti elettriche e dalla sostenibilità economica e ambientale. Su questi fattori si giocherà la competitività globale, a partire da USA e Cina fino all’Europa.

L’Italia, con 262 data center, è tra i dieci Paesi più importanti al mondo, per numero di infrastrutture. Presenta opportunità concrete di crescita, ma la disponibilità di infrastrutture elettriche e digitali rischia di accentuare gli squilibri territoriali.

Data center, capacità mondiale verso i 280 GW entro il 2035

Per comprendere cosa sta accadendo e cosa accadrà nel mondo riguardo data center, AI ed energia è necessario partire dai dati. Nel mondo si è arrivati a una capacità installata di 114 GW, ma secondo stime IEA si raggiungeranno i 225 GW nel 2030 per passare a 277 GW nel 2035.

stime sviluppo capacita installata data center

Alla crescita infrastrutturale conseguirà quella di fabbisogno energetico: al 2030 i consumi sono previsti raggiungere 820 TWh nello scenario più basso e 1.050 TWh in quello più spinto. A fronte di una domanda elettrica mondiale pari a circa 35mila TWh al 2030, i data center peserebbero il 3% circa. Al 2035 la forbice si allarga; nello scenario di crescita più sostenuta, i consumi dei data center potrebbero superare i 1.600 TWh.

Come si soddisferà il fabbisogno di energia per i data center? Le fonti rinnovabili ne copriranno la metà al 2035. Anche i sistemi di accumulo a batteria, impiegati per bilanciare produzione e consumi in presenza di generazione da fonti rinnovabili costituiscono una soluzione sempre più diffusa.

energia elettrica usata per alimentare i data center nel mondo Cina e USA

Attualmente risultano installati circa 5 GW presso i data center, ma si prevede che si quintuplicherà la capacità, raggiungendo i 25 GW entro il 2030 nello scenario di maggiore sviluppo, come riporta sempre l’AI for Energy Report su dati IEA.

Stati Uniti e Cina: due modelli per alimentare la crescita dell’AI

In questa corsa tecnologica, gli Stati Uniti sono decisamente i più avanzati. Contano più di 4mila centri elaborazione dati un numero superiore a quello complessivo degli altri Paesi nelle prime posizioni della classifica. La Cina è indietro rispetto agli USA per numero di data center, solo quarta nella top ten, ma è nel discorso di sovranità tecnologica che il Paese asiatico si rivela in piena rivalità con l’America.

Come rileva Energy & Strategy:

“La quasi totalità dei modelli AI più utilizzati a livello globale è sviluppata negli Stati Uniti o in Cina; tra i 50 modelli più utilizzati a maggio 2026, soltanto due non risultano riconducibili a questi due Paesi.”

Pur condividendo l’obiettivo di rafforzare la propria leadership tecnologica, sono differenti le strategie di USA e Cina. Gli Stati Uniti puntano su uno sviluppo tecnologico accelerato, accompagnato da un forte ricorso al gas naturale e a impianti di generazione dedicati. La Cina, invece, propende per una pianificazione integrata tra infrastrutture digitali, disponibilità energetica, reti elettriche e localizzazione dei data center.

Le differenze emergono anche dal mix energetico previsto. Se nel quadro internazionale al 2025, ma anche al 2035, «si ricorre a carbone, gas, nucleare, rinnovabili, la Cina al 2035 punterà alla combinazione tra carbone, nucleare e rinnovabili, mentre gli Stati Uniti su gas nucleare e FER. Quindi, ognuno cercherà di utilizzare quello che ha a disposizione», ha sottolineato Vittorio Chiesa, docente del Politecnico di Milano e co-founder E&S.

Europa, la sfida tra sovranità tecnologica e sostenibilità

Stati Uniti e Cina guidano la crescita della domanda elettrica dei data center, arrivando a rappresentare quasi tre quarti dei consumi globali al 2030. L’Europa mantiene un peso più contenuto, con circa 115 TWh, pari al 12% del totale. Che ruolo dovrà ritagliarsi l’Europa nel contesto strategico globale su data center, AI ed energia? Come ha spiegato Federico Frattini, Vicedirettore di E&S e Direttore scientifico del Report: “La crescita dell’AI rende sempre più centrale la sostenibilità delle infrastrutture digitali che ne consentono l’evoluzione”. La sfida per l’Europa è “sviluppare filiere tecnologiche e capacità computazionale sufficienti a sostenere la corsa all’intelligenza artificiale senza compromettere gli obiettivi climatici”.

Diventano così strategiche tutte le soluzioni che possono rendere sostenibile la crescita dell’AI e delle infrastrutture abilitanti: elevare l’efficienza energetica dei data center, ottimizzare i sistemi di raffreddamento, ridurre i consumi idrici, approvvigionarsi da fonti rinnovabili. Tutte queste soluzioni “rappresentano leve chiave per contenerne l’impatto ambientale”. A queste si affianca la necessità di sviluppare modelli AI capaci di ridurre il fabbisogno di calcolo ed energia senza compromettere le performance. Si tratta di “un equilibrio complesso, in cui sovranità tecnologica e sostenibilità dovranno avanzare insieme: a maggio, tra i 50 modelli AI più utilizzati al mondo solo 2 non erano sviluppati negli Stati Uniti o in Cina”, ha aggiunto Frattini.

Il rischio di una nuova dipendenza digitale

L’AI non è soltanto una rivoluzione digitale, ma un nuovo fattore strutturale della domanda di energia, oltre che un fondamentale elemento di competitività. Per questo diventa prioritario per l’Europa uno sforzo di imprese e istituzioni per sviluppare una infrastruttura europea dell’AI. Le conseguenze di un’inazione potrebbero rivelarsi fatali. Sarebbe bene ascoltare quanto detto lo scorso maggio da Arthur Mensch, fondatore di Mistral AI, uno dei principali attori europei nello sviluppo di modelli AI. Secondo lui, l’Europa ha due anni per evitare di diventare una dipendenza strutturale rispetto all’intelligenza artificiale americana.

La sfida per l’Europa si deve tradurre in una strategia alternativa rispetto ai competitor più avanzati, che punti allo sviluppo di infrastrutture digitali strategiche, “rafforzando la propria sovranità tecnologica, senza rinunciare alla coerenza climatica”, ha spiegato Chiesa. Questo richiede una pianificazione integrata tra politiche industriali, energia, reti, rinnovabili, permitting e localizzazione dei data center. “In assenza di questo coordinamento, il rischio è duplice: da un lato perdere terreno nella competizione tecnologica globale, dall’altro compromettere la traiettoria di decarbonizzazione”.

Italia: 101 GW di richieste, ma pochi progetti in fase avanzata

Da parte sua, l’Italia deve cercare di raccogliere la sfida. Costituisce un mercato in espansione, anche se fortemente concentrato: dei 262 data center totali, circa il 45% sorgono in Lombardia. L’area milanese, da sola, concentra 414 MW dei 609 MW installati a livello nazionale a fine 2025.

richieste connessione data center in Italia

A fine 2025, la capacità IT nazionale era di circa 0,6 GW. Entro il 2030 potrebbe raggiungere, a seconda dello scenario prudente o di maggiore attrattività, da 0,9 GW a 1,8 GW.

Il vero problema italiano non sono le richieste di connessione, ma la realizzabilità dei progetti. A fronte di 101,4 GW di richieste di connessione registrate al 2 ottobre 2026, soltanto 1,9 GW, meno del 2% del totale, risultano in una fase avanzata del procedimento. Si assiste a «un mercato sulla carta potenzialmente enorme che però scaricherà a terra il suo potenziale in misura molto limitata», ha rilevato Frattini. Questo divario evidenzia quanto la crescita del settore dipenda non soltanto dall’interesse degli investitori, ma anche dalla disponibilità di infrastrutture elettriche, dalla maturità dei progetti e dai tempi autorizzativi. A quest’ultimo proposito, i tempi di realizzazione variano da 1–2 anni, dove le infrastrutture sono già disponibili, a 5–6 anni, dove devono essere costruite o potenziate.

Utility, PPA e recupero del calore: le leve per lo sviluppo

Dove trovare possibili chiavi e soluzioni per uno sviluppo concreto di data center e AI? Le utility possono diventare protagoniste della trasformazione. Le imprese energetiche possono ampliare il proprio ruolo lungo l’intera filiera dei data center, attraverso la fornitura di energia, la realizzazione delle infrastrutture (EPC), la gestione operativa e la manutenzione (O&M).

Un ruolo importante è già svolto dai Power Purchase Agreement (PPA), che in Italia rappresentano la principale modalità di approvvigionamento energetico dei data center, adottata dal 60% delle infrastrutture. Questi contratti consentono una maggiore prevedibilità dei costi e possono favorire l’accesso all’energia rinnovabile. Più limitato è invece il ricorso alla produzione in loco, che richiede investimenti significativi e, nel caso delle fonti rinnovabili non programmabili, soluzioni di accumulo e approvvigionamento complementari per garantire la continuità dell’alimentazione. Il contributo delle utility può inoltre estendersi alla valorizzazione della capacità elettrica disponibile presso siti esistenti e all’integrazione dei data center con le reti di teleriscaldamento per il recupero del calore di scarto.

Il valore dell’AI per l’efficienza energetica

L’intelligenza artificiale non rappresenta soltanto una nuova fonte di domanda elettrica, ma può contribuire a migliorare l’efficienza del sistema energetico. Lo conferma una survey condotta da Energy&Strategy, in collaborazione con Ipsos Doxa, su 308 imprese italiane dei settori energetico e manifatturiero. L’indagine evidenzia benefici in termini di produttività, riduzione dei consumi e contenimento dei costi, con miglioramenti spesso compresi tra il 10% e il 20% e risultati riscontrati entro 6-12 mesi. Tra le principali applicazioni figurano l’ottimizzazione degli asset, la previsione dei consumi e la manutenzione predittiva. L’AI si configura quindi come una tecnologia dal duplice impatto: aumenta il fabbisogno energetico attraverso lo sviluppo delle infrastrutture digitali, ma offre anche strumenti per ottimizzare la gestione dell’energia e favorire la transizione energetica.

FAQ data center, AI ed energia

Quanto consumano i data center e come crescerà il loro fabbisogno energetico?

Nel 2025 i data center hanno consumato a livello mondiale circa 485 TWh di elettricità, l’80% in più rispetto al 2020. Secondo gli scenari riportati nell’AI for Energy Report 2026 del Politecnico di Milano, nel 2030 i consumi potrebbero raggiungere tra 820 e 1.050 TWh. La crescita dell’intelligenza artificiale rende quindi sempre più importanti la disponibilità di energia, la capacità delle reti elettriche e l’efficienza delle infrastrutture digitali.

Quali sono i principali ostacoli alla realizzazione di nuovi data center in Italia?

La criticità principale è trasformare l’interesse degli investitori in progetti concretamente realizzabili. Al 2 ottobre 2026, in Italia risultavano richieste di connessione alla rete per 101,4 GW, ma soltanto 1,9 GW, meno del 2% del totale, erano in una fase avanzata del procedimento. A incidere sono soprattutto la disponibilità delle infrastrutture elettriche, i tempi autorizzativi e la maturità dei progetti. Dove la rete è già adeguata, la realizzazione può richiedere 1–2 anni; dove occorrono nuovi interventi infrastrutturali, i tempi possono salire a 5–6 anni.

Come possono i data center ridurre il proprio impatto energetico e ambientale?

Le principali soluzioni comprendono il miglioramento dell’efficienza energetica, l’ottimizzazione dei sistemi di raffreddamento, il ricorso alle fonti rinnovabili e il recupero del calore di scarto, anche attraverso reti di teleriscaldamento. In Italia, il 60% dei data center utilizza Power Purchase Agreement (PPA), contratti che favoriscono la prevedibilità dei costi e possono facilitare l’approvvigionamento di energia rinnovabile. Le utility possono inoltre contribuire alla progettazione, realizzazione e gestione delle infrastrutture.

 

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