Nucleare sostenibile nel sistema energetico in Italia

L’attesa approvazione alla Camera del DDL delega sul nucleare sostenibile riporta al centro del dibattito gli Small Modular Reactor (SMR) e gli Advanced Modular Reactor (AMR), reattori modulari avanzati di IV generazione indicati come strumenti per contribuire alla sicurezza e alla decarbonizzazione del sistema energetico italiano. Ecco cosa c’è da sapere.

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Nucleare sostenibile nel sistema energetico in Italia

Con il via libera della Camera al disegno di legge sull’energia nucleare sostenibile (155 voti favorevoli, 86 contrari e 8 astenuti) all’esame del Senato per inizio settembre, il nucleare torna a candidarsi a entrare nel mix energetico nazionale.

Si punta sui piccoli reattori modulari (SMR) e sui reattori modulari avanzati (AMR), tecnologie emergenti che promettono di coniugare sicurezza, modularità e sostenibilità economica. Per gli Small Modular Reactors si prevede una crescita significativa a livello globale: secondo l’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica (AIEA) ), potrebbero rappresentare il 24% della nuova capacità installata nello scenario più ottimistico e il 5% in quello più prudente.

Obiettivo: 8 GW di nucleare avanzato nel 2050

Secondo il documento “Delega al Governo in materia di energia nucleare sostenibile”, il Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica (MASE) istituirà la Piattaforma nazionale per un nucleare sostenibile (PNNS). Tra i suoi compiti principali figurano l’elaborazione di linee guida e di una roadmap con orizzonte 2030 e 2050 per monitorare e coordinare lo sviluppo delle nuove tecnologie nucleari, in particolare SMR e reattori di IV generazione, valutandone le possibili applicazioni in Italia.

Il documento prevede, inoltre, una limitata quota di energia da fusione intorno al 2050, quando potrebbero essere disponibili i primi impianti.

8 GW di nucleare avanzato nel 2050 in Italia

Nello scenario delineato dalla PNNS, la capacità nucleare nazionale sarebbe costituita esclusivamente da tecnologie avanzate — SMR, AMR e microreattori — cui si aggiungerebbe, nella fase finale dell’orizzonte temporale, una quota derivante dalla fusione.

La capacità installata passerebbe da 0,4 GW nel 2035 a 8 GW nel 2050, di cui 0,4 GW da fusione. Di questi 8 GW, circa 1,3 GW opererebbero in modalità cogenerativa, fornendo al settore industriale circa 16 TWh di energia termica.

Mini reattori modulari: il piano del Governo e l’apertura di Confindustria

Secondo la relazione illustrativa della Camera, gli SMR sarebbero caratterizzati da elevati standard di sicurezza, programmabilità e tempi di costruzione più contenuti rispetto agli impianti tradizionali, oltre a una maggiore flessibilità operativa.

L’interesse del Governo per questa tecnologia è stato ribadito dalla presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, nel discorso tenuto in occasione dell’Assemblea di Confindustria:

“proseguire speditamente sulla strada per il ritorno dell’energia nucleare in Italia, puntando sulle tecnologie più innovative con mini-reattori modulari, sicuri e puliti, che ci consentano di avere maggiore sicurezza, ma anche costi nettamente più bassi rispetto agli attuali”.

Meloni ha inoltre confermato l’intenzione di approvare entro l’estate la legge delega e successivamente i decreti attuativi necessari a definire il quadro normativo.

“Non ho dubbi sul fatto che la ripresa della produzione nucleare in Italia sia un obiettivo alla nostra portata e non ho dubbi sul fatto che può rappresentare una svolta per la nostra competitività.”

Il presidente di Confindustria, Emanuele Orsini, si è augurato che:

“tutti i partiti, in modo responsabile, sostengano l’avvio più veloce possibile della sperimentazione sul nucleare, perché è una scelta fondamentale per dare al nostro Paese l’autonomia energetica. Noi per primi, come imprese, siamo disponibili a ospitare i piccoli reattori modulari nei nostri stabilimenti e nei nostri distretti”.

Nucleare e rinnovabili, possibile conciliarli? Intanto occorre sbloccare le FER

Nel documento delega gli SMR vengono indicati come tecnologie utili a integrare le fonti rinnovabili grazie alla loro programmabilità. Tuttavia, il sistema delle FER continua a scontare importanti ostacoli autorizzativi.

Nucleare e rinnovabili, possibile conciliarli? Intanto occorre sbloccare le FER

Lo stesso Orsini, prima ancora di parlare di nucleare, ha chiesto di sbloccare le aree idonee per nuovi impianti fotovoltaici ed eolici di grande taglia:

“Ci sono 4mila permessi richiesti dalle aziende per impianti rinnovabili che risultano a oggi bloccati”. Siamo a 85 GW installati, “ne servono ancora 50 da realizzare entro quattro anni”, ha ricordato. Un terzo di quanto installato “non è stato ancora allacciato alla rete. Restano 131 GW in attesa di autorizzazione”.

È un elemento centrale nel dibattito sul nucleare sostenibile. Se la sostenibilità deve essere anche economica, l’efficienza delle procedure autorizzative diventa decisiva per evitare aumenti dei costi. in Italia, i tempi di autorizzazione per gli impianti fotovoltaici utility scale si allungano a quattro anni, rispetto al termine di 2 anni previsto dalla direttiva RED III (fonte: SolarPower Europe).

Per l’eolico si raggiungono mediamente cinque anni per le autorizzazioni, cui si aggiungono almeno altri due anni per la costruzione.

Le condizioni per un ruolo complementare

A maggio le fonti rinnovabili hanno coperto quasi il 50% della domanda elettrica nazionale, mentre la capacità installata è aumentata di 761 MW.

Secondo il World Nuclear Industry Status Report 2025, gli SMR potrebbero rappresentare un complemento utile “se, e solo se, soddisfano la domanda di stabilità e non la spostano in un terreno incerto e con tempistiche incerte”.

La prospettiva indicata dal rapporto è quella di un sistema energetico basato su efficienza, reti intelligenti, accumuli, generazione distribuita e fonti rinnovabili, con il contributo del nucleare avanzato laddove necessario. Solo così sarebbe possibile costruire un sistema elettrico resiliente e sostenibile.

L’Italia si trova quindi di fronte a una scelta complessa: da un lato l’interesse per nuove tecnologie nucleari ancora prive di una piena maturità commerciale; dall’altro una trasformazione energetica già in corso, trainata dalle rinnovabili e dai sistemi di accumulo.

I tempi di costruzione dei SMR

Nel rapporto finale del 2025, la PNNS ipotizza l’introduzione graduale delle nuove tecnologie modulari: gli SMR a partire dal 2030 e gli AMR di quarta generazione intorno al 2040.

Attualmente risultano 133 progetti di Small Modular Reactor in varie fasi di sviluppo, secondo la World Nuclear Association. Cinque sono in costruzione — due in Cina, due in Russia e uno negli Stati Uniti — mentre tre risultano già operativi tra Cina e Russia.

L’esperienza dei primi impianti suggerisce però cautela. Il progetto di Shidao Bay, in Cina, avrebbe dovuto essere completato in tre anni con un costo di 2.000 dollari/kWe. In realtà, la costruzione è durata nove anni, seguiti da altri due anni di test prima dell’entrata in esercizio commerciale. Nel frattempo, la potenza complessiva è stata ridotta e i costi sono triplicati.

Situazione analoga per i due reattori russi, la cui costruzione, iniziata nel 2007, si è conclusa soltanto nel 2018, con costi anch’essi triplicati rispetto alle stime iniziali.

Esistono tuttavia esempi più promettenti. La Cina sta sviluppando il Linglong-1, reattore ad acqua pressurizzata da 100 MWe destinato alla produzione elettrica, alla desalinizzazione e al teleriscaldamento. Il progetto punta a dimostrare la fattibilità commerciale della tecnologia e dovrebbe entrare in funzione nella prima metà del 2026.

Costi e incertezze economiche

Sul fronte economico, le valutazioni disponibili sono ancora basate prevalentemente su stime.

Uno studio realizzato nel 2024 da TEHA Group in collaborazione con Edison e Ansaldo Nucleare indica per le nuove tecnologie nucleari un LCOE compreso tra 90 e 110 euro/MWh. Il valore risulterebbe inferiore a quello di impianti eolici e fotovoltaici dotati di sistemi di accumulo, ma superiore rispetto agli stessi impianti privi di storage.

A livello internazionale, tuttavia, permangono forti interrogativi. Philseo Kim e Allison Macfarlane, in uno studio pubblicato su Progress in Nuclear Energy, evidenziano come numerose analisi stimino per gli SMR costi superiori rispetto ai grandi reattori ad acqua leggera (LWR), mettendone in dubbio competitività e redditività.

La questione delle scorie

Gli stessi hanno riscontrato che i reattori SMR “presentano sfide significativamente maggiori” rispetto ai reattori di grandi dimensioni. Secondo uno studio sulla rivista Proceedings of the National Academy of Sciences “la maggior parte dei piccoli reattori modulari aumenteranno effettivamente il volume di scorie nucleari da gestire e smaltire, di un fattore compreso tra 2 e 30 per i reattori” oggetto dello studio, ha affermato l’autrice principale dello studio, Lindsay Krall, come riportato in un articolo pubblicato dalla Stanford University.

Prospettive ancora incerte

Secondo il documento “L’atomo fuggente”, pubblicato da Banca d’Italia, le nuove tecnologie modulari potrebbero contribuire a ridurre parte dei costi e dei rischi associati agli impianti nucleari tradizionali grazie alla possibilità di produzione in serie.

Tuttavia, la letteratura scientifica non è concorde nel riconoscere tali vantaggi né nel valutare quanto possano compensare le diseconomie di scala derivanti dalla minore potenza degli impianti.

Un ulteriore elemento di cautela riguarda la maturità tecnologica: molte delle soluzioni considerate non sono ancora disponibili sul mercato. Le incertezze “rendono opportuno un approccio cauto, che predisponga e promuova anche strategie alternative”, evidenziano gli autori del report.

… e complessità legali e giuridiche

Resta infine il tema regolatorio. Secondo Aspasia Petri e Ioannis Vikas, autori di uno studio pubblicato su Nuclear Engineering and Technology , le normative attuali, concepite per grandi centrali nucleari, risultano spesso inadatte alle caratteristiche degli SMR.

Le innovazioni introdotte da questi impianti — dai sistemi di sicurezza passiva alle operazioni automatizzate — richiedono aggiornamenti normativi e nuove procedure autorizzative. L’assenza di standard armonizzati a livello internazionale rischia di generare ulteriori ritardi e incertezze.

Anche lo studio legale Herbert Smith Freehills Kramer sottolinea che gli SMR saranno inevitabilmente progetti “first of a kind”, con conseguenti rischi di aumento dei costi e slittamenti temporali. Per questo sarà fondamentale definire fin dall’inizio un quadro giuridico chiaro ed equilibrato.

Mentre diversi Paesi accelerano i propri programmi nucleari, la sfida sarà trovare un equilibrio tra innovazione, sicurezza, sostenibilità economica e certezza normativa.

Faq nucleare sostenibile

Perché si parla di nucleare sostenibile?

Il concetto di sostenibilità, in particolar modo per i SMR, è collegato al fatto che essi rappresentano una risposta alla crescente domanda di soluzioni energetiche affidabili a basse emissioni di carbonio, che consentiranno all’industria europea di rimanere forte e competitiva, guidando al contempo la transizione energetica verso un futuro a impatto zero entro il 2050 (Fonte: JRC). La Commissione Europea, descrivendo SMR e AMR, rimarca questo aspetto, affermando che questi reattori potrebbero contribuire a promuovere la neutralità climatica, rafforzare la sicurezza energetica e incrementare la competitività industriale. Offrono un valore aggiunto particolare per la decarbonizzazione nei settori hard-to-abate come i trasporti, l’industria chimica e siderurgica e il teleriscaldamento. A livello italiano, si riflette questa concezione. I reattori avanzati dovranno concorrere all’attuazione della strategia nazionale per il raggiungimento degli obiettivi di neutralità carbonica, a garantire al Paese la sicurezza e l’indipendenza energetica, a prevenire i rischi di interruzione della fornitura di energia e a contenere i costi della stessa.

Cosa sono gli SMR, gli AMR E MMR (MICRO MODULAR REACTOR)?

Sono reattori basati sulla fissione nucleare, la cui potenza generalmente è inferiore a 350 MW (sotto i 10 MW per gli MMR). Gli SMR si basano sui meccanismi dei Light Water Reactor (LWR) di III e III+ generazione. Gli AMR si basano su tecnologie di IV generazione con nuovi sistemi di raffreddamento, moderatori, combustibili e funzionalità.

Quali sono i tempi necessari per costruzione dei nuovi reattori?

Secondo le stime disponibili in letteratura, per i reattori in progettazione, i tempi di costruzione dovrebbero essere pari a 4-5 anni per i primi prototipi e 3-4 anni per i prototipi successivi. Secondo quanto riporta “L’atomo fuggente”, basandosi su dati IEA, Per i modelli di SMR, AMR o MMR sviluppati da imprese leader del settore e la cui costruzione non è stata ancora avviata, le imprese sviluppatrici prevedono di costruire i primi prototipi tra il  2029 e il 2039.

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