Trattamento dell’acqua negli impianti termici: cosa cambia con i nuovi Requisiti Minimi e il ruolo della UNI 8065

Con la riaccensione degli impianti torna d’attualità la qualità dell’acqua nei circuiti di riscaldamento. Il D.M. 28 ottobre 2025 conferma il condizionamento chimico obbligatorio sul circuito di climatizzazione invernale. Le indicazioni del MASE chiariscono invece che sull’acqua calda sanitaria il condizionamento chimico non è più obbligatorio. La UNI 8065 resta il riferimento tecnico. Aqua Italia richiama l’attenzione della filiera sul tema.

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Trattamento dell’acqua negli impianti termici: cosa cambia con i nuovi Requisiti Minimi e il ruolo della UNI 8065
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L’avvio della stagione termica riporta al centro la manutenzione degli impianti di riscaldamento. Tra le voci che incidono sull’efficienza e sulla durata dei sistemi, il trattamento dell’acqua è spesso tra le meno considerate. Eppure calcare, fanghi, detriti e corrosione agiscono direttamente sulle superfici di scambio termico e sui componenti del circuito, con il rischio di rendimenti più bassi, guasti più frequenti e maggiori costi di gestione.

Da un punto di vista normativo dal 3 giugno 2026 è in vigore il D.M. 28 ottobre 2025, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 283 del 5 dicembre 2025, che aggiorna il decreto interministeriale 26 giugno 2015 sui requisiti minimi di prestazione energetica degli edifici. Tra le modifiche c’è anche la disciplina sul trattamento dell’acqua negli impianti termici. A giugno il Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica (MASE) ha poi pubblicato le “Indicazioni agli operatori” per l’applicazione del decreto.

Su questo quadro interviene ora Aqua Italia, l’associazione dei costruttori di impianti, componenti e prodotti chimici per il trattamento delle acque primarie, federata ANIMA Confindustria. L’associazione sottolinea che i chiarimenti ministeriali confermano la UNI 8065 come riferimento tecnico per il trattamento dell’acqua negli impianti termici.

Perché la qualità dell’acqua incide sull’efficienza dell’impianto

Nei circuiti chiusi di riscaldamento, l’acqua di riempimento e di reintegro porta con sé sali di calcio e magnesio, ossigeno disciolto e impurità. Con il calore i carbonati precipitano e formano incrostazioni sugli scambiatori. Ossigeno e acque aggressive favoriscono la corrosione delle parti metalliche. I prodotti della corrosione e i detriti generano fanghi che si depositano nei punti a bassa velocità del circuito: corpi scaldanti, pannelli radianti, valvole.

Ogni deposito sulle superfici di scambio aumenta la resistenza termica. Il generatore deve quindi lavorare di più per cedere la stessa energia all’impianto. Fanghi e particelle magnetiche possono anche danneggiare circolatori e valvole, ridurre le portate e sbilanciare la distribuzione. Il problema riguarda le caldaie a condensazione, con scambiatori compatti a passaggi ridotti, ma anche le pompe di calore e i sistemi ibridi. In queste macchine la resa dipende dal mantenimento delle temperature di progetto e da portate corrette.

Cosa prevedeva il D.M. 26 giugno 2015

Dal 1° ottobre 2015 il decreto Requisiti Minimi (Allegato 1, punto 2.3, comma 5) imponeva sempre un trattamento di condizionamento chimico negli impianti termici per la climatizzazione invernale, «con o senza produzione di acqua calda sanitaria». Restava ferma l’applicazione della UNI 8065. Per gli impianti con potenza termica del focolare superiore a 100 kW e acqua di alimentazione con durezza totale superiore a 15 °f, era obbligatorio anche l’addolcimento.

Il riferimento agli impianti «con o senza produzione di ACS» veniva letto in prassi come esteso anche al circuito sanitario. Ne derivava l’installazione sistematica di dosatori di condizionanti, tipicamente polifosfati, a monte del generatore.

Cosa cambia con il D.M. 28 ottobre 2025

Il nuovo decreto riscrive il comma 5 del punto 2.3 dell’Allegato 1 e separa nettamente i due circuiti.

Per la climatizzazione invernale, l’acqua dell’impianto non è regolata dal D.Lgs. 23 febbraio 2023, n. 18 sulle acque destinate al consumo umano. Per questo circuito, ferma restando l’applicazione della UNI 8065, il condizionamento chimico resta sempre obbligatorio. La condizione è che sia assicurata la separazione strutturale tra il circuito di riscaldamento e le reti di distribuzione dell’acqua calda sanitaria.

Per l’acqua calda sanitaria il decreto parla invece di trattamento «eventuale». La sua adozione è subordinata a due requisiti. Deve mantenere la qualità chimica e microbiologica dell’acqua nei punti d’uso. Deve rispettare i requisiti del D.Lgs. 18/2023 per i reagenti chimici e i materiali filtranti attivi e passivi.

Il decreto non ripropone poi la soglia di addolcimento obbligatorio legata ai 100 kW e ai 15 °f. Questo non significa che l’addolcimento non serva più. Il criterio di scelta va ricercato nella UNI 8065, a cui il decreto continua a rinviare, e nelle condizioni reali dell’acqua e dell’impianto.

I chiarimenti delle Indicazioni MASE

Le “Indicazioni agli operatori” del MASE firmate il 18 giugno 2026 dal Direttore generale Domanda ed Efficienza Energetica, Andrea Maria Felici, sono state predisposte con il supporto tecnico di ENEA e CTI, dopo un primo confronto con le principali associazioni di categoria. Il documento non introduce nuovi obblighi e non sostituisce le disposizioni vigenti: offre una lettura sistematica del decreto e recupera le tre serie di FAQ pubblicate dal MiSE tra il 2015 e il 2018.

Sul punto 2.3, comma 5, dell’Allegato 1 il Ministero chiarisce che il condizionamento chimico dell’acqua calda sanitaria non è obbligatorio. Può essere adottato quando specifiche caratteristiche dell’acqua lo rendono necessario per il corretto funzionamento degli impianti, a garanzia di durabilità, efficienza energetica, contenimento delle emissioni e sicurezza. In questo caso deve mantenere la qualità chimica e microbiologica dell’acqua nei punti d’uso e rispettare i requisiti del D.Lgs. 18/2023 per reagenti chimici e materiali filtranti. Nell’eventualità dell’adozione, la norma tecnica di riferimento è la UNI 8065.

Il documento definisce anche la “separazione strutturale”. È la condizione per cui il fluido del circuito di riscaldamento non può miscelarsi con l’acqua calda sanitaria. La separazione è garantita da barriere fisiche e da dispositivi idonei nelle operazioni di reintegro.

Per progettisti e installatori significa che un dosatore sul circuito sanitario va valutato sulla base della durezza, delle temperature di esercizio e soprattutto delle prescrizioni del costruttore del generatore. I manuali di caldaie, pompe di calore e scaldacqua possono richiedere trattamenti specifici anche ai fini della garanzia. Se il trattamento viene adottato, i prodotti devono essere idonei al contatto con acqua potabile secondo il D.Lgs. 18/2023.

Trattamento dell’acqua negli impianti termici: confronto tra D.M. 26 giugno 2015 e D.M. 28 ottobre 2025
Aspetto D.M. 26 giugno 2015 D.M. 28 ottobre 2025 (in vigore dal 3 giugno 2026)
Circuito di climatizzazione invernale Condizionamento chimico sempre obbligatorio, ferma restando la UNI 8065 Condizionamento chimico sempre obbligatorio, ferma restando la UNI 8065, laddove è assicurata la separazione strutturale dalla rete ACS
Acqua calda sanitaria Obbligo riferito agli impianti «con o senza produzione di ACS», letto in prassi come esteso al circuito sanitario Trattamento «eventuale», non obbligatorio (Indicazioni MASE); se adottato, deve rispettare il D.Lgs. 18/2023
Addolcimento Obbligatorio oltre 100 kW di potenza al focolare con durezza totale superiore a 15 °f Soglia non riproposta: si applicano i criteri della UNI 8065
Norma tecnica di riferimento UNI 8065 UNI 8065, anche per l’eventuale trattamento dell’ACS

La UNI 8065, riferimento tecnico per progettazione e manutenzione

La UNI 8065:2019, che ha sostituito l’edizione del 1989, definisce le caratteristiche chimiche e chimico-fisiche delle acque usate negli impianti di climatizzazione invernale ed estiva, nella produzione di acqua calda sanitaria e negli impianti solari termici. Indica i trattamenti ammessi, tra cui filtrazione di sicurezza, addolcimento e condizionamento chimico, insieme ai controlli e alle relative frequenze. Rispetto alla versione precedente ha introdotto componenti come i filtri defangatori con magneti e i disaeratori. Ha inoltre dato più spazio ai condizionanti chimici per il risanamento e la protezione degli impianti.

La norma non indica una tecnologia migliore in assoluto. Fissa criteri e condizioni di impiego e lascia al progettista la scelta in base alle analisi dell’acqua, alla tipologia di impianto e alle temperature di esercizio. Il trattamento non si esaurisce all’installazione. Il libretto di impianto e i rapporti di controllo di efficienza energetica prevedono una sezione dedicata al trattamento dell’acqua, con l’indicazione della durezza e dei sistemi presenti. La verifica periodica di dosatori, filtri e addolcitori fa quindi parte a pieno titolo della manutenzione ordinaria.

La posizione di Aqua Italia

Secondo Aqua Italia, la conferma della UNI 8065 nei chiarimenti ministeriali offre a progettisti, installatori, manutentori e amministratori di condominio un riferimento tecnico uniforme e riconosciuto.

«La qualità dell’acqua è parte integrante dell’efficienza energetica delle nostre case», dichiara Lorenzo Tadini, presidente di Aqua Italia.

«La conferma della UNI 8065 come riferimento tecnico rappresenta un segnale importante per l’intera filiera. Promuovere una corretta cultura del trattamento dell’acqua significa contribuire a migliorare l’efficienza degli impianti, ridurne i consumi e preservarne le prestazioni nel tempo».

L’associazione rappresenta da oltre quarant’anni i costruttori del comparto. Segue da tempo questi temi favorendo il confronto tra imprese, operatori e istituzioni, e ha pubblicato un approfondimento sui chiarimenti ministeriali nella sezione News del proprio sito.

FAQ trattamento dell’acqua negli impianti di riscaldamento

Il trattamento dell’acqua negli impianti di riscaldamento è obbligatorio?

Sì. Il D.M. 28 ottobre 2025 conferma che negli impianti termici per la climatizzazione invernale il condizionamento chimico è sempre obbligatorio, ferma restando l’applicazione della UNI 8065. La condizione è che sia assicurata la separazione strutturale dalla rete dell’acqua calda sanitaria.

Il trattamento dell’acqua calda sanitaria è ancora obbligatorio?

No. Le Indicazioni MASE di giugno 2026 chiariscono che il condizionamento chimico dell’ACS non è obbligatorio. Può essere adottato quando specifiche caratteristiche dell’acqua lo richiedono per garantire durabilità, efficienza energetica, contenimento delle emissioni e sicurezza dell’impianto. In quel caso deve rispettare il D.Lgs. 18/2023 e fare riferimento alla UNI 8065.

L’addolcitore è ancora obbligatorio sopra i 100 kW?

Il nuovo decreto non ripropone la soglia di 100 kW e 15 °f prevista dal D.M. 26 giugno 2015. La necessità dell’addolcimento va valutata secondo i criteri della UNI 8065 e in base alle analisi dell’acqua di alimentazione.

Cosa si intende per separazione strutturale?

Secondo le Indicazioni MASE, è la condizione per cui il fluido del circuito di riscaldamento non può miscelarsi con l’acqua calda sanitaria. La separazione è garantita da barriere fisiche e da dispositivi idonei nelle operazioni di reintegro.

Quali impianti rientrano nella UNI 8065?

La UNI 8065:2019 si applica agli impianti di climatizzazione invernale ed estiva, ai circuiti di produzione di acqua calda sanitaria e agli impianti solari termici.

Da quando sono in vigore le nuove regole?

Il D.M. 28 ottobre 2025 è stato pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 283 del 5 dicembre 2025 ed è in vigore dal 3 giugno 2026.

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