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Per incrementare l'energia fotovoltaica e renderla competitiva con l'elettricità tradizionale è necessario non solo introdurre nuove tecnologie, ma anche diminuire i costi delle materie prime. Partendo da questo presupposto un gruppo di ingegneri dell'Università di Princeton, negli Stati Uniti, guidato dalla profesoressa Yueh-Lin Loo, ha trovato il modo di abbassare sensibilmente i costi di produzione dei pannelli sostituendo le celle tradizionali con delle più economiche, ma altrettanto funzionali, realizzate in plastica, adeguatamente trattata. Con la plastica, materia facilmente reperibile, i costi potrebbero ridursi dell'80%, rimanendo però praticamente inalterato il grado di efficienza del pannello, anche se con una vita leggermente inferiore compesa tra i 15 e i 20 anni. I nuovi pannelli risultano inoltre più flessibili, facilmente modellabili e, essendo semitrasparenti, possono essere posizionati anche al posto dei classici vetri.Infine la plastica usata per costruire i moduli fotovoltaici è capace di catturare i raggi infrarossi del sole il che consente una produttività dei pannelli anche in presenza di condizioni climatiche sfavorevoli.I risultati dello studio sono stati pubblicati a marzo sulla prestigiosa rivista scientifica National Academy of Sciences, la Professoressa Yueh-Lin Loo ha sottolineato "I polimeri conduttori e , in genere, lo studio delle materie plastiche sono attive già da diverso tempo, ma fino ad oggi non si era mai riusciti a coniugare tutte le caratteristiche essenziali dei materiali, ovvero lucentezza, malleabilità e conducibilità elettrica così, spesso, l'aumento di una peculiarità del prodotto plastico andava a scapito delle altre rendendo, il prodotto finale privo della necessaria stabilità e quindi, utilizzabilità. La necessità di rendere stabilli le materie plastiche per poterle utilizzare al meglio, infatti, faceva sì che si perdesse la mobilità e la conducibilità elettrica delle sue fibre." "Oggi tuttavia- ha proseguito la professoressa – abbiamo sviluppato il metodo giusto che permette di rendere malleabile e conducibile il materiale plastico, trattandolo opportunamente con degli acidi quando già modellato in modo tale, da riuscire a conservare inalterate tutte le altre caratteristiche dei polimeri, ma ristabilendo, contemporaneamente, la conducibilità elettrica che avevano allo stato liquido". Consiglia questa notizia ai tuoi amici Commenta questa notizia
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