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Indice degli argomenti Toggle Stop cessione del credito e sconto in fattura, quanto manca alla conversione del decretoChi sono gli “esodati” del SuperbonusStop cessione del credito, le proposte dell’opposizione Il decreto legge n. 11 del 16 febbraio 2023, entrato in vigore il 17 febbraio, ha scatenato l’ira e la preoccupazione di gran parte delle associazioni operanti nel settore dell’edilizia. Il testo licenziato dal governo infatti “blocca” la cessione del credito e lo sconto in fattura relativamente ai bonus edilizi, colpendo in primis il Superbonus. Il decreto inoltre vieta alle Pubbliche amministrazioni di acquistare i crediti, pratica che stava prendendo piede negli ultimi mesi per sbloccare i “crediti incagliati”. Adesso, salvo alcune eccezioni, chi volesse usufruire delle agevolazioni statali può optare solamente per la via della detrazione nella dichiarazione dei redditi. Ma non è detta l’ultima parola. Il decreto legge deve ancora essere convertito in Camera e Senato e, in questa fase, le parti coinvolte e i partiti all’opposizione possono proporre modifiche e aggiustamenti per calmierare gli effetti dello stop alle cessioni. Ecco la panoramica degli scenari possibili. Stop cessione del credito e sconto in fattura, quanto manca alla conversione del decreto Secondo le tempistiche previste dalla Costituzione italiana, il decreto legge licenziato dal governo lo scorso 16 febbraio deve essere convertito da Camera e Senato entro 60 giorni. In questo arco temporale il testo del dl può subire modifiche e integrazioni. È quanto auspicano associazioni di categoria, la rete professione tecniche e l’opposizione che in questi giorni partecipano al processo di conversione per suggerire soluzioni idonee a calmierare gli effetti del blocco alle cessioni e allo sconto in fattura. Secondo le previsioni degli addetti ai lavori rischierebbero il collasso migliaia di imprese, con gravi danni anche per le famiglie a basso reddito alle quali sono stati tolti i mezzi a disposizione per ristrutturare gli immobili obsoleti. “Si stima – ha spiegato la vicepresidente di Ance, Vanessa Pesenti, in audizione alla Camera – che 1 miliardo di crediti incagliati produce il blocco di circa 6.000 interventi, tra unifamiliari e condomini, con rischio di fallimento di almeno 1.700 imprese di costruzioni e la perdita di circa 9.000 occupati.” Alcune delle ipotesi sul tavolo sono: dare più tempo per la cessione del credito, allungare la scadenza del Superbonus per le villette unifamiliari, riaprire il mercato per i crediti incagliati. Non bisogna dimenticare che il termine per inviare le comunicazioni telematiche si avvicina: la scadenza per le comunicazioni telematiche delle spese relative al 2022 e le rate residue 2020-2021 è il 31 marzo 2023. Chi sono gli “esodati” del Superbonus Dopo le ultime decisioni del governo è nato il gruppo degli “esodati del Superbonus” che ad oggi conta 2.700 followers su Facebook e ha ottenuto il riconoscimento da parte delle istituzioni. Lo scorso 27 febbraio, gli esodati del Superbonus sono stati ascoltati in Commissione Finanza alla Camera proponendo alcune modifiche al testo che ha bloccato la cessione dei crediti. Gli esodati chiedono all’esecutivo di cancellare la parte del decreto che di fatto impedisce cessioni e sconti in fattura nell’ambito del Superbonus: “Il problema degli incentivi in edilizia e dei crediti incagliati ha ormai assunto, da oltre un anno, proporzioni di carattere nazionale e necessita di soluzioni immediate e concrete per evitare un imminente disastro socio-economico del paese.” Le 10 proposte degli Esodati All’analisi del ministero ci sono alcune proposte che, se accettate, potrebbero modificare in maniera corposa il decreto legge in fase di conversione. Gli interventi più importanti riguardano laproroga delle scadenze fiscali necessarie a completare i lavori in corso e altri meccanismi utili per agevolare la cessione dei crediti e smaltire quelli “incagliati” non convertiti in liquidità. In sintesi, le proposte in discussione sono le seguenti: nuove proroghe fiscali per completare i lavori avviati; acquisto diretto dei crediti da parte del MEF; compensazione tramite modello F24; distribuzione del credito d’imposta in più anni; frazionamento del credito fiscale; deroga per i crediti fiscali alla disciplina del sequestro preventivo ex articolo 321 C.p.p.; tetto al tasso di interesse applicato dalle banche; ottimizzazione delle funzioni del cassetto fiscale sul portale dell’Agenzia delle Entrate per documentare i crediti fiscali; regime transitorio per i soggetti a rischio; proroga della validità del DURC senza l’applicazione della messa in mora e delle sanzioni. Stop cessione del credito, le proposte dell’opposizione Ad oggi in Commissione finanza sono stati depositati all’incirca 300 emendamenti al dl 16 febbraio 2023, un numero non basso ma nemmeno elevato rispetto agli standard, il che manifesta la volontà di trovare un punto di incontro senza ostruzionismi da parte dei partiti all’opposizione. Tra questi spicca l’emendamento depositato dal Movimento 5 stelle che mira alla riattivazione della cessione del credito e alla stabilizzazione per tutto il 2023 dei bonus edilizi che hanno subito delle modifiche. Secondo i pentastellati è necessario implementare un piano di aiuti fiscali in vista della direttiva sulle case green promossa in ambito europeo. I bonus, quindi, sarebbero ancora necessari per aiutare i cittadini meno abbienti a riqualificare dal punto di vista energetico le abitazioni obsolete. Così parla Agostino Santillo, vicepresidente del gruppo M5S alla Camera: “La nostra proposta, che riprende quanto previsto all’interno del programma elettorale del MS, prevede un’aliquota agevolativa base del 40% per tutti i bonus edilizi, che però è destinata a salire, anche considerevolmente, a seconda della tipologia, della qualità e dell’intensità dell’intervento.” Tale aliquota – secondo l’emendamento – può arrivare fino al 100% in caso di interventi particolari come abbattimento delle barriere architettoniche, installazione del fotovoltaico e delle colonnine elettriche. Altri emendamenti presentati puntano a ripristinare cessione del credito e conto in fattura per i lavori nelle zone colpite da eventi sismici; altri ancora a prevedere delle deroghe per coloro che hanno versato gli acconti relativi alla sostituzione di caldaie e infissi (con relativa documentazione) ma non ha iniziato i lavori prima dell’entrata in vigore del decreto, ovvero il 17 febbraio 2023. La lettera delle associazioni di categoria In una nota congiunta diverse associazioni – Anima Confindustria con Assotermica, Assoclima e Aqua Italia, Finco con Anfit, Unicmi e Assites, FederlegnoArredo con Assotende ed EdillegnoArredo, Aires e Angaisa – hanno scritto a Governo e parlamento chiedendo di ripristinare sconto in fattura e cessione del credito per ecobonus del 65% e bonus casa del 50%, escludendo l’applicabilità del decreto per ordini concordati in data precedente il 16 febbraio (data dell’entrata in vigore del Decreto). Pur consapevoli che il Governo debba attuare misure che garantiscano la stabilità dei conti dello Stato, il forte rischio, sottolineano le associazioni, è che vengano interrotti lavori già confermati ma non ancora avviati al 16 febbraio, mettendo in grande difficoltà imprese, lavoratori e cittadini. “L’improvviso ed ennesimo cambio in corsa delle regole di applicazione del Superbonus abbia finito per fagocitare anche i cosiddetti bonus minori, quali ecobonus e bonus casa, i cui impatti sulle casse dello Stato sono di gran lunga inferiori rispetto a quelli del 110%”. Si prevede infatti che senza sconto in fattura e cessione del credito solo nell’anno in corso ci sarà una diminuzione degli interventi di riqualificazione energetica (Ecobonus) e di ristrutturazione edile (Bonus-casa) tra il 30% e il 40%. Consiglia questo approfondimento ai tuoi amici Commenta questo approfondimento
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