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Sostenibilità ambientale, Luca Mercalli: «occorre fare in fretta»

Secondo il metereologo e divulgatore scientifico si deve puntare su riqualificazione energetica edilizia, rinnovabili e cultura, facendo presto e bene

A cura di: Andrea Ballocchi

Sostenibilità ambientale, Luca Mercalli: occorre fare in fretta

 

Luca Mercalli è un volto noto, un appassionato divulgatore di scienza, autore di vari libri tra cui l’ultimo intitolato “Non c’è più tempo. Come reagire agli allarmi ambientali”. Ma alla teoria applica anche la pratica nella sua vita quotidiana. È il primo a credere alla necessità di ridurre l’impatto ambientale causato dalle attività quotidiane. Per questo sta lavorando a rendere la sua casa quanto più vicina ai criteri nZEB, ovvero a energia quasi zero.

 

Lo intervistiamo mentre è impegnato nel seguire i lavori della sua residenza estiva, in alta Val di Susa. Un progetto di recupero di una vecchia grangia, per renderla un esempio concreto di sostenibilità ambientale e autosufficienza energetica.

 

Luca Mercalli: progetto di recupero efficiente della residenza estiva, in alta Val di Susa

 

Una riqualificazione energetica in piena regola, capace di combinare il rispetto delle tipologie architettoniche all’uso delle più innovative soluzioni tecnologiche: cappotto interno (per rispettare i vincoli architettonici) in lana di vetro con barriera a vapore e rivestimento in legno, serramenti basso emissivi, pompa di calore aria-aria, impiego del fotovoltaico e del solare termico, integrando il riscaldamento con stufe a legna e controllando il tutto in remoto. «Tutto questo permette di ottenere una prestazione energetica dieci volte superiore alla struttura originaria», ci segnala.

Riqualificazione energetica, una strada ancora impervia

Ha scelto di ristrutturare per evitare il più possibile il consumo di suolo e per contribuire a efficientare il parco immobiliare italiano, prevalentemente datato ed energivoro. Però queste scelte, pienamente condivisibili, sono anche alla portata di tutti? «È quello che cercherò di appurare. Ma prima ancora delle questioni economiche, sono le difficoltà tecniche a costituire un ostacolo considerevole. Per il progetto e i relativi lavori si sono resi necessari professionisti competenti e preparati, ancora pochi in Italia ed è un punto debole non indifferente», ammette. Segnala di essersi affidato a un team di esperti, contando sulla sinergia tra architetto e ingegnere termotecnico, quest’ultimo «un giovane professionista, ma formato già a livello accademico sulle nuove tendenze dell’edilizia sostenibile», entrambi preparati su questi aspetti. «È altrettanto importante trovare anche artigiani preparati, curiosi su questi temi» e in grado di svolgere lavori a regola d’arte, fondamentali per centrare gli obiettivi di efficienza energetica e avviare le pratiche per un’eventuale certificazione. 

 

Quali sono, secondo lei, le azioni che deve cercare di mettere in atto l’Italia per procedere a un rinnovamento ampio e profondo del patrimonio edilizio?

«Partiamo dalle detrazioni fiscali: pur essendoci da più di dieci anni, i risultati sono assai modesti o meglio, sono raggiunti su una piccola quota di persone. Per questo credo che per centrare risultati tangibili e ad ampio spettro sia necessaria rendere obbligatoria la riqualificazione energetica in termini di legge. Si tratta di una misura necessaria, ovviamente condotta in modo graduale in termini temporali, migliorando gli aspetti fiscali in modo da permettere chi è sprovvisto di sufficienti mezzi economici di potervi provvedere. Altrimenti non si otterrà un cambiamento tangibile in un determinato tempo: negli ultimi 15 anni abbiamo cambiato di poco le percentuali di rinnovamento. Se vogliamo essere incisivi in tempi relativamente brevi in materia di emissioni evitate in atmosfera, l’unica strada per far diventare le buone pratiche un “fenomeno di massa” a mio avviso è questa. Spesso, per migliorare energeticamente le prestazioni della propria abitazione ci si limita a cambiare i serramenti o la caldaia, senza focalizzarsi invece su un adeguato isolamento termico, la principale priorità».

 

La tecnologia che ruolo può svolgere per contribuire a un futuro più sostenibile?

«Credo possa essere utile al 30%, equiparata però a una normativa efficace e a una cultura adeguata. Quest’ultima è fondamentale perché non basta che le misure siano imposte, ma bisogna comprendere le ragioni della convenienza per ragionare su un futuro più sostenibile, per sé e per le generazioni successive. Purtroppo oggi c’è ancora molta ignoranza sui temi legati a energia e clima. Serve quindi una grande opera divulgativa, a partire dalle scuole. Tornando alla tecnologia, è importante contare su soluzioni oggi già attuali: pensiamo alla possibilità offerta dall’Internet of Things, che permette un controllo remoto dei parametri in tempo reale, ottimizzando i consumi».

 

A proposito, invece, di fonti rinnovabili. Cosa occorre fare per incentivarle?

«In verità, l’Italia sul tema ha fatto molto. Pensiamo alla posizione ai vertici mondiali del nostro Paese in materia di energia solare, specie pensando che solo nel 2005 avevamo una quota pressoché insignificante. Il problema è che, giunti fino a un certo punto, poi ci si è fermati e si è… tenuto il piede in due scarpe: si sono sì incentivate le rinnovabili da una parte, ma dall’altra non si sono certo disincentivate le fonti fossili».

 

Oltre al fotovoltaico, quali altri fonti rinnovabili andrebbero potenziate?

«L’eolico, certamente, e l’idroelettrico sul quale si sta operando un revamping storico. Anche le biomasse, che stanno già migliorando la loro diffusione, puntando però su quelle di seconda generazione, ricavate cioè dagli scarti e non dalle materie prime».

 

La mobilità sostenibile è un altro tema importante. Lei stesso è un felice possessore di un’auto elettrica. Com’è possibile farla crescere?

 

Il metereologo Luca Mercalli con la sua auto elettrica

 

«Oggi contiamo su un numero esiguo di veicoli elettrici, ma via via che aumenterà il loro numero le economie di scala a livello industriale permetteranno un certo abbassamento di prezzo; una leva per incentivarne il loro acquisto c’è, l’eco bonus. Tuttavia il problema attuale è dato da una mobilità eccessiva, specie con mezzi propri. Occorre ridurre le motivazioni di viaggio, di lavoro e di piacere. Nel primo caso si deve puntare su alternative quali lo smart working, il telelavoro, potendo così trovare nella tecnologia un valido alleato. Anche il turismo è eccessivo: si dovrebbero privilegiare una forma sostenibile, se possibile scegliendo mete vicine».

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