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A cura di: Stefania Manfrin Indice degli argomenti Toggle 17 giugno 2026: il tema “Rangelands: Recognize. Respect. Restore.”Perché i pascoli (rangelands) contanoAnno Internazionale dei Pascoli e dei Pastori e COP17Il Kenya Paese ospite: pascoli su quattro quinti del territorioDesertificazione e siccità: lo scenario globaleIl caso italiano: consumo di suolo ai massimi e crisi idricaCosa si può fare: ripristino dei pascoli, gestione di suolo e acquaFAQ – Domande sulla Giornata Mondiale 2026 contro la Desertificazione e la SiccitàQual è il tema della Giornata Mondiale contro la Desertificazione e la Siccità 2026?Cosa sono i rangelands (pascoli) e perché sono importanti?Quando si celebra e chi organizza la Giornata?Qual è la situazione dell’Italia su consumo di suolo e siccità?Cosa si può fare contro desertificazione e degrado del suolo?Perché la desertificazione e la siccità sono una minaccia globale? La “Giornata mondiale della lotta alla desertificazione e alla siccità” si celebra ogni anno il 17 giugno, dal 1994, su istituzione dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite nell’ambito della Convenzione ONU per la lotta alla desertificazione (UNCCD). 17 giugno 2026: il tema “Rangelands: Recognize. Respect. Restore.” L’edizione 2026 si tiene sotto il tema “Rangelands: Recognize. Respect. Restore.” e ha come Paese ospite il Kenya. Un tema che rivolge un triplice invito a governi e comunità: Riconoscere (Recognize) il contributo economico dei pascoli alle economie nazionali e regionali, il loro ruolo nella biodiversità e i molteplici benefici che offrono, dalla regolazione del ciclo dell’acqua allo stoccaggio del carbonio; Rispettare (Respect) pastori, popoli indigeni e comunità locali, la cui mobilità, i sistemi di governance consuetudinaria e le conoscenze ecologiche sono essenziali per la cura di questi territori; Ripristinare (Restore) i paesaggi degradati per mettere in sicurezza mezzi di sussistenza e servizi ecosistemici. Perché i pascoli (rangelands) contano I rangelands comprendono praterie, savane, steppe, zone umide e aree montane destinate al pascolo. Coprono più di metà della superficie terrestre e sostengono due miliardi di persone, inclusi 500 milioni di pastori che hanno custodito questi paesaggi per generazioni. Si tratta, allo stesso tempo, dell’ecosistema più esteso e tra i meno protetti del pianeta. Secondo l’UNCCD, fino a metà dei pascoli mondiali è già degradata, con alcuni che scompaiono più rapidamente delle foreste pluviali, mettendo a rischio sicurezza alimentare, disponibilità idrica e culture pastorali. È in questa cornice che la Giornata 2026 chiede di riconoscere il valore economico e ambientale di terre spesso considerate marginali. Anno Internazionale dei Pascoli e dei Pastori e COP17 L’edizione 2026 si inserisce in un anno simbolico per il tema. Le Nazioni Unite hanno dichiarato il 2026 Anno Internazionale dei Pascoli e dei Pastori (IYRP) con la Risoluzione A/RES/76/253, su proposta della Mongolia, affidando alla FAO il ruolo di agenzia capofila. La cerimonia di apertura si è svolta il 2 dicembre 2025 presso la sede FAO di Roma. Il ruolo di FAO e UNCCD Mentre la FAO coordina la campagna globale dell’Anno Internazionale, l’UNCCD assicura visibilità e azione sui pascoli in qualità di autorità di riferimento sul degrado del suolo. Un appuntamento di rilievo del 2026 sarà la COP17 della Convenzione, ospitata dalla Mongolia, occasione per rafforzare gli impegni e integrare la gestione dei pascoli nei quadri di policy internazionali. Il Kenya Paese ospite: pascoli su quattro quinti del territorio La scelta del Kenya non è casuale. Nel Paese i pascoli coprono circa l’80% del territorio nazionale e sostengono milioni di persone, soprattutto attraverso pastorizia e allevamento, con una produttività sempre più esposta alla variabilità climatica e al degrado del suolo. Le attività si sono svolte in tutto il Paese dalla scorsa settimana. Il Cabinet Secretary keniota per Ambiente, Cambiamento climatico e Foreste, Deborah M. Barasa, ha definito l’evento un’occasione per portare l’attenzione mondiale sulle realtà delle comunità delle terre aride, ma anche sulle soluzioni già in atto sul territorio. La Segretaria esecutiva UNCCD, Yasmine Fouad, ha aggiunto che l’iniziativa riflette un cambiamento più ampio nel modo in cui si affrontano i temi della terra e della siccità. Desertificazione e siccità: lo scenario globale Al di là dei pascoli, il quadro complessivo resta serio. Fino al 40% delle terre del pianeta è già considerato degradato; una terra sana fornisce circa il 95% del cibo, oltre a lavoro, mezzi di sussistenza e protezione da siccità, alluvioni e incendi. Il ritmo del degrado è il dato più eloquente: ogni secondo l’equivalente di quattro campi da calcio di terra sana si degrada, per un totale di 100 milioni di ettari l’anno, mentre desertificazione e siccità spingono milioni di persone verso la migrazione forzata. Il caso italiano: consumo di suolo ai massimi e crisi idrica L’Italia resta un caso emblematico: secondo il Rapporto ISPRA-SNPA 2025, nel 2024 il consumo netto di suolo ha raggiunto 78,5 km², il valore più alto degli ultimi dodici anni. Significa che il Paese perde circa 2,7 metri quadrati di suolo al secondo. Oltre 21.500 km² di territorio sono ormai coperti da cemento e asfalto, pari al 7,17% del Paese, contro una media europea del 4,4%. Il consumo di suolo non è solo una questione paesaggistica: comporta costi ambientali stimati tra 8,6 e 10,5 miliardi di euro l’anno. Il quadro idrico rafforza l’allarme. Secondo l’Agenzia Europea per l’Ambiente, a fronte di un calo dei prelievi del 14% tra il 2000 e il 2023, l’area dell’Unione interessata da condizioni di scarsità idrica non si è ridotta. Lo stress è ormai strutturale nell’Europa meridionale, dove circa il 30% della popolazione vive in aree con scarsità permanente e fino al 70% in aree con stress stagionale estivo. L’Italia rientra tra i Paesi che registrano scarsità idrica soprattutto in primavera ed estate, insieme a Grecia, Romania, Portogallo e Spagna, mentre Cipro e Malta segnano le condizioni più severe del continente. A livello di indice di sfruttamento idrico (WEI+), i dati Eurostat riferiti al 2022 collocano in testa Cipro (71%), davanti a Malta (34,1%) e Romania (21%), con una media UE del 5,8%, la più alta dal 2000. Sempre parlando di suolo, va detto che nel 2024 il fotovoltaico a terra ha occupato 1.702 ettari, l’80% dei quali sottratti ad aree precedentemente agricole. È il segnale che la transizione energetica, se non governata con criteri di localizzazione, può entrare in conflitto con la tutela del suolo. A questo si aggiunge l’aggravante dell’esposizione al rischio: nelle zone a pericolosità idraulica media sono stati consumati 1.303 ettari e in aree a rischio frana altri 608 ettari, una scelta che amplifica gli effetti combinati di siccità e dissesto idrogeologico. Cosa si può fare: ripristino dei pascoli, gestione di suolo e acqua Sul fronte internazionale, il “Restore” del tema 2026 ha l’obiettivo di ripristinare i pascoli investendo nella gestione sostenibile di suolo e acqua, rafforzando la governance, migliorando la preparazione alla siccità e sostenendo gli interventi di ripristino guidati dalle comunità locali. Sul piano nazionale, ciò per esempio significa adottare una logica di consumo di suolo netto pari a zero, recuperando le aree già artificializzate e sottoutilizzate invece di sottrarre suolo nuovo; orientare gli impianti rinnovabili verso superfici già compromesse, tetti e aree idonee; tornare a una pianificazione idrografica strutturale, in linea con la Direttiva Quadro Acque, superando le gestioni emergenziali della risorsa idrica. La Giornata 2026 in sintesi Data 17 giugno 2026 Tema Rangelands: Recognize. Respect. Restore. Paese ospite Kenya Evento culminante Vipingo Central Primary School, Kilifi (Kenya) Quadro collegato Anno Internazionale dei Pascoli e dei Pastori (IYRP) Agenzia capofila IYRP FAO Appuntamento collegato COP17 UNCCD (Mongolia) Estensione pascoli Oltre metà della superficie terrestre Persone sostenute 2 miliardi, di cui 500 milioni pastori Pascoli in Kenya Circa l’80% del territorio nazionale FAQ – Domande sulla Giornata Mondiale 2026 contro la Desertificazione e la Siccità Qual è il tema della Giornata Mondiale contro la Desertificazione e la Siccità 2026? Il tema 2026 è “Rangelands: Recognize. Respect. Restore.” (Pascoli: riconoscere, rispettare, ripristinare). L’osservanza globale si tiene il 17 giugno 2026 con il Kenya come Paese ospite, in coincidenza con l’Anno Internazionale dei Pascoli e dei Pastori. Cosa sono i rangelands (pascoli) e perché sono importanti? I rangelands sono praterie, savane, steppe, zone umide e aree montane usate per il pascolo. Coprono oltre metà della superficie terrestre, sostengono due miliardi di persone e custodiscono biodiversità, riserve di carbonio e regolazione del ciclo dell’acqua. Fino a metà di questi ecosistemi è oggi degradata. Quando si celebra e chi organizza la Giornata? Si celebra ogni anno il 17 giugno, dal 1994, su istituzione dell’Assemblea Generale ONU nell’ambito della Convenzione delle Nazioni Unite per la lotta alla desertificazione (UNCCD). Ogni anno un Paese ospita l’evento globale: nel 2026 è il Kenya. Qual è la situazione dell’Italia su consumo di suolo e siccità? Secondo il Rapporto ISPRA 2025, nel 2024 l’Italia ha registrato un consumo netto di suolo di 78,5 km², il valore più alto degli ultimi dodici anni, pari a circa 2,7 m² al secondo. Cemento e asfalto coprono il 7,17% del territorio, contro una media UE del 4,4%, aggravando l’esposizione a siccità e dissesto idrogeologico. Cosa si può fare contro desertificazione e degrado del suolo? Le leve principali sono il ripristino dei suoli e dei pascoli degradati, la gestione sostenibile delle risorse idriche, una migliore preparazione alla siccità e una pianificazione territoriale che adotti la logica del consumo di suolo netto pari a zero, recuperando aree già degradate invece di artificializzare suolo nuovo. Perché la desertificazione e la siccità sono una minaccia globale? Questi fenomeni compromettono la fertilità dei suoli, riducono la disponibilità d’acqua, aggravano la crisi climatica e minacciano la sicurezza alimentare, provocando instabilità socio-economica e migrazioni forzate. Attualmente, circa il 40% delle terre del pianeta è degradato, con impatti diretti su 3,2 miliardi di persone. 17/06/2025 Giornata mondiale contro la desertificazione e siccità 2025 Restore the land. Unlock the opportunities Il 17 giugno si celebra la “Giornata mondiale della lotta alla desertificazione e alla siccità“, di cui quest’anno ricorre il trentunesimo anniversario, voluta dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite per aumentare la consapevolezza di un problema sempre più grave legato al cambiamento climatico, e che in particolar modo colpisce i paesi in via di sviluppo (soprattutto l’Africa), ma che può essere affrontato grazie a soluzioni e strumenti che richiedono la cooperazione a livello internazionale. Il tema 2025 “Restore the land. Unlock the opportunities” promuove un messaggio chiaro: rigenerare il suolo significa creare occupazione, rafforzare la sicurezza alimentare e idrica, contenere l’emergenza climatica e rilanciare un’economia verde globale. Ma oggi, più che mai, serve volontà politica e una strategia condivisa per superare le logiche emergenziali e affrontare strutturalmente le radici del problema. In un contesto in cui la siccità colpisce già il 40% del territorio europeo, il WWF lancia un forte appello: “Sappiamo cosa fare, ma serve un’umanità in grado di cooperare su obiettivi per il bene comune”. Che impatto ha la desertificazione? Con oltre 1,6 miliardi di ettari degradati e 3,2 miliardi di persone direttamente colpite, desertificazione e siccità sono diventate una delle minacce più gravi alla stabilità globale. A livello globale, il 23% della terra non è più produttivo; il 75% è stato trasformato dal suo stato naturale, soprattutto per l’agricoltura, e il ritmo di questa trasformazione si è accelerato in maniera significativa negli ultimi 50 anni a causa del cambiamento climatico. La desertificazione, il degrado del territorio e la siccità (DLDD) hanno un impatto diretto sulla vita quotidiana di ognuno di noi e sono tra le sfide ambientali più urgenti del nostro tempo, considerando che il 40% di tutta la superficie terrestre nel mondo è già considerata degradata. Le cause sono molteplici: deforestazione, uso intensivo dei combustibili fossili, cattiva gestione dell’acqua e urbanizzazione selvaggia. Una terra “sana”, oltre a fornirci circa il 95% del cibo con cui ci sosteniamo, ci dà lavoro, mezzi di sussistenza e ci protegge dai fenomeni metereologici estremi. Eppure, ogni minuto, l’equivalente di quattro campi da calcio di terra sana si degrada, per un totale di 100 milioni di ettari ogni anno. La proposta dell’ONU per invertire la rotta è ambiziosa ma concreta: ripristinare 1,5 miliardi di ettari entro il 2030 e costruire una nuova economia della terra da mille miliardi di dollari. Ogni dollaro investito nella rigenerazione dei suoli può produrre fino a 30 dollari in benefici ambientali e socioeconomici. Ma secondo il WWF, il vero ostacolo non è la mancanza di conoscenze tecniche, bensì la frammentazione delle decisioni e la scarsa cooperazione internazionale. Degli 8 miliardi di abitanti del mondo, oltre un miliardo di giovani sotto i 25 anni vive nei Paesi in via di sviluppo, in particolare nelle regioni che dipendono direttamente dalla terra e dalle risorse naturali per il proprio sostentamento. Su questi paesi bisognerebbe investire, creando possibilità di lavoro e sviluppo, a partire dal ripristino della terra. L’Italia rappresenta un caso emblematico di crisi gestita male. Sebbene il Piano Nazionale di Adattamento ai Cambiamenti Climatici sia stato approvato nel 2023, nessuna misura concreta è stata avviata. La disponibilità d’acqua è calata del 19% negli ultimi 30 anni, mentre il consumo cresce. Il WWF denuncia una gestione fallimentare della risorsa idrica, con invasi inefficienti, reti colabrodo e dissalatori costruiti ma inutilizzati, come accade in Sicilia. Articolo aggiornato – Prima pubblicazione 2024 Consiglia questa notizia ai tuoi amici Commenta questa notizia
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