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A cura di: Raffaella Capritti Indice degli argomenti Toggle La classifica 2026: Ancona in testa, Pianura Padana e grandi città in difficoltàL’Europa nella morsa del caldo: i record di fine giugnoLe notti tropicali e il rischio per la saluteEdifici, reti e isole di caloreLa pressione sulle reti elettricheResilienza urbana, perché la qualità del costruito fa la differenzaFAQ Caldo record 2026Qual è la città italiana con il miglior clima nel 2026?Quanto durerà l’ondata di caldo di giugno 2026?Perché le notti calde sono più pericolose per la salute?Perché le città sono più calde delle zone rurali?Che impatto ha il caldo sulla rete elettrica?Come possono gli edifici ridurre gli effetti delle ondate di calore? Nei giorni in cui l’Italia attraversa una delle ondate di calore più intense degli ultimi decenni, iLMeteo.it e Corriere della Sera hanno presentato l’edizione 2026 dell’Indice di Vivibilità Climatica: un’ accurata analisi basata su 17 parametri (dagli eventi estremi ai giorni di gelo, dalle raffiche di vento alle ondate di calore), e oltre 400 milioni di dati riferiti ai 108 capoluoghi di provincia. Per la prima volta i ricercatori hanno integrato, con modelli di intelligenza artificiale, i dati del database climatico ERA5-Land di Copernicus, sviluppato dall’ECMWF, dedicando particolare attenzione all’isola di calore urbano. La classifica 2026: Ancona in testa, Pianura Padana e grandi città in difficoltà In cima alla classifica si colloca Ancona, che deve il primato al buon soleggiamento, alla mitigazione costante delle brezze marine e all’assenza di caldo africano. Alle sue spalle solo città del Sud: Bari, Vibo Valentia, Brindisi e Trapani. La fascia bassa è occupata dai capoluoghi della Pianura Padana — Mantova, Cremona, Sondrio — insieme a Trento, mentre Roma e Firenze scivolano rispettivamente al 91° e 92° posto, penalizzate da caldo e notti tropicali. Milano è 74ª, Trieste (13ª) la migliore del Nord. Rispetto ai giorni di “caldo africano” — oltre i 34 °C — guida Oristano con 45 giornate, seguita da Firenze (42), Roma (39) e Bologna (31); Milano si ferma a 20, una in più di Napoli. Solo cinque capoluoghi non hanno patito il caldo estremo: Belluno, L’Aquila, Teramo, Campobasso e la stessa Ancona. Sul fronte dell’indice di calore, che combina temperatura e umidità, i primi sei posti sono occupati da città di Sicilia e Sardegna (Catania con 103 giorni è la più afosa). Le notti tropicali, con minime oltre i 20 °C, hanno superato quota 110 a Reggio Calabria, Taranto e Palermo, attestandosi a 77 a Milano. Il quadro è coerente con la tendenza di lungo periodo: secondo il report, il 2025 è stato il quarto anno più caldo in Italia dal 1800, con un aumento medio delle temperature di 1,77 °C. La tabella seguente sintetizza gli indicatori più rilevanti dell’edizione 2026. Indicatore Riferimento Dato Città con miglior clima Ancona 1ª su 108 capoluoghi Giorni di “caldo africano” (>34 °C) Oristano 45 giornate Indice di calore più elevato Catania 103 giorni Notti tropicali (minime >20 °C) Reggio Calabria, Taranto, Palermo oltre 110 Eventi estremi (pioggia ≥35 mm e vento >15 km/h) Udine 10 episodi Giorni di pioggia Milano (+30% sulla media) 75 giorni, 1.300 mm Migliore città del Nord Trieste 13ª posizione Capoluoghi in fondo alla classifica Roma e Firenze 91ª e 92ª L’Europa nella morsa del caldo: i record di fine giugno Tutta Europa sta vivendo giorni con temperature record. La WMO ha definito quella di fine giugno 2026 un’ondata di calore da record che interessa milioni di persone in Europa, con ricadute su attività economiche, infrastrutture, agricoltura ed ecosistemi. La Francia ha registrato il 24 giugno il giorno più caldo della sua storia, con una temperatura media nazionale di 30,0 °C, superiore ai precedenti primati del luglio 2019 e dell’agosto 2003, e punte fino a 43,8 °C nella Francia occidentale; l’allerta rossa è scattata su un numero record di 58 dipartimenti. La Spagna ha vissuto le giornate di giugno più calde mai rilevate il 23 e 24 giugno, con valori ben oltre i 40 °C secondo l’agenzia AEMET, mentre il Regno Unito ha toccato un nuovo primato mensile provvisorio di 36,1 °C a Gosport, nell’Inghilterra meridionale. Allerte rosse diffuse anche in Germania — da Bonn a Francoforte e Colonia — e nelle città svizzere di Ginevra, Basilea e Zurigo. Un’analisi del consorzio ClimaMeter — finanziato dall’Unione europea e dal CNRS francese, con il supporto dell’IPSL — ha stimato che il cambiamento climatico di origine antropica abbia reso questa ondata da 2 a 4 °C più intensa rispetto a configurazioni meteorologiche analoghe della seconda metà del Novecento. Secondo l’attribuzione riferita al 22 giugno 2026, il segnale di riscaldamento stimato è di circa +2,4 °C a Parigi, +3,8 °C a Milano e +4 °C a Saragozza. Un dato coerente con un trend confermato da Copernicus, che indica il 2025 come terzo anno più caldo mai registrato a livello globale ed europeo; dal 1980 l’Europa si scalda a una velocità doppia rispetto alla media globale. Le previsioni non lasciano spazio all’ottimismo: secondo il Climate Watch del centro climatico regionale della WMO, l’ondata di caldo è destinata a estendersi a gran parte dell’Europa occidentale, centrale e meridionale nelle prossime due settimane, il baricentro del caldo dovrebbe spostarsi verso i Balcani. Le temperature attese si collocano tra 3 e 10 °C oltre la media settimanale del periodo, con massime sopra i 35 °C, minime oltre i 20 °C e punte locali oltre i 40 °C nel sud-ovest del continente. L’Italia rientra tra i 24 Paesi interessati. Le notti tropicali e il rischio per la salute L’Organizzazione Mondiale della Sanità ha qualificato l’evento come emergenza sanitaria. Secondo il Joint Office WMO-WHO nella valutazione dell’impatto sulla salute, le temperature minime notturne possono risultare più indicative dei picchi pomeridiani: una giornata che tocca i 36 °C ma resta sopra i 25 °C di notte è più pericolosa di una che arriva a 38 °C ma scende a 18 °C. Quando le notti restano calde, l’organismo non recupera e arriva al giorno successivo già sotto stress. La WHO stima circa 489.000 morti l’anno legate al calore nel periodo 2000-2019, con anziani, bambini, donne in gravidanza, lavoratori all’aperto e persone fragili tra i soggetti più esposti. È la ragione per cui il comfort termoigrometrico notturno degli ambienti interni — e quindi la capacità degli edifici di limitare il surriscaldamento — diventa un tema di salute pubblica, non solo di benessere abitativo. Edifici, reti e isole di calore L’indice di Vivibilità Climatica conferma l’effetto isola di calore urbano (Urban Heat Island): nelle aree densamente costruite le temperature minime possono risultare di 6-8 °C superiori a quelle della campagna adiacente: asfalto, cemento e materiali edili scuri assorbono il calore solare durante il giorno e lo rilasciano lentamente di notte, vanificando il raffrescamento naturale. È un fenomeno che incide sul comfort termoigrometrico degli ambienti, sul fabbisogno di climatizzazione e sui consumi. Abbiamo approfondito strategie e contromisure progettuali — dalle superfici riflettenti al verde urbano — nell’articolo dedicato all’effetto isola di calore. La pressione sulle reti elettriche Il caldo ha spinto la domanda elettrica ai massimi dell’anno. Secondo Terna, il 23 giugno 2026 il picco ha raggiunto i 55 GW (+15% rispetto a maggio), per poi salire a circa 55,1 GW il 24 giugno; il valore resta comunque sotto il massimo storico di 60,5 GW del luglio 2015. Il traino principale sono i climatizzatori. A Milano il carico cittadino ha toccato 1,52 GW il 24 giugno, il dato più elevato dal 2019. I centri più colpiti dai blackout legati allo stress termico sulle reti di distribuzione sono stati Torino e Napoli, con disagi anche nell’hinterland milanese, a Pavia e nel Comasco. I gestori stanno accelerando gli investimenti di resilienza: E-Distribuzione ha annunciato 2,8 miliardi di euro per il 2025-2028 destinati a rendere la rete più resistente alle ondate di calore. Resilienza urbana, perché la qualità del costruito fa la differenza Un involucro performante — con isolamento adeguato, controllo dei ponti termici, schermature solari e ventilazione efficace — riduce il carico di raffrescamento e attenua i picchi di domanda elettrica nelle ore più calde. È la direzione tracciata dalla direttiva EPBD sulle prestazioni energetiche e dagli standard NZEB, oggi declinati sempre più verso la resilienza al caldo oltre che al freddo. In un Paese in cui le ondate di calore diventano più frequenti e prolungate, l’efficienza energetica del patrimonio edilizio e la pianificazione urbana orientata al raffrescamento passivo non sono più temi stagionali, ma elementi strutturali della progettazione. La WMO mette le città al centro. Nell’ambito del progetto iClimateAction, finanziato dall’UE, l’organizzazione sta lavorando con agenzie satellitari, urbanisti ed esperti di sanità pubblica a un futuro Global Heat Resilience Service, pensato per fornire alle città mappe del rischio termico e strumenti di pianificazione e investimento. FAQ Caldo record 2026 Qual è la città italiana con il miglior clima nel 2026? Secondo l’Indice di Vivibilità Climatica 2026 di iLMeteo.it e Corriere della Sera, la città dal miglior clima è Ancona, prima su 108 capoluoghi grazie al buon soleggiamento, alle brezze marine e all’assenza di caldo africano. Seguono Bari, Vibo Valentia, Brindisi e Trapani. Quanto durerà l’ondata di caldo di giugno 2026? Il Climate Watch della WMO prevede che l’ondata si estenda a gran parte dell’Europa occidentale, centrale e meridionale per circa due settimane, con il caldo che dovrebbe spostarsi progressivamente verso i Balcani e temperature da 3 a 10 °C oltre la media stagionale. L’Italia è tra i Paesi interessati. I primi segnali di attenuazione sono attesi all’inizio di luglio, con margini di incertezza. Perché le notti calde sono più pericolose per la salute? Perché impediscono all’organismo di recuperare: durante il sonno la temperatura corporea dovrebbe scendere. Quando le minime restano sopra i 20-25 °C, lo stress termico prosegue anche di notte. Per questo, secondo il Joint Office WMO-WHO, le minime notturne sono spesso più indicative dei picchi diurni nel valutare l’impatto sanitario di un’ondata di calore. Perché le città sono più calde delle zone rurali? Per effetto dell’isola di calore urbano: i materiali edili e le superfici impermeabili assorbono e rilasciano calore lentamente, mantenendo nelle ore notturne temperature anche di 6-8 °C superiori rispetto alle aree circostanti. Il fenomeno aumenta il disagio termico e il fabbisogno di climatizzazione. Che impatto ha il caldo sulla rete elettrica? L’uso intensivo dei climatizzatori fa salire la domanda di elettricità: il 23 giugno 2026 Terna ha registrato un picco di 55 GW, il più alto dell’anno. L’aumento dei consumi e lo stress termico sulle infrastrutture hanno provocato blackout in più città, spingendo i gestori ad accelerare gli investimenti di resilienza. Come possono gli edifici ridurre gli effetti delle ondate di calore? Attraverso un involucro ben isolato, il controllo dei ponti termici, schermature solari, ventilazione efficace e soluzioni di raffrescamento passivo. Un edificio efficiente riduce il carico di climatizzazione e abbassa i picchi di domanda elettrica nelle ore più calde, in linea con la direttiva EPBD. Consiglia questa notizia ai tuoi amici Commenta questa notizia
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