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A cura di: Stefania Manfrin Indice degli argomenti Toggle I dati Copernicus e WMO: una tendenza ormai strutturaleCO₂ in aumento e oceani sempre più caldiIncendi, perdite economiche e rischio sistemicoCrisi climatica e divario assicurativoFAQ – 2025 terzo anno più caldo di semprePerché il 2025 è considerato uno degli anni più caldi di sempre?Che ruolo hanno avuto fenomeni naturali come La Niña?Perché gli oceani sono così importanti nel bilancio climatico?Che legame c’è tra questi dati e il settore energetico?In che modo la crisi climatica incide sui danni assicurativi e sulle polizze? Il 2025 è stato il terzo anno più caldo mai registrato: un risultato che pur non stupendoci, non può non allarmare, confermando una traiettoria climatica che non lascia spazio a letture episodiche. A certificarlo sono, da un lato, i dati del Copernicus Climate Change Service, il programma europeo di osservazione della Terra, e dall’altro l’analisi consolidata della World Meteorological Organization, che integra otto dataset internazionali indipendenti. Il 2025 è dunque stato il terzo anno più caldo mai osservato, con un aumento medio della temperatura globale intorno a +1,5 °C rispetto all’era preindustriale. Ancora più significativo è il dato di contesto: gli ultimi undici anni consecutivi sono stati gli undici anni più caldi mai registrati, un primato che trasforma l’eccezione in nuova normalità climatica. I dati Copernicus e WMO: una tendenza ormai strutturale Secondo Copernicus, l’anomalia termica del 2025 si inserisce in una sequenza senza precedenti nella storia delle osservazioni strumentali. Anche considerando la naturale variabilità climatica, come la presenza di fasi di La Niña – fenomeno generalmente associato a un temporaneo raffreddamento delle temperature globali, il sistema Terra continua a registrare temperature elevate, segno che il riscaldamento di fondo legato all’accumulo di gas serra domina ormai il segnale climatico. La WMO quantifica l’aumento medio globale del 2025 in +1,44 °C rispetto al periodo 1850-1900, con un margine di incertezza limitato. Due dataset collocano l’anno al secondo posto assoluto, gli altri sei al terzo, ma tutti concordano su un punto: il triennio 2023-2025 rappresenta il periodo più caldo mai osservato in tutte le serie storiche disponibili. CO₂ in aumento e oceani sempre più caldi Il commento del WWF Italia richiama l’attenzione su uno degli indicatori chiave del sistema climatico, la concentrazione atmosferica di anidride carbonica. Nel 2025 i livelli medi hanno raggiunto circa 425 ppm, contro le 280 ppm dell’epoca preindustriale, con un ritmo di crescita che non mostra segnali di inversione. Solo tra dicembre 2024 e dicembre 2025 si è registrato un incremento di oltre 2 ppm, un dato che fotografa l’impatto persistente dell’uso di combustibili fossili e della deforestazione. A questo si aggiunge il ruolo degli oceani, che assorbono circa il 90% del calore in eccesso generato dal riscaldamento globale. Studi scientifici recenti indicano che nel 2025 il contenuto di calore oceanico ha raggiunto nuovi massimi storici, contribuendo all’innalzamento del livello del mare, all’intensificazione delle tempeste e al degrado degli ecosistemi marini, inclusi i sistemi corallini. Incendi, perdite economiche e rischio sistemico L’aumento delle temperature globali porta con sè una serie di conseguenze importanti. I dati del World Resources Institute mostrano che nel 2024 gli incendi boschivi hanno raggiunto livelli doppi rispetto a vent’anni fa, con una media giornaliera di oltre 360 km² di foreste distrutte, un’estensione superiore alla superficie di Malta. A fine anno, le aree bruciate superavano i 134.000 km², più dell’intero territorio dell’Inghilterra. Crisi climatica e divario assicurativo A rendere ancora più tangibile il legame tra riscaldamento globale ed economia reale è il nuovo report del WWF Italia, dedicato al crescente divario di protezione assicurativa generato dalla crisi climatica e dalla perdita di natura. Secondo lo studio, il cosiddetto insurance protection gap – la differenza tra perdite economiche totali e quelle effettivamente coperte da assicurazione – non rappresenta più solo una criticità di mercato, ma un vero rischio sistemico in grado di colpire famiglie, imprese e finanze pubbliche. I dati confermano una tendenza già evidenziata anche dalle analisi della riassicurazione globale, come quelle di Munich Re, che collocano il 2025 tra gli anni con oltre 100 miliardi di dollari di perdite assicurate da catastrofi naturali, a fronte di una quota ancora maggiore di danni non coperti. Il report WWF evidenzia come, accanto alla crisi climatica, la degradazione degli ecosistemi rappresenti un moltiplicatore di rischio spesso sottovalutato. Foreste, zone umide e suoli compromessi non riescono più a svolgere la loro funzione di mitigazione naturale, amplificando gli effetti di alluvioni, ondate di calore e tempeste. In aree soggette a deforestazione, ad esempio, il rischio di eventi alluvionali su larga scala può aumentare fino al 700%. Il risultato è una crescita esponenziale delle perdite economiche: nel solo 2023 i disastri climatici e naturali hanno generato costi stimati in 2.300 miliardi di dollari a livello globale, pari a circa il 2% del PIL mondiale, considerando anche gli impatti indiretti e sugli ecosistemi. Il quadro italiano appare particolarmente critico. Tra il 1980 e il 2023 i danni economici legati a eventi climatici estremi hanno superato i 135 miliardi di euro, collocando l’Italia al secondo posto in Europa per perdite cumulative. Tuttavia, solo il 20% di questi danni risulta coperto da polizze assicurative, mentre l’80% resta a carico di cittadini, imprese e Stato. Un divario che incide anche su settori chiave come il turismo e le infrastrutture, con premi assicurativi in aumento e crescenti difficoltà di accesso alla copertura, nonostante l’introduzione nel 2025 dell’obbligo di polizze contro i rischi catastrofali per le imprese. Secondo il WWF, la risposta non può limitarsi al trasferimento del rischio, ma deve puntare su prevenzione, adattamento e soluzioni basate sulla natura, capaci di ridurre i danni prima che si traducano in costi economici e sociali. Studi internazionali mostrano che ogni euro investito in resilienza può generare risparmi multipli rispetto agli interventi post-disastro, confermando che la gestione del rischio climatico è ormai una leva centrale anche per la stabilità economica e finanziaria. FAQ – 2025 terzo anno più caldo di sempre Perché il 2025 è considerato uno degli anni più caldi di sempre? Perché sia i dati Copernicus sia l’analisi WMO mostrano che le temperature medie globali del 2025 rientrano stabilmente tra le tre più elevate mai registrate, in continuità con un trend pluriennale. Che ruolo hanno avuto fenomeni naturali come La Niña? La Niña tende a raffreddare temporaneamente il clima globale, ma nel 2025 non è stata sufficiente a compensare l’aumento di fondo legato ai gas serra, confermando la forza del segnale antropico. Perché gli oceani sono così importanti nel bilancio climatico? Gli oceani assorbono la maggior parte del calore in eccesso del sistema climatico. Il loro riscaldamento influenza livello del mare, eventi estremi e stabilità degli ecosistemi marini. Che legame c’è tra questi dati e il settore energetico? Le temperature record rafforzano l’urgenza di ridurre le emissioni legate ai combustibili fossili e accelerare la transizione verso fonti rinnovabili ed efficienza energetica, temi centrali anche per il sistema edilizio ed energetico europeo. In che modo la crisi climatica incide sui danni assicurativi e sulle polizze? L’aumento della frequenza e dell’intensità degli eventi climatici estremi sta determinando una crescita significativa dei danni economici e assicurativi a livello globale. Alluvioni, ondate di calore, incendi e tempeste generano perdite sempre più elevate, spingendo le compagnie assicurative ad aumentare i premi, ridurre le coperture o ritirarsi dalle aree considerate ad alto rischio. Questo fenomeno amplia il cosiddetto divario di protezione assicurativa, ovvero la quota di danni non coperti da polizze, che ricade su famiglie, imprese e finanze pubbliche. Consiglia questa notizia ai tuoi amici Commenta questa notizia
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