Le critiche di Andil ai nuovi decreti sulla certificazione energetica in edilizia

Positiva per l’associazione dei laterizi la prestazione invernale, pessima quella estiva

ANDIL, l’associazione di Confindustria che rappresenta gli industriali dei laterizi, in un comunicato esamina i tre nuovi decreti sull’efficienza energetica in edilizia: dall’adeguatezza del grado di isolamento imposto agli involucri edilizi, alla non corretta valutazione dell’inerzia termica per poter controllare il comfort abitativo.

In Italia – sottolinea il comunicato, sottoposta in questo mese a temperature che sfiorano i 40 gradi, a differenza di altri paesi dell’Europa nella progettazione di edifici a consumo nullo, oltre all’isolamento dal freddo, è necessario affrontare con una particolare attenzione anche quello dal caldo.
Complessivamente i nuovi decreti si sono preoccupati della situazione invernale, rendendo pressoché valida l’applicazione di qualsiasi soluzione per quella estiva. E’ su questo aspetto che i legislatori hanno perso l’occasione di fare da apripista in tal senso adottando tipologie cosruttive orientate anche all’isolamento estivo, utili anche per altri paesi.

Cosa succede se spingiamo sul forte isolamento delle nostre case, senza tener conto della necessità di gestire i carichi interni durante l’estate?
“È questo il punto”, afferma il Presidente ANDIL, Arch. Luigi Di Carlantonio. “È giusto progettare edifici con involucri più isolati ed equilibrato appare il grado di isolamento imposto agli involucri edilizi dal primo decreto, ma occorre che sia data idonea rilevanza all’inerzia termica per poter controllare il comfort abitativo, senza ricorrere ad energivori impianti di climatizzazione. Sarebbe un controsenso, se l’obiettivo è la casa a consumo nullo”.
Andil in particolare ritiene poco incisiva la scelta del parametro per la misurazione della prestazione energetica estiva. Il ricorso alla sola trasmittanza periodica è assolutamente lontano da ogni logica.
“Il problema estivo viene, infatti, ricondotto essenzialmente ai flussi entranti nell’edificio dall’esterno (irraggiamento solare, trasmissione conduttiva delle pareti esterne), mentre viene ignorata la gestione dei carichi interni (persone, elettrodomestici, radiazione diffusa in ingresso dalle superfici vetrate), principale fonte del discomfort abitativo”.
“La vera critica mossa dell’industria dei laterizi”, continua Di Carlantonio, “sta proprio nell’aver ignorato il contributo che le strutture massive, dotate di inerzia termica, che caratterizzano il modo di costruire in Italia, apportano in modo passivo al comfort termo-igrometrico”.
Affidare la qualità estiva degli edifici alla sola trasmittanza periodica, farà sì che qualsiasi involucro, dovendo rispettare i nuovi limiti di trasmittanza stazionaria, andrà automaticamente e talvolta impropriamente più che bene anche per l’estivo. Potrebbe quindi verificarsi che a fronte di un’etichetta energetica di alto valore per l’estivo, il consumatore si troverà a dover necessariamente ‘correggere’ a posteriori i difetti di una cattiva progettazione: i carichi interni, infatti, renderanno gli ambienti iper-isolati “invivibili” d’estate.
Di Carlantonio conclude con l’auspicio che il normatore possa approfondire la tematica per una rapida revisione del decreto nella direzione già indicata, peraltro, da alcuni protocolli energetico-ambientali – quale ad esempio ITACA che ad oggi è una prassi UNI – e che, nel mentre, prevalga l’elevata competenza dei progettisti per la corretta valutazione del contributo della massa superficiale, presente tra i requisiti minimi del primo decreto, o della capacità termica, parametri che garantiscono anche la prestazione estiva dell’involucro.

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