Autorizzazione paesaggistica: di che cosa si tratta e chi la rilascia

L’autorizzazione paesaggistica è essenziale per chi deve realizzare interventi edilizi in aree sottoposte a vincolo e tutela. È una procedura necessaria a garantire la tutela del paesaggio e la conservazione del patrimonio ambientale e culturale.
La valutazione è da effettuare per ogni singolo caso, definendo se è necessario richiederla e, in caso, secondo quale procedimento.

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Autorizzazione paesaggistica: di che cosa si tratta e chi la rilascia

L’autorizzazione paesaggistica è un procedimento amministrativo obbligatorio per realizzare interventi edilizi in presenza di un vincolo paesaggistico, ossia in aree soggette a tutela del territorio.

Si tratta di uno strumento fondamentale previsto dalla normativa italiana per garantire la tutela del paesaggio, assicurando che ogni intervento sia compatibile con il contesto ambientale, storico e culturale. In un Paese come l’Italia, caratterizzato da un patrimonio paesaggistico e culturale di grande valore, questa gestione consente di mantenere in modo in equilibrio lo sviluppo edilizio e la necessità di conservazione, evitando trasformazioni che possano compromettere l’identità dei luoghi.

In sostanza, è uno strumento per assicurare un livello di controllo adeguato sugli interventi, evitando la possibilità di intervenire liberamente nei contesti di pregio o, in ogni caso, di un certo valore.

Cos’è l’autorizzazione paesaggistica

L’autorizzazione paesaggistica è disciplinata dal Codice dei beni culturali e del paesaggio (D.Lgs. 42/2004, art. 146) ed è un titolo abilitativo che si aggiunge alle pratiche edilizie ordinarie, come il permesso di costruire o la SCIA. Non sostituisce il titolo edilizio necessario per realizzare l’intervento, ma si affianca ad esso ed è obbligatoria quando si opera su immobili o aree sottoposte a vincolo paesaggistico.

Cos’è l’autorizzazione paesaggistica

Questo procedimento ha una funzione fondamentale, ossia quella di verificare preventivamente e in modo puntuale che un intervento sia compatibile con gli aspetti paesaggistici, ambientali e culturali del luogo.

Non si limita ad autorizzare o meno un’opera, ma si valuta il modo in cui essa si inserisce nel contesto esistente, considerando aspetti come l’impatto visivo, l’armonia con l’ambiente e il rispetto dell’identità del territorio.

L’autorizzazione paesaggistica, in conclusione, è uno strumento essenziale per la tutela del paesaggio, necessario per garantire uno sviluppo edilizio sostenibile, consapevole e monitorato, senza compromettere il patrimonio naturale e culturale.

Vincolo paesaggistico: cosa significa?

Il termine vincolo paesaggistico si utilizza per far riferimento ad una limitazione normativa che riguarda determinate aree considerate di particolare valore ambientale, storico o culturale.

In presenza di questo vincolo, qualsiasi tipologia di intervento edilizio deve essere valutato attentamente per evitare alterazioni significative del paesaggio.

Cosa significa vincolo paesaggistico

Il vincolo può riguardare diversi contesti, specificatamente individuati e mappati tramite opportuni strumenti urbanistici. Generalmente, comunque, si tratta di centri storici, di zone naturali protette come parchi, riserve o aree costiere, piuttosto che singoli immobili di interesse storico-culturale rilevante.

 Quando è obbligatoria l’autorizzazione paesaggistica

L’autorizzazione paesaggistica è necessaria quando si eseguono interventi edilizi in un’area sottoposta a vincolo, tali da modificare l’aspetto esteriore degli edifici o del territorio.

In particolare, è richiesta per le opere più impattanti o significative, come ad esempio la nuova costruzione di un edificio, piuttosto che nel caso di una modifica sostanziale ad un immobile esistente, ad esempio con ampliamenti, sopraelevazioni o modifiche alle facciate.

 Quando è obbligatoria l’autorizzazione paesaggistica

Lo stesso discorso, chiaramente, vale anche per la costruzione, ristrutturazione e gestione delle infrastrutture, come nel caso di ponti, strade o ferrovie.

La necessità, in ogni caso, va sempre valutata caso per caso, in base alla normativa vigente e alla tipologia di intervento. Per non commettere errori, il consiglio è quello di affidarsi a tecnici competenti e specializzati, che provvedano ad effettuare tutte le verifiche del caso, anche con gli enti locali.

Autorizzazione paesaggistica ordinaria

Dal 2010 è possibile distinguere due differenti tipologie di procedimento, con l’introduzione dell’autorizzazione paesaggistica semplificata, per tutti gli interventi di “lieve entità”.

Ciò che distingue le due pratiche, in sostanza, è la tipologia di documentazione che è necessario presentare all’ente competente.

Entrando nel dettaglio, l’iter previsto per l’autorizzazione paesaggistica ordinaria richiede di presentare un’apposita istanza, corredata da tutta la documentazione progettuale necessaria e un’apposita relazione paesaggistica. Per procedere, quindi, è necessario il coinvolgimento di un tecnico, a cui affidare l’incarico. L’Ente preposto, a seguito dell’analisi della documentazione, può richiedere eventuali integrazioni.

Entro 40 giorni, tutta la documentazione deve essere inviata alla Soprintendenza, con una relazione tecnica illustrativa e una proposta di provvedimento. A questo punto, anche il richiedente viene avvisato dell’avvio del procedimento. La Soprintendenza, a sua volta, ha 45 giorni di tempo per esprimere il proprio parere, di natura vincolante. È nuovamente l’Amministrazione competente a rilasciare, entro 20 giorni, l’autorizzazione. Se l’esito è negativo, non è possibile procedere, a meno che si decida di impugnarlo, ricorrendo al tribunale amministrativo regionale.

L’autorizzazione paesaggistica semplificata

L’autorizzazione paesaggistica semplificata riguarda gli interventi definiti di “lieve entità”. In questo caso, la relazione presentata all’Amministrazione competente è semplificata e al suo interno è inclusa l’attestazione del tecnico della conformità del progetto alla normativa vigente. Nel caso in cui il parere sia negativo, il richiedente viene subito avvisato, altrimenti si procede con l’invio alla Soprintendenza.

L’esito viene comunicato entro 25 giorni dalla ricezione degli atti. Anche in questo caso, se il parere è negativo si provvede subito alla comunicazione all’interessato, altrimenti si indica all’Amministrazione la possibilità di rilasciare il titolo edilizio appropriato.

In ogni caso, l’autorizzazione ha valenza per 5 anni, dopo di che ne è necessaria una nuova. Stesso discorso per il procedimento ordinario.

Quali interventi sono esclusi dall’autorizzazione paesaggistica

Non tutti gli interventi edilizi richiedono il rilascio dell’autorizzazione paesaggistica, poiché la normativa prevede una serie di esclusioni per opere considerate prive di impatto significativo sul paesaggio.

Ad esempio, non è necessaria nei casi di manutenzione ordinaria, che non richiedono modifiche dell’aspetto degli edifici. Anche gli interventi di restauro conservativo e consolidamento statico sono esenti, purché mantengano le caratteristiche visive e formali dell’edificio.

Quali interventi sono esclusi dall’autorizzazione paesaggistica

Sono escluse anche le attività agro-silvo-pastorali che non causano trasformazioni rilevanti del territorio, così come alcune opere legate alla forestazione e alla bonifica. L’elenco completo delle esclusioni è definito dall’art. 149 del Codice dei beni culturali e del paesaggio ed è stato ulteriormente specificato dal DPR 31/2017, che individua in modo puntuale le tipologie di intervento non soggette ad autorizzazione.

La procedura di autorizzazione paesaggistica ordinaria

La procedura di autorizzazione paesaggistica ordinaria, secondo quanto previsto dall’art. 146 del Codice dei beni culturali e del paesaggio, inizia con la presentazione della domanda da parte del soggetto interessato richiedente. È necessario fornire agli enti di riferimento i documenti di progetto, corredati dalla relazione paesaggistica, fondamentale per descrivere l’intervento e valutarne l’impatto sul contesto tutelato.

La procedura di autorizzazione paesaggistica ordinaria

Una volta ricevuta l’istanza, l’ente competente procede con una prima verifica della documentazione e, entro 40 giorni, trasmette tutti gli atti alla Soprintendenza, accompagnati da una relazione tecnica e da una proposta di provvedimento. A sua volta, la Soprintendenza ha il compito di esprimere un parere vincolante entro 45 giorni, valutando la compatibilità dell’intervento con i valori paesaggistici da tutelare. Sulla base di tale parere, l’amministrazione competente conclude il procedimento con il rilascio dell’autorizzazione entro i successivi 20 giorni.

Considerando l’intero iter, i tempi complessivi per ottenere l’autorizzazione paesaggistica ordinaria possono quindi superare i 100 giorni, rendendo questo procedimento piuttosto articolato e strutturato. Inoltre, è importante sapere che l’art. 146 riporta in modo esplicito che “l’autorizzazione non può essere rilasciata in sanatoria successivamente alla realizzazione, anche parziale, degli interventi”.

Chi rilascia l’autorizzazione paesaggistica in Italia

Il rilascio di un’autorizzazione paesaggistica, in Italia, è una procedura che può coinvolgere diversi enti pubblici. In generale, infatti, si segue un iter secondo cui è il Comune a ricevere la pratica dal soggetto proponente, mentre è poi la Soprintendenza a esprimere il proprio parere, vincolante per la realizzazione dell’opera.

In realtà, la funzione autorizzatoria spetta alla Regione, che generalmente provvede a delegare le competenze, anche ad enti come Province, Parchi, Comunità Montane. In ogni caso, il ruolo centrale nel processo decisionale è sempre e comunque assolto dalla Soprintendenza.

Qual è la differenza tra autorizzazione ordinaria e semplificata

L’autorizzazione paesaggistica semplificata riguarda interventi di lieve entità e prevede una procedura più rapida. Le principali differenze rispetto a quella ordinaria riguardano la documentazione da presentare, che è ridotta, e i tempi generalmente più brevi, limitando l’intero iter a circa due mesi. Inoltre, si presenta una relazione paesaggistica semplificata, proprio per snellire la richiesta.

FAQ – Autorizzazione paesaggistica

A cosa serve l’autorizzazione paesaggistica?

L’autorizzazione paesaggistica serve per realizzare opere quali la costruzione di edifici, di nuove infrastrutture, come strade o ponti in contesti tutelati. Lo scopo è quello di autorizzare e regolamentare la realizzazione di opere che potrebbero avere un impatto significativo sul paesaggio o su un contesto tutelato.
Per ottenere l’Autorizzazione Paesaggistica si deve presentare specifica richiesta all’autorità competente, ossia la Regione, che a sua volta procede con l’inoltro della pratica alla Soprintendenza. La Regione, poi, può delegare ad un altro Ente Pubblico, come il Comune, la Provincia o, ancora, soggetti quali un Ente Parco il compito di raccolta delle pratiche.

Cosa succede senza autorizzazione paesaggistica?

Realizzare un intervento che lo richiede senza autorizzazione comporta un abuso, con conseguenze rilevanti, visto che sono previste sanzioni amministrative, oltre che l’obbligo di ripristino dei luoghi allo stato precedente l’intervento. In alcuni casi possono esserci anche delle responsabilità penali.

È possibile sanare un abuso paesaggistico?

Difficilmente un abuso di questa natura può essere sanato, in quanto l’autorizzazione paesaggistica non può mai essere rilasciata a posteriori, nemmeno nel caso in cui i lavori siano stati eseguiti anche solo per una parte. Ci sono poche eccezioni, previste dalla normativa di riferimento.

Quali documenti servono per la richiesta?

Per presentare una richiesta per un’autorizzazione paesaggistica è necessario redigere e consegnare un progetto degli interventi, una relazione paesaggistica (semplificata se è questo il caso), con gli opportuni elaborati tecnici. In sostanza, sono necessari tutti i documenti utili a descrivere in ogni sua parte l’intervento.

L’autorizzazione paesaggistica sostituisce il permesso di costruire?

L’autorizzazione paesaggistica non sostituisce il permesso di costruire, né sostituisce alcun altro titolo abilitativo. Si tratta di un’autorizzazione che si somma semplicemente alle autorizzazioni normalmente richieste per l’intervento edilizio.

Quanto tempo serve per ottenere l’autorizzazione?

I tempi per ottenere l’autorizzazione paesaggistica possono cambiare, ma la normativa stabilisce dei limiti indicativi per ogni fase. Nel caso dell’autorizzazione ordinaria, ad esempio, possono volerci fino a circa un centinaio di giorni dalla presentazione per ottenere l’esito finale, mentre nel caso di quella semplificata si parla di un paio di mesi.


Articolo aggiornato – Prima pubblicazione 2022

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