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Indice degli argomenti Toggle L’effetto serraGas serra e combustibili fossiliLe emissioni globali di gas serraEmissioni globali di gas serra per settoreI principali Paesi inquinantiEmissioni pro-capite globaliIl paradosso del DragoneEmissioni dell’EuropaLe emissioni dell’ItaliaLa via della decarbonizzazioneFAQs Gas SerraCome funziona l’effetto serra?Cosa sono i gas serra?Quali sono le principali fonti di emissione?Perché sono dannosi?In che modo gli esseri umani influenzano l’effetto serra?Come si riduce l’effetto serra? L’effetto serra è un fenomeno naturale che permette la vita sulla Terra. Ma l’immissione in atmosfera di grandi quantità di gas effetto serra (anidride carbonica, metano e azoto in primis) sta provocando il riscaldamento terrestre (nel 2024 è arrivato a oltre 1,5 °C). E i cambiamenti climatici hanno conseguente devastanti per il Pianeta: eventi climatici estremi, erosione costiera, perdita della biodiversità, riduzione delle riserve idriche, sicurezza alimentare e conflitti. Secondo il sesto rapporto di valutazione del Gruppo intergovernativo di esperti sul cambiamento climatico (IPCC) del 2023, le emissioni di gas serra derivanti dalle attività umane sono responsabili del riscaldamento globale. Queste attività includono, ad esempio, la combustione di combustibili fossili (carbone, petrolio e gas), la deforestazione e l’agricoltura. L’uso dei combustibili fossili è la principale fonte di emissione di gas serra. Ma anche attività collaterali come la produzione di plastica, acciaio e cemento, impianti di climatizzazione, rifiuti (RAEE, fast fashion, plastiche) e consumi eccessivi, emettono gas serra in grande quantità nell’ambiente. L’effetto serra Va premesso che l’effetto serra è un fenomeno naturale proprio dell’atmosfera terrestre che garantisce la vita sulla Terra assicurando un clima benevole e un luogo confortevole in cui vivere. L’effetto serra è quel processo mediante il quale il calore viene intrappolato vicino alla superficie terrestre da sostanze note come “gas serra“, e che rende la Terra molto più calda di quanto sarebbe senza atmosfera. Ma, accanto a questo processo naturale ne esiste uno indotto, che viene amplificato dai gas serra – in particolare CO2 – emessi in grandi quantità dalle attività umane sottoforma di inquinamento Questo fenomeno è detto “effetto serra” perché i gas presenti nell’atmosfera agiscono come i vetri di una serra: permettono l’ingresso alla luce solare, ma ne intrappolano il calore all’interno (assorbendone la radiazione infrarossa), mantenendo una temperatura confortevole, stabile e adatta alla vita. I principali gas serra sono: vapore acqueo (H₂O) anidride carbonica (CO₂) protossido di azoto (N₂O) metano (CH₂) ozono (O₂) Nonostante questi gas costituiscano solo una piccola porzione dell’atmosfera (circa lo 0,43% di tutte le molecole d’aria), la loro capacità di assorbire la radiazione infrarossa ha un’influenza significativa sul clima terrestre: questo ne fa i protagonisti dei cambiamenti climatici. L’effetto serra indotto dall’uomo, che provoca una concentrazione maggiore di questi gas nell’atmosfera terrestre, è infatti causa del surriscaldamento globale: la temperatura globale nel 2024 ha superato per la prima volta nella storia la soglia di 1,5 °C. Gas serra e combustibili fossili La causa principale dei cambiamenti climatici è l’effetto serra. Non quello naturale che, come abbiamo visto, garantisce la vita sulla Terra, bensì, il suo effetto amplificato e indotto che scaturisce da un aumento vertiginoso della concentrazione di alcuni gas serra nell’atmosfera, dovuti alle attività umane e all’uso dei combustibili fossili. L’anidride carbonica (CO2) costituisce il 74% delle emissioni di gas serra. La stragrande maggioranza (92%) di queste proviene dall’uso di combustibili fossili. Dall’inizio della Rivoluzione Industriale, a metà del XVIII secolo, le attività umane hanno aumentato notevolmente le concentrazioni di gas serra nell’atmosfera. Ed oggi, le concentrazioni atmosferiche di CO₂ sono notevolmente superiori ai livelli preindustriali (più che raddoppiate) La CO2 a confronto con gli altri gas a effetto serra rilasciati nell’atmosfera (Commissione Europea) Le attività umane creano ingenti quantità di questi gas, che si accumulano nell’atmosfera e amplificano l’effetto serra. La CO₂ è il gas serra più emesso. Altri gas serra vengono emessi in quantità minori, ma trattengono il calore in modo molto più efficace della CO₂. Ad esempio, il metano è oltre 80 volte più potente della CO₂, ma in un periodo di 20 anni. I principali gas a effetto serra prodotti dalle attività umane, sono: l’anidride carbonica (CO2); il metano (CH4); l’ossido di azoto (NH2); i gas fluorurati. La CO2 prodotta dalle attività umane è il principale responsabile del riscaldamento globale. Il metano è un gas con un effetto serra più potente della CO2, ma ha una vita atmosferica più breve. L’ossido di azoto, come la CO2, è un gas a effetto serra longevo che si accumula nell’atmosfera per decenni e anche secoli. Si prevede che il cambiamento climatico avrà un impatto significativo sulle risorse naturali, sull’economia mondiale e sulla salute umana. Porterà all’aumento delle temperature, all’innalzamento del livello del mare e all’aumento della frequenza di eventi meteorologici estremi come alluvioni e siccità. Le emissioni globali di gas serra Le emissioni globali di gas serra derivanti da attività antropiche sono aumentate in media di quasi l’1,5% all’anno dal 1990, e nel 2024 erano quasi il 65% superiori rispetto al 1990. Dall’inizio del XXI secolo, le emissioni globali di gas serra hanno seguito un trend crescente, principalmente a causa dell’aumento delle emissioni della Cina e di altre economie emergenti. Secondo i dati più recenti, le emissioni globali di gas serra nel 2024 hanno raggiunto 53,2 Gt CO2eq escluse le emissioni LULUCF (Uso del suolo, Cambiamenti di uso del suolo e Silvicoltura). I dati del 2024 hanno registrato un aumento dell’1,3%, pari a 665 Mt CO2eq, rispetto ai livelli del 2023. Concentrazioni di Gas Effetto Serra 1983-2023 (WMO). Secondo il sesto rapporto IPCC (Gruppo intergovernativo di esperti sul cambiamento climatico), le emissioni di gas serra derivanti dalle attività umane – che includono la combustione di combustibili fossili (carbone, petrolio e gas), la deforestazione e l’agricoltura – sono responsabili del riscaldamento globale. L’anidride carbonica costituisce il 74% delle emissioni di gas serra, la stragrande maggioranza delle quali (92%) proviene dall’uso di combustibili fossili. Nel 2023, sono stati raggiunti valori record: Anidride carbonica: 420,0 ppm = 151% dei livelli preindustriali. Metano: 1923 ppb = 266% dei livelli preindustriali. Protossido di azoto: 335,8 ppb = 124% dei livelli preindustriali. Dal 1990, le emissioni globali di CO2 sono aumentate di quasi il 75%. L’aumento delle emissioni di CH4 e N2O ha seguito un ritmo leggermente più lento: il CH4 è aumentato di quasi il 30% e l’N2O del 34,4% tra il 1990 e il 2024, mentre i gas fluorurati sono quadruplicati (+310,4%). Nello stesso periodo, le emissioni di gas serra dell’UE, escluse le emissioni LULUCF (usi del suolo e foreste), si sono ridotte dell’1,8%, ovvero di quasi 60 Mt CO2eq. Sul fronte della riduzione dei gas effetto serra sono stati fatti grandi progressi. Dal primo accordo internazionale del Protocollo di Kyoto alle recenti politiche green dell’Unione Europea (decarbonizzazione al 2050 e riduzione al -55% delle emissioni di CO2 al 2030), la sensibilità sul tema è molto aumentata. Ma non è ancora abbastanza. Occorre fare molto di più. Emissioni globali di gas serra per settore Le emissioni globali di gas serra hanno raggiunto nel 2024 la quantità di 53,2 Gt CO2eq (escluse le attività LULUCF), il più alto livello di sempre (superiore dell’1,3% ovvero 665 Mt CO₂eq, rispetto ai valori del 2023). Dagli anni ’70, in poco più di cinquant’anni sono più che raddoppiate. I principali settori di attività responsabili dell’emissione di gas serra sono: industria energetica (impianti di produzione di energia elettrica e calore); Processi industriali e combustione; trasporti (su strada, ferrovie, marittimo e aereo); edilizia (combustione stazionaria non industriale su piccola scala); agricoltura (agricoltura, allevamento, combustione di residui agricoli); rifiuti (discariche, trattamento di rifiuti solidi pericolosi, acque reflue, incenerimento dei rifiuti); sfruttamento dei combustibili (estrazione, trasformazione e raffinazione). Emissioni globali di gas serra per settore, 1970-2024 (fonte: JRC, 2025) Nel 2024, le emissioni globali di gas serra hanno raggiunto 53,2 Gt CO2eq, con un aumento dell’1,3% rispetto al 2023. Rispetto all’anno precedente, le emissioni sono aumentate in tutti i settori, con il settore energetico che ha registrato il maggiore incremento in termini assoluti (+235,2 Mt CO2eq o +1,5%), mantenendo il ruolo di settore dominante con una quota di quasi il 30% delle emissioni globali di gas serra. Nel 2024, lo sfruttamento dei combustibili ha registrato il maggiore incremento relativo, pari al +1,6% (+93,6 Mt CO2eq). Le emissioni di gas serra dell’UE sono state inferiori di quasi il 35% nel 2024 rispetto al 1990, a dimostrazione di un disaccoppiamento tra le emissioni territoriali di gas serra e la crescita economica. Nello stesso periodo, le emissioni della Russia sono diminuite del 15,7%, mentre quelle degli Stati Uniti sono diminuite di quasi il 5%. Al contrario, le principali economie in via di sviluppo come Cina e India hanno registrato aumenti sostanziali. Dal 1990 al 2024, le emissioni della Cina sono più che quadruplicate, quelle dell’India sono quasi triplicate e sono raddoppiate quelle del Brasile. I principali Paesi inquinanti I 10 principali emettitori di gas serra contribuiscono a oltre due terzi delle emissioni globali. I primi 3 – Cina, Stati Uniti e India – contribuiscono al 42,6% delle emissioni totali, mentre gli ultimi 100 paesi ne rappresentano solo il 2,9%. Il mondo non può combattere efficacemente il cambiamento climatico senza un’azione significativa da parte dei 10 principali emettitori. I principali Paesi emettitori di gas serra a livello globale nel 2023 (fonte: EU). Cina, USA, India, UE-27, Russia e Indonesia sono i sei maggiori emettitori di gas serra al mondo nel 2024. Insieme rappresentano il 51,4% della popolazione mondiale, il 62,5% del prodotto interno lordo globale in PPA (Banca Mondiale 2025), il 64,2% del consumo globale di combustibili fossili e il 61,8% delle emissioni globali di gas serra. Tranne l’Europa, tutti i principali emettitori (Cina, Stati Uniti, India, Russia e Indonesia) hanno aumentato le loro emissioni rispetto al 2023, con l’Indonesia che ha registrato il maggiore aumento in termini relativi (quasi + 5%) e l’India il maggiore aumento assoluto di 164,8 Mt CO2eq. Circa il 60% di tutte le emissioni globali di gas serra provengono da soli dieci paesi: Cina, Stati Uniti, India, Indonesia, Russia, Brasile, Giappone, Iran, Canada e Arabia Saudita. Secondo uno studio di Scientists for Global Responsibility (SGR) e del Conflict and Environment Observatory (CEBS), il settore militare è responsabile di circa il 5,5 % delle emissioni globali di gas serra. È interessante notare che, sebbene l’India si classifichi in alto tra i paesi emettitori, se si considera la popolazione per calcolare le emissioni pro capite di gas serra, questo paese densamente popolato si posiziona significativamente al di sotto degli altri 10 principali emettitori. Emissioni pro-capite globali Cina, Stati Uniti, India e UE hanno le emissioni totali più elevate al mondo. Tuttavia, tra i primi 10 paesi con le maggiori emissioni, Stati Uniti e Russia hanno le emissioni pro capite più elevate, rispettivamente con 17,6 tonnellate di anidride carbonica equivalente (tCO2e) a persona e 13,3 tCO2e a persona, mentre le emissioni pro capite dell’India sono le più basse, con sole 2,5 tCO2e a persona. Emissioni pro capite dei 10 principali Paesi emettitori al mondo (fonte: WRI) Considerando i primi 10 Paesi emettitori totali di gas serra, l’UE ha ridotto le proprie emissioni pro capite di gas serra del 29% dal 1990 e si colloca ora all’ottavo posto (7,04 tCO2e pro capite), dietro a Cina (8,6 tCO2e pro capite) e Indonesia (7,2 tCO2e pro capite). Anche gli Stati Uniti (17,6 tCO2e pro capite) hanno ridotto le proprie emissioni pro capite di gas serra dal 1990, ma del 19%. Tuttavia, questa tendenza alla riduzione delle emissioni totali e pro capite di gas serra per UE e Stati Uniti è un fenomeno recente. Ma, se guardiamo alle emissioni pro capite in senso assoluto, non c’è un legame univoco tra le emissioni dei Paesi e quelle del singolo cittadino, anzi. I maggiori emettitori pro capite sono, infatti, per lo più abitanti di Paesi con una combinazione di popolazioni relativamente più piccole e industrie ad alta intensità di emissioni o emissioni di gas serra derivanti da cambiamenti nell’uso del suolo, come la conversione dei terreni all’agricoltura. Tra i primi 3 abbiamo gli abitanti delle Isole Salomone, Qatar e Bahrain. Qatar, Bahrein, Kuwait, Turkmenistan ed Emirati hanno popolazioni inferiori a 10 milioni di persone e industrie ad alta intensità di emissioni, come la produzione di petrolio e gas, la raffinazione dei prodotti petroliferi, la petrolchimica e i fertilizzanti. D’altra parte, Isole Salomone, Guyana, Suriname e Botswana hanno anch’esse popolazioni inferiori a 10 milioni, ma presentano ingenti emissioni derivanti dai settori del cambiamento nell’uso del suolo e della silvicoltura, che includono attività come la deforestazione e gli incendi boschivi. Tra i primi 10, l’unico Paese di grandi dimensioni è l’Australia, che può vantare quasi 30 milioni di abitanti e si pone all’ottava posizione rispetto alla quota di emissione pro capite. Il paradosso del Dragone La Cina è il Paese al mondo che più investe in ricerca su tecnologie legate alla sostenibilità (è leader mondiale nel campo delle energie rinnovabili, dei biocarburanti e dell’elettrificazione, in prima linea sullo sviluppo dell’auto elettrica e delle batterie), il riferimento anche per l’Europa. Tuttavia, guardando ai dati sulle emissioni globali di CO2, lo scenario muta rapidamente. Il Paese utilizza, infatti, ancora molto carbone e combustibili fossili. È il paradosso del Dragone. Emissioni di Gas Serra nelle economie a maggiori emissioni (1970-2024) È infatti il Paese che emette più gas serra di tutti: ben 15,94 Gt di CO2eq, circa il 30% di tutte le emissioni di gas serra prodotte globalmente nel 2024. Pur puntando alla transizione verso le energie rinnovabili, di fatto, nel 2024 la Cina ha avviato il più grande boom edilizio a carbone degli ultimi dieci anni (attualmente, una tonnellata di carbone su quattro utilizzata a livello globale viene bruciata per produrre elettricità in Cina). Quasi il 61% dell’offerta di energia totale proviene da carbone, mentre solo il 22,4% deriva da fonti rinnovabili (fonte: IEA). Il Paese consuma quasi il 40% di carbone in più rispetto al resto del mondo messo insieme, principalmente per la produzione di energia elettrica. Oltre un terzo di tutto il carbone consumato a livello globale viene bruciato da centrali elettriche in Cina. Le emissioni di gas serra della Cina sono aumentate nel 2024, raggiungendo 15,5 Gt CO2eq. Le emissioni di gas serra della Cina nel 2024 erano circa quattro volte superiori rispetto al 1990 e rappresentavano il 29,2% delle emissioni globali di gas serra (nel 1990, questa quota era dell’11,5%). Questo aumento è dovuto principalmente all’aumento dell’attività economica che ha portato a un aumento delle emissioni di CO2, che sono state 5,4 volte superiori rispetto al 1990 e hanno rappresentato l’84,5% del totale nazionale di gas serra, mentre i gas serra non CO2, ovvero CH4, gas fluorurati e N2O, hanno contribuito rispettivamente al 9,6%, al 2,7% e al 3,2% nel 2024. Emissioni di Gas Serra delle prime 6 economie più inquinanti al mondo (2024) I principali settori che hanno contribuito alle emissioni di CO2 nel 2024 sono stati l’industria energetica (50,1%), la combustione industriale (21,3%), i processi (10,6%) e i trasporti (7,1%). I contributi alle emissioni di CH4 provenivano dai settori dello sfruttamento dei combustibili (49,6%), dell’agricoltura (33,6%) e dei rifiuti (13,2%), mentre per l’N2O provenivano dall’agricoltura (58,9%), dall’industria energetica (15,3%) e dai processi (9,1%).Le emissioni di gas serra pro capite nel 2024 erano pari a 10,8 t CO2eq/cad, mentre le emissioni di gas serra per PIL PPP ammontavano a 0,462 t CO2eq/kUSD, registrando la seconda più alta intensità di gas serra tra le economie a maggiori emissioni. Emissioni dell’Europa L’Europa è l’unica tra i grandi Paesi più inquinanti ad aver ridotto le proprie emissioni rispetto al 2023. La legge europea sul clima ha fissato l’obiettivo per l’Unione europea di ridurre le proprie emissioni nazionali nette di gas serra (GHG) di almeno il 55% entro il 2030 rispetto ai livelli del 1990 e di raggiungere la neutralità climatica (zero emissioni nette di gas serra) entro il 2050. Le emissioni di gas serra dell’UE sono state inferiori di quasi il 35% nel 2024 rispetto al 1990 (raggiungendo 3,2 Gt CO2eq), a dimostrazione di un disaccoppiamento tra le emissioni territoriali di gas serra e la crescita economica. Nello stesso periodo, le emissioni della Russia sono diminuite del 15,7%, mentre quelle degli Stati Uniti sono diminuite di quasi il 5%. Rispetto al 2023, le emissioni dell’UE sono diminuite dell’1,8% (-57,9 Mt CO2eq) e la quota dell’UE-27 sulle emissioni globali è scesa dal 6,1% nel 2023 al 5,9% nel 2024. In termini di contributo alle emissioni di gas serra dell’UE-27 nel 2024, la Germania si è confermata il principale emettitore, con il 21,3% delle emissioni di gas serra, seguita da Francia (11,9%), Italia (11,7%), Polonia (11,0%) e Spagna (9,0%). In termini di emissioni pro capite, le emissioni di gas serra dell’UE ammontavano a 7,1 t CO2eq a persona nel 2024, con un calo dell’1,8% rispetto al 2023. Tutti i settori, ad eccezione dei trasporti e dell’edilizia, hanno registrato una diminuzione delle emissioni di gas serra nel 2024 rispetto al 2023. Il calo relativo maggiore è stato osservato nel settore energetico, che rappresenta il 19% delle emissioni di gas serra dell’UE, con una diminuzione dell’8,5% (-55,7 Mt CO2eq). Le emissioni dell’Italia L’Italia si colloca al 43° posto nel CCPI 2025 (Climate Change Performance Index). Il Paese riceve una valutazione media per le emissioni di gas serra e l’uso di energia, e bassa per le energie rinnovabili e la politica climatica. L’ISPRA (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale) è responsabile della predisposizione e dell’aggiornamento annuale dell’inventario nazionale delle emissioni in atmosfera (gas a effetto serra e altri inquinanti atmosferici), attraverso la raccolta, l’elaborazione e la diffusione dei dati. Secondo un recente Rapporto dell’ISPRA, nel 2024 c’è stato un calo significativo dei gas serra: – 3% rispetto all’anno precedente, principalmente per effetto del comparto che produce energia elettrica (che incide per un quarto delle emissioni nazionali). Ma, sebbene i gas climalteranti sono diminuiti del 64% dal 1990 ad oggi, il settore dei trasporti è il nostro tallone d’Achille, con emissioni in aumento di circa l’8%: le emissioni continuano a crescere significativamente e rappresentano globalmente il 28% di quelle nazionali. È questo il campo dove si combatterà la battaglia principale sui cambiamenti climatici. Considerando che, per oltre il 90% le emissioni del settore derivano dal trasporto stradale e che il parco veicolare italiano è tuttora caratterizzato dalla maggioranza di mezzi a combustione (benzina e gasolio), l’elettrificazione dei mezzi e l’auto elettrica possono essere la soluzione principale. E per casi più complessi, come il trasporto aereo e marittimo, i biocombustibili possono compensare gli eventuali deficit. Il Piano Nazionale Integrato per l’Energia e il Clima (PNIEC) italiano è stato rivisto a luglio 2024. Il PNEC non prevede un obiettivo di riduzione delle emissioni di gas serra a livello di economia per il 2030. Prevede solo un obiettivo del 40,6% entro il 2030 per il settore non soggetto al sistema di scambio di quote di emissione. Secondo l’Europa, questo obiettivo è insufficiente perché il Paese avrebbe bisogno di una riduzione di almeno il 43,7% entro il 2030. Il PNIEC ha posticipato in modo regressivo l’eliminazione graduale del carbone in Italia dal 2025 al 2029. Sono state autorizzate nuove capacità di produzione di gas naturale fossile e il potenziale energetico rinnovabile del Paese non è stato raggiunto. La via della decarbonizzazione Sebbene lo sviluppo delle rinnovabili in tutto il mondo sia un processo inarrestabile e fiorente, l’uso dei combustibili fossili sembra non trovare un freno. Dall’America di Trump (che ha definito i cambiamenti climatici “una truffa“) alle destre europee, la corsa alle rinnovabili è un percorso ad ostacoli. Solo la Cina pare crederci fino in fondo, sebbene sia ancora troppo dipendente dai combustibili fossili e dal carbone. E le guerre recenti non aiutano, né dal punto di vista umanitario, né ambientale. Nel 2024, la domanda globale di carbone è cresciuta dell’1,2% in termini energetici, con un aumento di circa 67 milioni di tonnellate di carbone equivalente. Dopo lo shock dell’offerta del 2022 e del 2023, i mercati del gas naturale si sono mossi verso un graduale riequilibrio e sono tornati a crescere strutturalmente nel 2024 (che la domanda di gas è aumentata del 2,7%, ovvero di 115 miliardi di metri cubi). La domanda globale di gas ha raggiunto un nuovo massimo storico, con oltre tre quarti della crescita proveniente dai mercati emergenti e dalle economie in via di sviluppo. La crescita della domanda globale di petrolio ha subito un netto rallentamento nel 2024, con un aumento dei consumi dello 0,8% (1,5 EJ o 830 kb/g) a 193 EJ, dopo un balzo dell’1,9% nel 2023. Le emissioni totali di CO2 legate all’energia sono aumentate dello 0,8% nel 2024, raggiungendo il massimo storico di 37,8 Gt di CO2. Questo aumento ha contribuito a raggiungere concentrazioni atmosferiche di CO2 pari a 422,5 ppm nel 2024, circa 3 ppm in più rispetto al 2023 e il 50% in più rispetto ai livelli preindustriali. Nel 2024, le emissioni di CO2 derivanti dalla combustione di combustibili sono cresciute di circa l’1%, ovvero di 357 Mt di CO2. Sebbene le rinnovabili siano in crescita in tutto il mondo, l’uso dei combustibili fossili non accenna a diminuire. Occorre fare molto di più. Ma le recenti politiche negazioniste trumpiane rischiano di trascinare anche l’UE in un vortice di pentimento, una decisa retromarcia rispetto agli obiettivi del Green Deal e alle energie rinnovabili. L’Europa deve tornare ad essere leader nella lotta ai cambiamenti climatici (Goal 13 dell’Agenza 2030), per un futuro sostenibile e in armonia con la natura. E, se le misure di mitigazione tarderanno ad arrivare, sempre più urgenti diverranno quelle di adattamento climatico e resilienza. FAQs Gas Serra Come funziona l’effetto serra? Come suggerisce il nome, l’effetto serra funziona appunto come una serra. Una serra è una struttura con pareti e tetto in vetro che rimane calda all’interno, anche d’inverno. La luce del sole penetra all’interno e la serra intrappola il calore per mantenerla calda anche durante la notte. L’effetto serra funziona più o meno allo stesso modo sulla Terra. I gas presenti nell’atmosfera, come l’anidride carbonica, intrappolano il calore in modo simile al vetro di una serra. Questi gas che intrappolano il calore sono chiamati gas serra. È questo che mantiene la nostra Terra calda, un luogo accogliente dove vivere. Cosa sono i gas serra? I gas serra sono gas presenti naturalmente nell’atmosfera terrestre, che agiscono in modo simile al vetro di una serra: assorbono l’energia solare e il calore irradiato dalla superficie terrestre, li intrappolano nell’atmosfera e ne impediscono la dispersione nello spazio. I principali gas a effetto serra prodotti dalle attività umane, sono anidride carbonica (CO2), metano (CH4), ossido di azoto (NH2) e i gas fluorurati. Quali sono le principali fonti di emissione? La comunità scientifica internazionale è concorde nel definire come principale responsabile dei gas effetto serra l’uso dei combustibili fossili (carbone, gas, petrolio) in tutte le attività umane, dai trasporti ai processi industriali. Perché sono dannosi? Sebbene siano presenti naturalmente nell’atmosfera, l’attività umana ne aggiunge enormi quantità, amplificando l’effetto serra che contribuisce al riscaldamento globale. In che modo gli esseri umani influenzano l’effetto serra? Le attività umane stanno modificando l’effetto serra naturale della Terra. Bruciare combustibili fossili come carbone e petrolio immette più anidride carbonica nella nostra atmosfera. Un eccesso di questi gas serra può far sì che l’atmosfera terrestre intrappoli sempre più calore: questo provoca il riscaldamento della Terra. Come si riduce l’effetto serra? Da una parte, limitandone le emissioni in atmosfera (riducendo l’uso dei combustibili fossili). Dall’altra amplificando i pozzi di carbonio, come vegetazione, il suolo e gli oceani. Le piante possono contribuire a bilanciare l’effetto serra sulla Terra (assorbono anidride carbonica e rilasciano ossigeno). Anche l’oceano assorbe molta anidride carbonica in eccesso presente nell’aria. Sfortunatamente, l’aumento di anidride carbonica nell’oceano modifica l’acqua, rendendola più acida. Questo fenomeno è chiamato acidificazione degli oceani ed ha gravi effetti negativi sulla vita marina. Per approfondire: IEA, World Energy Balances (database) Crippa M. et al., GHG emissions of all world countries – 2025, Publications Office of the European Union, 2025 IEA, Global Energy Review 2025 IPCC, AR6 Synthesis Report: Climate Change 2023 ISPRA, Inventario nazionale delle emissioni ISPRA, Le emissioni di gas serra in Italia: obiettivi di riduzione e scenari emissivi, 2025 WMO, State of the Global Climate 2024, marzo 2025 WMO, European State of the Climate 2024, aprile 2025 WRI, Climate Watch NDC Tracker, 2025 Consiglia questo approfondimento ai tuoi amici Commenta questo approfondimento
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