Fotovoltaico in edilizia: il suo sviluppo passa dall’integrazione

Per ridurre la dipendenza energetica e ambire alla transizione alle fonti rinnovabili, occorre promuovere la diffusione del fotovoltaico in edilizia, attraverso le soluzioni già oggi esistenti. Serve però una visione comune, rivolta all’integrazione sistemica. Lo hanno sottolineato i relatori del convegno organizzato da Prospecta Formazione – Infoweb, in avvicinamento a SSEC 2026

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Fotovoltaico in edilizia: il suo sviluppo passa dall’integrazione

Gli edifici sono al centro di un profondo cambiamento. Elevare l’efficienza energetica è una priorità, ma non l’unica. Occorre ripensarli in modo che essi stessi contribuiscano alla produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili, siano parte integrante di un rinnovato sistema energetico e che, allo stesso tempo, garantiscano il giusto comfort ai residenti. Transizione energetica e digitale si combinano con il benessere abitativo e con la finalità di ridurre sensibilmente l’impatto ambientale (consumi ed emissioni) del patrimonio immobiliare esistente.

Per questo è necessario ragionare in ottica di integrazione: di sistemi, ma anche di competenze (progettuali e professionali). In tutto questo l’impiego del fotovoltaico in edilizia assume un rilievo che va al di là della semplice produzione energetica.

Il ruolo del fotovoltaico in edilizia

Il fotovoltaico in edilizia diventa un componente essenziale degli obiettivi di decarbonizzazione attesi al 2050, ma già oggi contribuisce ad alleviare i problemi legati ai conflitti in corso, che hanno comportato e comporteranno sempre maggiori problemi di sicurezza energetica.

A tutto ciò si aggiunge la necessità di contribuire alla riduzione degli effetti innescati dai cambiamenti climatici che stiamo sperimentando con sempre maggiore evidenza.

I relatori del convegno “Fotovoltaico & Edilizia”, organizzato da Prospecta Formazione – Infoweb.
I relatori del convegno “Fotovoltaico & Edilizia”,

Ecco allora che si deve ragionare sull’integrazione tra fonti rinnovabili, accumulo energetico e sistemi edificio–impianti, mettendo al centro «l’esigenza di un approccio progettuale olistico e dinamico per massimizzare comfort e prestazioni», ha affermato Marco Caffi, direttore di Green Building Council Italia in apertura del convegno “Fotovoltaico & Edilizia”, organizzato da Prospecta Formazione – Infoweb.

Integrazione, concetto comune per trasformare gli edifici

L’evento ha rappresentato la prima tappa di avvicinamento alla prima edizione di SSEC – Storage & Solar Expo Conference 2026 (Vicenza, 22-23 settembre), e ha creato l’occasione per trattare di fotovoltaico in edilizia, allargando lo sguardo verso una integrazione di visioni e di sistemi tecnologici che contribuiranno a elevare la qualità del costruito e a renderlo parte integrante di una nuova visione di città.

In questo senso, gli impianti fotovoltaici, i sistemi di accumulo, ma anche le pompe di calore non vanno percepiti come elementi isolati, ma inseriti in una visione integrata dell’edificio che richiede un contributo attivo da parte di tutti gli attori coinvolti: progettisti, esecutori e gli stessi cittadini che vivono gli edifici, ha sottolineato Caffi.

In questa visione si è ritrovato Michelangelo Lafronza, segretario ANIE Rinnovabili, affermando che l’integrazione tecnologica «è la matrice per poter andare a elettrificare gli edifici».

Ha rivelato un dato significativo: tra il 2020 e il 2025,

«si è passati dalla possibilità di elettrificare il 25% dei consumi della domanda energetica italiana, fino a poter raggiungere il 75%». Si è riusciti, «integrando differenti tecnologie attinenti alla mobilità elettrica (colonnine di ricarica), produzione e gestione energetica (fotovoltaico, pompe di calore elettriche, sistemi di accumulo, sistemi di domotica) grazie a cui «si può andare a elettrificare quanto più possibile un edificio».

Lo stesso segretario ANIE Rinnovabili, trattando il tema del fotovoltaico in edilizia, ha anche ricordato che siamo sempre in attesa della Direttiva Case Green, sottolineando che la sfida da affrontare è imponente. A parte il residenziale, ha segnalato che «circa 1 milione di edifici italiani (edifici terziari, ovvero meno del 10% del totale) è responsabile del 40% dei consumi finali», ma ha anche affermato che «i tetti possono generare fino al 25% del consumo elettrico dell’UE» proteggendo la rete elettrica «e massimizzando il potenziale dei prosumer negli edifici».

Gli edifici al centro di un cambiamento cui tutti siamo coinvolti

Su questa visione di integrazione sistemica, di cui l’implementazione del fotovoltaico in edilizia è una parte, è concorde anche Giuseppe Milano, Ingegnere edile-architetto e urbanista esperto in pianificazione energetica e CER. Nel trattare il concetto di integrazione, ha segnalato che per rinnovare il patrimonio edilizio esistente, non sono sufficienti interventi base di ristrutturazione «per raggiungere gli standard più elevati. Lo ha scritto anche nel suo recente libro intitolato “Vademecum Energetico Condominiale”.

Noi oggi «abbiamo bisogno, in questa transizione sistemica, di affiancare al tema dell’architettura e dell’edilizia sostenibile, l’approccio dell’economia circolare». Ne abbiamo bisogno, specie in un momento in cui c’è un tema di difficoltà approvvigionamento delle materie critiche, di riduzione e ottimizzazione dei costi, non per aumentare semplicemente e soltanto i profitti, «ma per elevare il processo qualitativo del nostro agire a beneficio di chi deve abitare i condomini».

Ha citato, a esempio, le soluzioni proposte da Edera di deep retrofit, che indicano «una via che non è soltanto di carattere architettonico, ma anche impiantistico, in una integrazione tra pacchetti tecnologici e soluzioni progettuali che vanno valorizzati e implementati. Tutto questo implica un nuovo modo di costruire e di abitare: «sempre più cambierà il nostro modo di abitare gli spazi della nostra quotidianità».

Integrare il fotovoltaico nel patrimonio edilizio del Paese più ricco di siti UNESCO

Di questa integrazione, il fotovoltaico in edilizia si candida a esprimere in modo ottimale le necessità di personalizzare i contesti architettonici, elevando la qualità non solo tecnologica, ma anche estetica. Come bene ha segnalato Laura Maturi, IPV team leader Institute for Renewable Energy in EURAC Research, la fonte solare è quella più economica per produrre nella maggior parte dei contesti.

Un momento dell'intervento di Laura Maturi in occasione del del convegno “Fotovoltaico & Edilizia”, organizzato da Prospecta Formazione – Infoweb.
Un momento dell’intervento di Laura Maturi

Ha rilevato, riprendendo le evidenze di uno studio di ETIP-PV, che nel 2050, Il fotovoltaico rappresenterà la metà circa del sistema energetico europeo, grazie al suo enorme potenziale di crescita. il focus del sistema energetico si sarà spostato notevolmente dai sistemi energetici centralizzati ancora prevalenti oggi, che sono del tutto inadeguati alla diffusione su larga scala del fotovoltaico e al raggiungimento degli obiettivi di transizione energetica dell’UE.

L’Italia ha raggiunto circa 45 GWp di capacità fotovoltaica installata, ma deve raggiungere gli 80 GWp entro il 2030 secondo il PNIEC e la visione europea al 2050. «La sfida è non solo quantitativa, ma anche qualitativa e territoriale», alla luce dell’importanza del patrimonio culturale e paesaggistico italiano.

Il nostro è il primo Paese al mondo per siti UNESCO (conta 61 siti inclusi nella lista dei patrimoni dell’umanità) e conta quasi il 47% del territorio tutelato. Per questo occorre promuovere un approccio “PV design everywhere”, ossia un’integrazione progettuale attenta al contesto. Le tecnologie ci sono e le soluzioni oggi possono contare sul fotovoltaico colorato, ma anche sul fotovoltaico integrato, o BIPV (Building Integrated Photovoltaics).  A questo proposito Maturi ha annoverato l’importante ruolo della ricerca e innovazione. Ha ricordato che la filiera italiana del fotovoltaico integrato negli edifici rappresenta una delle soluzioni strategiche per il raggiungimento degli obiettivi energetici fissati dall’Unione Europea nell’ambito del Green Deal europeo e del Piano REPowerEU. Va in questa direzione il progetto di ricerca e innovazione SolarDesign 2.0, che si propone di rafforzare la filiera italiana del BIPV attraverso l’innovazione tecnologica e la sostenibilità.

Il fotovoltaico nel contesto legislativo

Di questo percorso di sviluppo e penetrazione del fotovoltaico in edilizia è bene conoscere gli aspetti legislativi, specie nel caso di installazione del fotovoltaico in condominio. Federico Palumbo, avvocato dello Studio Legale Associato Moscarini, ha illustrato la trasformazione giuridica degli impianti fotovoltaici, passati da semplici impianti tecnologici aggiunti a componenti integranti dell’edificio.

Tale evoluzione, spinta dalla normativa europea (come la direttiva RED III recepita dall’Italia), incide su più fronti: estende la responsabilità del costruttore alla garanzia decennale per gravi difetti; accresce il peso e le responsabilità dell’Attestato di Prestazione Energetica (APE) nelle compravendite; semplifica le procedure autorizzative qualificando gli edifici come “aree idonee”. Il legale esperto ha analizzato i rapporti con le Soprintendenze, chiamate a esprimere un dissenso costruttivo anziché un diniego astratto, e le dinamiche condominiali per l’installazione su parti comuni, dove l’assenza di un criterio univoco della Cassazione alimenta conflitti e interpretazioni difformi tra tribunali.

L’opportunità del fotovoltaico plug-in

Nel processo evolutivo della fonte solare nel costruito è parte integrante il fotovoltaico plug-in. Più conosciuto come “fotovoltaico da balcone”, sono stati spesso considerati marginali, ha ricordato Massimo Berti, tecnico, titolare di Microfotovoltaico a Spina. Il fotovoltaico plug-in «è sempre stato visto nell’ambito italiano come la “cenerentola” degli impianti di generazione, assimilati a gadget.

Un momento dell'intervento di Massimo Berti in occasione del del convegno “Fotovoltaico & Edilizia”, organizzato da Prospecta Formazione – Infoweb.
Un momento dell’intervento di Massimo Berti

Quale pioniere del micro-fotovoltaico in Italia, Berti ha illustrato l’evoluzione normativa (delibere ARERA, CEI 0-21, CEI 64-8) che ha semplificato l’installazione di questi sistemi. Eppure, malgrado un contesto favorevole, in Italia non si è assistito a uno sviluppo come quello registrato in altri Paesi, in primis la Germania, che conta un milione e 300mila connessioni plug-in. Oltre a poter contare su una applicabilità anche nei centri storici, ha sottolineato la redditività di questi impianti, ponendo l’accento sull’importanza dell’autoconsumo per massimizzare il ritorno economico. È, quindi, una tecnologia che conta su diversi vantaggi, spaziando dalla modularità, alla burocrazia quasi azzerata, compresa la possibilità di contribuire all’efficienza energetica e al valore dell’immobile, anche con un singolo modulo per appartamento.

 

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